Elizabeth Flock.
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ME & EMMA.
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Titolo originale: Me & Emma. 2004.
Traduzione di: Maria Cristina Castellucci.
2005. Harlequin Mondadori Editore, MILANO.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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Una bambina farebbe di tutto per fuggire da un mondo di violenza inaudita. Proprio di tutto.
Carrie Parker  una bambina come tante. Gioca, va a scuola, insegue sogni lontani. Ma perfino la sua mente ingenua e piena di speranze non pu essere immune dalla terribile realt di casa sua, fatta di violenze e abusi, n aiutarla a proteggere la sorellina Emma. E Carrie farebbe di tutto per proteggere Emma da una vita difficile oltre ogni immaginazione. Dopo che il progetto del patrigno di trasferirsi altrove fallisce, il mondo di Carrie va a rotoli. In un solo istante, nell'esistenza delle sorelle Parker irrompe una verit che farebbe vacillare chiunque.
Il racconto  affidato alla voce della giovane Carrie, che accompagna il lettore lungo un percorso travagliato fino alla verit pi inimmaginabile.
Il libro procede avvincente come un giallo, che commuove senza mai indulgere a sentimentalismi. Narrato con la semplicit e la prospettiva senza censure di una bambina di 8 anni, Me & Emma  il perfetto ritratto della perdita dell'innocenza, una storia che colpir i lettori di tutte le et ed esperienze.
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L'Autrice.
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Elizabeth Flock  stata un'affermata giornalista, corrispondente della CBS e reporter per People e Time.  una delle voci pi singolari della narrativa americana; la sua scrittura secca, aggressiva e sorvegliatissima ha molto impressionato la critica. Ne I Chiaroscuri  gi stato pubblicato il suo romanzo di esordio Il grido muto. Negli Stati Uniti, al lancio, Me & Emma ha
subito ottenuto un enorme successo di critica e pubblico, raggiungendo le vette della New York Times Bestsellers List.
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ME & EMMA.
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Dedica.
Ai miei genitori, Barbara e Reg Brack.
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Niente  peccaminoso per noi all'infuori di noi, qualunque cosa appaia, qualunque cosa non appaia, noi siamo belli o peccatori solo in noi.
(Oh Madre - oh care Sorelle!
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Se ci perdiamo, nessun vincitore ci ha sconfitti,  da noi stessi che sprofondiamo, gi nella notte eterna.
Walt Whitman, Foglie d'Erba, 1900.
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CAPITOLO 1.
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La prima volta che Richard mi ha picchiato, ho visto le stelle,
proprio come nei cartoni.  stato solo un manrovescio,
per, mica come quella volta che il padre di Tommy Bucksmith
lo ha bastonato cos forte che, quando  caduto a terra,
la sua testa ha rimbalzato. Immagino che Richard non
conoscesse le capriole che mi faceva fare pap. Ci mettevamo
uno di fronte all'altro, lui mi teneva le mani e io salivo
sulle sue gambe, fin sopra le ginocchia, e poi mi spingevo,
attraverso il cerchio delle nostre braccia.  divertentissimo.
Stavo solo cercando di mostrare a Richard come si
fa. Ho imparato in quel momento a stare alla larga da lui.
Cerco di tenermi lontana da casa pi che posso.
Non ci si pu perdere in una citt chiamata Toast.  l
che vivo: Toast, Nord Carolina. Non so come sia in altri posti,
da noi tutte le strade sono chiamate per quello che c'
sopra. C' Post Office Road, via dell'Ufficio Postale, e Front
Street, che passa di fronte ai negozi. New Church Road
prende il nome dalla chiesa, anche se ormai non  pi nuova.
Poi c' Brown's Farm Road, via Fattoria Brown, dove
abita Hollis Brown con la sua famiglia. Prima di lui c'erano
altri Brown. Mamma li conosceva, ma non le piacevano
tanto. Hilltop Road sale fino alla cima della collina, e c'
perfino una strada intitolata all'ansa del fiume. Dovunque
si voglia andare, basta seguire le tabelle coi nomi delle strade.
Io abito su Murray Mill Road, via del Mulino Murray,
ma non mi chiamo Murray. Il mio cognome  Parker. Il signor
Murray  morto da un pezzo, molto prima che arrivassimo
noi. Non abbiamo cambiato niente, nella casa dei
Murray. La stradina d'accesso dalla Route 74  una pista
erbosa con due solchi diritti, cos si sa sempre esattamente
dove passare con le ruote. La prima cosa che si vede, dopo
aver contato fino a sessanta,  il vecchio capannone del mulino.
Sta sopra delle vecchie palafitte infilate nell'acqua dello stagno. Abbiamo ancora il vecchio cartello screpolato con
la scritta: Vietato pescare di domenica inchiodato su un albero
a lato dello stagno. Accanto c' la vecchia insegna del signor
Murray. Occupa un'intera parete esterna del mulino
e sopra c' disegnato un gallo da fumetto. Invece di chicchirich,
dal becco gli spuntano le parole Mangimi Nutrena...
Sicurezza e Risparmio. E un po' difficile leggerlo, per, perch
un sottile velo di polvere rossa ha imbrattato tutto. Il
gallo, comunque, si vede benissimo, chiaro come il giorno.
Sulla porta del vecchio mulino  attaccato questo: Attenzione:
 illegale vendere, consegnare, detenere o proporre in vendita
granaglie adulterate o erroneamente etichettate. Sanzione
massima cento dollari o sessanta giorni di prigione o entrambi.
L'ho copiato sul mio diario scolastico.
Ehi! Il diario mi scappa dalle mani e vola a terra.
Scommetto che questo non l'hai sentito arrivare ride
Richard mentre io mi affanno a riprenderlo prima che possa
impadronirsene. Deve esserci qualcosa di importante,
l dentro, visto come ti stai agitando. Fai un po' vedere e
me lo sfila dalle mani prima che io possa protestare.
Ridammelo.
Collie McGrath non mi parla, per via dell'incidente
della rana... cos' l'incidente della rana? Alza lo sguardo
dal mio diario.
Ridammelo!
Quando provo a prenderlo lui mi respinge. Sfoglia le
pagine, passandoci sopra le sue luride dita. Io dove sono?
Muoio dalla voglia di sapere cosa scrivi di me. Mmh... Continua
a sfogliare. Mamma qui, mamma l. Cristo, non c'
niente sul tuo caro, vecchio pap?
Getta il diario a terra. Avrei dovuto ascoltare la vocina
che mi diceva di non chinarmi a prenderlo finch non se ne
fosse andato, perch, quando mi abbasso, mi spinge con un
calcio e mi fa cadere.
Ecco qua! Ti ho dato qualcosa di cui scrivere!
Vivo qui col mio patrigno Richard, con mia madre e
mia sorella, Emma. Emma e io siamo come Bianchina e Rosetta.
Forse  per questo che  la nostra fiaba della buonanotte
preferita. Parla di due sorelle: una ha la pelle bianchissima
e i capelli biondi (come la mamma) e l'altra ha la
pelle pi scura e i capelli dello stesso colore della pupilla
degli occhi (come me). I miei capelli cambiano colore, secondo
la luce e l'ora. Di lato, di giorno, sono neri con riflessi
rossastri, ma da dietro, di sera, hanno lo stesso colore
dei tizzoni bruciati nel camino. Quando sono puliti, i capelli
di Emma sono bianchissimi, come una balla di cotone.
Di solito, per, sono sporchi e il colore  lo stesso delle
vecchie lettere polverose che mamma tiene in una scatola
da scarpe su uno scaffale dell'armadio.
Richard. Ecco un tizio che non somiglia a nessuno dei
personaggi di cui abbiamo letto prima di dormire. Mamma
dice che  diverso da pap, come il giorno e la notte, e
io le credo. Devi per forza essere una persona simpatica, se
la gente fa la fila per comprare la moquette da te, no? Mamma
dice che la gente la faceva, da pap. Richard non  affatto
simpatico. Una volta ho detto a mamma che trovavo
Richard odioso, ma lei s' seccata e mi ha mandato in camera
mia. Qualche giorno dopo, quando Richard se l' presa
un'altra volta con lei, mamma ha gridato che lui fa schifo
a tutti e che pure la sua figliastra lo trova "odioso". Mentre
lo diceva, io cercavo di concentrarmi sul tic-tac dell'orologio
di plastica con le margherite della cucina, sapendo
che era troppo tardi per scappare.
Mamma dice che nostro padre era il miglior venditore
di moquette del Nord Carolina. Deve averne venduta una
tonnellata, perch per noi non ne  rimasta. I nostri pavimenti
sono di linoleum. Dopo la morte di pap, mamma
mi ha lasciato tenere uno scampolo verde foglia che aveva
trovato sul sedile posteriore della macchina mentre la puliva,
prima che il signor Dingle venisse a prenderla. Doveva
essere caduto dalla grande carpetta piena di scampoli
di colori diversi che serviva alla gente per scegliere la moquette
che si intonava meglio alla loro vita. Lo tengo nel
cassetto del comodino di vimini bianco accanto al mio letto,
in una vecchia scatola di sigari decorata con adesivi che
rappresentano valigie antiche, cartoline e aerei (sulla scatola
c' scritto: Aeroplani). A volte, quando annuso molto
forte, posso ancora sentire l'odore di moquette nuova che
aleggiava sempre intorno a pap.
Torniamo a me ed Emma. Il colore dei nostri capelli 
diverso, ma quello della pelle lo  ancora di pi. Sembriamo
cioccolata e vaniglia. Emma  talmente chiara che
pare che qualcuno si sia stancato di tingerla e l'abbia lasciata
cos, perch ci pensasse qualcun altro. Io? Be', la signorina
Mary, al White's Drugstore, quando mi vede piega
sempre la testa da una parte e mi dice: Sembri stanca,
piccola. Ma io non sono stanca, ho solo delle ombre
scure sotto gli occhi.
Ho otto anni, due pi di Emma, ma siccome sono minuta,
la gente probabilmente pensa che siamo gemelle diverse.
Anche noi lo pensiamo, ma io vorrei essere pi simile
a Emma. Io strillo, quando vedo una cicala, Emma no.
La raccoglie e la mette fuori. Io le dico di calpestarla, ma lei
non mi ascolta. Gli altri bambini non la tormentano mai.
Una volta, Tommy Bucksmith le ha afferrato il braccio e
gliel'ha ritorto dietro la schiena, per un sacco di tempo (finch
non mi dirai che sono il migliore dell'universo le ha
detto, torcendole il braccio sempre di pi) e lei non si  lamentata
neanche un po'. Emma non ha paura di niente.
Tranne quando Richard picchia la mamma. Quando succede
andiamo tutte e due dritte dietro-al-divano. Dietro-al-divano
 come un'altra stanza, per me ed Emma.  il nostro
fortino. Di solito ci andiamo dopo aver sentito stridere
dieci volte il pedale del bidone metallico della spazzatura
in cucina. Le bottiglie, quando ci cadono dentro, fanno
un tale fracasso che ogni volta temo che la mia testa si spaccher.
Richard inizia a tormentare la mamma intorno al cigolio
numero dieci. Non capisco perch lei non cominci a
evitarlo dal cigolio numero otto, ma non lo fa. Io ed Emma
abbiamo inventato una cosa che chiamiamo
scivola-pavimento: quando sentiamo il cigolio numero otto, cominciamo
a scivolare pianissimo sul sedere, dal pavimento
davanti alla TV verso dietro-al-divano. Al cigolio nove
siamo a circa due Barbie di distanza dal divano e al cigolio
dieci ci infiliamo fra la parete e la consunta spalliera
marrone del divano. Dapprincipio pensavamo che fosse
un posto puzzolente, ma adesso non ci facciamo pi caso.
Ci ho portato un po' del profumo di mamma, una volta, e
l'ho spruzzato sulla stoffa. Adesso ha lo stesso odore di mamma alla domenica.
Abitiamo in una vecchia casa bianca con le imposte gialle
e crepate. Ha tre piani, se si conta la soffitta dove dormiamo
io ed Emma. Prima la nostra camera da letto era di
fronte a quella di mamma e pap, ma quando lui  morto
e Richard si  trasferito da noi, abbiamo dovuto salire di un
piano. La cosa terribile  che ora Richard vuole farci traslocare.
Non riesco neanche a pensarci. Quando non voglio
pensare a qualcosa, fingo che ci sia un omino, nella mia testa:
lui prende la parte di cervello che sta pensando la cosa
brutta e la spinge via, dietro a tutte le altre cose a cui potrei pensare.
C' un sacco di roba, davanti a casa nostra. Mamma dice
che le fa schifo, cos ha seminato dei fiori in alcune di
quelle cose. Dice che cos sembra che le abbiamo messe apposta.
Ecco quel che abbiamo: tre copertoni - in uno ci cresce
gi l'erba,  spuntata dal mucchietto di terra che si  accumulato
al centro; la statua di un gatto, grigia come un
marciapiede; la macchina vecchia di Richard - lui dice che
un giorno torner in vita, ma secondo me, quando lo far,
sar un guaio, perch non ha le ruote; una vecchia bacinella
di zinco della mamma, con dei fiori dentro; un'amaca che
io ed Emma usavamo per dondolarci quando eravamo molto
piccole, tutta ammuffita perch non la mettevamo mai
al riparo d'inverno; una balla di fieno, che puzza perch la
pioggia l'ha fatta marcire; un gallo di metallo che punta nella
direzione del temporale, se ne arriva uno; e i vecchi stivali
da lavoro di Richard. Mamma ha piantato dei fiori anche
dentro a quelli. Non avevo mai visto fiori all'interno di
un paio di stivali, ma lei lo ha fatto e adesso sono spuntate
delle margherite. Oh, quasi dimenticavo, c' anche la corda del bucato di mamma.
Non c' un vialetto per arrivare alla porta di casa. Vorrei
che ci fosse. Bianchina e Rosetta hanno un viale, con un
arco di rose sopra. Noi abbiamo solo erba, talmente calpestata
che si  appiattita sul terreno. Ma poi si arriva al portico,
ed  la parte che mi piace di pi. Fa un sacco di rumore,
quando ci si cammina sopra, ma mi piace poter guardare tutto da lass.
Cosa fai? vuole sapere Emma. Non so da dove sia saltata fuori, non l'ho neanche sentita.
Sto qui, sul portico, a guardare il cortile e tutte le cose
che abbiamo. A volte fingo di essere una principessa e che
invece delle cose ci siano persone, i miei sudditi, che mi salutano
agitando le mani quando mi affaccio dal balcone del mio castello.
Tu cosa credi?
Chi stai salutando?
Non sto salutando.
Invece s. Stavi di nuovo fingendo di essere una principessa,
vero? Emma sta seduta nella vecchia sedia a dondolo
sfondata della mamma. Sorride, perch sa che mi ha
beccato.
No.
S. Di che colore  l'abito che indossi? Dal suo tono
di voce capisco che non mi sta pi prendendo in giro. Vuole
sentirmi raccontare il mio sogno, per sognare anche lei.
 seria, adesso.
Rosa, ovviamente le dico, ed  ricoperto di gemme
scintillanti, sembra fatto di diamanti rosa. Ha un colletto di
pizzo, fatto a mano. Non punge per niente, anzi  cos soffice
che mi fa il solletico. Le maniche sono di velluto, bianco.
Sono ancora pi morbide del colletto. Ma la cosa migliore
sono le scarpe. Le mie scarpe sono di vetro, come
quelle di Cenerentola, e sulla punta ci sono diamanti, come
quelli del vestito.
Emma tiene gli occhi chiusi e annuisce.
Ed ecco i miei fedeli sudditi mormoro, e allargo le
braccia verso il cortile. Mi amano, perch sono una principessa
buona, non come la mia crudele sorellastra. Gli do
cibo e denaro, e gli parlo come se fossero la mia famiglia. I
miei fedeli sudditi... Queste parole le rivolgo alle cose nel
cortile. Ah gi, c' pure un vecchio letto di ferro, l fuori.
Adesso  arrugginito, ma una volta era scintillante.  proprio
davanti a me, cos fingo che sia l'acqua che circonda il
mio castello, e che i gradini del portico siano il ponte levatoio.
Vorrei che il ponte levatoio si potesse sollevare per tenere
Richard fuori dal castello.
Oh-oh. Il rumoroso furgoncino di Richard si sta fermando
accanto alla casa. Non ne sono sicura, ma non sembra
di cattivo umore. Incrocio le dita.
A che gioco giochiamo, in una cos bella giornata?
Cammina verso di noi, ma dalla sua velocit capisco che la
risposta non gli interessa.
Niente. Io ed Emma rispondiamo insieme e arretriamo
un po', per sicurezza.
Niente ci scimmiotta Richard. Ci oltrepassa ed entra
in casa. Libby? Dove sei? Lo sento chiamare mamma mentre
la porta si chiude di schianto alle sue spalle.  giorno
di paga. Mi voglio ubriacare.
Un istante dopo sento il suono di un tappo che salta da
una bottiglia e ricade sul bancone della cucina. La voce di
mamma  un mormorio indistinto.
* * *
Ciao biscottino, che ne dici di un'aranciata gelata?
Pap mi ha scompigliato i capelli, come fossi un cagnolino.
Lib?  giorno di paga! Prendi la borsa, andiamo a fare
shopping.
Il giorno di paga era il miglior giorno del mese, quando
pap era vivo. Ero talmente eccitata che quasi non
ce la facevo ad allacciarmi le scarpe.
Posso averne una grande, papi? ho chiesto dal sedile
posteriore. Dovevo strillare per farmi sentire nel frastuono
del vento che entrava da tutti i finestrini aperti della
macchina.
Te la compro gigante, piccola ha sorriso lui, guardandomi
attraverso lo specchietto retrovisore.
Prima ci siamo fermati al supermercato. Mamma ha
preso un carrello dalla fila vicino alle porte di vetro. All'inizio
l'aria condizionata mi ha fatto venire la pelle d'oca,
ma al secondo corridoio mi ci sono abituata.
Smettila di dondolare le gambe, Caroline mi ha rimproverato,
mi stai dando calci nella pancia. Cos ho cercato
di tenere le gambe ferme mentre lei gettava il cibo nel
carrello sopra la mia testa.
Mamma? Posso prendere io le cose?
D'accordo. Ha controllato la lista. Era lunga, perch
era da un pezzo che non andavamo al supermercato. Forse
dall'ultimo giorno di paga di pap.
Fiocchi d'avena. No, non quelli. L'etichetta rossa. Quelli
mi ha detto, spingendo avanti il carrello prima ancora
che vi lasciassi cadere il barattolo. Farina. Il pacco grande.
S, quello l.
Pap  spuntato all'improvviso dietro le spalle di mamma,
facendoci trasalire tutte e due.
Vado al banco della macelleria. Cosa vuoi che prenda
per cena? le ha chiesto. Un po' di fegato? Mi ha fatto
l'occhiolino perch sapeva che odiavo il fegato.
No! ho esclamato io.
Mamma stava ancora esaminando la lista. L'importante
 che prendi la carne trita. Due chili.
A che ci servono due chili di carne? ha chiesto pap,
allontanandosi.
La metto nel congelatore ha risposto lei, prendendo
una scatola di cereali da uno scaffale in alto. Sette corridoi
pi tardi, con il carrello stracolmo, mamma  andata alle
casse. Pap era gi l. Stava parlando con il signor Gifford,
il direttore del negozio. Qualche volta giocavano a carte.
 ora di saldare il conto ha detto pap, battendogli
una mano sulla spalla.
Ottimo ha risposto il signor Gifford. Ti sorprenderebbe
sapere quante persone, non faccio nomi, devo mandare
via perch non pagano i loro conti. Tu invece sei sempre
corretto, Henry. E poi, tanto vale portarti via i soldi qui,
piuttosto che al tavolo da gioco. Il signor Gifford ha riso,
stringendo la mano di pap. Ti sei fatto una bella famiglia,
Culver. Ha salutato mamma e me inclinando un invisibile
cappello ed  andato a parlare con la signora Fox, una signora
anziana che si vestiva con gli abiti della domenica,
ogni volta che usciva.
Avanti biscottino. Pap mi ha sollevato dal seggiolino
del carrello mentre mamma cominciava a posare le
cose sul nastro. Mettiamo tutta questa roba nei sacchetti.
Quando abbiamo finito, pap si  accostato alla cassa
e si  messo a contare le banconote per il cassiere, Delmer Posey.
Quanto vi dobbiamo dall'altra volta? ha chiesto a Delmer.
Delmer Posey frequentava la mia scuola, da piccolo,
ma ha smesso subito dopo la seconda media. Nessuno sapeva
il perch, finch non si  presentato al supermercato
a chiedere lavoro. Mamma ha detto che i Posey erano alle
corde peggio di noi, cos ogni volta che vedo Delmer me lo
immagino con una corda al collo.
Delmer ha fatto scorrere il dito lungo una lista di nomi
su un registro che teneva dietro alla cassa. Trentaquattro
e cinquantasette, signor Culver ha detto.
Pap ha fischiato piano, poi ha aggiunto la somma a
quello che avevamo appena pagato. Sono cinque in pi
ha detto a Delmer. Lui  sembrato confuso. Inseriscili come
credito a favore della signora Culver. Cos pu venire
a prendere le cose che abbiamo certamente dimenticato oggi.
Ogni volta che dici qualcosa a Delmer Posey, ci vuole
un minuto o due prima che lo capisca. Come se stessi parlando
una lingua straniera e lui aspetti che qualcuno gli faccia
la traduzione. Ma presto ha capito quel che pap intendeva
dire, e cos abbiamo portato il carrello vicino alla
porta a vetri con la scritta rossa: Uscita.
Tienilo d'occhio per noi gli ha detto pap facendogli
l'occhiolino, abbiamo da fare da White's.
Mamma e pap si tenevano per mano, mentre camminavano
sul marciapiede per andare al White's Drugstore.
Non si arrabbiavano mai se correvo avanti a fare la mia ordinazione.
Ciao Caroline mi ha salutato la signorina Mary, dopo
che la campanella sopra la porta l'aveva avvisata che
era entrato qualcuno.
Ciao signorina Mary ho detto io, posso avere un'aranciata grande?
La signorina Mary ha posato il suo libro in edizione
economica, con le pagine a faccia in gi. Non vedo perch
no ha risposto, e si  accostata al bancone con la sua andatura
da papera. La signorina Mary  sempre stata grassa.
Grassissima. Pap diceva che cos c'era pi ary a
amare.
Il campanello sulla porta ha suonato ancora e ho capito
che mamma e pap erano entrati.
Signorina Mary, come sta? ha detto pap, sedendosi
sullo sgabello accanto a me. La mamma stava prendendo
delle cose dallo scaffale dei saponi. Che bel vestito.
Grazie signore ha risposto la signorina Mary con voce
timida, ma con un sorriso cos grande che le sue guance
si sono ripiegate sugli angoli della bocca. C' anche la signora Culver?
Non pensi a lei ha detto pap, fuggiamo insieme, avanti.
Sono qui, Mary ha salutato la mamma, da dietro lo
scaffale. Sto solo prendendo delle cose che ci mancano. Vengo subito.
Mamma era abituata a pap che chiedeva alla signorina
Mary di scappare con lui. Lo faceva sempre, tutte le volte
che andava da White's. Credo che lei sorridesse diventando
rossa a quel modo perch nessuno glielo aveva mai
detto prima. Ha almeno un milione di anni e vive da sola
con due gatti e un gallo che si chiama Joe.
E io, pap? Scappi via senza di me?
Ti metto in tasca e ti porto con me ha detto lui. Poi si
 chinato verso di me e mi ha baciato sulla testa, come faceva sempre.
Aranciata anche per lei? ha chiesto la signorina Mary
a pap, senza smettere di sorridere.
Ci pu scommettere.
La signorina Mary ha tagliato le arance nel centro, fino
ad averne dieci met. Le ho contate. Poi le ha messe in
uno spremiagrumi di metallo e ha schiacciato ciascuna di
esse con tutto il suo peso, fino a quando non ne  uscita
pi neanche una goccia. Poi ha versato lo zucchero nella
brocca di vetro con il succo, ci ha aggiunto acqua di seltz,
ha avvitato il coperchio e ha scosso a lungo la brocca, fino
a ottenere una bevanda frizzante e schiumosa. Teneva
i bicchieri in un frigorifero, e quando li ha presi erano opachi
di brina. Ho scritto il mio nome sul mio bicchiere. Da
White's c'erano le cannucce snodabili, cos non dovevo
sollevare il bicchiere dal bancone e nemmeno pap. Bevevamo
senza mani.
...
.
...
Ping. Un altro tappo di bottiglia colpisce il bancone della cucina.
Cosa vuoi fare adesso? chiede Emma. Sta appoggiata
alla balaustra del portico contando i ping dei tappi di birra,
proprio come me. Tutte e due ci domandiamo quanti
ping ci vogliano perch Richard diventi il Nemico Numero Uno.
Non lo so.
Andiamo alla recinzione sul retro e facciamo la cosa
dell'equilibrio?
La cosa dell'equilibrio  un gioco che io ed Emma facciamo
quando ci annoiamo a morte. In effetti  divertente.
La parte di sopra della recinzione di legno che separava la
nostra propriet da quella dei vicini, quando ancora ci interessava
questo genere di cose, si  rotta tutta. Cos io ed Emma
possiamo camminare sulle travi pi basse fra i pali, tenendoci
in equilibrio, e fare a chi resiste di pi senza cadere.
Chi vince pu ordinare all'altra di fare qualunque cosa.
Comincio io, tu conta. Emma  gi sulla prima trave.
 la pi facile, perch  cos vecchia che si  spaccata al centro,
e dunque  pi larga. Quella pi nuova, che viene dopo,
 pi difficile.
Via dico, e comincio a contare ad alta voce. Emma
percorre la trave senza neanche allargare le braccia e questo
mi fa arrabbiare, cos conto lentamente.
Stai contando troppo piano protesta lei. Si sta concentrando
intensamente sul passo successivo.
Non conto pi in fretta, per. Non pu farci niente, fintanto
che sta sopra la trave. Invece di dire la parola Mississippi
fra i numeri, come faceva la mamma quando giocavamo
a nascondino, pronuncio ogni numero per intero, cos
ci vuole il doppio del tempo.
Sale sull'altra trave e capisco che non arriver a dodici.
Per una volta posso batterla.
Ecco, ora cade.
Undici dico, passandole accanto e saltando sul primo
tronco.
Hai imbrogliato. Contavi cos piano che sentivo i capelli
crescermi sulla testa brontola lei. E prima che io possa
provare di essere la Regina della Recinzione dice: Andiamo
da Forsyth.
Forsyth Phillips  una nostra amica, vive nella casa pi
vicina alla nostra. Forsyth  la migliore cura contro la noia.
Se la casa dei Phillips fosse un fiore sarebbe un girasole,
tutto sorridente e caldo, con le finestre pulite e le tovaglie
bianche per le occasioni.
Prima che possa arrivare all'estremit della trave, Emma
 gi schizzata via.
Aspetta le grido, ma non serve a nulla. Devo correre
per raggiungerla.
Buongiorno signorina Parker. La signora Phillips parla
cos con noi bambini, come se avessimo la sua stessa et.
Forsyth  di sopra, vai pure.
Come sempre, Emma  arrivata per prima ed  gi entrata,
cos la devo seguire.
Ciao Forsyth dico. Sono senza fiato per aver salito i
gradini a due a due.
Ciao Carrie risponde lei. Emma  gi seduta di fronte
a lei. Forsyth sta giocando a carte sul letto, che ha le gambe
come se fosse un trono. Nella sua stanza c' la stessa stoffa
dappertutto: margherite su fondo blu. Sulle tende ai lati
della finestra, su un cuscino che ci sta sotto e sul copriletto.
Non riesco a immaginare come sia addormentarsi
ogni sera con la testa su soffici margherite. Penso che non
avrei mai incubi, dai Phillips.
Volete dei biscotti? La signora Phillips si affaccia sulla
soglia, sorridente. Indossa il grembiule, ma deve essere
una specie di decorazione perch non l'ho mai visto sporco,
nemmeno una volta, da quando vengo qui. Scendete
quando volete, li sto sfornando proprio adesso.
La mamma non fa biscotti da... mai. La signora Phillips,
invece, li fa cos spesso che Forsyth non alza nemmeno
la testa dalle sue carte. Non sembra che abbia alcuna
fretta di scendere a prenderli mentre sono ancora buoni e
caldi, con le gocce di cioccolata che ti si sciolgono fra le dita,
cos poi le devi leccare per ripulirle.
Non scendi per fare merenda? chiedo. Per favore,
Forsyth, sforzati di dire di s.
S risponde, ma non si muove.
A cosa giochi?
A carte, scema. Sei cieca?
Deve essersi svegliata dal lato sbagliato delle margherite.
Possiamo giocare?
Possiamo?
Io ed Emma.
Sono stanca di giocare con Emma sospira lei. Lo fa
sempre: si rifiuta di giocare con la mia sorellina, come se
avesse la peste. Sembra che a Emma non importi, ma io credo
che sia una cattiveria dirglielo in faccia in questo modo.
Avanti piagnucolo.
E va bene dice lei, scostandosi per fare posto anche
a me, sul letto. Farai meglio a toglierti le scarpe, altrimenti
mia madre ti lucida il didietro.
Non credo che la signora Phillips abbia mai lucidato il
didietro a nessuno.
Fa caldo, forse  per questo che alla fine Forsyth si annoia
quanto noi due. Il caldo ti spreme tutta la forza e poi
si aspetta che tu possa ancora respirare senza soffocare. Al
centro del soffitto della camera di Forsyth c' un ventilatore
tutto per lei, che spinge il caldo fuori dalla finestra e ci
accarezza con un venticello fresco. Sembra che ci sia un ventilatore
cos in tutte le stanze della casa.
Hai gi fatto i compiti? le chiedo, sperando che dimentichi
il gioco e si accorga di essere affamata.
Certo. La mamma me li fa fare non appena torno a casa.
E tu?
Anch'io mento. Non faccio mai i compiti prima di sera,
e li faccio pi in fretta che posso, come quando devo bere
una medicina cattiva. Emma  ancora troppo piccola per
avere compiti da fare.
Andiamo a prendere dei biscotti da tua madre dice
Emma. Io la guardo male perch  maleducata. Mamma luciderebbe
il suo didietro, se la sentisse chiedere cibo agli
estranei.
Mamma e la signora Phillips hanno parlato al telefono,
ma non credo che si piacciano molto. Mamma dice sempre
che lei rovina Emma e me. Credo che parli del cibo che ci
offre.  sempre cos tanto che, quando torniamo a casa, non
abbiamo pi fame e lasciamo la cena.
Forsyth  la mia migliore amica, a parte Emma. Andiamo
a scuola insieme dall'asilo. Mangiamo insieme a
pranzo e poi giochiamo sul castello di tubi nel cortile, se
non vengo colpita dalla palla avvelenata. Di solito  di umore
migliore.
Cosa c'? le chiedo, ignorando Emma.
Lei si stringe nelle spalle, come Emma.
Dimmelo.
Lei scuote la testa. Ha i capelli ricci e le lentiggini.
 tua madre?
Scuote di nuovo la testa.
Tuo padre?
Ancora no.
Allora la scuola dice Emma.
 Sonny, vero? chiedo io.
Sonny  il bullo della scuola. Se qualcuno cade dalle
scale, Sonny di solito  in cima che ride. Se qualcosa si perde,
di solito  nel cortile dietro casa di Sonny. E se scoppia
un incendio nel cortile della scuola, Sonny di solito ha l'accendino
in mano.
Per la prima volta da quando siamo entrate nella stanza,
Forsyth alza gli occhi dalle carte. Annuisce, e il ciuffo sulla
sua testa si muove come la gelatina di Natale di mamma.
Cosa ha fatto?
Le lacrime le sgorgano dagli occhi e bagnano le lentiggini.
 cattivo singhiozza.
Dimmi qualcosa che non so.  nostro cugino, non lo
dimenticare. Sonny  quello che ci ha fatto il sacco al letto,
la scorsa estate. Sonny  quello che mi ha fatto mettere
la lingua sul vassoio del ghiaccio e poi mi ha trascinato ridendo
per tutta la casa. Sonny  uno schifoso.
Sonny  senza cervello sentenzia Emma, cercando di
mescolare le carte.
Cosa ha fatto questa volta? chiedo a Forsyth.
Mi ha abbassato i pantaloni, alla banda piange lei, e
tutti hanno visto.
 peggio di quel che pensavo.
Cosa?! esclamo, senza perdere d'occhio Emma, che
sta per scoppiare a ridere. Credo che segretamente Sonny
le piaccia, ma non saprei dire perch.
Forsyth annuisce, assicurandomi che ho capito bene.
Mi sono alzata per suonare. Forsyth suona il flauto dolce.
E lui si  allungato da dietro e mi ha tirato gi i pantaloni.
Hanno riso tutti di me. Piange sempre pi forte. E
non avevo nemmeno le mutande buone. Ecco un'altra differenza
fra Forsyth e noi. Non ci sono cose come le "mutande
buone" nella nostra famiglia.
Vuoi che gli parli? le chiedo. Per favore, Forsyth, dimmi
di no.
No! grida lei. Carrie, promettimelo. Promettimi che
non gli parlerai di questa cosa. Prometti. Mi stringe il braccio
come se fossi un tronco che galleggia nel fiume in cui
sta annegando.
Va bene.
Parola d'onore?
Parola d'onore.
Mi metto a pensare e ho un'idea. Sonny dovrebbe assaggiare
la sua stessa medicina dico, dopo essermi accertata
che mi stiano ascoltando tutte e due.
Eh? dice Emma. Perfino lei sembra interessata a quel
che sto per dire.
Davvero, dovremmo fargliela pagare per tutto quello
che ci fa continuamente borbotto.
Forsyth non distoglie lo sguardo, cos continuo.
Cosa possiamo fare per vendicarci? Penso. Emma
pensa. Forsyth pensa. Deve esserci una maniera...
Dovremmo farlo picchiare da Richard mormora Emma.
Forsyth non le presta attenzione.
Potremmo abbassare i suoi pantaloni dice, tutta eccitata.
Scuoto la testa. A volte non so cosa farebbero queste
due senza di me. Deve essere qualcosa che nessuno ha fatto
prima. Qualcosa che non si aspetta. Deve essere fantastico.
A cosa pensi? chiede Forsyth, inclinandosi verso di
me come per afferrare la mia idea nel momento in cui uscir
dalle mie labbra.
Prendiamo il suo G. I. Joe e uno dei petardi di Jimmy
Hammersmith, togliamo la testa di G. I. Joe, ci infiliamo il
petardo e lo facciamo scoppiare suggerisce Emma.
Forsyth sembra incerta, come se l'idea le piacesse, ma
io sono dubbiosa e, quando vede la mia espressione, anche
lei comincia a dire che non  sicura.  una copiona, a dire
la verit.
Deve essere ancora meglio osservo, ma non era male.
Sembro il maestro quando non vuole farci sentire degli
idioti.
E allora? chiedono in coro.
I biscotti sono pronti! grida la signora Phillips dal
piano di sotto. Non posso pi resistere, cos mi alzo, sapendo
che mi seguiranno, visto che sono Miss Idea.
Grazie signora dico, cercando di non arraffare i biscotti,
come mamma dice sempre.
Prendine quanti ne vuoi, tesoro sorride la signora
Phillips, mettendone altri sul piatto, proprio come nelle
pubblicit in televisione. La cucina  gi pulita: le scodelle
e gli altri utensili bagnati sono messi ad asciugare accanto
al lavello su una rastrelliera a V fatta apposta per questo.
Aspettiamo che lasci la stanza, prima di organizzare la
nostra vendetta.
Ci sono! dico con la bocca piena.
Forsyth balza in piedi dalla sedia. Le sedie della cucina
hanno un cuscino perch si possa stare pi comodi. Cosa?
Cosa?
Potremmo dico lentamente, cercando di tirarla per le
lunghe perch  bello essere al centro dell'attenzione, ogni
tanto, potremmo andare nel bagno dei maschi prima di
lui e sporcare di grasso il pavimento, in modo da farlo scivolare.
Mia madre ha dell'olio, Posso fare la guardia e dare
un segnale quando chiede il permesso di andare, Terr
d'occhio la porta del bagno per essere sicura che vada
lui e nessun altro, Dir in giro che sta per succedere qualcosa
di divertente in bagno cos tutti potranno andare a vederlo
bagnato fradicio. Parliamo tutte insieme e, opl, abbiamo
un piano.
Dopo aver mangiato cos tanti biscotti che mi sembra
di scoppiare, torniamo di sopra in camera di Forsyth e ci
organizziamo bene per essere sicure che sia a prova di bomba.
Bisogna essere a prova di bomba, quando si tratta di
Sonny.
La seconda ora  nell'aula 301 dice Forsyth, lo so
perch  di fronte a me, nel corridoio. Alla fine della seconda
ora deve sicuramente andare in bagno.
S, hanno un intervallo per la merenda dopo la prima,
vero? dice Emma. Sembra che il piano le piaccia almeno
quanto a Forsyth, ed  buffo, visto che lei  l'unica
con cui Sonny non se l' mai presa. A dire la verit, credo
che Sonny la tema un po', perch sa che lei non ha paura
di niente.
S mormoro, okay. Allora, Emma lo terr d'occhio e
si accerter che vada nel bagno in fondo al corridoio accanto
alla palestra. Forsyth, tu devi venirmi a chiamare
quando Emma ti fa il segnale.
Forsyth sembra confusa.
Ah gi dico io, dobbiamo pensare un segnale.
Se gridassi: "Il mio colore preferito  il blu"? suggerisce
Forsyth.
Non puoi gridare nel corridoio osserva Emma, si
accorgerebbe che sta succedendo qualcosa.
Forsyth annuisce.
Ci sono! dico. Il segnale sar che Emma si gratter
il mento quando vedr Sonny chiedere la chiave al signor
Stanley. Io correr avanti con un po' d'olio in una
bottiglietta sotto la maglietta e tu, Forsyth, farai la guardia
alla porta per assicurarti che non entri nessuno mentre
sono l.
Come farai a entrare nel bagno dei maschi senza la
chiave? chiede Emma. Ha ragione.
Ci penso un po'.
Bene dico ad alta voce, anche se non so ancora come
finir la frase. Poi mi viene un'idea. Andr nel bagno appena
arrivo a scuola, perch ci sono i bidelli che puliscono
e lasciano la porta aperta per fare circolare l'aria. Piger
quel cosino sulla maniglia che non fa scattare la serratura
quando si chiude la porta e cos potr entrare quando mi direte che sta arrivando.
Un piano perfetto, secondo me. A prova di bomba. Credo
che Emma e Forsyth stiano pensando la stessa cosa: sono
soddisfatte come due gatti che hanno appena mangiato il canarino.
Come facciamo a fare entrare tutti perch lo vedano quando cade?
Penso ancora. Perch devo pensare a tutto io?
Possiamo contare fino a dieci per essere sicure che stia
per cadere, e poi diciamo a tutti quelli che sono nel corridoio
che ci sono caramelle gratis nel bagno dei maschi grida
Emma, eccitata. Tutti amano le caramelle, specie se sono gratis.
Ecco la mia sorellina. Sa sempre come venir fuori dai guai.
Allora siamo a posto dico, mentre Forsyth si lascia
ricadere sul suo letto di margherite. Non dimenticare l'olio, domani mattina le ricordo.
Non lo dimenticher sorride lei, guardando il soffitto.
Domani, a quest'ora, Sonny Parker sar lo zimbello di tutta la scuola.
Emma si alza in piedi e si stiracchia. Immagino che le sue braccia si siano irrigidite, visto che ci si  appoggiata sopra tutto il tempo. Sar meglio andare, prima che Richard arrivi a cinque.
...
.
...
Stai dormendo? chiede Emma. Sa benissimo che  impossibile.
No.
Credi che funzioner davvero?
Non pu non funzionare dico, ma dentro di me comincio
a dubitarne.
Che succede se non deve andare al gabinetto?
Dovr andarci, prima o poi borbotto, e poi, se non
va dopo la seconda, spostiamo il piano a pi tardi.
Lo pensi veramente?
 a prova di bomba.
Hai ragione sbadiglia lei,  a prova di bomba.
Non ricordo di aver dormito, ma deve essere cos, perch
sento mamma che chiama dal pianerottolo:  mattina!.
Dalla voce sembra di buonumore, ma non possiamo esserne
sicure prima di essere scese in cucina e aver visto cosa
ci aspetta. Se le scodelle con i cereali sono sul bancone,
siamo a cavallo. A volte, invece, dice: Chi fa da s fa per
tre. Altre volte non c' per niente... sta ancora dormendo.
Come previsto  una mattina da scodelle-sopra-il-bancone.
Fiuuu. Una cosa in meno di cui preoccuparsi.
Prendiamo lo scuolabus e non c' molto da dire, se non
che Patty Lettigo ci guarda in cagnesco mentre camminiamo
lungo il corridoio fino al retro del bus, dove c' un divanetto
a due posti. Patty Lettigo guarda sempre in cagnesco.
 il suo lavoro, o qualcosa del genere.
Ho la pancia annodata. Emma si stringe i libri al petto,
anche dopo essersi seduta. Scommetto che  nervosa quanto me.
Ricorda le bisbiglio all'orecchio, coprendomi la bocca
con la mano, perch nessuno possa sentirci, devi farti
dare l'olio da Forsyth non appena la incontri agli armadietti,
e passarlo a me subito dopo l'appello.
Va bene, va bene, smettila di ripetermelo sibila lei.
Te lo sto solo dicendo.
Ho capito.
Passiamo tre fattorie e il secondo semaforo lampeggiante.
Lei si china verso di me e sussurra: Dove ci vediamo,
dopo?.
Uffa! L'abbiamo ripetuto un milione di volte. Alla fine
del corridoio che porta in palestra. Tu devi fare i segnali.
Giusto annuisce lei, ho capito.
Sicura?
Sicura come la morte.
Sorrido, e penso che sono stata io a confidarle che pap
mi diceva sempre cos. Conosceva un sacco di modi di dire.
Lo scuolabus si ferma sobbalzando e cigolando accanto
al marciapiedi di fronte alla scuola. Emma mi prende un
braccio e io guardo quel che lei mi indica: c' Sonny, sta
prendendo i libri dal portapacchi della bicicletta.
Comincia lo spettacolo dico io, a nessuno in particolare.
Entriamo a scuola nel momento in cui suona la campanella.
Ciao mi saluta lei, ed  strano, perch non ci salutiamo
mai a scuola... andiamo via e basta. Ma in un modo carino.
Eh gi,  nervosa.
L'appello va avanti cos piano che adesso sono io a sentirmi
crescere i capelli sulla testa. La signorina Fullman fa
l'appello e tutti devono dire una cosina divertente, invece
di "presente" come faccio io, che sono noiosa. Mary Sellers:
 la migliore! (tutti ridono, lei cambia la frase tutti i giorni).
Liam Naughton: Yu-huu! (risate). Darryl Becksdale:
Chi? (poche risate, ma sempre meglio di "presente").
L'appello procede lentamente, e la signorina Fullman guarda
tutti con severit e dice: Ragazzi. Adesso basta e aspetta
che smettano di ridere prima di continuare.
La seconda campanella suona, forte quasi quanto il battito
del mio cuore. Mi sono appena resa conto che tutta questa
faccenda dipende da me. Non posso pi tirarmi indietro.
Non posso. Forsyth non mi parlerebbe mai pi.
La prima ora  addirittura pi lenta dell'appello, ma la
cosa buona  che finora  andato tutto come previsto.
Forsyth ha dato a Emma un po' d'olio in una bottiglietta di
plastica e lei l'ha data a me. Passo la seconda ora con la bottiglietta
infilata fra la zip dei pantaloni e la pancia. Ho messo
una maglietta pi larga del solito proprio per questo. Organizzarsi
prima funziona sempre.
Driiiiing! La seconda ora finisce e mentre usciamo dall'aula
sbatto contro due banchi perch sono troppo
concentrata sul mio cuore, che sembra un uccello che batte le
ali contro la gabbia per liberarsi. O Dio, aiutami a fare questa cosa.
Nel corridoio che porta in palestra, Forsyth aspetta davanti
alla porta del bagno dei maschi, come eravamo d'accordo,
ma non riesco a vedere Emma fra gli altri bambini.
Non avevo pensato che sarebbe stato difficile vederla nella
folla! Oddio. Oddio. Emma, dove sei?
Poi la vedo comparire, fra Betsy Rutledge e Collie
McGrath, parla con Perry Gibson e... ecco... si gratta il
mento! Significa che Sonny ha chiesto la chiave e sta andando
in bagno. Mi giro e vedo Forsyth che fa segno di
no con la testa a uno che voleva entrare e poi se ne va, dopo
che lei gli sussurra qualcosa. Come previsto, Forsyth
sta dicendo a tutti quelli che vogliono andare in bagno -
escluso Sonny, naturalmente - che  "fuori servizio". Ci
siamo esercitate dozzine di volte prima di andare via da casa Phillips, ieri sera.
Non c' tempo da perdere. Passo accanto alle persone,
spingendole per farmi largo. Non le riconosco neanche, perch
sono nervosa. Mi infilo la mano sotto la maglietta per
toccare la bottiglietta con l'olio. Davanti al bagno dei maschi
mi guardo alle spalle, in fretta, per assicurarmi che
Sonny non sia dietro di me. La via  libera, cos passo di
corsa davanti a Forsyth che mi sta dicendo qualcosa con le
labbra e fa ampi gesti con le mani. Ma io non mi fermo e
spingo la porta del bagno dei maschi per portare a termine il nostro piano.
Oh. Mio Dio.
Sento la porta chiudersi dietro di me e vedo non uno,
non due, non tre ma circa venti - venti! - maschi! Maschi
di tutte le classi. Maschi che volgono la schiena alla porta.
Maschi che guardano il muro. Maschi con i pantaloni praticamente
alle caviglie. Maschi che si pettinano. Maschi appoggiati
al muro. Maschi in ogni angolo di questo bagno!
Guardate un po' chi c'. Carrie il mostro dice una voce.
Rimbomba fra le mattonelle delle pareti e si mescola con
le risate che scoppiano come i petardi del 4 luglio.
Succede tutto cos in fretta che non so neanche che cosa
ho detto o come ho fatto a uscire da l. So solo che mentre
mi fiondo verso la porta, vedo Sonny che entra sorridendo
senza un pensiero al mondo.
Il bagno delle femmine  proprio accanto, ma io voglio
sparire il pi lontano possibile. Cos corro. Lungo il
corridoio, oltre Emma, che mi guarda strana, oltre il signor
Stanley, oltre un milione di bambini che ridono e che
non voglio vedere mai pi, e fuori dalla doppia porta che
significa libert. Possono arrestarmi, se vogliono, ma non
metter mai pi piede in quella scuola. Sento la porta sbattere
dietro di me. Dopo un po' Emma mi raggiunge, sul
secondo gradino delle tribune sgangherate accanto al campo da baseball.
Cos' successo? chiede.
Forsyth singhiozzo, Forsyth...  tutto quello che io
riesco a dire, perch piango troppo. Sono io, lo zimbello della scuola.
Forsyth cosa? Cosa  successo?
Poi lo capisco... Oddio! Le labbra di Forsyth che si muovono.
Le sue braccia che si agitano come le pale di un mulino.
Stava cercando di avvisarmi. Stava cercando di avvisarmi.
Vorrei scomparire.
Andr tutto bene dice Emma, non piangere. Andr
tutto bene, vedrai. Andr tutto bene.
Con la mano fa dei cerchi sulla mia schiena.
Come? dico e tiro su col naso. Come andr bene,
adesso?
Lei sta zitta e io capisco che stava solo cercando di farmi
sentire meglio.
Se qualcuno ti prende in giro, lo picchio, ecco come.
Mi prenderanno in giro tutti, non puoi picchiare tutta
la scuola. Mi strofino il naso con la manica.
Penseremo a qualcosa dice lei, ma adesso  meglio
che rientriamo. Il signor Streng ci ammazza se ce la filiamo.
Avanti.
I corridoi sono vuoti, quando rientriamo... devono essere
tutti alla terza ora. Quando i miei occhi si abituano alla
penombra, vado al mio armadietto. Emma mi segue, senza
far rumore.
Ora ti dico cosa puoi fare quando finisce la terza ora
mi sussurra, superandomi e camminando all'indietro per
guardarmi in viso. Fai finta di essere sorda: cos se qualcuno
dice qualcosa o ride di te, non far differenza. Fingi
di non sentire niente.
Non capisce che  tutta la vita che ci provo. Non funziona
mai.
Caroline, sapevi questa roba a memoria, ieri. La bocca
del signor Stanley  tutta raggrinzita, come se non ne potesse
pi di parlare con me. Non riesco a capire come tu
possa avere dimenticato del tutto le moltiplicazioni.
Devo rispondergli?
Signorina, sto parlando con te.
Sissignore.
Se hai dimenticato di fare i compiti, dillo e basta. Ma
non credere che io non sappia cosa stai combinando. Ti
aspetto dopo la scuola.
Quando abbiamo imparato le moltiplicazioni? Giuro
che non capisco come possa una x fra due numeri cambiare
il loro valore. Il signor Stanley continua a guardare
verso di me come se pensasse che io possa fuggire, ma dove
potrei andare? A casa da Richard? Ecco quel che il signor
Stanley proprio non capisce, di me: non mi dispiace
la scuola. Mary Sellers, Tommy Bucksmith, Luanne Kibley
e tutti quanti gli altri possono fingere quanto vogliono
di amare la scuola, davanti agli insegnanti, ma io so come
ne parlano male, a ricreazione. A me invece piace tutto
della scuola... a parte gli altri bambini, naturalmente. Mi
piace andar via da casa tutto il giorno.  come una gita,
ogni giorno.
Caroline!
La voce del signor Stanley  altissima.
S, signore?
La campanella ha suonato cinque minuti fa. Non dovresti
essere da qualche altra parte?
Sissignore.
Giuro che non l'ho sentita. Sono l'unica rimasta in classe.
Sto per uscire quando la sua voce stridula mi raggiunge:
Ricorda, dopo la scuola.
Sissignore.
Emma dovr aspettarmi. Scommetto che mamma non
si accorger nemmeno che siamo in ritardo. A lei non importa.
A dire la verit, credo che sia contenta se restiamo
fuori dai piedi. Deve sbrigare le sue pile, e capisco che lo
possa fare molto meglio se c' pace e silenzio in casa. Sta
seduta tutto il giorno a ripiegare lettere in tre, impilandole
in torri altissime fino a quando finisce di appiccicare gli
indirizzi sulle buste, e poi ce le infila dentro. Non ci  permesso
leggere quel che c' scritto sulle lettere. Mamma 
sicura che stropicceremmo i fogli e allora la licenzierebbero.
A me non importa di leggerle, perch mamma ha una
faccia cos annoiata, mentre imbusta le lettere, che non pu
esserci niente di interessante. Mamma  cos brava che non
ha fatto neanche un colloquio, per il lavoro. Ha risposto a
un annuncio sul giornale che diceva che potevi lavorare a
casa e guadagnare un mucchio di soldi. E piaciuta tanto a
quella gente, al telefono, che le hanno dato il lavoro. Emma
e io abbiamo cercato di capire come mai non abbiamo
ancora visto il mucchio di soldi che hanno promesso a mamma,
ma credo che sia un po' troppo infantile immaginare
che un furgone si fermer sul retro di casa nostra per scaricare
sacchi di soldi come quando il furgone del panificio
rifornisce il supermercato. Emma aspetta ancora questo benedetto
furgone.
Sei in ritardo, Caroline. La signorina Hall sembra contenta
di vedermi tanto quanto il signor Stanley.  la terza
volta in una settimana. Fa un piccolo segno accanto al mio
nome sul registro.
Non lo faccio apposta, ad arrivare in ritardo.  solo
che la mia testa, a volte, va un po' per conto suo. Come
quando scrivo con l'altra scrittura. So benissimo come devo
scrivere la k ma poi, all'improvviso, la giro al contrario.
Di solito, la k  al contrario quando scrivo con l'altra
scrittura.  una cosa cos strana: potrei andare nella stessa
classe di Emma, con una scrittura cos.  tutta tremolante,
grande e, come ho detto, a volte le lettere sono scombinate.
In genere, per, cerco di concentrarmi su quello
che  proprio davanti a me. Non oggi, credo. Mamma non
vorr saperne di guardare la nota che dice che sono in ritardo
alle lezioni. Anche se la vedesse, probabilmente non
le importerebbe.
Cosa c', mostro? Hai dimenticato come ci si allaccia
le scarpe, mocciosa?
 stata Mary Sellers a darmi questo soprannome per
prima, Carrie il mostro. Mi guardano i capelli, anche se 
strano, perch non sono arruffati come quelli di Emma,
ma li guardano lo stesso. Le scarpe mi hanno dato fastidio
tutto il giorno. Odio quando da una parte sono strette
e dall'altra no. Sono scarpe con la sella, e sembrano quelle
che portava mamma quando aveva la mia et. Ecco perch
le porto: le ha viste al negozio l'anno scorso e praticamente
si  messa a piangere davanti al signor Franks,
che continua a infilarci le scarpe con quel suo calzante di
metallo, invece di lasciarcele mettere torcendo le caviglie
come facciamo sempre. Cosa crede? Che usiamo il calzante ogni giorno?
Le scarpe sono bianche, con una parte nera al centro
che scende ai due lati, come una sella.  per questo che si
chiamano scarpe con la sella. Davanti sono rotonde, per i
piedi in crescita.  una cosa buona perch mamma ha detto
che queste scarpe le sono costate cos tanto che non potr
comprarmene altre per un bel pezzo. Nessuno, a scuola,
porta le scarpe con la sella.  un'altra cosa che Mary Sellers
pu usare contro Carrie il mostro. Le chiama "scarpe
domino". Io dico a me stessa che non m'importa. E non m'importa. Davvero. Non m'importa.
...
.
...
CAPITOLO 2.
...
.
...
Stiamo per traslocare. Io non voglio partire, ma mamma
dice che dobbiamo, cos non le rivolgo pi la parola. Emma
 dalla sua parte. Neanche a lei piace qui. Ieri sera mamma
si  arrabbiata e ha detto che porter Emma con lei e
che io posso restare qui da sola, ma quando io ho detto Va
bene mi ha mandato in camera mia, cos non credo che
dopotutto mi lascer restare. Certo, i bambini di otto anni
non dovrebbero vivere da soli in grandi, vecchie case, ma io
non voglio andare. Richard dice che lui sta andando
avanti. L'ha detto un mucchio di volte, ultimamente. Ha
trovato un nuovo lavoro dall'altra parte dello stato e dobbiamo
andare con lui, credo, anche se qualcuno di noi non
ha nessuna voglia di andare avanti, grazie tante. Mamma
dice che sar un nuovo, fantastico inizio, ma gli inizi sono
fantastici solo per gli adulti. La terza elementare non ha
mai avuto un fantastico inizio per me, e anche ora, dopo
un intero anno scolastico, sto ancora aspettando che migliori.
Grazie allo stupido piano del gabinetto, mi hanno preso
in giro pi che mai, a scuola. La maestra, la signorina
Hall, dice che parlo a sproposito, e adesso Patty Lettigo, in
cortile, mi grida che sono una marziana. Gli altri bambini
ridono, forse perch  proprio quel che sembro. Quel che
succede veramente  che mentre penso a cose che devo
ricordare di dire a Emma dopo la scuola, all'improvviso mi
rendo conto che le sto dicendo ad alta voce. Non voglio parlare
ad alta voce, mi capita e basta.
Ed  per questo che usiamo la divisione estesa sta dicendo
il signor Stanley, per capire quanti numeri piccoli
compongono il numero grande sotto questa linea. Qualcuno
sa dirmi quante volte il nove entra nel diciotto?
Fuori dalla finestra, le gemme sui rami sembrano i pulsanti
di un televisore. Chiss che tipo di programma piacerebbe
a un albero? Niente che abbia a che fare con una
sega, scommetto.
Signorina Parker? La voce del signor Stanley raggiunge
la mia testa e la fa girare verso la classe, ma io sto
ancora pensando alla TV degli Alberi. Puoi dircelo tu?
Cosa, pap?
O mio Dio... cosa ho detto? Cosa ho appena detto? Forse
l'ho solo pensato e non l'ho detto.
Silenzio dice il signor Stanley. I bambini intorno a me
stanno ridendo e mi indicano come se fossi appena scesa
da un'astronave. Silenzio, per piacere continua a ripetere,
ma nessuno sta zitto, neanche un po'.
Mi fischiano le orecchie, e ho l'impressione che la classe
sia una specie di bicchiere di vetro, dove le voci rimbombano
da una parte e dall'altra.
Mary Sellers ride sbuffando, sembra sempre che stia
per mettersi a singhiozzare. Il mio volto  in fiamme.
Adesso basta sbotta alla fine il signor Stanley, ma io
non vedo la sua faccia perch fisso il banco e seguo con un
dito la scritta: EMB  stata qui, incisa in un angolo. Chi era
EMB? Me lo chiedo tutti i giorni. Potrebbe essere stato un
bambino, ma io preferisco pensare che fosse una femmina,
abbastanza coraggiosa da incidere quelle lettere nel banco
quando nessuno la guardava. EMB. Forse  morta, e questa
 l'unica traccia della sua vita, ma i suoi genitori non lo
sanno e ogni notte si addormentano piangendo perch non
hanno alcun oggetto con le sue iniziali, ed eccolo qui, sotto
l'unghia del mio dito, che, adesso me ne accorgo,  cos
sporco che sembra marrone. Se sapessi chi era EMB, potrei
fargli sapere che qui c' quest'ultimo pezzo della figlia. Cos
potrebbero dormire.
Caroline, resta qui dopo la lezione sospira il signor
Stanley. Tommy, quanto fa diciotto diviso nove? La classe
 di nuovo normale per tutti tranne che per me. A ricreazione,
sar di nuovo lo zimbello della scuola.
Emma  l'unica che capisce che io parlo a sproposito
perch lo fa anche lei, a volte, ma quando lo fa nessuno la
prende in giro perch sanno che lei li picchierebbe dopo la
scuola, se lo facessero. E poi  carina e le bambine carine
non hanno mai problemi con gli altri bambini. Ai maschi
piacciono e le femmine vogliono essere loro amiche. Cos
Emma se la cava. Io, be', immagino che avr una vita tutta
nuova, nella parte occidentale del Nord Carolina.
Vuoi dirmi cosa sta succedendo, signorina? mi chiede
il signor Stanley, dopo che sono usciti tutti.
Mi dispiace, signore dico. Ho ancora le guance calde
e non riesco a guardarlo negli occhi, anche se mamma
ce lo ha insegnato fin da quando eravamo piccolissime.
Dunque Caroline mi dice, e la sua voce  dolce come
una ciambella, hai grandi potenzialit. Sei una bambina
intelligente. Ma se non ti applichi...
Se non ti applichi. Se non ti applichi. Se me lo dicono
ancora, mi metto a gridare.
... e allora potrai importi... Sta parlando del college.
A quanto pare crede che sia la chiave dell'universo.
... adesso puoi andare, ma ricorda quello di cui abbiamo
parlato, capito?
Sissignore gli dico oltre la spalla mentre mi lancio
fuori dalla porta verso l'armadietto, per non arrivare in ritardo
alla prossima ora ed evitare che un altro insegnante
mi faccia la predica.
Zitti, eccola che viene  quel che sento quando entro
nell'aula della signorina Hall. Non c' niente di peggio,
quando si sta andando in un posto in cui non si ha nessuna
voglia di andare.
Farai meglio a spicciarti mi dice Luanne Kibley, o
mamma ti mander a letto senza cena. La classe erutta come
un vulcano; mi stavano aspettando.
Tu e pap avete fatto una bella chiacchierata? mi canzona
Mary Sellers, sovrastando il chiasso.
Chi  tuo zio? grida Tommy Bucksmith. Il signor
Streng?
Il signor Streng  il preside. Tutti odiano il signor Streng,
a parte Daisy, forse, il suo cane bassotto. Ha un occhio solo,
e dorme su un cuscino a scacchi in un angolo del suo ufficio.
Dov' la signorina Hall?
Fuori il cielo  diventato tutto nero. Le nuvole sono
pronte a rovesciare il loro carico d'acqua, me lo sento. Spero
che riusciremo ad arrivare a casa, prima. Lo so che sto
solo cercando di distrarmi, ma potete biasimarmi? Quando
sar io la maestra, mi presenter in orario alle lezioni.
Bene bambini dice la signorina Hall, ancor prima di
aver chiuso la porta, prendete il vostro libro di studi sodali
e apritelo a pagina diciannove. Mi auguro che vi siate
ricordati tutti di ripassare, ieri...
Io no. Non ricordo nemmeno che ce lo abbia detto. Altre novit?
...
.
...
CAPITOLO 3.
...
.
...
Sono in camera nostra. Ha il tetto obliquo, come per proteggere
i nostri letti dal cielo. La nostra stanza  la migliore
della casa, ma Richard pensa che sia la peggiore perch,
anche se  soltanto maggio,  pi calda dell'inferno, e l'unica
finestra ha una ventola che succhia l'aria fuori e basta.
Quando Richard si  trasferito da noi, ha attraversato tutta
la casa con gli scatoloni che aveva portato nel retro del
furgone e ci ha ordinato di salire la scala che si tira gi con
una corda dal soffitto. Nessuno ci avrebbe pi costruito il
nido, ha detto, tanto valeva che ci abituassimo subito. Da
quando ha chiamato "nido" la nostra stanza, anche noi abbiamo
cominciato a chiamarla cos. Non sapevo cosa avesse
in mente, ma sono salita per prima, il che  sorprendente,
se considerate che  Emma, la coraggiosa. Quando siamo
arrivate in cima, ha spinto a posto la scala, una cosa che
continua a fare anche ora. Siccome  estate, il caldo nel Nido
ti colpisce in faccia come il fumo puzzolente che esce da
dietro il furgone di Richard ogni volta che lo mette in moto.
Il nostro letto  sul lato dove non si pu stare in piedi.
C' una coperta patchwork sul letto che dividiamo, come
quelle di La piccola casa nella prateria.
Sul soffitto ci sono molte ragnatele e io non posso fare
a meno di pensare a Charlotte e Wilbur, in una delle mie
fiabe preferite, quella che parla del porcellino e del ragno
che diventano amici. Visto che le ragnatele sono sulla parte
alta del soffitto, non sopra al letto, le lascio stare... fino a
quando non vedo un ragno che scende. A Emma piace quass.
Adesso sa che non si pu saltare sul letto e l'ha capito
dopo soli tre lividi. Le piace accendere il ventilatore e parlarci
dentro, e a dire la verit piace anche a me. Prima non
si voleva avvicinare a quel coso, perch aveva paura che le
strappasse i capelli, ma adesso sa che basta legarli in una
coda di cavallo e non c' pericolo. Dice cose tipo "ti odio
Richard" e "morirai" e "lasciaci in pace", dritto nel ventilatore,
sapendo che lui non pu sentire una parola perch
il ventilatore rompe l'aria in piccoli pezzi e porta via le sue
parole, spingendole lontano dalla casa.
Sento Richard nel corridoio del secondo piano e so che
 solo una questione di tempo prima che lui spinga la scala
e ci rinchiuda qui dentro. Mamma odia quando lo fa, ma
a me non importa pi. Quando spinge su la scala, so che
non tormenter me ed Emma. Una volta lo faceva in continuazione,
ma da quando dobbiamo muoverci avanti, penso
che abbia altro da fare.
Mamma ci chiama. Ecco un problema: se le rispondiamo,
per dirle che siamo qui, vedr che la scala  su. Se
vede che la scala  su, sapr che Richard  stato cattivo
con noi. Se vedr che Richard  stato cattivo con noi, inizier
a litigare con lui e lui inizier a litigare con lei e non
finir come La piccola casa nella prateria, ve lo posso garantire.
 meglio se non le rispondiamo dice Emma, e io penso
che sia un'ottima idea.
Ma rimarremo chiuse qui dentro tutto il giorno osservo,
ma Emma solleva le spalle e poi le lascia ricadere, e
io so che  deciso, che mi piaccia o no.
Vado in punta di piedi alla pila di libri accanto al ventilatore,
che non possiamo accendere perch mamma sentirebbe
il rumore e sarebbero guai, e sfoglio un vecchio libro
consunto con una raccolta di francobolli da tutto il mondo.
L'ha lasciato qualcuno che ha vissuto qui prima di noi,
ma non credo che ne abbiano sentito la mancanza perch
sono tutti morti, ecco perch adesso abitiamo noi, qui. Mi
piace guardare i francobolli e immaginare di vivere in un
posto davvero bello. Anche se sono abbastanza grande da
sapere che non  cos, credo sempre che i paesi abbiano i
colori dei loro francobolli. Mi sono meravigliata, quando a
geografia ci hanno detto che la Finlandia  un paese buio,
visto che il suo francobollo  cos chiaro e pieno di colori.
Mamma  sotto la scala. La sento chiamare. Guardo Emma,
ma lei si  di nuovo addormentata mentre leggeva. Richard
deve essere venuto da lei, la scorsa notte. Quando
dorme a questo modo, durante il giorno, so quel che  successo la notte prima.
Sento il cigolio delle molle che fa la scala quando qualcuno
la tira gi e so che la giornata non andr bene per mamma.
Caroline? Sei lass con Emma?
Mi sporgo in fretta perch non svegli Emma.
Emma dorme le sussurro. Vuoi qualcosa? le chiedo
gentilmente, perch dimentichi che Richard ci ha di nuovo
rinchiuse quass. Forse, cos, non gli si avviciner.
Dal modo in cui guarda la scala e dal suo sospiro, capisco
che non ha la forza di prendere le nostre difese, oggi,
e sono contenta. Be', un po' contenta.
Ho bisogno di te in cucina mormora. Devo uscire
per un po' e tu devi preparare tutto per la cena.
Dove vai? chiedo. Posso venire?
Non ti riguarda dove vado e no, non puoi venire mi
dice d'un fiato. Adesso vieni, muoviti.
Di solito, quando mamma chiama sia me sia Emma significa
che  di buonumore, ma credo che oggi non sia cos.
Ecco perch chiama solo me, la maggior parte delle volte:
io le piaccio pi di Emma. Lo sappiamo tutte e due e anche
mamma. A volte, quando dobbiamo andare in qualche
posto l'ha perfino detto ad alta voce: Non m'interessa quel
che vuole fare Emma, voglio che venga solo tu. Oppure
chiede a me di farle un favore, non a Emma. Questo fa soffrire
Emma, perch quando le faccio un favore, mamma 
molto gentile, in cambio. Emma vorrebbe che mamma fosse
grata a lei nello stesso modo, ma non credo che accadr
tanto presto.
Credo che a mamma Emma non piaccia perch somiglia
a pap, e mamma dice che certe cose  meglio dimenticarle.
Come la prima volta che Richard mi ha chiamato dalla
sua stanza. Non puoi rendere gentile una voce arrabbiata,
ho pensato in quel momento, ma  quello che Richard
sta cercando di fare. Perch mi chiama come se fossi
un gattino. Qui, micina chiama. Vieni qui, dice, come
se la sua camera fosse un bel posto. Vieni qui, dolce bambina seguita a chiamare.
Non ci andare dice Emma, e mi guarda con quegli
occhi che sanno tutto, anche se ha due anni meno di me.
Torno subito le dico, cercando di non sembrare spaventata,
mentre penso e ripenso a quel che  successo durante
il giorno. Non ho fatto niente di male, penso. Era il
mio turno di preparare la colazione e ho fatto le uova come
mi ha ordinato, mi dico in fondo alle scale. Dal tono
della sua voce capisco che  una trappola.  il tono con cui
si chiama una gallina all'ora di cena. Non la si caccia, si lascia
che venga da sola. Si chiama, fingendosi carini. Qui gallinella.
Arrivo gli rispondo.
Le scale mi sembrano ripide, cos mi reggo al corrimano,
anche se salgo e scendo milioni di volte al giorno senza
pensarci.
Perch ci metti cos tanto, piccolina grida lui. La finta
dolcezza trasforma la parola piccolina in un ricciolo. Me
lo immagino con il palmo della mano piena di becchime.
Me lo porge, e aspetta che io lo becchi per acchiapparmi
con l'altra mano, mentre non guardo.
No dice Emma dal pianterreno, Carrie, no.
Il tono della sua voce mi provoca la nausea.
Mamma non c', mi dico, devo fare quel che mi dice.
In cima alle scale mi guardo intorno per trovare un luogo
sicuro in cui nascondermi, ma in casa nostra non ce n'.
A parte dietro-al-divano, ma adesso sono troppo lontana da l.
Guardo nella camera di Richard e mamma e inspiro a
fondo. Sento l'odore fin dalle scale. Il profumo di mamma
non riesce a coprire l'odore di Richard e dei suoi vestiti sudati.
Richard  seduto sul bordo del letto che era di mia
nonna. Sul letto c' una trapunta grigia con dei fiori ricamati
sopra. Mi piace seguire il contorno dei fiori con il dito
quando mamma  appena sveglia e io ed Emma ci arrampichiamo
sul letto perch Richard non  in casa.
Vieni qui dice. Sta piegato in avanti, con i gomiti sulle
ginocchia. Quando entro nella stanza, si raddrizza, e vedo
che ha i pantaloni aperti. Adesso voglio vomitare.
Ho detto vieni qui dice, ma io non posso muovere le
gambe. Sono come radici che non vogliono lasciare il terreno.
Sta per dirlo di nuovo, quando arriva Emma, mi spinge
fuori dalla stanza e chiude la porta. Cos. Ho aspettato
un po', poi sono scappata dietro-al-divano. Sono una vigliacca.
Ho lasciato che la mia sorellina le prendesse al posto
mio. Non so perch Richard abbia dimenticato di chiudersi
i pantaloni, prima di picchiarla, ma cerco di non pensarci.
Non arriva nessun suono da sopra, ma io so che le
cose vanno male. Emma non piange mai, quando le cose
vanno male. Piange solo se pensa di poter cambiare qualcosa.
Questa cosa non la poteva cambiare. Poggio la fronte
sulle ginocchia e aspetto che torni, ma non arriva. Dopo
un po' mi metto a seguire la linea gialla nel disegno del tessuto,
sperando che stia bene. Perch non  ancora tornata?
Aspetto. Aspetto un altro po'. Poi penso che magari lei pensa
che io sia tornata in camera nostra, e che dovrei andare
l a cercarla e vedere cosa  successo. Cos esco da
dietro-al-divano, puntando i talloni nel linoleum e trascinando il
sedere per qualche centimetro, pi volte.
Ma Emma non esce dalla stanza, per un sacco di tempo,
e quando esce non viene a cercarmi, come faccio io quando
tocca a me prenderle. Sento i suoi passi che vanno verso
il Nido, cos salto fuori da dietro-al-divano e la seguo.
La porta della camera di Richard  chiusa, la via  libera.
Salgo i gradini due alla volta. Emma sta seduta sul
bordo del letto e non sembra che sia stata picchiata. Pi che
altro sembra una che  rimasta bloccata in un temporale. I
suoi capelli non sono pi morbidi e lisci ma arruffati, dietro,
e i ciuffi davanti sono umidi. Ha la faccia gonfia, come
se avesse pianto, ma io ho ascoltato molto attentamente e
non sono sicura che sia successo.
Tiene la bocca serrata e non credo che voglia dirmi il
motivo per cui Richard era cos arrabbiato.
Vado al ventilatore e lo accendo, pensando che magari
ci parler dentro come fa sempre, in modo che io possa
capire cosa  successo, ma lei rimane seduta l sul letto, cos
ci rinuncio e cerco il libro dei francobolli. Passo oltre quello
della Romania e vado dritta verso il mio preferito: le Bermuda.
Lo tocco e fingo di toccare la sabbia bianca sotto la
palma che si curva nel sole. Se potessi scegliere un posto
per vivere, sceglierei le Bermuda.  cos bello, l, che non
pu accadere nulla di male, e scommetto che laggi hanno
perfino una legge che tiene lontane le persone come Richard.
E poi, con quei capelli castani cos sottili, la sua testa
si brucerebbe e le sue braccia, con tutte quelle vene che
sporgono, diventerebbero tutte rosse.
Guardo il letto e vedo Emma accucciata come una neonata
che aspetta di tornare nella pancia della mamma. Cerca
di farsi piccola piccola, stringendo le gambe al petto.
Io odio Richard.
La prima volta che Richard mi ha incontrato, mi ha dato
un colpetto sulla testa ed  passato oltre. Non me ne fregava
niente di lui, perch non sapevo che era venuto per
restare. Mamma aveva detto qualcosa: Devi essere gentile
con il mio nuovo amico, Perch non vai di sopra e ti
metti il prendisole che ti ho comprato l'anno scorso?, ma
non ci ho fatto caso, e poi era troppo tardi.
Un giorno Emma e io stavamo giocando sotto al portico
e lui  venuto con un barattolo pieno di chiodi. Ha spiegato
a mamma che servivano per fissare le tavole di legno
che si incurvavano e potevano ferirci i piedi quando andavamo
scalze. Bella forza. Potevo farlo anch'io. E poi, nessuno
si era mai fatto male ai piedi, da quando era morto pap,
quindi non riuscivo a capire il perch di tutte queste
storie. Ma Richard mi ha fatto l'occhiolino e ha detto che
serviva per evitare che la mia sorellina si facesse male.
Mamma ci ha lanciato un'occhiata e abbiamo dovuto dire:
Grazie signore, anche se l'occhiolino di Richard sembrava
fasullo come la mano sinistra del signor Brown, che suona
l'armonica fuori dal White's Drugstore ogni giorno.
Un giorno sono andata da White's con Richard perch
ce lo ha chiesto mamma. Era all'inizio, quando Richard le
faceva ancora dei favori.
Caroline, perch non vai con Richard, cos gli fai compagnia
ha detto mamma.
Io, per, credo che Richard non volesse compagnia, perch
non appena ci siamo allontanati dalla casa e mamma
non si vedeva pi, il sorriso  scomparso dalla sua faccia e
ha smesso di parlare.
Ciao piccola ha detto la signorina Mary da dietro il
bancone. Poi ha piegato la testa da una parte e ha borbottato
fra s, ma abbastanza forte perch potessi sentirla: Non
capisco perch vi danno tutti questi compiti a scuola. Sembrate
sempre tutti cos stanchi. Poi la sua testa  tornata diritta
e lei ha guardato dietro di me. Sono subito da lei ha detto a Richard.
Sono subito da lei... ha ripetuto lui, e da come l'ha detto
si capiva che lei aveva dimenticato qualcosa nella frase.
Sono subito da lei, signore ha precisato lei, abbassando
gli occhi sul suo lavoro. Richard vuole che tutti lo
chiamino signore, anche le persone che sono cos vecchie che potrebbero essere suoi nonni.
Le unghie della signorina Mary sono lunghe. Fanno tap-tap quando pigia i numeri sulla calcolatrice per vedere quanti
soldi le devi dare. A volte usa la gomma sulla punta della
matita che di solito tiene dietro l'orecchio sinistro, ma quello era il giorno delle unghie. La guardavo mentre preparava
il conto del signor Sugner della biblioteca, che  anche la
Societ Storica di Toast - se volete sapere qualcosa di Toast,
bisogna parlare con il signor Sugner. Tap-tip-tap.
Richard aveva la faccia di uno che s' preso un pestone
sul piede. Guardava la signorina Mary in cagnesco e spostava
il peso da una gamba all'altra, sbuffando, come se
fosse venuto qui per colpa del signor Sugner, e non perch
mamma aveva bisogno di cerotti e dentifricio. Quando ho
visto come guardava la signorina Mary, come se avesse un
brutto odore, ho provato una strana sensazione nella pancia,
cos sono andata a guardare le cartoline impolverate
che nessuno compra mai, anche se costano soltanto dieci
centesimi l'una. Non sono cartoline della nostra citt, ma
dello stato del Nord Carolina, con foto della sede del Congresso
e una citt chiamata Mount Airy.
Quando mi sono girata, Richard era scomparso. Ho controllato
perfino il corridoio dove sono esposti i pannolini e
altre cose morbide, ma senza fortuna.
Non  qui. La signorina Mary ha posato un'unghia
su un punto a sinistra del suo mento e ha grattato leggermente.
La sua bocca era piegata all'ingi e scuoteva la testa,
come se pensasse di lui esattamente quel che lui pensava di lei.
Dov'? ho chiesto. Mi ero girata solo un secondo.
Controlla ai cassonetti. Mi pare che abbia detto anche,
ma stava borbottando, quindi non posso esserne sicura:  l che finisce la spazzatura.
Signorina Mary? La voce del signor White ha tagliato
l'aria come una lama. Ci sono problemi, qui? Riesce a
sorridere a me e, allo stesso tempo, a parlare alla signorina
Mary con il tono di un maestro. E strano. Caroline, che ne
dici di scegliere una caramella? Aveva un vaso di vetro,
pieno di caramelle Mary Jane e Tootsie Rolls, minuscoli wafer
Necco e Hershey's. Il vetro era macchiato dalle ditate
dei bambini e il vaso era talmente colmo che, quando il signor
White lo ha inclinato, una caramella  caduta a terra.
La Mary Jane  rimasta a terra, e mi sembrava che gridasse:
Prendimi, prendimi!.
Mi dispiace, signore. Fissavo la caramella, mentre
parlavo, come se in questo modo potesse magicamente scartarsi
da sola e saltarmi in bocca. Non ho soldi con me.
Non essere sciocca... Ha sorriso ancora pi gentilmente.
...  un regalo. Prendi quel che vuoi. Ha detto queste
parole guardando la signorina Mary, anche se credo che
stesse parlando con me. Prima che potesse cambiare idea,
il mio braccio  scattato verso il pavimento, oltre il vecchio
vaso, e ha raccolto la Mary Jane.
La signorina Mary aveva da fare con la lampo della sua
divisa grigia con la scritta: White's Drugstore sul cuore.
A quanto pare tu e il tuo accompagnatore vi siete persi
di vista, vero? mi ha chiesto il signor White. Succede
sempre: la gente mi fa domande quando ho la bocca piena
e non posso rispondere. Il signor White, per, era molto
gentile e ha continuato a parlare fino a quando ha visto che
la mia bocca aveva smesso di masticare la caramella alle
arachidi. Oggi deve essere il mio giorno fortunato. Stavo
giusto pensando che mi servirebbe un aiutante in magazzino,
qualcuno che rimetta a posto le bottiglie, cose simili.
Ti piacerebbe darmi una mano, signorina?
Questa volta la domanda era perfettamente a tempo:
avevo appena finito di spiccicare la Mary Jane che era rimasta
attaccata ai denti di dietro con la lingua.
Sissignore, ma non so se posso.
Possiamo telefonare a tua madre e chiederle il permesso
ha detto lui.
Sissignore ho risposto. Non sapevo dove altro potevo
andare, visto che Richard mi aveva lasciato qui. Il signor
White  andato al telefono accanto al registratore di cassa
e ha composto il numero, senza neanche cercarlo prima -
questa  una citt piccola.
Libby? Dan White. Ha fatto una pausa, aspettando
che mamma lo salutasse. Poi si  schiarito la voce. Ehm,
non vorrei disturbarti, ma Caroline e io ci stavamo chiedendo
se posso tenerla qui con me oggi, per darmi una mano
al negozio. A quanto pare il suo accompagnatore aveva
delle, ehm, faccende urgenti da sbrigare, cos, se puoi fare
a meno di lei, ti sarei grato.
Un'altra pausa. Dalla sua faccia non si capiva quel che
mamma gli stava dicendo. Doveva essere stanco, perch teneva
gli occhi semichiusi e sembrava che ascoltasse con
molta attenzione la sua voce, come se dovesse memorizzare
le sue parole.
Non lo so ha detto, spostando lo sguardo su di me,
per qualche ragione, c'era un po' di fila, sono sicuro che
torner quando vedr che non c' pi tanta attesa.
Mi ha strizzato l'occhio e la sua voce ha ripreso un
tono normale.
Allora siamo d'accordo ha detto, schiarendosi ancora
una volta la gola. Terr Caroline con me fino alle cinque
e poi la riaccompagno a casa... Pausa. Oh no, nessun
disturbo, devo venire dalle vostre parti comunque, per far
visita ai Godsey. Pausa. Ci vediamo. Ciao.
Ho impiegato qualche secondo ad abituarmi al buio nel
magazzino: sembrava notte l dentro, rispetto a fuori. Il signor
White aveva ragione: c'era un macello. C'era a malapena
lo spazio perch si potesse arrivare dall'altra parte
della stanza. Gli scatoloni erano messi uno sull'altro e occupavano
tutto il pavimento.
Ecco cosa pensavo ha detto il signor White, alle mie
spalle, guardando gli scatoloni. Molti di questi scatoloni
sono vuoti o quasi. Dovresti aprirli, trovare quelli in cui ci
sono solo una o due bottiglie, prenderle e metterle su quello scaffale in basso, e poi schiacciare gli scatoloni. Guadagneremmo
un sacco di spazio.
Dove metto gli scatoloni vuoti?
Vieni con me, ti faccio vedere dove mettiamo la spazzatura.
Mi sono girata e ho seguito il signor White nel negozio
e poi fuori dalla porta sul retro che d su un piccolo posteggio.
In uno degli spazi c'era un cassonetto grande.
Puoi metterli qui, accanto al cassonetto.
Okay.
Sei sicura di volerlo fare?
Sissignore.
Allora va bene ha detto, battendomi sulla testa. La
mela non cade lontana dall'albero. Sei come tua madre.
Quando si mette in testa qualcosa, non cambia idea.  tornato
nel negozio, sorridendo.
Mi piaceva l'idea di mettere in ordine il magazzino. E
poi, in questo modo, Richard non avrebbe potuto accusarmi
di essere pigra.
Ho svuotato la maggior parte degli scatoloni. Le pile
erano alte quanto me. Il signor White aveva ragione: in alcuni
scatoloni c'era un'unica bottiglietta che aspettava soltanto
che qualcuno si ricordasse di lei. Non so quanto tempo
sia passato, ma quando ho schiacciato quindici scatole,
ho pensato che era il momento di portarle fuori al cassonetto.
Quando ho attraversato il negozio con il primo carico
sulle braccia, la signorina Mary stava pigiando i tasti della
calcolatrice per preparare il conto del signor Blackman. Ho
fatto avanti e indietro molte volte e alla fine ho portato fuori
tutte le scatole schiacciate.
Oddio ha detto il signor White, quando  entrato nel
magazzino, pi tardi. Spero di non aver combinato guai,
ma quando lo guardo la sua bocca aperta sorride. Un sorriso
vero, che arriva fino agli occhi. Che mi prenda un colpo.
Signorina Caroline Parker... sei assunta.
Sono assunta?
Signore?
Il lavoro  tuo, se lo vuoi mi ha detto, facendo scorrere
gli occhi sullo spazio che ho liberato. Adesso ci possono
stare due persone, una accanto all'altra. Non mi
ero reso conto di quanto avessi bisogno di te. Credi che
tua madre possa rinunciare a te un paio di volte alla settimana?
M... ma ho solo otto anni ho detto, e la mia faccia 
diventata tutta rossa, i bambini possono avere un lavoro?
Il signor White mi ha guardato come credo che mi guardasse
mio padre, e io non mi sentivo pi in imbarazzo. Ero
sollevata. Tesoro, dopo tutto quello che hai passato mi
ha detto con dolcezza, credo che ti farebbe bene un po' di
pausa, una volta tanto. Un posto dove rifugiarti. Hai capito
cosa intendo.
In quel momento ho capito che sapevo di cosa stava
parlando. Ho annuito e lui mi ha battuto sulla mano, poi si
 girato ed  tornato nel negozio.
La piccola Caroline Parker ha detto, pi fra s che a
me, la piccola signorina Caroline Parker.
Chiss cosa avrebbe detto Emma, non vedevo l'ora di
raccontarle cosa era successo. Forse il signor White l'avrebbe
lasciata venire a lavorare con me. Ha un brutto carattere,
ma  forte, questo  certo. Avremmo potuto portare
fuori un mucchio di scatole, lavorando insieme. Anche
a lei avrebbe fatto bene un po' di pausa, una volta ogni
tanto.
Dopo un po', il signor White  tornato.
Credo che possa bastare, per oggi ha detto, sorridendo
di nuovo. Faceva caldo, nel magazzino, e lui si 
asciugato la fronte lucida con un fazzoletto. Non capisco
perch le persone si tengono in tasca un fazzoletto sporco,
ma lo ha rimesso l, quando ha finito di usarlo.
Ho promesso a tua madre di riaccompagnarti a casa,
andiamo.
Sissignore ho mormorato, salendo sullo scatolone che
avevo appena finito di svuotare e di liberare dal nastro adesivo.
Il cartone si  appiattito come una frittella. Richard
avrebbe trovato la strada di casa, prima o poi. Sfortunatamente.
La macchina del signor White era pi calda del magazzino
e del Nido messi insieme, perch era rimasta sotto
il sole nel posteggio per tutto il giorno. Il sedile mi scottava
il sedere, cos mi sono sollevata un po', appoggiandomi
all'indietro sulle spalle, aspettando che si raffreddasse.
Non mi  parso che il signor White se ne accorgesse, per
fortuna.
Mentre uscivamo dal posteggio, ha cominciato a parlare.
La tua mamma era bellissima, quando era appena un
po' pi grande di te ha detto. Lo sai, vero, che siamo andati
a scuola insieme?
Sissignore ho risposto. Ho provato a sedermi, ma il
sedile era ancora rovente. Quando ero piccola, mi piaceva
guardare l'annuario della scuola di mamma. Sembrava una
stella del cinema e il signor White aveva ancora i capelli.
Era buffo, tutto vestito di nero. Aveva cercato di fare lo
sguardo da duro ma in realt era solo goffo. C'era un alone,
tutt'intorno alla testa della mamma, che la faceva assomigliare
a un angelo. Aveva i capelli lucenti, n castani n
biondi, e li aveva raccolti in una pettinatura vaporosa che
la faceva sembrare pi grande. Il suo sorriso era perfetto
ed  stato guardando quella foto, che ho scoperto che ha le
fossette. Altrimenti non lo avrei mai detto. Aveva gli occhi
grandi e luminosi e non c'era traccia delle rughe che segnano
il suo viso, adesso. Indossava le perle che aveva avuto
in prestito dalla nonna apposta per quella fotografia. La
famosa collana di perle. Ne ho sentito parlare cos tanto che
mi sembra di esserci stata anch'io, il giorno della foto quando,
pi tardi, mamma e pap erano usciti di nascosto dalla
scuola per baciarsi. Pap le teneva la testa fra le mani,
quando  uscito il preside e li ha sorpresi. Pap ha ritirato
le mani di scatto e la collana si  impigliata e si  rotta. Tutte
le perle sono cadute a terra e sono finite in un tombino.
La mamma le ha prese di santa ragione, quando  tornata
a casa.
Ti ha detto che siamo andati a scuola insieme? Il signor
White mi ha guardato, e per un istante aveva lo stesso
aspetto di allora.
Non mi ricordo. Lo sapevo e basta. Non volevo dirgli
dell'annuario. Probabilmente si sarebbe sentito imbarazzato
per via della foto.
Oh ha sospirato. Be', tutti i maschi erano innamorati
di lei, me compreso, devo ammettere. Ma a quell'epoca
non avevo abbastanza coraggio da riconoscerlo, tanto
meno per chiedere un appuntamento a tua madre. Nossignore
ha fischiato. Tuo padre s, invece, e, a dire la verit,
non so se l'ho mai perdonato per avermi soffiato Libby.
Mi ha strizzato l'occhio e io mi sono sentita sollevata,
perch non avrei sopportato che il signor White parlasse
male di pap.
Eravamo tutti gelosi di tuo padre ha continuato, annuendo.
Credevo che se ne sarebbero andati via, una volta
sposati, ma tua madre non ha voluto, nossignore...
Mentre parlava, sono scivolata gi, piano piano. Fiuuu,
che sollievo sedersi bene.
... si  impuntata e alla fine hanno messo radici e sono
rimasti.
Chiss perch, all'improvviso una nuvola  passata sul
viso del signor White, cos ho tenuto la bocca chiusa. In effetti
non avevo detto niente, fino ad allora, ma adesso sembrava
come se avessi dovuto dire qualcosa.
Come va la scuola? mi ha chiesto il signor White,
mentre svoltavamo sulla Route 5. Mancavano solo due minuti,
a casa, per fortuna non c'era molto tempo per quell'argomento.
Bene, grazie.
S? Mi fa piacere ha detto, facendo girare la sua enorme
automobile sul viottolo di terra che porta a casa nostra.
La sua macchina sembrava fuori posto.
Eccoci qua ha annunciato, cercando di fare la voce
allegra, ma la sua espressione era tutta sbagliata. Sono scesa
dalla macchina con un salto.
Grazie signor White gli ho detto.
Non c' di che ha risposto lui. Parla con tua madre
e dille di chiamarmi, quando avrete deciso i giorni nei quali
potrai tornare da me. Puoi venire quando vuoi, Caroline,
quando vuoi. Ha strizzato l'occhio un'altra volta e io ho
chiuso la portiera. Poi mi sono messa a correre verso casa
per trovare mamma ed Emma e raccontare loro della giornata
da White's.
Il signor White  come tutti qui a Toast, Nord Carolina.
Non gli  mai venuto in mente di andarsene, chiss perch.
Posso capire quelli della mia et, ma quando si  abbastanza
grandi per andarsene, perch mai si dovrebbe restare qui?
Mamma? ho gridato, ancor prima che la porta si chiudesse
alle mie spalle. Indovina!
Mamma era in cucina. Aveva una sigaretta in mano e
con l'altra mescolava qualcosa in una pentola sul fornello.
Mamma, il signor White mi ha dato un lavoro! Ho
svuotato e portato fuori tutte le scatole del magazzino e lui
ha detto che non era mai stato cos ordinato e pulito e mi
ha assunto su due piedi. Posso mangiare tutte le caramelle
che voglio. Mamma, ti prego, dimmi di s, ti prego.
Rallenta, per l'amor di Dio, piano ha detto la mamma,
girandosi verso il frigorifero e guardandoci dentro.
Vammi a prendere la melassa in dispensa, per favore.
Mamma, posso andare a lavorare l dopo la scuola?
Posso?
Prima vammi a prendere la melassa  scattata. Ci
devo pensare.
Perch non posso? Sar bellissimo. Guadagner i miei
soldi e potr mangiare tutte le caramelle che desidero. Ti
prego, mamma.
Mamma si  rimessa a mescolare con il cucchiaio di
legno, piano piano perch la pentola era talmente piena
che rischiava di straripare. Mi sono avvicinata, perch la
sentivo borbottare, ma adesso so che non devo pressarla
troppo, altrimenti fa esattamente il contrario di quel che
vorrei.
Impiegato... diceva. Credo. ... Trasloco.
Capisco solo qualche parola, sta pensando a qualcosa.
Mamma?
Maledetto figlio di puttana. Il cucchiaio di legno ha
accelerato, il contenuto della pentola stava per traboccare.
Sembrava che stesse parlando nel sonno, le sue parole non
avevano senso.
Mamma? Posso? Per favore?
Cosa? Si  girata, come se l'avessi interrotta nel bel
mezzo di una conversazione, tenendo il cucchiaio in mano
ma dimenticando, credo, che non era pi sopra la pentola.
La salsa rossa ha cominciato a gocciolare sul pavimento della
cucina, sembrava sangue. Splat. Guardo le gocce che si
allargano in piccoli cerchi. Splat.
Posso lavorare da White's? Splat.
Mi guardava, come se si fosse appena accorta che i jeans
del mese scorso non mi entravano pi.
Fino al trasloco? Ti prego.
Oh, accidenti, perch no? ha sospirato e si  girata
verso il sangue ribollente sul fornello.
Mi sono dimenticata e l'ho abbracciata da dietro, ero
cos contenta. Quando l'ho sentita irrigidirsi, ho ricordato
che non dovrei toccarla.
Vai ha borbottato nella pentola.
Sono salita di corsa al Nido per cercare Emma e dirle
le novit. Emma? Emma? Dove sei? Ho salito i gradini
due alla volta.
Quass grida lei.
Indovina un po'. Ho un lavoro al White's Drugstore e
posso mangiare tutte le caramelle che voglio ho detto in
fretta, perch sono senza fiato per aver salito le scale come
una furia.
Emma era sul letto con Mutsie, il suo peluche preferito.
Cosa?
Mi sono raddrizzata, riprendendo fiato. Il signor White?
Mi ha offerto un lavoro dopo che Richard mi ha lasciato
al negozio per andare non-so-dove.
Le ho raccontato tutto e, proprio come immaginavo, ha
fatto un'unica, ovvia domanda: Posso lavorare anch'io?.
Mi piace pensare che fosse perch voleva stare con me
e non qui tutta sola nel Nido, ma scommetto che le interessavano
le caramelle. Ma non ha importanza. Io ed Emma
siamo drogate di caramelle.
Scommetto che il signor White ti lascer venire a darmi
una mano le ho detto. E lo credevo davvero. Ha detto
che ha bisogno di tutto l'aiuto possibile. Quel magazzino
 pi disordinato di un aiuola d'inverno.
Ed ecco come abbiamo cominciato a lavorare al White's
Drugstore quasi tutti i giorni dopo la scuola.
...
.
...
CAPITOLO 4.
...
.
...
Immagino che non abbiate mai visto la Scatola dice la
signorina Mary, alzando lo sguardo su Emma e me dal suo
posto dietro al registratore di cassa. Posa il libro e toglie
gli occhiali per leggere. La signorina Mary  stata molto
gentile con noi, per tutta la settimana, ma non  una novit.
Ci batte sempre sulla testa, come se fossimo cuccioli
o qualcosa del genere. L'altro giorno ha perfino appuntato
delle barrette rosa che stanno nel cestino accanto alla
cassa nei capelli di Emma, una da ogni parte della faccia,
perch non le cadessero sugli occhi. La signorina Mary
non ha figli, credo che sia per questo che  contenta di
averci intorno.
Cos' la Scatola? vuole sapere Emma.
Oh be', la Scatola  una cosa che bisogna vederla per
crederci dice la signorina Mary, con un sorriso che spiana
le rughe sulla sua faccia.  spaventosa. Bisogna essere abbastanza
grandi anche per chiedere.
Noi siamo abbastanza grandi? le chiedo, ma Emma
parla insieme a me.
Dov'? domanda. Non  ancora entrata un'anima viva,
nel negozio, e sono gi le quattro del pomeriggio. Deve
essere per via del caldo,  cos forte che sembra che l'asfalto
sulla strada si stia sciogliendo.
Credevo che tutti sapessero della Scatola. La signorina
Mary si batte sulle gambe ed Emma si arrampica sul
suo grembo come non le ho mai visto fare con nessuno. 
da Dee, e i bambini entrano uno alla volta... se sono abbastanza
coraggiosi.
E poi? E poi? Vogliamo tutte e due che continui a parlarne.
Mi strofino le braccia perch ho la pelle d'oca.
Quanto  grande? Emma.
Un po' pi grande di una scatola da scarpe.
Cosa c' dentro? Io.
Nessuno lo sa.
Scommetto che ci sono caccole dice Emma. Ha appoggiato
la schiena contro il petto della signorina Mary, lasciando
ciondolare le gambe ai due lati delle sue. La signorina
Mary le stringe per farla stare pi comoda.
La signorina Mary scuote la testa. Qualunque cosa ci
sia, i bambini restano spaventati per anni mormora. Non
ho mai sentito di qualcuno che  stato capace di restare abbastanza
a lungo nella stanza, dopo aver aperto il coperchio,
da poter dire cosa c' di tanto orribile.
Dobbiamo vedere la scatola dico. Emma annuisce.
Non lo so dice la signorina Mary con un sorriso che
le fa venire un mucchio di rughe. Non so se siete in grado.
Certo che lo siamo. Emma si scosta dalla signorina
Mary per girarsi e guardarla in faccia. Assolutamente.
Siamo? le chiede la signorina Mary, come se intendesse
solo me. Sa che questo non far altro che convincere
Emma a partecipare, a qualunque costo.
Signorina Mary, se io vado viene anche la mia sorellina.
Lo sanno tutti.
Io non ho paura di niente annuisce Emma. E anche
questo  vero. Se la signorina Mary sapesse che sono io, la
fifona di noi due. Ho paura dei ragni, non oso neanche pensare
a quel che far quando sar nella stanza con la Scatola.
Ma devo vederla. Devo.
Dov' Ike? chiediamo contemporaneamente.
A Lowgap, vicino alla Testa risponde la signorina
Mary. Lowgap  un paese piccolissimo accanto a una montagna
che chiamano la Testa di Cumberland. Non so perch
la chiamino cos. Mamma dice che  per via della sua
forma, ma io non capisco di cosa parli... a me sembra uguale
a tutte le altre montagne del mondo, non somiglia per
niente a una testa. Lowgap  un brutto posto, perch c'
una foresta, accanto, con moltissimi alberi che schermano
il sole. Quando eravamo piccole, e ci andavamo, pensavo
sempre che il sole si fosse dimenticato di quel posto, tanto
era scuro. In una giornata come oggi, per, deve essere piacevole
e fresco da quelle parti. Tutto il sole sta sopra Toast.
Carrie, dobbiamo andare a Lowgap. Emma scende
con un salto dalle gambe della signorina Mary, che si liscia
con le mani il posto dove era seduta. Come facciamo?
Fammi pensare un minuto le dico, con voce seccata,
perch  quel che sono. So che dobbiamo andare a Lowgap,
ma non so come possiamo fare.
Be'... dice la signorina Mary, strascicando la voce, ho
un'amica dalle parti di Lowgap, in un posto cos piccolo
che non  nemmeno segnato sulle carte. Mi ha invitato tante
volte... forse potrei...
Per favore, portaci con te, signorina Mary. Le saltiamo
addosso nello stesso momento. Per favore, non ti disturberemo.
Emma le tira la camicia e io le afferro un braccio.
Lo alzo e lo abbasso, senza sapere perch.
La signorina Mary ride e quando lo fa la sua pancia si
ripiega e si estende, come se fosse un'altra bocca. Poi Emma
gioca la carta decisiva: si arrampica sulle gambe della
signorina Mary e l'abbraccia stretta.
Non mi scombinate mentre sto lavorando dice la signorina
Mary fra i capelli di Emma. Andate adesso, e lasciatemi
pensare al da farsi per un po'.
Ma  chiaro che ormai l'abbiamo convinta. Vedremo la
Scatola domani, dopo la scuola, quando verremo al lavoro.
 il giorno libero della signorina Mary, verr a prenderci
sul retro dopo che avremo chiesto al signor White di darci
il giorno libero "ZZ".  il codice della signorina Mary per
"zitti zitti".
Ecco che arriva Carrie il mostro! grida Tommy Bucksmith,
dall'altra parte della cartina geografica disegnata
sull'asfalto del cortile, a ricreazione. Come sta il tuo fidanzato
Charley? Faccio finta di non sentire.
Charley Narley  un tizio che tutti prendono in giro. Il
suo corpo  cresciuto, ma il suo cervello s' dimenticato di
seguirlo. Mamma dice che gli manca qualche rotella e dice
anche che in tutti i paesi c' un Charley Narley, ma io non
riesco proprio a crederci.  grande come un orso e si sa soltanto
il suo nome di battesimo, Charley. Molto tempo fa,
qualcuno ha cominciato a chiamarlo Charley Narley, per
via della rima, credo. Non si pettina mai e non si taglia neanche
i capelli, e sono tutti arruffati e sporchi. Quando cammini
per la strada, ti segue come un cucciolo e dice ad alta
voce quel che stai facendo. Va cos: ti avvicini al negozio di
scarpe Alamo Shoes e guardi la vetrina, e da dietro di te,
forte, senti: Adesso si ferma davanti alla vetrina. Guarda
le scarpe bianche. No, guarda quelle rosa. Poi ti rimetti a
camminare e senti: Cammina per la strada. Prende qualcosa
dalla tasca. Una gomma. Scarta la gomma. La mette
in bocca. Mastica. Cos. Non farebbe male a una mosca,
Charley Narley. Per prenderlo in giro, i ragazzini prima
camminano e lasciano che Charley li segua e si metta a parlare,
poi uno di loro scivola alle sue spalle e comincia a imitarlo.
Cos: Adesso Charley guarda Tommy. Rallenta.
Guarda Tommy. Parla. Charley si confonde e vuole mettersi
dietro a quello che sta parlando di lui, ma si confonde
ancora di pi e comincia a strillare, allora i ragazzini
scappano e lasciano Charley nei guai con lo sceriffo. Una
volta hanno riempito di sabbia una vecchia calza, come
quelle che le vecchiette si mettono per andare in chiesa, e
l'hanno nascosta fra i cespugli, in modo da farne sporgere
solo un pochino. Quando Charley Narley  passato di l, la
hanno mossa perch sembrasse un serpente e Charley si 
messo a gridare come una femmina, credendo che fosse vero.
La settimana scorsa si sono messi a tirargli degli oggetti,
come se fosse un bersaglio (dieci punti se la coca lo colpisce
al braccio destro!) e io ed Emma siamo uscite per cercare
di fare andare Charley da un'altra parte. Anche il signor
White  uscito, e ha detto ai ragazzi di filare, ma da
allora dicono che Charley Narley  il mio fidanzato e io non
lo sopporto.
Ma chiudi il becco borbotto fra me, pensando che
Darryl Becksdale sia troppo lontano per sentirmi.
Che dici? Oh - oh. Mi ha sentito. Stai difendendo il
tuo vero amore?
No.
E allora?
Pensi di essere tanto sveglio dico, senza neanche pensare
a cosa dire, invece non sai niente.
Ma va? dice lui, camminandomi accanto mentre vado
verso le doppie porte della scuola. Chiedimi quello che
vuoi. Scommetto che so la risposta. Vedi? Non ti viene in
mente niente! Inizia a ridere per finta. So che fa finta perch
la risata  pi rumorosa del normale e poi si guarda intorno
alla ricerca di un po' di pubblico.
Okay dico, appena prima di entrare dentro. Fa caldo
tanto quanto fuori, ma perlomeno non mi scotto la scriminatura
dei capelli. Sai della Scatola?
Per un secondo credo che sia confuso, perch non dice
niente, ma poi si riprende e borbotta: La Scatola non esiste,
scema.
Invece s.
Tu l'hai vista?
Non ancora rispondo e sorrido veramente, perch
penso che io sar in grado di vederla fra cinque ore e ventidue
minuti.
Sei una bugiarda dice lui, e si allontana verso i suoi
amici, che stanno costruendo un ponte con le carte e si danno
un mucchio di arie.
Signor White? Ho le mani sudate, e non per via del
caldo.
S, Caroline dice lui, mettendo gi il blocco di moduli
per gli ordinativi. Cosa posso fare per te?
Ehm... Mi schiarisco la gola. Forse cos ci sar un po'
pi di spazio per fare passare le parole. Mi stavo chiedendo...
S? dice.
Ecco, se va bene per lei, signore... Tossisco di nuovo.
... Io ed Emma vorremmo il pomeriggio libero. Abbiamo
lavorato moltissimo ieri. Abbiamo allineato tutte le bottiglie
sul davanti degli scaffali come ci ha detto e siamo arrivati
alla M, anche se lei ha detto che fino alla G bastava,
cos, se pu fare a meno di noi, lo apprezzeremmo molto...
D'accordo dice lui, senza neanche lasciarmi finire.
Riprende il suo blocco come se l'argomento fosse chiuso
e io odio doverlo riaffrontare per domandargli di non dirlo a nessuno, anche perch il pensiero di chiedere a un
grande di mantenere un segreto mi imbarazza, ma so che
lo devo fare.
Ehm...
S? Mi guarda tutto serio da sopra le lenti
a mezzaluna che ha sul naso.
Mi stavo chiedendo se pu evitare di parlarne.
Cosa ho detto? Certo che pu! Non  un bambino piccolo,
per l'amor di Dio. Stupida, stupida io.
Vedo che sta pensando e mi sento bruciare il viso. Sono
sicura che si  offeso perch l'ho trattato come un bambino
piccolo. Poi mormora: Credo di s. Fiuuu.
Grazie, signore dico, e sono quasi fuori dalla porta
quando mi chiama.
Oh, Caroline...
Mi giro e lo vedo che mi sorride, proprio come nella foto
del liceo. S, signore?
Fai attenzione dice, la Scatola  la cosa pi spaventosa
che vedrai mai.
Lo sa! Ci avr sentite ieri? Esco dalla porta all'indietro,
inciampando, mentre cerco di risolvere la questione, ma
poi vedo la vecchia macchina arrugginita e rumorosa che
la signorina Mary prende in prestito per venire in citt. Si
ferma vicino a me. Ha i finestrini alzati, per trattenere all'interno
quel po' di frescura che esce dall'unica ventola che
funziona. Corro per prendere il posto davanti prima che lo
faccia Emma e dimentico tutto del signor White e di come
ha fatto a venire a sapere della Scatola.
Emma, io sono la pi grande, hai capito? Abbiamo
afferrato entrambe la maniglia della porta anteriore e ci
spintoniamo per salire. Nella macchina di mamma mi metto
dietro perch lei se la prende sempre con Emma, ma questo
 diverso. Emma riceve gi un sacco di attenzioni dalla
signorina Mary, adesso tocca a me. E poi, sono stata io a
chiedere al signor White il permesso di andare.
Em-ma! Infilo la spalla fra la sua testa e la portiera,
ma lei  forte, perch ha picchiato tanti bambini dopo la
scuola, e non intende cedere senza lottare. La signorina
Mary mette un piede fuori dalla macchina e si sporge, mezza
seduta e mezza in piedi, verso di noi. Farete meglio a
salire prima che cambi idea dice.
Ci infiliamo in macchina come fulmini. L'aria fredda
mi fa rabbrividire, ma mi passa subito.
Allora? Siete pronte per la Scatola? chiede la signorina
Mary mentre esce dal parcheggio e comincia a guidare
sulla strada principale che porta fuori da Toast.
 viva o morta? vuole sapere Emma.
Non cominciate a farmi tutte queste domande. Non 
un quiz. Vedo la met di sopra della faccia della signorina
Mary nello specchietto retrovisore rotto. Ci sta guardando,
e intorno ai suoi occhi ci sono un sacco di rughe,
perch sorride. Una volta ho sentito che una ruga d'espressione
sulla faccia di una persona vecchia significa che
quella persona ha aggrottato la fronte centomila volte. Se
vale anche per i sorrisi, significa che la signorina Mary 
stata felice tutta la vita, perch ha un milione di linee agli
angoli di ciascun occhio.
Dicci solo se  viva o morta insiste Emma.
Non lo so mormora la signorina Mary. Si ferma alla
luce gialla lampeggiante che segnala l'incrocio, per evitare
che i camion, che corrono velocissimi attraverso Toast, verso
posti pi grandi e pi belli, ti finiscano addosso. Oggi
non ce ne sono, cos la signorina Mary attraversa piano l'incrocio
e si infila sulla statale verso Lowgap.
Scommetto che  una testa mozzata dice Emma.
Scommetto che  una lingua di maiale osservo io.
Pap mangiava la lingua... lo sapevi?
Scommetto che  sangue insiste Emma, senza badare
alla piccola informazione su pap che le ho dato. Male
per lei.
Non  cos spaventoso dico. Tutti abbiamo visto il
sangue, no? Nessuno scapperebbe da una stanza per una
scatola piena di sangue.
Ti dico che sono caccole ribatte Emma, incrociando
le braccia e raddrizzandosi per vedere la strada. Non capisco
perch, visto che non c' niente da vedere.
,E se Dee non ci lascia vedere la Scatola?  la cosa che
mi preoccupa di pi. Se dice che non siamo abbastanza
grandi?
Vi far entrare dice la signorina Mary.
Quant' grande? chiede Emma.
Te l'ha gi detto. Faccio girare gli occhi, anche se mamma
dice sempre di non farlo.  come una scatola di scarpe,
uffa.
La signorina Mary ci ammonisce: Se cominciate a litigare
il viaggio si allungher moltissimo, quindi smettetela.
Non ha senso, perch litigare non pu aumentare la distanza
fra due posti, ma non voglio dirlo alla signorina
Mary. Siamo cos fortunati che la sua amica abiti vicino a
Lowgap.
Ben presto arriviamo sulla strada principale di Lowgap.
La citt in ascesa! c' scritto su un cartello, subito prima
che comincino i negozi. A me, per, non sembra tanto
in ascesa, perch non ci sono molti posti aperti. Alcuni hanno
la vetrina talmente impolverata che sembra che siano
stati chiusi per mille anni. La signorina Mary si ferma accanto
al marciapiedi davanti a una vetrina con la scritta: Dot's Kountry Kafaye.
Immagino che abbiate fame quanto me dice, frugando
nella borsetta sul sedile accanto a lei. Prende un rossetto
e si solleva un po' per potersi guardare nello specchietto
mentre lo mette. Non ha le piccole rughe da fumatore
intorno alle labbra come mamma e cos il rossetto resta
al suo posto. La domenica sembra che le labbra di mamma
sanguinino. La signorina Mary rimette a posto il cappuccio
e butta il rossetto dentro la borsa.
Sar meglio che mettiate qualcosa sotto i denti, prima
che lo stomaco vi si annodi del tutto per questa storia della Scatola.
Alla parola Scatola perdo completamente l'appetito. Fino
a un attimo fa avevo fame, perch non sono riuscita a
mangiare, ieri sera, anche se mamma ha fatto focaccine con
salsa di carne, il mio piatto preferito.
Dot's Kountry Kafaye  uguale al Mickey's Country Kitchen
di Toast. C' un banco dove si pu guardare mentre
preparano da mangiare e dei tavolini divisi da spar se
preferisci la sorpresa. Io preferisco il banco, e fortunatamente
 l che andiamo. Gli sgabelli di Dot's girano per intero.
Da Mickey fanno solo mezzo giro.
La signorina Mary dice che possiamo ordinare una cosa
da dividere, visto che paga lei e non noi, e cos decidiamo
di prendere un hot dog.
Tutto compreso? domanda la cameriera.
S grazie dico io.
State andando da Ike? vuole sapere la cameriera, dopo
aver fissato la nostra ordinazione su un alberello di metallo
su un tavolo fra la cucina e il ristorante.
Sissignora.
Me l'aspettavo. Annuisce, tutta seria come il signor
White. Buona fortuna aggiunge, e dal modo in cui lo dice
capisco che non riuscir a mandare gi granch della
mia parte di hot dog. Che ne dite di una coca e un piattino
di noccioline? Offre la casa, visto che non avete mai visto
la Scatola dice la cameriera, cercando di fare la voce allegra.
Ci raddrizziamo e facciamo un giro completo con lo
sgabello. Noccioline e coca! La cosa migliore dell'universo.
Scommetto che riesco a farci cadere la prima dice Emma,
ad alta voce.
Proviamo dico io. E perdo.
La prima nocciolina che cade nella coca cola fa un sacco
di bollicine.  come un esperimento di scienze: la schiuma
sale fino al bordo del bicchiere e poi, altrettanto in fretta,
ricade gi. Le altre noccioline vanno a fondo e basta, per
danno alla coca un gusto speciale, decisamente meglio della coca da sola.
Ecco qua. La cameriera spinge l'hot dog davanti a
noi. C' pure un sottaceto, accanto.
Mangio la mia parte, ma poi il mio stomaco si annoda
e capisco che potrei vomitare, cos chiedo di poter andare
al gabinetto prima di uscire.
Ma certo, zuccherino dice la cameriera. Te lo apro
subito. Prende una chiave con un portachiavi di legno da
dietro al registratore di cassa e mi fa un cenno con la testa,
che significa che devo seguirla. Oltrepassiamo la cucina e
l'odore mi procura un attacco di nausea. Oh - oh. La cameriera
apre la porta appena in tempo. Corro al gabinetto
e mi ci piego sopra. Vomito l'hot dog e la coca.
Sento che la porta si chiude dietro di me, e dopo un attimo,
prima che possa prendere la carta igienica per ripulirmi,
sento bussare e la voce della signorina Mary che dice:
Tutto bene, piccola?.
Non posso rispondere perch sto ancora cercando di
prendere fiato, ma lei non aspetta ed entra. Mi accarezza la
schiena e poi sento le sue mani fresche che mi sfiorano la
fronte, mi scostano i capelli dalla faccia e li sollevano dal
collo.  cos bello che resto piegata in avanti, anche se non
ne ho pi bisogno.
Ho esagerato con questa storia della Scatola dice. Parla
dolcemente, come se si rivolgesse a un uccellino. Non
ci pensare pi. Andiamo a casa, se vuoi. Ci fermiamo solo
a casa della mia amica per salutarla e poi torniamo...
No! Per favore, no dico, girandomi a guardarla. Mi
pulisce il mento con un fazzoletto che ha preso dalla borsa.
Ha lo stesso odore della signorina Mary: fiori e sapone
liquido. Sto bene adesso, davvero. Per favore, devo vedere
la Scatola. Devo vederla.
Ma sei cos tesa da star male, piccola.
No, non  vero. Lo giuro. Sto bene. Per favore.
Trattengo il respiro finch mormora: Va bene. Aggrotta
la fronte, mentre lo dice. Ma non credo pi che sia
una buona idea. Ci andiamo solo un momento a dare un'occhiata.
Le getto le braccia al collo senza pensare, come facevo
con pap quando tornava a casa da un viaggio. Grazie
sussurro contro il suo petto. I suoi vestiti hanno un odore
cos buono. Sento che ha posato la mano sulla mia testa, e
per un momento penso che niente pu andare storto. Non
se c' la signorina Mary da abbracciare.
Il negozio di Dee  a poche porte di distanza da Dot's,
ma  pi discosto dalla strada. Credo che sia perch cos
possono avere un portico, davanti, con delle sedie a dondolo
e una sedia normale, senza sedile. Bisogna avere un
sedere molto grande per non cadere attraverso, se ci si siede
sopra. C' un uomo vecchio seduto su una delle sedie a
dondolo. Fissa diritto davanti a s, come se aspettasse qualcuno
che lo porti da qualche parte, ma quando ci avviciniamo
gira la testa e ho l'impressione che stesse dormendo
con gli occhi aperti. Oltre la porta a zanzariera c' un
piccolo ventilatore che si gira da una parte e dall'altra, ma
non resta fermo in nessun posto abbastanza a lungo da rinfrescare.
Accanto al registratore di cassa ci sono vasi di bastoncini
di zucchero di tutti i colori. Un intero vaso di quelli
rossi (i miei preferiti) e un altro vaso intero di quelli viola
(i preferiti di Emma). Ce ne sono una decina in tutto. Dietro
ci sono un sacco di bottiglie, come da White's, ma per
il resto c' la stessa merce che si trova da Feed-n-Plow, a
Toast: barili di granaglie, rastrelli, sacchi di iuta pieni di farina
che hanno perso un po' del loro contenuto sicch il pavimento
intorno  coperto di fine polvere bianca. Non so
cosa ci sia pi indietro, perch  buio, ma scommetto che 
pi fresco, perch non ci batte il sole come qui davanti alla porta.
Emma mi prende la mano e io faccio finta di non accorgermene
perch lei  molto orgogliosa e si allontanerebbe
se la guardassi mentre ha paura.
Allora, cosa posso fare per voi? chiede l'uomo dietro
al bancone. Potrebbe essere il gemello del vecchio seduto
di fuori nella sedia a dondolo, ma le bretelle della sua tuta
sono agganciate tutte e due e la sua camicia sembra pi pulita.
Inoltre i suoi capelli sono pettinati e meno grigi.
La signorina Mary stava guardando il tavolo con i libri
di cucina e trasale al suono della voce dell'uomo. Noto che
stava sfogliando un libro intitolato Dolce Sapore di Paradiso.
Siamo qui per la Scatola. Guarda verso me ed Emma
e dice la Scatola in un tono di voce pi basso, come se fosse
un segreto solo fra loro due.
L'uomo annuisce come un predicatore in chiesa la domenica,
quando la gente si alza per confessare i propri peccati
ad alta voce davanti a tutti. Con quel cenno della testa
fa capire che lui sa da sempre che hanno peccato.
Capisco dice. Quanti anni hai, signorina? mi chiede.
Forse crede che Emma rester qui, che entrer solo io.
Ho otto anni e mia sorella ne ha sei, ma  coraggiosa
e vuole vedere anche lei dichiaro.
L'uomo guarda la signorina Mary che gli sussurra qualcosa,
come se stesse prendendo le parti di Emma, che sembra
molto pi piccola di sei anni. L'uomo guarda in alto e
poi in basso, mentre la signorina Mary sussurra e poi le risponde,
sussurrando anche lui, e credo che raggiungano un accordo.
Cos volete entrare insieme, giusto? chiede, dopo aver
pensato un po', grattandosi il mento.
Sissignore rispondiamo insieme.
Credo che sia possibile. Vado sul retro e annuncio che
state arrivando dice, pulendosi le mani sul grembiule che
tiene legato in vita. Oltrepassa un frigorifero, dove credo
debba esserci carne, visto che il grembiule dell'uomo  macchiato
di rosso. O forse  sangue dalla Scatola!
Ho tanta paura bisbiglio a Emma. Lei mi stringe la
mano pi forte. Non so se riesco a muovere le gambe per
arrivare l.
La signorina Mary si abbassa per guardarci negli occhi.
Se avete cambiato idea possiamo andarcene anche subito.
Scuoto la testa e guardo dietro di lei l'uomo che  tornato
nel negozio e ci fa cenno con le braccia che dobbiamo
andare verso il retro, come per risparmiargli la fatica di arrivare
fin da noi.
Allora d'accordo. La signorina Mary si raddrizza e
ci batte sulla testa. Buona fortuna, bambine. Rester sempre
qui, avete capito?
Non ricordo come ho fatto a fare il primo passo sul pavimento
polveroso, ma in qualche modo mi ritrovo a camminare
verso una porta di legno tra gli scaffali che riempiono
tutto il muro posteriore del negozio. Facciamo piccoli
passi, per, perch la porta  sempre lontana, anche se
ci muoviamo.
Oh Signore prego, rendici forti.
La stretta di Emma sulla mia mano si fa pi forte e non
so pi se sono io a sudare o lei.
L'uomo non sorride pi. Tiene la porta aperta per farci
entrare e ha un'espressione molto seria, come se avessimo
fatto qualcosa di sbagliato. In effetti stiamo camminando
verso di lui come se fossimo colpevoli di qualcosa.
Quando arriviamo alla porta, dice: Allora, bambine,
siete sicure di essere pronte per la Scatola?.
La mia bocca  asciutta perch l'ho tenuta aperta, senza
rendermene conto, cos posso solo annuire. Con la coda
dell'occhio vedo che Emma fa lo stesso.
Sposto lo sguardo dal suo viso alla stanza buia e vedo
tre figure in piedi attorno a un tavolo con una tovaglia a
scacchi rossi e bianchi, come quella per il picnic che usavamo
con pap. I miei occhi non si sono ancora abituati alla
penombra, ma mi sembra che uno degli uomini sia il vecchio
del portico. C' fumo, l dentro, e sul retro vedo un tavolino
per giocare a carte e una sigaretta accesa posata sul
bordo di un posacenere. Uno degli altri uomini porta gli
occhiali, ma mi accorgo che hanno un vetro solo.
Ed eccola l. La Scatola. Al centro della tovaglia a scacchi
bianchi e rossi. Ha forma rettangolare ed  color grigio
scuro, con un coperchio che aderisce perfettamente. Nessuno
ci rivolge la parola. Stanno in piedi accanto alla Scatola,
aspettando che una di noi vada ad aprirla.
Con qualche altro piccolo passo arriviamo accanto al
tavolo e so che toccher a me aprirla. Se non avessi vomitato
da Dot's lo farei adesso. Meno male che mi sono liberata
prima. Lascio la mano di Emma e mi asciugo il sudore
sui blue jeans. Inspiro, espiro e allungo il braccio, fino a
pochi centimetri dal bordo della scatola.
Sobbalzo quando uno degli uomini dice: Avanti, forza,
e il mio cuore martella ancora pi in fretta.
Lo faccio. Raggiungo... il bordo... del coperchio... e lo
sollevo... piano... solo un pochino, pochissimo, quando una
scossa elettrica mi attraversa, cos veloce e violenta che grido,
lascio il coperchio e corro, senza aspettare Emma, oltre
l'uomo sulla soglia, sfuggendo alle risate che sento dietro
di me nella stanza piena di fumo, attraverso il negozio, e
mi lancio fra le braccia della signorina Mary, aggrappandomi
con tutta la mia forza. Emma ci raggiunge in un batter
d'occhio, e cerca di aggrapparsi alla signorina Mary. Lei
ci sospinge verso la porta. La sua voce sopra le nostre teste
dice: Grazie signore, e dal suo tono sembra che... stia sorridendo.
Possibile?
La Scatola fa onore alla propria fama, dopotutto dice
all'uomo della cassa, che le sta aprendo la portiera della
macchina. Vedo i suoi stivali impolverati accanto alle
scarpe della signorina Mary, che sembrano di due numeri
troppo piccoli per i suoi piedi.
Guidi con prudenza dice lui, chiudendo la portiera
dopo che ci siamo sedute sul sedile posteriore, stringendoci l'una all'altra.
Non so ancora cosa ci fosse dentro quell'orribile scatola.
So solo che  la cosa pi spaventosa che io abbia mai visto, in tutto il mondo.
...
.
...
CAPITOLO 5.
...
.
...
 il giorno del trasloco. Sono di pessimo umore. Emma ha
impacchettato la maggior parte delle nostre cose perch io
mi rifiuto di partecipare al trasloco. A lei invece non importa.
 una bambina ordinata, per la sua et. Tiene i suoi
libri illustrati e le figurine in una piccola pila accanto al letto,
tutto quel che deve fare  sollevare le cose cos come sono
e infilarle nella scatola che mamma ci ha dato. Io sono
quella disordinata. Le mie cose sono come mucche sparse
in un prato: testarde e difficili da radunare. Non appena
Emma pensa di aver raccolto tutto, ecco che salta fuori qualcos'altro,
sulle scale o sul materasso, dove stanno i cuscini.
L'album di francobolli  l'ultima cosa che andr nella
scatola, perch lo sto esaminando in questo momento, cercando
di memorizzare l'ordine dei paesi, per distrarmi dal trasloco.
Da qualche tempo, mamma dice che questo trasloco 
un'impresa balorda. Non so cosa significa, un'impresa balorda.
Dal modo in cui lo dice a Richard, sembra come se
volesse mettersi dalla mia parte, ma quando le domando
cosa vuol dire, mi caccia via senza rispondere. In questi
giorni ha a malapena tempo per me ed Emma.  tutta concentrata
sulle difficolt di far traslocare una famiglia di quattro
persone. Ha detto che quando ci saremo trasferiti non
andremo in una scuola nuova e io non so cosa pensare di
questa notizia. Penso di essere contenta, perch significa
che non ci saranno pi le torture di Sonny o gli sbuffi di
Mary Sellers, ma non capisco dove mamma ci voglia mandare
a studiare. Stavo facendo dei progressi nella lettura.
Emma cominciava a fare le addizioni e le sottrazioni, ma
senza la scuola dimenticher tutto e dovr contare io per
lei. Mamma vuole che la pianti di parlarne, ma io ho otto
anni - i bambini di otto anni devono andare a scuola:  il
nostro lavoro, per l'amor del cielo. E poi, nella nuova scuola,
avrei potuto essere popolare, per la prima volta nella
mia vita. Nessuno avrebbe saputo che vengo presa in giro,
nella scuola di adesso, e mi stavo esercitando nel raccontare
una storia credibile, tipo che mi hanno eletta la bambina
pi popolare della terza elementare. Se avessero saputo
una cosa cos, nella scuola nuova, avrebbero fatto a
gara per diventare miei amici. Sembra che a Emma non importi
di non tornare a scuola. Il motivo, come vi ho detto,
 che lei  un tipo figo, e ai tipi fighi non frega niente di quel
che pensa l'altra gente.  questo che li rende fighi.
Carrie, Emma. Mamma chiama dal piano di sotto.
Scendete, abbiamo delle commissioni da fare.
Okay rispondo io per tutte e due. Emma  molto silenziosa,
ultimamente, e io credo che abbia a che fare con
Richard e il fatto che lui si chiude in una stanza con lei. 
come se avessero un segreto, e io sono esclusa. Richard sembra
tutto contento di questo segreto, Emma invece non pare
tanto felice di mantenerlo. E una bambina leale, per,
perch non lo ha raccontato neanche a me, e io sono la persona
che le  pi vicina in tutto l'universo. Ma lei  sempre
stata brava a mantenere i segreti. Non dice mai niente a nessuno.
Un'altra ragione per cui ha un esercito di amici.
Perch ci mettete tanto? La voce di mamma comincia a essere seccata.
Okay, okay dice Emma, e scendiamo le scale della
soffitta e poi quelle che portano in cucina, il quartier generale
di mamma.
Dobbiamo andare a prendere degli altri scatoloni, mettetevi
le ciabattine borbotta lei.
Riesco a malapena a ricordare com'era la mamma prima
che Richard la facesse a pezzi. Una volta, che ero andata
da Cash-n-Carry per prendere una stecca di sigarette
per lei, il signor Appleton in persona mi ha detto di salutarla
da parte sua. Non  una cosa strana, in una citt come
la nostra, ma  stato il modo in cui l'ha detto, tutto sorridente
come se loro due avessero qualcosa insieme, che mi ha colpito.
In macchina salgo dietro, anche se mamma dice che sono
abbastanza grande da sedermi davanti con lei. Ma non
voglio che Emma si senta tagliata fuori, cos mi siedo accanto a lei.
 marted, penso che da Harold's abbiano finito di
svuotare gli scatoloni con le consegne dice mamma.
Harold's  la cartoleria, gi in citt. Ogni luned ricevono le risme
di carta, cos ci andiamo subito, perch le scatole sono pulite e non puzzano.
Tombola mormora mamma, accostandosi a una pila
di scatoloni di cartone schiacciati accanto al cassonetto sul
retro. Anch'io sono contenta. Avanti dice.
Scendiamo dalla macchina, abbassiamo il sedile di dietro
della station wagon e cominciamo a caricare le scatole,
che sono sempre pi pesanti di quel che sembrano, quando
le sollevi. Ne conto tredici piccole e mi intristisco perch
mamma ha detto che tredici era il numero preferito di
pap. Il suo numero fortunato. Nostro padre non passava
mai sotto una scala e si gettava il sale dietro la spalla se si
versava dalla saliera, ma non si teneva alla larga dal tredici,
che tutti dicono sia sfortunato. Mamma dice che era pieno di contraddizioni.
Andiamo borbotta, mentre risaliamo in macchina,
e andiamo al mercato. Il posto peggiore per prendere scatoloni
che io possa immaginare. Perch mai si dovrebbero
mettere le proprie cose dentro uno scatolone umidiccio
che puzza di zucchine? Una volta l'ho detto a mamma
e allora lei mi ha chiamato principessina, e ha dato a
noi lo scatolone con scritto melanzane, per dispetto. Cos
sto zitta, come Emma. Da come mi guarda, capisco che
anche lei spera che mamma ci dia uno scatolone di Harold's per le ultime cose.
Al mercato mamma posteggia ed entra. Torno subito.
Anche io ed Emma scendiamo, e diamo un'occhiata fra
le cose ammassate intorno al cassonetto. Non  una buona
giornata, per gli scatoloni. Prima di tutto, molti hanno la
parte di sopra e di sotto strappata e in alcuni degli altri i
lembi non si toccano, cos se ci si mette dentro qualcosa, cade subito fuori.
Odio gli scatoloni del mercato dice Emma.  la prima volta che apre bocca, oggi.
Anch'io rispondo.
Vorrei che potessimo scappare e basta aggiunge lei e
io sto quasi per perdere l'equilibrio per la sorpresa.
Perch no? dico, tutta eccitata perch Emma  tornata
dalla mia parte. Finalmente, un segreto con mia sorella, come ai vecchi tempi!
Ci troveranno sospira lei, lui ci trover, e sar peggio di adesso.
E se andiamo da qualche parte dove non ci possono
trovare? le chiedo in fretta, perch voglio organizzare la
cosa prima che mamma torni. Possiamo andare dovunque,
non saprebbero nemmeno dove cominciare a cercarci.
Ma Emma scuote la testa. I suoi capelli sono sempre arruffati,
adesso. Mamma dice che devono esserci addirittura
tane di topi, l in mezzo, ma Emma non vuole che la pettini
e nemmeno che li tagli, cos temo che resteranno cos
ancora per un po'.
S invece dice, ci troverebbero di sicuro. I grandi farebbero
la spia e loro ci verrebbero a prendere.
In quel momento, prima che io possa cercare ancora di
convincerla, mamma esce dalla porta sul retro, quella che
usano i ragazzi delle consegne. Non ci guarda neanche.
Salite ordina, anche se non abbiamo ancora caricato
neanche uno schifoso scatolone in macchina. La sua voce
 dura e bassa, quasi come quella di un uomo. Mette in moto
la macchina e manda su di giri il motore molto forte. Emma
e io ci guardiamo e ci affrettiamo a salire prima che se
la prenda con noi.
Mamma non ha acceso la radio della macchina. Brutto
segno. Mamma non guida mai con la radio spenta. Anche
se siamo nel bel mezzo del nulla, e non si sente altro che
parole incomprensibili, la tiene accesa.
Non arrivo a capire come pensa che io debba fare la
spesa bofonchia, arrabbiata. Non ce la faccio pi.
Arriviamo a casa e quando la macchina si ferma le nuvole
di polvere continuano a fluttuare in avanti, come se
pensassero che la macchina le seguir.
Mentre noi scendiamo, mamma entra in casa sbattendo
la porta dietro di s e gridando: Richard, Richard? Dove
sei, figlio di puttana?.
Emma e io scarichiamo tutte le scatole dal portabagagli
e le impiliamo ordinatamente accanto alla porta della
cucina, ma non entriamo. Non se ne parla neanche.
Emma si gira e comincia a camminare verso il prato e
io la seguo.
Ehi, aspettami grido. Quando vuole mi pu lasciare
indietro senza problemi. Forse ha questo in mente, oggi.
Sono senza fiato quando la raggiungo a un'estremit
del prato. Le tife ci graffiano le gambe e le zecche cercano
di saltarci addosso, cos andiamo ancora avanti e raggiungiamo
una macchia di erba pi bassa.
Dovremmo farlo dico, facciamolo e basta. Prima del
trasloco. Ci sono un milione di posti dove possiamo nasconderci
e dovranno traslocare senza di noi. Richard deve
cominciare a lavorare luned, e dovranno rinunciare a
cercarci.
Emma mi guarda un secondo, poi comincia a giocherellare
con un filo d'erba fra le dita sporche. So che mi sta
ascoltando.
Dico sul serio,  una buona idea e tu lo sai insisto.
Possiamo andare via venerd, non si accorgeranno della
nostra fuga fino a sabato, ci cercheranno domenica e poi
dovranno andarsene. A Richard non importer e mamma
decider di tornare a cercarci pi tardi, e allora ce ne saremo
andate da un pezzo.
Emma sta guardando l'albero che sta dalla parte opposta
a dove siamo sedute. Ci arrampichiamo spesso su
quell'albero, conosciamo ogni ramo, ogni nodo. Sappiamo
dove mettere i piedi. Possiamo arrampicarci perfino con le
ciabatte.
Non se ne parla dice.
Perch? chiedo.
Perch dice.
Perch perch? insisto.
Non sembra che hai due anni pi di me osserva.
E con questo che vuoi dire? mi arrabbio io.
Voglio dire che non possiamo farlo. Se c' una cosa che
i genitori detestano  quando i figli scappano da casa. Lui
ci uccider. Mi guarda. Ci uccider.
 seria come un attacco di cuore, come dice sempre
mamma. Non la capisco.  stata lei a cominciare a parlare
di scappare. Devo convincerla, costi quel che costi, e la prima
cosa che far, quando avremo lasciato la citt da sole,
 pettinarle i capelli. Sono cos belli quando sono in ordine,
morbidi e lucidi come petali di una violetta gialla. Le
piaceva, quando la pettinavo, so che le piacer di nuovo,
prima o poi.
All'improvviso si alza e comincia a camminare verso
la casa.
Resta qui dico, ma lei continua a camminare, cos la
seguo. Di nuovo.
Restiamo in ascolto davanti alla porta della cucina ma
non sentiamo nulla, cos l'apriamo con cautela, per non
farla cigolare. L'apriamo solo quel che basta per passare,
ci sfiliamo le ciabatte e attraversiamo la cucina a piedi nudi,
piano piano come se camminassimo sui vetri rotti. Apro
le braccia per mantenere l'equilibrio, ma Emma non ne ha
bisogno. Al piano di sopra sentiamo Richard e mamma che
litigano urlando. Un botto. Il suono di mamma che colpisce
il pavimento. Sembra che ci impieghiamo un'eternit
a passare davanti alla loro porta, ma finalmente raggiungiamo
il Nido.
Cosa fai? chiedo.
A te cosa sembra? risponde lei, come se non avessimo
appena fatto quel discorso nel prato.
Tira fuori delle cose dalla scatola che ha riempito ieri
sera e dispone la roba in pile ordinate sul letto. Credo che
faremo a modo mio.
Cos vado a prendere i miei vestiti, e scelgo solo le cose
che mi piace indossare, non le cose che mamma mi compra
da White Elephant, che tutti chiamano il negozio dell'ospedale
perch i soldi che guadagnano vanno all'ospedale,
come se fosse un bel posto e non un posto brutto e
vecchio dove ti pungono con gli spilli. Quei vestiti puzzano,
ancor prima di arrivare a casa, e quando le dico che non
mi piacciono le cose che compra in quel negozio puzzolente,
mamma mi chiama principessina e me li fa mettere
per dispetto. Cos li lascio nella scatola e prendo quelli che
la nonna mi ha mandato dal negozio di Asheville e li metto
accanto ai vestiti di Emma sul letto.
Non ci diciamo niente. Prendiamo e ripieghiamo e scegliamo
in silenzio e presto abbiamo vestiti a sufficienza per
almeno una settimana.
Vado a prendere la borsa grande dice, come se non
ci fosse bisogno di spiegazioni. In effetti non ce n' bisogno,
perch alla fine stiamo scappando.
Vado a prendere l'album di francobolli dal suo posto
accanto al ventilatore nella finestra e lo metto in cima alla
nostra roba. Non posso credere che lo faremo veramente.
Pensavo che avrei dovuto fare molta pi fatica per convincerla.
Emma torna e cominciamo a mettere le nostre cose nel
borsone. Non  cos pieno come quando lo prepara mamma,
ma noi non siamo forti come lei e dobbiamo per forza
tenerlo pi leggero, se dobbiamo mettere una certa distanza
fra noi e la vita che ci tiene prigioniere.
Ecco qua dice lei, proprio come fa mamma quando
si aggancia la cintura di sicurezza dopo essere uscita dalla
banca il giorno di paga. Mamma  sempre contenta quando
esce dalla banca il giorno di paga, dopo aver incassato
l'assegno di Richard.
Quando andiamo? le chiedo, immaginando che lei
abbia gi pensato a tutto, e che sia inutile fare il capo.
Stanotte sussurra, quando si saranno addormentati.
So che dovrei essere contenta, ma all'improvviso mi
sento come quella volta che Tommy Bucksmith mi ha colpito
di proposito con il pallone. Non riesco a respirare bene.
Emma, invece, ha un aspetto migliore di quello che ha
avuto ultimamente. Devo essere coraggiosa per lei. Almeno in apparenza.
Cosa far mamma senza di noi? chiedo.
Cosa far con noi dice lei.
Ormai  deciso, al cento per cento: scapperemo, e nessuno potr fermarci.
...
.
...
CAPITOLO 6.
...
.
...
Shh dico a Emma. Fa troppo rumore, considerando che dovrebbe
essere addormentata. Sono le due del mattino, e siamo
gi in ritardo perch ci siamo addormentate tutte e due
e ci siamo svegliate soltanto cinque minuti fa.
Emma saltella con una gamba nei jeans e l'altra fuori,
cercando di mantenere l'equilibrio e facendo ancora pi rumore.
Vestirsi al buio  molto pi difficile di quanto pensassimo.
Per fortuna ci eravamo organizzate prima e abbiamo
lasciato fuori quel che ci serviva per scappare.
Shh dico di nuovo.
Quando siamo vestite, andiamo in punta di piedi a
prendere il borsone, che abbiamo nascosto sotto la coperta.
Sapevamo che mamma non sarebbe salita quass, ha
smesso di farlo da un pezzo, ma volevamo stare tranquille,
cos abbiamo messo la coperta sopra al borsone e l'abbiamo
spinto dietro alle scatole in un angolo della stanza.
Prendi il manico bisbiglio a Emma e lei lo prende e
si accuccia per sollevarlo meglio, come le ho mostrato prima
di andare a letto.
Il borsone sembra molto pi pesante di qualche ora fa,
non so perch. Non diciamo niente ad alta voce, perch
mamma ha il sonno leggero, ma io penso: Dio, Ti prego, fai
che non ci cada il borsone. Se lo lasciamo cadere siamo fritte.
Ti prego Dio.
Guardo Emma. C' buio, ma un raggio di luna le colpisce
la faccia e vedo che sta aspettando che io le faccia un
cenno, come le avevo detto che avrei fatto non appena avessi
avuto una buona presa sul borsone. Annuisco e andiamo
verso la scala. All'improvviso capisco che  troppo ripida.
Non riusciremo mai a scendere con il borsone tenendolo
a questo modo. E poi le mie mani cominciano a sudare,
per via del nervosismo e il borsone mi sta scivolando.
Piego le ginocchia e spero che Emma si accorga che lo
sto posando. Fiuuu, per fortuna mi vede. Posiamo il borsone
in silenzio e lo fissiamo, come se, in questo modo, potesse
diventare pi leggero. Ma  impossibile, cos lo apro
e comincio a tirare fuori delle cose. Non vedo bene, ma dopo
un po' provo a sollevarlo ed  come se qualcuno l'avesse
toccato con una bacchetta magica e avesse esaudito il nostro
desiderio. Lo richiudo, faccio di nuovo un cenno a Emma
e riproviamo.
Scendiamo un gradino alla volta, senza far rumore.
Adesso siamo in una zona pericolosa, proprio fuori dalla
stanza di mamma e Richard. Ascolto molto attentamente e
mi sembra di sentire Richard russare, cos faccio di nuovo
un cenno a Emma e questa volta lei mi vede bene, perch
la finestra sul pianerottolo  grande e fa passare pi luce
lunare. Adesso viene il difficile, perch i gradini sono di legno
vecchio e a volte scricchiolano quando meno te lo aspetti...
di solito quando non vuoi che lo facciano. E infatti, sul
primo gradino sento il temuto crrriiiicc.  cos forte che sembra
la sirena da stadio che Richard una volta ha fatto suonare
accanto alla mia testa, pensando che sarebbe stato divertente
vedermi sobbalzare. Emma si blocca e aspettiamo
tutte e due di sentire se il russare cessa. La porta resta chiusa,
e anche se non sento Richard, immagino che sia profondamente
addormentato. Stasera il coperchio del bidone
della spazzatura ha cigolato sette volte, credo che sia un
bene per noi. Facciamo altri tre gradini e va tutto bene. Ma
poi, al gradino numero cinque, eccolo di nuovo. Crrriiiicc.
Non  cos forte, questa volta, ma ci fermiamo e dentro di
me prego: per favore Dio, non farli svegliare.
Questa volta  Emma a farmi un cenno, perch  pi in
alto, e riesce a vedere che la porta della camera da letto 
chiusa. Riprendo a scendere. Altri tre gradini e raggiungiamo
la fine della scala. Ce l'abbiamo quasi fatta. Adesso
dobbiamo preoccuparci della porta, perch la parte con la
zanzariera pu sbattere, se non si fa attenzione. Giro la maniglia,
prima di tirare la porta, e adesso soltanto una vecchia
zanzariera arrugginita ci separa dalla libert. Faccio
scorrere il chiavistello e apro al rallentatore. No, pi piano
ancora. Apro la porta cos piano che sembra che non si muova
nemmeno. Sto molto attenta e cos riesco ad aprirla, senza
rumore. Fiuuu.
Usciamo ed Emma la richiude pianissimo, proprio come
me.  molto difficile muoversi piano con un borsone.
Quando sar grande, non avr mai un borsone,  troppo
complicato da trasportare, secondo me.
Dopo che Emma ha chiuso la porta, ci fermiamo a guardare
il viottolo polveroso dove Richard posteggia il furgone.
Davanti a noi vediamo il resto della nostra vita.
Probabilmente alle Bermuda non diventa mai buio cos.
Devo sforzare moltissimo gli occhi per vedere da che
parte andare, tanto che dimentico quanto ero stanca, pochi
minuti fa. Non ho neanche fame, ed  un bene, perch non
abbiamo portato niente da mangiare con noi, a parte un barattolo
mezzo vuoto di burro d'arachidi che ho preso all'ultimo
momento.
Tutto dorme intorno a noi. Non si sente neanche il frusciare
delle foglie che si sente di giorno, forse stanno risparmiando
le energie per domani. Domani. Cosa faremo
domani? A Emma non ho detto niente, ma sono un po'
preoccupata. Non so dove potremo nasconderci quando
spunter il sole. Non ci muoviamo cos in fretta come pensavo,
non credo che riusciremo ad arrivare alla stazione degli
autobus per prendere il bus delle sei per Raleigh.
Dovremo passare al piano B, ma non ho pensato a un vero piano
B, ci sto pensando adesso.
Pensi che ci troveranno? domanda Emma.
No dico, anche se non sono tanto sicura.
Bene dice, e continua a camminare.
Ehi, Em mormoro.
Eh?
Come mai hai cambiato idea?
Sto morendo di curiosit da quando ieri  rientrata dal
prato e ha cominciato a fare la valigia, ma avevo paura di
parlare, temendo che Richard potesse sentirci.
Non lo so dice, ma non le credo.
Camminiamo un altro po'.
Dopo aver camminato a lungo in silenzio, il borsone
diventa molto pesante.
Quando arriviamo al capannone lo posiamo un momento
propongo.
Il capannone, davanti a noi, sembra pi alto che durante
il giorno. Il tetto spiovente si staglia contro il cielo nero,
come la casa della strega nei nostri libri illustrati. Lasciamo
cadere la borsa a terra, davanti alle porte con le tavole
incrociate di legno bianco. Fa un tonfo forte, come se
ci fosse un corpo morto, dentro. Sembrava proprio questo,
un corpo morto.
 cos pesante dice Emma, strofinandosi le braccia.
Allora mi viene un'idea.
Ehi, Em. E se non portassimo il borsone?
 solo un'idea, penso fra me. Ci serviranno i vestiti che
ci sono dentro, non credo che mi dir di s. E poi abbiamo
solo quattordici dollari e trentotto centesimi, comprare vestiti
nuovi  fuori questione, anche se andassimo al White
Elephant. Cosa che non faremo, garantito.
Non possiamo restare senza vestiti dice lei. Ha ragione.
Ma ci rallenta dico, con quella che mamma chiama
la mia voce tentatrice. Almeno credo che la chiami cos. Oh
Dio, sto gi dimenticando le cose che dice mamma.
Lo so ammette lei, e dal modo in cui piega la testa capisco
che sta guardando il borsone per decidere cosa fare.
Ci sono! Prendiamo i vestiti di cui abbiamo bisogno e
li indossiamo sopra gli altri, cos non dovremo portare niente
dico.
S! dice lei.
Cos ci siamo messe addosso un mucchio di roba. Sono
tutta sudata, ed Emma sembra grassa.
Per  stata la migliore decisione che potessimo prendere.
 bellissimo non dover portare niente a parte il burro
d'arachidi e l'album di francobolli e io so che nessuno
va mai nel vecchio capannone, cos non troveranno il borsone
che abbiamo lasciato. Non subito, perlomeno. E allora
saremo gi lontane.
Vorrei aver portato anche un elastico, per, perch i
miei capelli lunghi mi danno davvero fastidio. Mi fanno
caldo sul collo, cerco di farmi venire in mente un modo
per legarli. Davanti a me vedo le lunghe braccia di un salice
piangente e penso che posso usare uno dei ramoscelli
pi sottili che sfiorano il terreno, come dita che suonano
il piano.
Aspetta un momento dico a Emma e muovo un rametto
avanti e indietro, per spezzarlo. Non  facile, perch
 ancora verde e non si vuole rompere, ma va bene, perch
quando finalmente lo spezzo e lo giro intorno ai capelli, io
riesco a fare una coda di cavallo perfetta. Ho gi pi fresco.
Hai paura? mi chiede Emma. Prima che possa risponderle,
sento la sua manina che prende la mia.
No mento. Le stringo la mano, perch capisca che 
giusto che sia io la coraggiosa, per una volta. Per non mi
sento tanto coraggiosa. Perlomeno non adesso, al buio, cos
lontana dal Nido. Oh Signore, cosa faremo?
Mentre aspetto un segno di Dio che ci dica cosa fare,
camminiamo. E camminiamo. E camminiamo
Emma mi ha lasciato la mano da un pezzo e mi segue,
so che  molto stanca. La fattoria dei Godsey  tre volte pi
lontana del lancio di un sasso, ci nasconderemo l. Quando
eravamo pi piccole, mamma ci ha portate con s, una
volta che  andata a trovare la signora Godsey per parlare
di una cosa che la faceva arrabbiare da morire. Abbiamo
giocato fuori, mentre loro parlavano dentro casa. Non sentivamo
niente di quel che dicevano, ma dal modo in cui
mamma ci ha detto di non disturbare, ho pensato che si
trattasse di questioni di soldi. Siccome le faccende di soldi
sono noiosissime, non m'importava niente di capirci qualcosa.
Ero contenta perch Emma aveva trovato una buca
sotto al portico, che era abbastanza grande perch ci potessimo
entrare. Spero che a nessuno sia venuto in mente
di sistemare quella buca, visto che  il nostro nascondiglio
sicuro per quando sorger il sole. Potremmo perfino dormire
un po', se non c' nessuno in vista.
Ehi Em dico, mamma odia ancora i Godsey, giusto?
Non lo so risponde lei, penso di s.
Perfetto dico. Mamma non verr a cercarci alla fattoria
dei Godsey, cos avremo tutto il giorno per pensare al
da farsi.
Non siamo lontani, per fortuna, visto che sembra che
il sole stia per sorgere. Scommetto che i fratelli Godsey dovranno
andare a lavorare nei campi, oggi, probabilmente
si alzeranno presto. I fratelli Godsey hanno le mani nere e
appiccicose per met dell'anno, per via di tutto il tabacco
che maneggiano. Sembra che non si lavino mai.
Ci fermiamo, cercando di trovare il punto dov'era la
buca, sperando che ci sia ancora.
Hanno ancora quel cane? sussurro a Emma.
Come faccio a saperlo? sibila lei.
Sto solo chiedendo. Se hanno ancora quel cane farai
meglio a prepararti a correre, perch abbaiando sveglier
tutta la casa.
Emma  irritabile perch ha dormito poco. A me non
succede perch sono pi grande.
Nessuna traccia del cane. Come si chiamava quel cane,
a proposito? Non lo ricordo. Era un nome stupido, un nome
inventato da un bambino, tipo Spot, Buddy o qualcosa
del genere.
Vado verso la sinistra del portico, che sembra sgangherato
come l'ultima volta che siamo stati qui, ed eccola,
la buca  l. Solo che sembra pi piccola dell'altra volta.
Cosa  successo alla buca? chiede Emma piano.
Non  successo niente alla buca dico, siamo soltanto
cresciute noi. Per credo che ci entriamo lo stesso. Stai a
guardare, vado prima io.
Mi devo fare coraggio, per scendere per prima. Probabilmente
ci sono milioni di ragni e bruchi, l sotto, e non
bruchetti carini e morbidi, ma quelli con le scaglie che hanno
mille piedi per venirti addosso velocissimamente. Devo
andare per prima, per, perch Emma si comporta in
modo strano. Non sono abituata a vederla cos, devo darmi
da fare, come ci dice sempre Richard.
Mi inginocchio davanti alla grata di legno che chiude
un lato del portico. Il legno incrociato forma dei disegni
geometrici e scende un po' coprendo la buca per met. Il
sole spunter da un momento all'altro, cos infilo in fretta
la testa nella buca, ma le mie spalle si incastrano nei dentelli
del legno. Vorrei dire le parolacce, perch questo  il
momento giusto per farlo, ma per fortuna non le dico, perch
se dicessi la parola con la C, adesso, come vorrei, qualcuno
potrebbe sentire. Se ci sentono ci trovano, e se ci trovano
dovremo tornare a casa. Se torniamo a casa, Richard
ci uccide.
Mi giro e cerco di avanzare un po', ma  come se il portico
non volesse lasciarmi passare.
Provo io sussurra Emma. Tiro fuori la testa e mi accuccio
da una parte per lasciarla provare. Cos' stato? Oh
accidenti, deve essere il cane.
Sbrigati le dico, avanti.
Anche lei lo sente e spinge l'altra spalla sotto la maledetta
grata di legno. Sento un suono sopra la mia testa. 
una specie di ticchettio: zampe sul legno!
Presto! dico.
Tira dentro le gambe e adesso  il mio turno.  incredibile
come si diventa veloci quando si ha paura di essere
presi. Infilo il braccio e una spalla per primi, come se volessi
prendere qualcosa su uno scaffale, e poi la testa - a
malapena, sento il legno graffiarmi la guancia - e finalmente
passa anche l'altra spalla, senza problemi. Appena in tempo,
perch adesso il cane abbaia a squarciagola e sento passi
che si affrettano verso la porta per farlo uscire.
Sotto al portico cerco a tentoni dei sassi, pi grandi sono
meglio . Li accumulo davanti all'apertura della buca,
cos quando il cane uscir non potr infilarsi da noi. Emma
si sfila il maglione e lo appallottola per chiudere la buca,
ma  un'idea stupida.
Non farlo dico, prendendolo e gettandolo dietro di
me. Pietre le bisbiglio, ma  troppo tardi.
Il chiavistello della porta scatta e ci irrigidiamo. Il cane
esce come un proiettile e scende le scale abbaiando, come se
avesse visto un fantasma. Probabilmente  proprio quello che
pensa che siamo. Deve averci visto dalla finestra.
Sentendolo scendere dalla scala, io ed Emma ci schiacciamo
nell'angolo pi lontano di sotto-al-portico. Lo chiamo
cos.  come dietro-al-divano. Ho voglia di dirlo a Emma.
Spero di non parlare ad alta voce, per, senza rendermene
conto come faccio a scuola, perch se lo faccio siamo
fritte.
Stiamo in silenzio, senza muoverci, come se avessimo
dimenticato di respirare. Cerco di ricordare quant' grande
quel cane. Con tutte le pietre che ci abbiamo messo, l'apertura
non  molto grande. Da come abbaia sembra un cane
grosso, spero che lo sia, perch cos non ci passer mai.
Mi sembra che sia rimasto sulle scale. Stringo forte forte
Emma, come lei fa con me. Adesso lo sentiamo abbaiare
pi lontano. Emma piega la testa per parlarmi all'orecchio.
Non voglio tornare a casa, sai dice, mai.
Dal modo in cui mi guarda, capisco che probabilmente
mi picchierebbe, se le dicessi di tornare indietro con me.
Non che lo farei, beninteso. Ma diciamo che decido di tornare
a casa. Scommetto che Emma non verrebbe, nemmeno
con me. Non sembra giusto, per. Nella maggior parte
delle famiglie sono i bambini pi piccoli a seguire i pi grandi,
invece da noi  sempre Emma ad andare avanti. A parte
questa volta, sotto questo portico. Credo che abbiamo
paura tutte e due di essere prese. Non riesco a immaginare
cosa farebbe la signora Godsey se il cane ci stanasse da
qui sotto.
A proposito del cane, non lo sento pi. O ci sta cercando
da qualche altra parte oppure  un pigrone.
Credo che se ne sia andato dico a Emma. Le sussurro
all'orecchio, per sicurezza.
Neanche un minuto dopo sentiamo scattare ancora il
chiavistello e il suono di qualcosa di metallico sul legno sopra
le nostre teste. Dall'odore capisco che hanno messo fuori
la scodella col cibo per il cane. Ma neanche questo attira
Buddy o Spot o come accidenti si chiama. Mi preoccupo:
dov' quel cane?
Caroline? La voce di Emma mi procura un brivido
lungo la schiena. Non mi chiama mai col mio nome intero.
Sono sempre e soltanto Carrie per lei.
Piano, cos piano che sembra che non mi sto movendo,
mi giro a guardare nella stessa direzione di Emma, e capisco
perch il cane non  andato a mangiare la sua colazione.
Buddy Spot  accovacciato dall'altra parte della grata
di legno e ci fissa come se fosse sul punto di saltarci addosso,
come se fossimo conigli. Oh Dio. Ti prego, Dio.
Emma e io smettiamo di respirare nello stesso istante,
come se sapessimo tutte e due che, se muoviamo un muscolo,
siamo fritte.  quell'ora della mattina in cui il giorno
non ha ancora deciso come sar - soleggiato o nebbioso,
allegro o triste - quindi non posso saperlo con certezza,
ma sono quasi sicura di vedere del fumo che esce dal naso
di Buddy Spot. Come nei cartoni della domenica mattina.
Lo fissiamo, come se fosse una gara. Oddio, credo di stare
per starnutire. Oh Signore, non farmi starnutire. Se starnutisco
 finita per noi. Devo chiudere gli occhi, ecco. Li
strizzer fortissimo, cos... e forse non starnutir cos forte.
Stringo, stringo... oh Signore... sta... funzionando. Mi  passata!
Fiuuu.
In quel momento, tutti e tre giriamo la testa verso l'alto,
al suono di passi che passano bum bum bum sul pavimento
di legno del portico. Buddy Spot ci guarda e poi
guarda di nuovo il portico e sembra che si stia chiedendo
se deve stanarci o no. Oh Dio. Vuole abbaiare, lo so. Emma
conficca le unghie sporche ancora pi profondamente nella
mia spalla, e io ho la nausea.
Bum. Oh Dio. Bum. Ti prego Buddy Spot, penso, vai via.
Bum. Buono Buddy Spot. Bum. Bravo cane.
Il cane si alza, si scuote la polvere dalla pelliccia e trotterella
verso la scala per farsi accarezzare. La mano che lo
tocca sembra attaccata a niente perch le scale non fanno
vedere la parte di sopra del corpo che sta vicinissimo a noi.
Buddy Spot  il mio cane preferito.  meglio di Lassie. Non
vedo l'ora di accarezzarlo anch'io, per ringraziarlo di non
averci fatto scoprire.
Il modo in cui Buddy Spot, scodinzolando, segue la mano,
mi fa sentire all'improvviso la mancanza di mamma.
Chiss cosa far quando scoprir che non ci siamo pi. Chiss
se Emma dice proprio sul serio, che non vuole tornare
mai pi. Mai  moltissimo tempo. E se quando sar grande,
e avr un bambino suo, vorr mostrarlo a mamma? Non
torner nemmeno allora? E se la dovessero arrestare e le dicessero
che l'unico modo per uscire di prigione  tornare a
casa dalla sua mamma? Nemmeno allora torner? E se avesse
un terribile incidente e non potesse pi usare le braccia
e qualcuno dovesse occuparsi continuamente di lei e imboccarla
di pappina come i neonati, chi altri potrebbe farlo
se non mamma? Forse lo farei io. Ma se io fossi morta?
Non tornerebbe a casa?
Il sedere mi fa male, perch siamo sedute per terra. C'
puzza. E sto morendo di fame. Emma pu resistere senza
mangiare, io no. Ho bisogno di mangiare qualcosa. Mi manca
mamma. Capisco che Emma non ne senta la mancanza
quanto me, perch mamma non  tanto gentile con lei, ma
a me manca gi tantissimo.
Adesso  mattina. Sembra strano, visto che non abbiamo
dormito. Di certo Richard  pronto per andare avanti,
adesso. Io ed Emma, invece, non andiamo avanti, ce ne andiamo
via.
Emma mi lascia la spalla e io vedo quattro mezzelune
incise nella mia pelle, che mostrano quanto avesse paura
mia sorella. Anche lei le guarda, poi distoglie lo sguardo,
come se dopotutto non avesse tanto bisogno di me. Ma sappiamo
tutti e due che non  cos.
Adesso che facciamo? le sussurro. Sono stanca di essere
il capo.
Emma si stringe nelle spalle e continua a guardare attraverso
la grata di legno, come se la risposta fosse l fuori.
Oh oh la sento dire fra s e guardando fuori lo vedo,
dall'altra parte della grata di legno, fuori portata. Il barattolo
di burro d'arachidi. Deve essermi caduto quando abbiamo
sentito il cane e ci siamo infilate quaggi.
Dobbiamo riprenderlo dice Emma. Io continuo a fissare
il barattolo, come se per magia potessi farlo arrivare
qui da noi. Se qualcuno lo vede siamo morte.
Prima che io possa dire o fare qualunque cosa, Emma
 gi vicina all'apertura della buca e comincia a spostare le
pietre.
E se torna il cane? bisbiglio.
Non torna, secondo me risponde lei, facendo scivolare
fuori le spalle e allungandosi per prendere quel benedetto
barattolo.
Presto dico.
Tombola mormora lei, tornando vicina a me. Svita
il coperchio e tiene il barattolo in modo che io possa prenderne
una ditata. Il burro di arachidi non  mai stato cos
buono.
Mentre cerco di spiccicarlo dal palato con la lingua, Emma
conta sulle dita.
Scommetto che siamo state via sette ore dice. Sono
le sette, non credi? Annuisco, perch anch'io avevo
pensato alla stessa ora. Sto morendo di fame aggiunge.
Io ho appena messo in bocca la terza ditata di burro
d'arachidi, cos non posso aprirla, ma le porgo il barattolo,
perch possa prenderne anche lei. Emma scuote la
testa.
Perch? riesco a chiederle, con la bocca piena di
burro di arachidi. Non capisco. Quando mamma ci prepara
i sandwich con burro d'arachidi e gelatina, noi li
apriamo, Emma prende la fetta di pane con la gelatina e
io quello con il burro di arachidi, ma non avrei mai pensato
che preferisse morire di fame, piuttosto che mangiare
burro di arachidi.
Poi Emma fa una cosa che non avrei mai immaginato
che potesse fare. Torna vicino al mucchio di pietre, le sposta,
fa scivolare fuori prima le spalle e poi le gambe e scompare
su per le scale del portico. Cos. Io resto con il barattolo
di burro d'arachidi in mano e la bocca ancora piena, e
non riesco neanche a respirare per quanto sono nervosa.
Non fa nessun rumore, ma io so che sta salendo le scale in
punta di piedi. Quel che vuole fare  incredibile. Prima che
possa avvicinarmi all'apertura per salvarla da uno dei Godsey,
la vedo comparire dietro la grata di legno. Non riesco
a credere ai miei occhi. La scodella piena di cibo per cani!
La posa dentro alla buca, poi entra e risistema le pietre contro
l'apertura.
Cosa ca-vo-lo credi di fare? le chiedo. La mia voce
adesso  chiara perch il burro di arachidi si  sciolto nella
mia bocca. Era stanco di aspettare che lo masticassi e lo buttassi
gi.
Cosa credi che stia facendo? dice, proprio come ha
fatto qualche ora fa quando ha svuotato la sua scatola nel
Nido. Poi, con la mano, raccoglie un po' dei bocconcini.
Non li annusa nemmeno, prima di assaggiarli. Li mangia,
come se fosse gelato in un giorno di agosto. Resto seduta a
guardarla, domandandomi come sia possibile che questa
bambina che mangia cibo per cani sia mia sorella, quando
sentiamo, sopra di noi, la porta che si apre e il suono di ciabatte.
Ci immobilizziamo.
Emma non mastica e io non respiro.
Passo uno... tchik. Passo due... tchak. Passo tre... tchik.
Temo che me la far addosso. Passo quattro... tchak. Oh Dio.
Passo cinque... tchik. La scala  finita.
 la signora Godsey. Porca l'oca. Dalla direzione dei
suoi piedi sembra che debba allontanarsi dalla casa, e dentro
la mia testa prego che sia cos, ma il buco che ho nella
pancia mi dice che non  cos. Oh Dio.
Dov' quella maledetta scodella dice ad alta voce, anche
se non c' nessuno. Poi i suoi piedi girano da una parte
della scala del portico. Siamo cos vicine che posso vedere
lo smalto scheggiato sulle dita dei suoi piedi. I suoi
piedi girano verso l'altra parte della scala.
Oh Dio, siamo fritte. Adesso lo so.
Cammina verso di noi. Tchik. Tchak. Tchik. Tchak.
Cosa diavolo...? borbotta fra s mentre si abbassa e
la vediamo accucciarsi a pochi centimetri da noi e cercare
di prendere qualcosa. Indossa una vestaglia come quella di
mamma, ma la sua non  rovinata,  nuova di zecca. Ci sono
dei fiori, sopra, ma non come quelli che crescono sul bordo
della strada. Sono violetti, gialli e rossi. So che si fa fare
i capelli al salone di bellezza di Luanne, che non  un vero
salone di bellezza ma semplicemente una stanza accanto
alla cucina di Luanne, con un casco asciugacapelli e un lavello.
Mamma dice che la signora Godsey  cos vanitosa
che  gelosa del proprio specchio. Ha sempre il rossetto sulle
labbra ma adesso, forse perch  ancora mattina presto,
non ne ha. Per non importa,  sempre carina. Cosa sta
guardando, perch non va via?
Oh. Mio Dio. Il mio album di francobolli! Nel momento
in cui lo vedo, la signora Godsey gira la testa e ci vede.
Cosa diavolo? dice ad alta voce. Chi c'? Si stringe
la vestaglia intorno al collo, ma non ce n' bisogno, perch
 chiusa con la zip per tutta la lunghezza.
Emma si stringe a me e io penso che sta accadendo davvero.
Non  un film alla tele.
Chi c'? Billy, sei tu l sotto? Vieni fuori immediatamente.
Emma si stringe ancora di pi a me e io risento quello
che mi ha detto, non tanto tempo fa: Non torno pi.
Mi senti, ragazzino? Vieni subito fuori da l.
La signora Godsey si  raddrizzata e riusciamo a vedere
solo i suoi piedi e un pochino delle sue gambe, ma 
sempre l e non credo che andr via.
Conto fino a tre, e se non sarai uscito ti striglier cos
tanto che i tuoi amici ti prenderanno per un nero. Uno...
dice, battendo a terra col piede destro - no,  al contrario,
 il sinistro. Anche con la ciabatta fa un suono proprio da
grande. Due.
Mi chino in avanti per strisciare verso l'apertura ma
Emma mi tiene la caviglia e non posso muovermi tanto.
Tre! Nel momento in cui lo dice, si accuccia di nuovo
e comincia a togliere i sassi dall'apertura della buca, e
prima che io possa tirarmi indietro il suo braccio  dentro
e le sue dita mi hanno afferrato.
Vieni subito qui!
Emma mi lascia la caviglia e io vengo trascinata fuori
da cinque dita fino all'imboccatura della buca. Sa che mi
deve lasciare, perch possa passare, e io esco, dopo aver inspirato
a fondo per farmi coraggio.
Non riesco a vedere il suo viso, mentre esco, ma
immagino che sia sorpresa. Per una che pensa di vedere uscire
un Billy da sotto al portico, vedere una Caroline deve essere
una sorpresa.
Dio del cielo mormora lei. Quando alzo gli occhi vedo
che si stringe la vestaglia ancora pi forte intorno al collo.
In nome di Dio, sei la figlia di Libby Culver? Lo chiede
arricciando il naso, come se puzzassi. Poi torna a guardare
sotto al portico. C' nessun altro l sotto con te?
Che faccio? Le dico di s e rischio che tiri fuori anche
Emma, o mento e dico di essere sola e lascio che Emma vada
via senza di me? Oh accidenti, che faccio?
Rispondi, ragazzina.
Ehm... Ma prima che io possa dire una parola vedo
che la signora Godsey sta di nuovo guardando nel buco.
Non aspetter la mia risposta. Oh, Emma.
Sono sola! esclamo, ma  troppo tardi. Emma si  affacciata
e guarda fuori.
Mi sento gelare. La signora Godsey non dice niente, ma
io so che  cattiva e arrabbiata e non  una bella combinazione.
Non so se pensare io a una bella punizione o se  meglio
lasciar fare alla mamma dice. Non riesco a guardare Emma.
So che sta aspettando l'occasione per fuggire e non so se
riuscirei a seguirla, in questo momento. Sono stanca, e il burro
di arachidi non sta fermo un momento nel mio stomaco.
Avanti, andiamo a telefonare dice la signora Godsey.
Non ce n' bisogno, signora Godsey, ce ne andiamo
dice Emma, con una voce che non riconosco.
Ma davvero? chiede lei, cercando di rendere la sua
voce stridula come quella di Emma.
Sissignora, andiamo subito a casa dice Emma, stavamo
solo giocando a nascondino.
A nascondino?
Non ci creder mai.
Sissignora dice la voce stridula, ma adesso abbiamo
finito e torniamo a casa. Ci scusi per il disturbo.
Dov' la scodella del mio cane? La signora Godsey
china in avanti il suo corpo grasso per guardare sotto la scala
del portico.
Non lo so mente Emma. E si mette a correre. La signora
Godsey rimane ferma a fissarla e scappo anch'io. Siamo
di nuovo libere.
Pensavo di non riuscire a correre, ma non appena comincio
mi dimentico di quanto sono stanca, cos continuiamo
a correre fino a quando la fattoria dei Godsey scompare
alla vista. Emma si ferma. Ha il fiatone, cos tanto che
sembra che stia ancora correndo.
Oh mio Dio, credevo che fosse finita ansimo io, mentre
cerco di riprendere fiato.
Anche... Io...  talmente affannata che parla staccando
le parole.
Adesso dove andiamo? Lo sai che chiamer mamma
e Richard dico io.
Adesso il respiro di Emma  regolare. Guarda il bosco
in lontananza. Non dice niente, indica soltanto, cos  l che
andiamo adesso, nel bosco. Non il tipo di bosco dove i cerbiatti
brucano il muschio e i coniglietti battono le zampe
mentre chiacchierano con le puzzole. Parlo del bosco che
fa sembrare nero un giorno pieno di sole e fa diventare freddo
il giorno pi caldo. Il genere di bosco che ti fa perdere
l'orientamento e poi ride di te. Mamma ci ha sempre detto
di non andare nel bosco e noi le abbiamo sempre ubbidito.
E poi gli alberi non sono buoni per arrampicarsi, sono alti
e con i rami sottili, con un sacco di aghi attaccati.
Ti ho gi detto che non torno pi mi rammenta Emma.
Lo so, lo so. Lasciami in pace, adesso. Neanch'io voglio
tornare.
Invece s, lo so.
Non so ribattere, cos restiamo in silenzio per un po',
fino a quando raggiungiamo i primi alberi del bosco.
Pensi che staremo bene? mi chiede, senza distogliere
gli occhi dal buio davanti a noi.
Staremo benissimo mento io.
Lei sa che sto mentendo, per, quindi non serve a molto.
Allora entriamo.
La prima cosa che si nota, quando si entra nel bosco, 
che il terreno  molto soffice. Lo strato di aghi di pino  cos
alto che sembra di camminare sopra un cuscino.
Pensi che si sentano cos, quando camminano sulla luna?
domanda Emma.
S.
Dimmi la verit: pensi che ci troveranno?
Onestamente, non so come rispondere a questa domanda,
cos sto zitta.
Carrie?
S?
Pensi che ci troveranno?
Non lo so.
A cosa stai pensando? chiede, rallentando per sentirmi
meglio.
Pensavo ai fucili di Richard, se vuoi saperlo. Scommetto
che verr a cercarci con il fucile che tiene in garage.
Adesso  il turno di Emma di stare zitta.
Mi hai chiesto a cosa stavo pensando!
Lo so, lo so mormora lei. Richard e i suoi fottuti fucili.
Non posso credere che hai detto quella parola! esclamo.
Emma non dice mai le parolacce.
Pensi che porter il fucile?
Scommetto di s. Mamma non se ne accorger perch
sar troppo occupata a cercarci. Richard ama quel fucile.
Emma cammina in equilibrio su un tronco che sta sul
sentiero. Non  un vero sentiero, ma uno spazio fra gli alberi.
Sembra che quest'albero sia caduto molto tempo fa,
perch c' un sacco di muschio sopra, che cresce da terra,
come se volesse inghiottirlo.
Non capisco perch lo pulisce in continuazione, se lo
tiene chiuso dentro l'armadietto dice, saltando gi dal
tronco e sul letto di aghi.
Io mi stringo nelle spalle perch non so rispondere.
Perch mamma l'ha sposato? mi chiede, accovacciandosi
e prendendo un piccolo fungo che cresce su una
roccia coperta di muschio. Sa benissimo che non ho la pi
pallida idea di quel che mamma ha visto in quell'uomo.
...
.
...
Non ho mai conosciuto una bambina pi pigra di te
mi ha detto mamma, mettendosi davanti alla tele e ai cartoni
della domenica mattina.
Vicesceriffo Doug! Il mio preferito!
Caroline! Farai meglio a tirarti su e a prepararti per
andare in chiesa, o tuo padre ti bastoner.
Ma non sembrava che pap avesse questa intenzione.
Stava scendendo le scale sorridendo a mamma e pulendosi
gli occhiali con un tovagliolino.
Sar meglio che tu dica qualcosa a tua figlia, se vuoi
un posto a sedere lo ha ammonito lei, andando in cucina
per armeggiare con qualcosa nel frigorifero.
Caroline, ascolta tua madre e spegni quel coso.  venuto
vicino a me con uno sguardo allegro negli occhi. Altrimenti
dovrai metterti in prima fila con Bobby Bolker e
aiutarlo ad accendere tutte le candele.
Sarei disposta a fare qualsiasi cosa, pur di evitarlo.
Bobby Bolker  spaventoso. Ha le orecchie impiastricciate
di una roba bianca, capelli unti pettinati all'ingi e la
pelle appiccicaticcia, come se non si lavasse dall'et di tre
anni.
Va bene ho detto a pap, che era gi andato in cucina
per strappare un bacio a mamma. Lei lo scacciava, come
si fa con un moscone insistente.
Mi esercito a ricordare altre cose di pap. Come sorrideva
sempre, quando era con mamma. E come fingeva di
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battermi, quando mamma glielo diceva, e invece colpiva il
letto accanto a me e io strillavo, come se mi facesse male
davvero. Poi lui mi strizzava l'occhio e mi lasciava da sola
in camera mia, a pensare a quel che avevo combinato per
meritare la punizione. Mamma non l'ha mai saputo. Era il
nostro piccolo segreto.
Pap aveva un buon odore. Mamma ha detto che mi
portava con s, quando doveva mettere la moquette nelle
case, perch a me piaceva fare le capriole nel centro della
stanza prima che mettessero i mobili. Credo di ricordarmene,
ma a dire la verit non ne sono sicura. Ancora oggi,
per, mi piace l'odore della moquette nuova.
Mamma non  uscita dalla sua stanza per un sacco di
tempo, dopo che pap  morto. Ho dovuto trascinare una
sedia dal soggiorno in cucina per poter raggiungere gli armadietti
e prendermi qualcosa da mangiare, perch non ha
cucinato nulla, in quel periodo. Il cibo che riuscivo a prendere
non era quello buono. C'erano cereali - ma non avevo
il latte per ammorbidirli; scatolette di fagioli lessi - che
mangiavamo freddi; un pacco di zucchero. All'inizio l'ho
versato sui cereali asciutti ma ho finito per mangiarlo direttamente
dal pacchetto perch non c'era pi niente. Mi
piaceva lo zucchero, adesso non pi.
La stanza di mamma puzzava come un calzino sudato.
Mamma? Le parlavo sempre. Pensavo che, anche se
lei se ne stava zitta, poteva sempre ascoltarmi. Mamma,
sono io, Carrie.
Il suo corpo sembrava molto piccolo, sotto le coperte.
Si vedeva solo la cima della sua testa.
Sono venuta per dirti ciao e mostrarti la rana che abbiamo
preso io ed Emma.
Non ho portato Buttercup nella sua stanza, non ero sicura
che a mamma avrebbe fatto piacere, ma se mi avesse
detto che voleva vederla, sarei andata di corsa a prenderla
nella nostra camera da letto.
Ma non sembrava che avrei dovuto farlo. Dal letto non
arrivava nessun segno. C'era buio, perch le tapparelle erano
chiuse. Ho tirato la cordicella per aprirle e fare entrare
un po' di luce. Il sole  entrato nella stanza come il raggio
di una torcia elettrica, e ho visto minuscoli granelli di polvere
che galleggiavano nell'aria, come se non sapessero dove
posarsi. Forse per questo mamma preferiva il buio: cos
non poteva vedere la polvere.
Ho pensato di spolverare la stanza, cos avrebbe potuto
tenere aperte le tapparelle.
Torno subito, mamma le ho detto, anche se ero sicura
che non sarebbe andata da nessuna parte.
Mi piace il piumino per la polvere.  come un uccellino,
con le penne soffici e vaporose. Sono scesa di sotto e lo
ho preso dall'armadio della cucina, poi sono tornata di sopra,
in fretta, prima che mamma potesse richiudere le tapparelle.
Sono tornata ho detto, e ho chiuso piano la porta dietro
di me. Anche se mamma non era uscita dalla stanza per
rimproverarci, ero sicura che non le sarebbe piaciuto sentire
rumori forti. Forse le avrebbero ricordato com'era morto
pap. Cos chiudevo sempre le porte abbassando la maniglia
e lasciandola andare, piano piano, solo quando l'uscio
era ben accostato.
Il piumino per ha sollevato un mucchio di polvere,
finch l'aria  diventata irrespirabile.
Ehi, che ne dici se apro un po' la finestra?
Le ho parlato con lo stesso tono che lei usava con me
quando ero malata e mi dava bibite allo zenzero e banana
schiacciata per lo stomaco.
Apro solo un pochino, per fare entrare un po' d'aria
di primavera nella stanza. Dovresti vedere com' bello, fuori
le ho spiegato. Cos sono riuscita a spolverare lo scrittoio
e il baule che sta ai piedi del letto di mamma e pap.
Il comodino era proprio accanto alla sua faccia e, anche
se la sua testa era quasi del tutto coperta, non volevo
farla arrabbiare disturbando il suo sonno. Ho pensato che
avrei potuto rovinare tutto. Per, il comodino mi sembrava
la cosa pi importante da pulire, visto che era quella che
vedeva di pi. Mi sono avvicinata in punta di piedi, senza
far rumore. Prima di cominciare, mi sono chinata a guardare
se dormiva profondamente. Perfetto. Cos ho spostato
tutti i barattoli di pillole, la foto di pap e me, quando
ero pi piccola di Emma adesso, e il bicchiere d'acqua mezzo
vuoto, e ho passato il piumino sul ripiano. Ho cancellato
tutti i segni delle bottiglie che stavano l da non so quanto
tempo, e il legno  tornato come nuovo, come appena
uscito dal negozio. Quasi non riuscivo a credere alla mia
fortuna: mamma non aveva detto niente. Ho pensato che
sarebbe stata sorpresa e contenta di vedere tutto pulito. Dopo
aver rimesso ogni cosa a posto, ho tolto le lattine dal pavimento
accanto al letto. In molte di esse c'erano tonnellate
di cicche di sigaretta che galleggiavano nel liquido sul
fondo. Sono stata attenta a non farle cadere. Ho dovuto fare
due viaggi, su e gi per le scale fino al bidone della spazzatura
in cucina, per non rovesciare le lattine. Finalmente
ho finito. Sono uscita dalla stanza in punta di piedi, lasciando
la finestra aperta perch la sua stanza non puzzasse
pi come il gabinetto della scuola.
Quando, dopo un po',  arrivato il reverendo Cleary ha
fatto una faccia meravigliata, poi mi ha guardato tutto triste,
mi ha accarezzato la testa e ha aperto la porta della stanza
di mamma. Mi sono guardata intorno, chiedendomi perch
si era stupito a quel modo, e ho visto la cucina sporca
e disordinata, peggio della stanza di mamma. Ero cos imbarazzata
che ho cercato di raccogliere un po' di immondizia,
ma era troppo tardi. C'era una pila di tegami di cibo
che ci avevano portato i vicini che non osavo toccare perch
c'erano andati gli scarafaggi, e avevo paura di cacciarli via. Non osavo parlarne con Emma. Cercavo di essere
molto buona e gentile con lei, perch lei aveva visto morire
pap.
Non ha mai detto niente, ma io ho sentito mamma che
parlava con la signora Godsey, il giorno del funerale. Ha
detto che  stata una cosa molto brutta, che quegli uomini
cercavano i soldi. Ricordo che la signora Godsey ha osservato
che se avessero saputo che eravamo poveri come topolini
in una chiesa, pap sarebbe stato ancora vivo. Ha aggiunto
che era stata proprio la povert a ucciderlo, dopotutto,
perch i ladri si sono arrabbiati, quando non hanno
trovato niente.  stato allora che gli hanno sparato. Proprio
davanti a Emma. Credevano che fosse troppo piccola per
dire qualcosa, e penso che avessero ragione. Non ha detto
niente, dopo la morte di pap. Non che parlasse molto, stava
appena cominciando e aveva imparato a dire "ma". Dopo
ha parlato a malapena.
Io giocavo nel cortile con Forsyth. Facevamo finta di
essere un cavallo e un cavaliere. Forsyth nitriva e io le pettinavo
i capelli come una criniera e poi stendevo la mano
con una zolletta di zucchero invisibile perch lo mangiasse.
Forsyth ha sentito gli spari e si  girata verso di me per
chiedermi se sapevo cos'era stato e io, stupida, le ho detto
s,  solo una macchina sulla strada, perch volevo continuare
a giocare. Ma la voce della mamma di Forsyth ha attraversato
il cortile e l'ha riportata a casa. Quando l'ho vista
al funerale di pap, stretta fra i suoi genitori, lei ha guardato
da un'altra parte, in alto, non me. Ho pensato che io
e Forsyth Phillips non saremmo mai state di nuovo amiche.
Mamma ha detto che la signora Phillips non voleva
che Forsyth venisse pi a casa nostra, ma che io potevo continuare
ad andare a giocare a casa loro.
C'era sangue dappertutto, nell'ingresso. Io non l'ho
visto, ma  stata una fortuna che non avessimo la moquette,
perch non sarebbe mai tornata pulita.  venuta
un sacco di gente, prima e dopo il funerale. Tutti pulivano
e ci portavano da mangiare ed erano tutti tristi, quando
mi guardavano, ma io ero imbarazzata e cos correvo
a rifugiarmi nella mia camera, per consolare Emma. Li
sentivo, per, che parlavano a bassa voce della "povera
Caroline" e di come la stavo prendendo bene "tutto sommato".
Nessuno osava parlare di Emma, scommetto perch
sapevano che in questo modo avrebbero fatto piangere
mamma ancora di pi. Ma io ero pi preoccupata per
Emma. E per mamma.
Mamma ha pianto cos tanto, i primi giorni, che sentivo
tremare la parete dov'era il suo letto. Il mio letto era
contro la stessa parete, cos potevo stare sdraiata da me e
sentire la mia mamma soffrire. Ancora e ancora. Soprattutto
la mattina, un po' come quando ci si sveglia, il giorno
di Natale, pensando che deve accadere qualcosa di speciale
e ricordando uno o due secondi dopo cos'. Solo che
questo era il contrario. La sentivo muoversi nel letto, come
quando si  appena svegli e si sta cercando di ricordare
cosa sta succedendo, e poi il muro cominciava a tremare,
quando le tornava in mente cosa c'era di cos terribile.
Tutti i giorni. Ogni singolo giorno. Emma non si svegliava
come me, quando mamma faceva tremare la parete.
Quando si svegliava, sbatteva le palpebre guardando il soffitto.
Io mi accucciavo accanto a lei, cos, se voleva parlarmi,
potevamo farlo bisbigliando in modo che mamma non
potesse sentirci e ricordare come era morto pap. Ma non
c'era bisogno che stringessi Emma a me, perch non ha
detto niente, per un sacco di tempo.
Credo che mamma si mantenesse in vita mangiando di
notte, quando eravamo andate a letto. A volte lasciava delle
tracce, per esempio cartacce. E lattine di gazzosa. Sempre.
Lei e pap prendevano delle cassette intere di gazzosa al
discount, cos non restavamo mai senza.  stata una fortuna,
quando mamma ha smesso di fare la spesa. Io per non
l'ho mai vista uscire dalla sua stanza, neanche una volta. Non
 uscita neanche per prepararci per la scuola. E non potevo
lasciare Emma tutta sola a procurarsi cibo e acqua, era una
bambina piccola! Cos ho marinato la scuola. All'inizio  stato
fantastico. Guardavo l'orologio di plastica con le margherite
in cucina e pensavo a quel che stavano facendo in
classe, ed ero cos contenta, sapendo che non avrei dovuto
fare i compiti, n pulire la lavagna o altro. L'unica cosa che
mi piace della scuola  la geografia. La maggior parte dei
bambini preferisce la ricreazione, io invece la odio. Vengo
sempre colpita dalle palle, come se fossi una calamita che
le attira. Lo sanno tutti. Ormai non me le puntano nemmeno
pi addosso... continuano a giocare a palla avvelenata,
pallavolo o altro.  solo una questione di tempo: prima
o dopo la palla colpir la mia testa o la mia schiena. Cerco
sempre di fingere di trovare la cosa divertente, come loro,
ma non funziona. Cerco anche di fingere che sapevo che
la palla stava arrivando e che volevo essere colpita, ma
neanche questo funziona. Cos ho smesso e non cerco pi
di fare niente. Ogni volta che la palla mi si avvicina, saltello
come una scema.
Non mi mancava la ricreazione, neanche un po'.
Quando mamma ha smesso di uscire dalla sua stanza,
i vestiti hanno cominciato ad accumularsi dove io ed Emma
ci spogliavamo. Mi piaceva il mucchio ai piedi delle scale,
perch ci potevo saltare sopra dal terzo gradino e sembrava
un cuscino. Emma una volta mi ha copiato ed  caduta
sul sedere, ma c'erano abbastanza vestiti, cos non s'
fatta male n niente. Ma non ha sorriso. Aveva dimenticato
come si parla e aveva dimenticato anche come usare la
bocca per sorridere.
Un giorno, abbiamo trovato mamma seduta al tavolo
della cucina, quando siamo scese dal Nido. Cos, semplicemente.
Come se fosse normale. Ho sentito l'odore della
sigaretta dalle scale e sono scesa di corsa. Non osavo credere
che fosse veramente lei.
Mamma?
Non ha alzato veramente gli occhi, ma ha drizzato la
schiena e tirato un po' su la testa, e ho visto che era sveglia.
L'ho abbracciata, e anche se le sue braccia sono rimaste
stese lungo i fianchi, sapevo che era contenta di vedermi.
O perlomeno lo credevo.
Gli occhi di mamma erano come due buchi profondi,
incavati e scuri. Mi facevano paura, ma non l'ho dato a vedere.
Vuoi che ti porti un po' di colazione? le ho chiesto,
anche se avevo paura che quel che c'era non le sarebbe piaciuto.
I suoi occhi gonfi si sono posati su di me e poi hanno
cominciato a girare per la cucina, come se la vedesse per la
prima volta.
Come pensi di fare? sono state le prime parole che
mi ha detto, dopo non so quanto tempo. Le ha dette molto
piano, come se avesse appena imparato a parlare.
Adesso ti faccio vedere ho detto. Forse la mia colazione
le sarebbe piaciuta. Era facile. Ho preso la tazza con
la foto di Sacagawea che mamma e pap hanno riportato
da un viaggio a ovest che hanno fatto quando erano molto
giovani. L'ho riempita di farina e l'ho versata in una scodella
che avrei dovuto pulire qualche giorno prima. Poi ho
messo la scodella sotto al rubinetto e ho contato fino a cinque,
e ho mescolato per fare un impasto. La padella era gi
sui fornelli da ieri, cos bastava versarci sopra un po' di impasto
e restare a guardare mentre si allargava fino a diventare
un cerchio che ci avrebbe riempito la pancia. La paletta
non scivolava facilmente, perch non avevo pulito
neanche quella, ma insomma, nessuno  perfetto.
Mentre l'impasto cuoceva, ho sbirciato mamma, solo
per accertarmi che fosse ancora l, in persona. Vorrei non
averlo fatto, perch odio vederla piangere. Un conto  sentire
che sta piangendo, un conto vederla.
Io non piango mai per pap. Forse mamma ha pianto
per tutte e tre.
...
.
...
Okay, ecco cosa dobbiamo fare dico a Emma, cercando
di prendere l'iniziativa perch si far buio e dobbiamo
trovare un posto per dormire. Dobbiamo trovare una
piccola grotta o qualcosa del genere per nasconderci e dormire
un po'.
Ma non  ancora buio.
S, ma se camminiamo durante il giorno ci vedranno
spiego. Non so come mi sia venuto in mente, parola d'onore.
Pensando a pap mi sono convinta che non torneremo
pi da Richard. Dovremo muoverci di notte.
Emma stringe di nuovo le spalle e mi segue. Sembra
contenta di essere lontana da casa e non posso biasimarla
neanche un po'.
Parlami ancora di pap dice, strappando la corteccia
da un pino per farne una bacchetta.
Sei sorda? Dobbiamo cominciare a cercare un posto
per nasconderci! Non  il Giorno del Picnic, Em dico e il
cuore mi fa male, come tutte le volte che ricordo qualcosa
di pap.
Il Giorno del Picnic  un'invenzione di pap.Una volta
mamma voleva farlo con Richard ma io non gliel'ho
permesso. Il Giorno del Picnic era bello come la prima lezione
all'aperto, sotto al sicomoro, nel primo giorno di
sole dopo l'inverno. Il Giorno del Picnic era bello come
riuscire a pelare una mela senza rompere la buccia, facendo
un unico, lungo ricciolo. Mamma faceva il pollo
fritto e preparava il cestino di vimini il giorno prima del
Giorno del Picnic. Avevamo una tovaglia a scacchi rossi
e bianchi, proprio come nelle fiabe, e mamma la metteva
nel cestino per prima, perfettamente ripiegata. Pap teneva
in fresco la sua insalata di patate con i dadini di peperone
e io mi esercitavo a tossire per finta, perch a scuola
vedessero che "stavo covando qualcosa". Era un'idea
mia. Mamma e pap avevano detto che non dovevo farlo,
ma era parte dell'Organizzazione del Giorno del Picnic.
Per quel giorno marinavo la scuola e mamma e pap
mi portavano a Pine Barrens, vicino all'oceano. Passavamo
la giornata sdraiati al sole mangiando il pollo della mamma
e l'insalata di patate di pap.
Quando la mamma ha sposato Richard, si  messa in
testa che lui avrebbe ripreso la tradizione del Giorno del
Picnic, dove pap l'aveva lasciata. Ha cominciato a friggere
il pollo e ha perfino preparato l'insalata di cavolo, carote
e cipolle (per sostituire l'insalata di patate di pap)
ma quando ha preso il cestino di vimini dalla cantina, dove
c' fresco anche in estate, le ho detto che non volevo.
Non ha mai pi provato a rifare il Giorno del Picnic. 
morto con pap.
Da questa parte! Emma mi chiama.  china sopra
qualcosa e fa grandi gesti con il braccio.
Cosa? Ci metto un po' a raggiungerla, perch ero rimasta
indietro.
 perfetto dice, possiamo sdraiarci vicine e coprirci
con gli aghi di pino. Non ci vedranno mai.
Non lo so, Em dico. Non voglio deluderla, ma non 
proprio quel che avevo in mente. Cerchiamo ancora, scommetto
che troveremo una grotta, da qualche parte.
Oh, avanti sospira lei e fa girare gli occhi, per mi segue.
Sto morendo di fame dico ad alta voce.
Anch'io.
Ehi, come hai fatto a mangiare il cibo del cane? Che
schifo.
Guardo Emma che si stringe nelle spalle. Quando devi
mangiare, devi mangiare borbotta.
Allora mangia il burro d'arachidi, come un essere umano
normale dico, ma nello stesso momento ricordo: l'ultima
volta che ho visto il barattolo, era sotto il portico dei
Godsey, prima che ci trovassero.
Ho cos fame che potrei rosicchiarmi un braccio dice
Emma, cominciando uno dei nostri soliti giochi.
Ho cos fame che potrei staccarmi le dita dei piedi a
morsi ribatto io.
Ho cos fame che potrei mangiare cacca di cane dice
lei, sapendo di avermi battuto. Non c' niente di peggio che
mangiare cacca di cane. Oggi il gioco dura poco, perch abbiamo
molta fame.
Comincia a cercare quei funghi che stavi raccogliendo
vicino a quel ceppo d'albero le dico. Scrutiamo tutte e due
molto attentamente, a ogni passo, come se fosse un esame.
Non parliamo per un bel po'. Ogni volta che vediamo
una macchiolina bianca spuntare sotto gli aghi di pini ci accovacciamo
e mangiamo il fungo, un pezzetto per ciascuno.
I funghi selvatici non sono tanto male, quando si ha veramente
fame.
La fame non mi passa per niente. Emma dice quel
che sto pensando anch'io.
Lo so.
Cos' stato? Emma si ferma e gira la testa per guardare
dietro di noi. Oh Signore.
Cosa? Giro la testa anch'io.
Shh, ascolta bisbiglia.
Stiamo cos ferme che sembra che un incantesimo ci abbia
pietrificato. Ho tanta paura che non sposto neanche il
braccio sollevato, anche se non farebbe alcun rumore.
Hai sentito? sussurra Emma.
No. Cos'? Cos'hai sentito? Lo dico come se fosse un'unica
parola.
Sta arrivando qualcuno. Non bisbiglia pi. Afferra il
mio braccio e comincia a correre. Presto!
E, un'altra volta, dimentico di aver fame. Dimentico di
essere stanca. Corro, come se fosse una questione di vita o
di morte.
Laggi ansima Emma. Mi lascia la mano e indica un
vecchio albero. Sembra fuori posto, fra i pini, proprio come
noi.  perfetto per arrampicarsi.
Saltiamo sul tronco come se avessimo le ventose sulle
mani e sui piedi. Non c' tempo di pensare, dobbiamo arrampicarci
pi in alto possibile.  facile, perch non appena
saliamo su un ramo, il successivo  molto vicino, come
se si chinasse per aiutarci ad andare pi in alto. La resina
mi si appiccica alle mani... chiss quanta acquaragia ci vorrebbe
per toglierla.
Emma si arrampica pi velocemente di me. Mi fermo
un momento, e mi stringo a un ramo che  grosso quasi
quanto me, con una gamba da una parte e l'altra, dall'altra.
...
.
...
Vieni qui, scimmietta Pap si  schermato gli occhi con una mano per ripararli dal sole.
Guarda come sono alta, pap!
Ti vedo scimmietta, sei proprio brava. Ma farai meglio a scendere, prima che a tua madre venga un attacco di cuore ha detto lui.
Caroline, scendi subito da quell'albero o ti faccio vedere io ha gridato mamma dal portico. Stava riempiendo dei vasetti di vetro con la sua marmellata.
Avanti scimmietta mi ha sorriso pap, vieni da pap.
...
.
...
Psst sibila Emma, riesci a vedere cos'?
Aspetta un attimo le rispondo. Mi avvicino al tronco
scivolando sul sedere. La mia maglietta si impiglia nella
corteccia, ma non ci posso fare niente, adesso. Guardo
gi, attraverso i rami e, anche se  difficile essere sicura, mi
sembra di non vedere nulla. Cos lo dico a Emma.
Sei sicura? mi chiede dal suo posto, pi in alto.
Abbastanza. E mi metto ad aspettare. Credo che
aspetti anche lei, perch  silenziosa come una chiesa di luned.
Poi sento un fruscio e capisco che sta scendendo verso di me.
Ciao dice, da un ramo poco distante da me. Se volessi,
potrei spingerla gi dall'albero, tanto siamo vicine.
So di aver sentito qualcosa, lo so.
Mi accorgo che della resina si  appiccicata fra i suoi capelli,
arruffandoli ancora di pi. Adesso dovr tagliarli di
sicuro. La guardo, e non so cosa dire.
Qualunque cosa fosse, non c' pi, per borbotto. Mi
appoggio all'indietro, e poso la guancia sulla corteccia ruvida.
Vorrei avere uno specchio per vedere i segni che ci sta
lasciando.
L'ho sentito, Carrie insiste Emma, te lo giuro.
D'accordo, hai sentito qualcosa. Adesso non c' pi,
la via  libera. Scendiamo e andiamo via. Vai per prima.
No, vai tu per prima.
Uffa, Em, sono stanca di fare tutte le cose per prima.
Perch, per una volta, non fai tu quel che dico io? Per comincio
a scendere. Sono cos stanca che penso proprio che
non riuscirei ad aggrapparmi, se dovessi cadere. Dobbiamo
scendere alla svelta da quest'albero, altrimenti una di noi
cadr di certo. Vado per prima, ma sbrigati! Non puoi
aspettare che io arrivi fino a terra prima di cominciare a
muoverti. Devi muoverti adesso, Em.
Questa  la parte che odio di pi, quando devo scendere
da un albero.  la parte in cui devi saltare per fare l'ultimo
pezzo per arrivare a terra. Ho sempre paura che mi
romper una gamba o qualcos'altro. Questa volta sono cos
stanca che invece di saltare, mi lascio cadere a terra. Per
fortuna non  cos terribile come credevo.
Ehi, Em, lasciati cadere, alla fine.  fortissimo.  morbido,
non ci si fa male.
Thump.
Anche Emma scende, e cominciamo a camminare.
Sarebbe bello se si potesse avere un tappeto di aghi
di pino dentro casa. Da una parete all'altra. Per la gente
che non abita vicino a una foresta ma che vorrebbe
farlo.
Lo sapevo che c'era qualcuno! strilla una voce dietro
di noi.
Emma e io gridiamo e ci giriamo. Dietro di noi, con
un sorriso strano sulla faccia, come se avesse appena vinto
qualcosa, c' George Godsey, il pi giovane dei fratelli
Godsey.
Emma sembra sollevata come me di vedere che  solo
George.  pi uno scocciatore che un bullo.
Vai a casa, George gli dice, con tono cattivo, e gli rifila
una spinta. Devo trattenermi per non ridere, perch la
resina sulle mani di Emma si appiccica alla maglietta di
George e lo fa tornare indietro, come un elastico.
Non mi hai fatto niente dice George, e sembra proprio
che abbia tre anni, e poi questo bosco  mio, comunque,
e non devo fare quel che dici.
Cresci un po', George Godsey dico io.
Emma e io ci giriamo e ricominciamo a camminare, ma
sappiamo che George non ci lascer in pace tanto facilmente.
I suoi fratelli lo prendono in giro per divertirsi, i
suoi genitori lo ignorano completamente e i suoi amici, be',
quelli non si accorgono nemmeno di lui. Due bambine che
attraversano il "suo bosco" sono troppo belle per essere vere,
per George Godsey.
Come mai qui, comunque?
George ha l'abitudine molto seccante di usare la parola
comunque in quasi tutte le frasi. Mi fa impazzire.
Niente rispondiamo insieme io ed Emma.
Non ti riguarda aggiunge Emma.
Invece s, questo posto  della mia famiglia, comunque.
Invece no ribatte Emma.
Silenzio. Dobbiamo parlare a voce bassa.
Lo dico soprattutto a Emma, ma anche George dovrebbe
stare un po' zitto.
Dove andiamo? sussurra George.
Vuole seguirci? Forse se lo ignoriamo si stancher e torner
a casa. Dall'espressione di Emma capisco che sta pensando
la stessa cosa.
Oh avanti piagnucola George, che succede? Lo voglio
sapere. Ho anch'io un segreto che posso dire, in cambio,
una cosa che non dovrei raccontare proprio a nessuno.
Teniamo la bocca chiusa e continuiamo a camminare.
 un segreto fantastico, da non credere. Avanti, voglio
sapere cosa succede. Avanti. Tanto prima o poi lo vengo a
sapere, avanti. Lo voglio saperesaperesaperesapere...
Okay! Emma si gira di scatto e gli copre la bocca con
la mano per farlo stare zitto. Prima di cominciare a parlare
mi strizza l'occhio, ma il problema  che ha appena imparato
a farlo e cos non  molto brava e George se ne accorge.
Fa un rumore, sotto la sua mano.
Ti ho visto dice, attraverso le dita. Lei sposta la mano
e va molto, molto vicina a lui.
Stai zitto, George Godsey dice a voce bassa, lentamente.
Se vuoi sapere cosa succede, devi promettere di
non dirlo mai, a nessuno, in tutto l'universo... George annuisce,
in fretta. I suoi occhi sono quasi fuori dalle orbite,
come nei cartoni. Mi hai capito?
Conosco Emma abbastanza da sapere che non gli dir
mai il vero motivo per cui siamo qui, ma dentro di me mi
sto domandando, proprio come George, cosa dir.
Lo giuri?
Lo giuro. George alza la mano destra, come se questo
rendesse ufficiale il suo giuramento.
Va bene. Emma mi lancia un'occhiata da grande, per
far capire a George che sta per dirgli qualcosa di moooooolto
importante. Siediti.
Se Emma glielo chiedesse, sono sicura che George salterebbe
in cima all'albero pi alto, pur di conoscere il nostro
segreto. Si siede e incrocia le gambe bianche come gli
indiani, senza distogliere lo sguardo da Emma.
Ho scoperto che gli assassini di pap vivono in questo
bosco e li stiamo cercando. Non mi guarda neanche
una volta. Come ha fatto a inventarsi una storia simile?
George non aveva mai neanche sognato una cosa del
genere. Sembra che abbia dimenticato di respirare. Dopo
un minuto riesce a borbottare: Questo bosco? D... d... davvero?.
Si alza in piedi, in fretta, incespicando. George Godsey
non ci disturber pi.
S. Emma annuisce, tutta seria, come se fosse in chiesa,
a un funerale. Sono qui, da qualche parte. Bisogna solo scovarli.
George non ci saluta nemmeno. Guardiamo le sue gambe
bianche e sottili trasportare di corsa il suo corpo lontano
da noi.
Ecco fatto dice Emma.
E riprendiamo il cammino.
Come ti  venuta in mente quella storia? sussurro a
Emma, anche se George  ormai lontanissimo. La prudenza
non  mai troppa, come dico sempre. Non abbiamo mai
parlato, veramente, di come  morto pap. Ho sempre creduto
che Emma non ci pensasse mai, visto che era troppo
piccola, quando  stato ucciso.
Non lo so dice.
I suoi assassini vivono nella foresta e noi gli stiamo
dando la caccia?
Be'...
Be' cosa?
Potrebbero anche vivere qui, chi lo sa. Non li hanno
mai presi, giusto? Ma  pi una risposta, che una domanda,
cos non dico niente. Ha ragione.
Per un po' mi secca che abbia parlato di lui. Pap  affar
mio, e lei lo sa.
Cos' stato? Si gira. Sembra molto spaventata. Questa
bambina ha l'udito di un'aquila.
Cos' stato cosa? chiedo.
Shh.
Probabilmente  di nuovo George Godsey dico piano.
Shh. Questa volta sibila come se fosse arrabbiata.
Cos sto zitta. E sento qualcosa anch'io. Non posso sbagliarmi:
i piedi di qualcuno stanno spezzando dei rami. Il
suono si avvicina. Ci guardiamo intorno, per trovare un albero
su cui arrampicarci, ma non ne vediamo nessuno. Solo migliaia di pini.
Non muoverti o ti stacco quella schifosa testaccia a fucilate
minaccia una voce. Quasi me la faccio addosso. Sono
paralizzata, dalla cima dei capelli alle unghie dei piedi.
Questo  peggio di quel che abbiamo mai pensato, peggio
di qualunque cosa.
Bene, bene, bene. Cosa abbiamo qui? dice, e dalla voce
sembra che stia sorridendo.
Non riesco neanche a guardare Emma. Ho troppa paura
di muovere la testa, anche solo di un millimetro. Quasi
quasi vorrei che ci sparasse, perch so gi che quel che far
sar dieci volte peggio.
Non ci si pu nascondere da me. La voce  proprio
dietro di noi, adesso, e fra pochi secondi ci girer intorno.
Ti prego, Dio, proteggici.
Sento qualcosa di caldo scivolare gi fra le mie gambe,
ma non posso farci niente.
Ed eccolo, in piedi davanti a noi, come se fossimo una
delle sue prede. Indossa il suo vestito da caccia, con le macchie
grigie, verdi e marroni, brutte come la sua faccia piena
di buchi.
Richard.
Ma guardati, lurida schifosa, hai tutti i pantaloni pieni
di piscio dice, puntando il fucile alle mie gambe. Forza
dice, facendo un cenno col fucile che significa che dobbiamo
girarci, andiamo.
Per la prima volta guardo Emma e sento che sto per vomitare.
Sembra che stia schiacciata contro un muro, tanto
 dritta la sua schiena. Anche la sua testa  cos. E come un
soldatino che va alla guerra. Sul suo viso non c' nessuna
espressione, come se fosse fatto di pietra.
Richard ha detto qualcosa, ma io non stavo ascoltando,
stavo guardando mia sorella.
Adesso basta con questa storia... sta dicendo. Si concede
una breve pausa, poi aggiunge: Mangiare cibo per
cani borbotta, che schifo... ora ci penso io, sissignore....
Mi spinge con la canna del fucile nella schiena, per farmi
capire che devo camminare pi in fretta. Vedo che lo sta
facendo anche a Emma. Lei si sforza di non ascoltarlo e cos
ci provo anch'io.
Usciamo dal bosco, oltrepassiamo la casa dei Godsey,
il capannone e arriviamo al nostro cortile. Mamma  in piedi,
sotto al portico, con le braccia incrociate come le travi
di legno del capannone dove abbiamo lasciato la borsa da
viaggio.
Guarda un po' cosa ho preso, Lib! urla Richard, e io
ed Emma sobbalziamo per lo spavento, al suono della sua
voce cos forte. Abbiamo qualcosa per cena! esclama tutto
contento.
Mamma scuote la testa, quando marciamo su per i gradini
sgangherati del portico.
Richard ci punta ancora il fucile alla schiena, costringendoci
a entrare anche se non vogliamo.
Mamma... Stendo le braccia verso di lei, mentre passo
dalla porta a zanzariera, ma lei si scosta, come se avessi
i pidocchi. A quel punto sento le lacrime scorrermi sulle
guance.
Ah - ah - ah dice Richard, con la voce cantilenante
che usano i grandi quando fanno di no col dito perch hai
fatto qualcosa di sbagliato. Silenzio, capito? Chiudi quella
lurida bocca.
Mamma scompare e io sento una morsa allo stomaco,
come se qualcosa mi dicesse che non la vedr mai pi in
vita mia.
Senza fermarsi. Avanti dice, ma questa volta, perlomeno,
non grida. Voglio farvi vedere cosa avete fatto. Vedete
tutte quelle cose che aspettano di essere impacchettate?
Vedete? Adesso sta di nuovo gridando. Non sono state
impacchettate perch ho dovuto cercarvi. Adesso dovr
restare sveglio tutta la notte a sgobbare per finire un lavoro
che sarebbe gi finito da un pezzo, se non fosse stato per
voi, signorina Caroline e signorina Emma o chi cazzo sei.
E adesso... Fa di nuovo un cenno col fucile. Da questa
parte. Ho una bella sorpresa.
Dov' mamma?
Sul retro c' un capanno, che  chiuso a chiave da non
so pi quanto tempo, e la corda per il bucato, che  vuota,
per la prima volta da secoli, probabilmente perch i vestiti
sono tutti negli scatoloni, pronti per il trasloco. E l, al centro
fra la corda per il bucato e il capanno, c' un bastone di
ferro. C' una grossa catena di ferro, attaccata.
Forza, a sedere. Ci fa un altro cenno, verso l'estremit
di quell'orribile catena. Piccola bastarda schifosa.
Lo stivale  pesante e veloce. Mi ci vuole un po', per ritrovare
il fiato. Lo vedo chinarsi sopra di noi, come se volesse
sbudellarci e spellarci. Invece sento la catena che fa
clink. Il freddo sul collo mi fa trasalire. Mi circonda, come
uno dei serpenti che un predicatore ci ha mostrato una
volta in chiesa,  pesantissima. Quando le due estremit
si uniscono sento un clik. Mi ha incatenato. Sbircio a destra.
Non  facile, per via della pesante collana di ferro.
Sta legando pure Emma. Clik.  incatenata anche lei. Ma
c' una grossa differenza fra me ed Emma. Io ho il busto
piegato in avanti, verso le gambe incrociate. Emma invece,
anche se  pi piccola, siede dritta.  come se qualcuno
le stesse mettendo una corona sulla testa, come se fosse
orgogliosa di venire incatenata. Tutta piegata in avanti,
come Igor, sento l'odore acido della pip nei pantaloni.
La terra mi si  appiccicata sui jeans. Rabbrividisco, anche
se fa caldo, qui fuori al sole.
Restiamo sedute cos per non so quanto tempo. Io tutta
gobba, Emma dritta come un fuso. Di tanto in tanto dalla
casa sento una porta aprirsi e chiudersi e un tonfo, qui e
l, come il rumore di una scatola che colpisce il pavimento.
Il sole che ci scotta si muove piano e, finalmente!, arriva
dietro al capanno. Deve essere tardi. Emma e io stiamo
in silenzio. Che cosa potremmo dire?
...
.
...
Dov' la mia bambina?
Sono quass, pap!
Scendi ad abbracciare il tuo vecchio paparino. Stasera
festeggiamo! Pap riusciva a prendermi, da qualunque
gradino saltassi, anche il settimo, quasi in cima. Poi si lamentava
e diceva: Cosa dai da mangiare a questa bambina,
Lib? Vuoi ingrassarla per la fiera?.
Per rideva, e mi stringeva forte, e io annusavo l'odore
della moquette sulla sua camicia.
Ecco qua un vero segugio diceva lui. Che moquette
ho steso oggi, zuccherino?
Io annusavo un'altra volta, per essere sicura.
Industriale! esclamavo e pap mi guardava tutto meravigliato.
Che mi prenda un colpo! Hai ragione! Hai sentito, Lib?
La nostra bambina ha indovinato ancora.
Poi mi stringeva forte e mi metteva gi delicatamente,
come se fossi fragile.
Quando pap era di buonumore, in questo modo, faceva
girare la mamma in tutta la casa, come in una sala da
ballo. Lei era cos bella, fra le braccia di pap. Il suo vestito
si allargava in un cerchio, come la gonna di una bambola
sopra una torta.
Poi faceva girare anche me, e io mi sentivo una ballerina,
bella e delicata, alta e aggraziata.
Sei la mia principessina diceva lui, la principessina di pap.
...
.
...
 buio, adesso. Mi sono sdraiata sulla schiena e guardo
le stelle. Prima la terra era rovente, adesso invece  gelata.
La casa  silenziosa, ma le luci sono ancora tutte accese.
Psst bisbiglio a Emma.
Cosa? bisbiglia lei.
Cosa credi che succeder, adesso?
Come faccio a saperlo?
Pensi che mamma verr qui?
No.
No? Non mi era venuto in mente che potesse non farlo.
Anzi, ci speravo, a dire la verit. Perch no?
Se ha lasciato che ci incatenasse in questo modo, gli
lascer fare tutto quello che vuole.
Ha ragione.
E non ci faranno mangiare? Come ho detto, a volte
sembra che sia Emma la sorella maggiore, quella che sa le
cose che io non so. Lei conosce Richard.
Non ci contare.
Ci lasceranno morire di fame?
Tutto  possibile.
Dopo circa tre stelle cadenti, sussurro di nuovo: Dobbiamo
farci venire in mente un piano. Deve esserci un modo
di liberarci.
Emma non mi risponde.
Emma! Ascoltami. Possiamo venire fuori da questa
storia, se riflettiamo insieme.
Silenzio.
A cosa pensi? chiedo dopo un altro po'.
Ancora niente.
Em?
Vuoi stare un po' zitta? dice, in un modo per niente gentile.
Stai pensando a un piano?
No, non sto pensando a un piano.  per colpa di un
piano, se siamo qui.  un piano che ci ha rovinato. Tu e le
tue grandi idee. Scappiamo. Possiamo farcela. Non ci trover
mai. Vorrei non averti mai dato ascolto, ecco a cosa sto pensando, se proprio vuoi saperlo.
Sei stata tu a cominciare a fare i bagagli!
Solo perch tu volevi scappare!
Nessuno ti ha obbligato a venire. E poi lo stavo facendo per te.
Be', io lo stavo facendo per te dice lei fra le lacrime.
Vuoi dire che saresti rimasta volentieri con mamma e
Richard? A sussurrare segreti dietro la sua porta? Avrei dovuto
immaginare che avresti preso le sue dif...
Quasi non riesco a finire la frase che mi piomba addosso
e comincia a tirarmi i capelli e colpirmi la faccia. La
colpisco anch'io e la spingo, facendola rotolare sulla schiena
per bloccarla, ma la catena si  imbrogliata e comincia a
stringere tanto da soffocarci. Mentre cerco di tirare la catena
per liberarmi la gola e riuscire a respirare, una luce ci colpisce.
Che diavolo sta succedendo?
Sento che mi sto facendo la pip addosso un'altra volta,
ma perlomeno mi scalda un po'. Emma e io restiamo immobili, sperando che vada via.
...
.
...
Devi restare immobile, se vuoi che venga. Se ti giri e
ti rigiri, la spaventerai.
Ma come far a sapere che mi  caduto?
La fatina dei denti lo sa sempre, quando ai bimbi cade
un dentino mi ha spiegato pap, con un sorriso, facendomi
l'occhiolino.  sul manuale delle fatine dei denti
si  affrettato ad aggiungere.
Parola d'onore?
Parola d'onore ha detto, rimboccandomi la coperta
fin sotto al mento, come mi piaceva. Adesso stai ferma e
dormi, e quando ti sveglierai troverai una moneta scintillante
sotto al cuscino al posto del dentino. Buonanotte, principessa.
Notte, pap.
...
.
...
L'acqua fredda ci mozza il respiro. Ci inzuppa, proprio come il sangue ha inzuppato il pavimento dov' morto pap.
Adesso vediamo se possiamo avere un po' di calma dice Richard, lasciando cadere il tegame di alluminio sui gradini di cemento della cucina. La prossima volta user i pugni.
Comincio a tremare, prima di sentire sbattere la porta della cucina, e continuo a tremare per un bel po'. Dal rumore della catena, capisco che anche Emma sta tremando.
...
.
...
Richard  arrivato quando le lacrime di mamma si erano
appena asciugate.  giunto in citt da "nessun posto in
particolare". A me sembrava che non fosse un posto vero,
ma doveva esserlo, perch Richard diceva sempre cos,
quando la gente gli chiedeva da dove provenisse. Si  messo
a ronzare intorno a mamma come un'ape su un fiore, e
non l'ha lasciata pi andare. Passava da casa nostra tutti i
giorni, portando fiori selvatici che raccoglieva sul bordo
della strada, quel barattolo di chiodi, mezzo vasetto di gelatina
(ha detto di averla soltanto assaggiata, per vedere
se era abbastanza buona per mamma) e, una volta, un barattolo
pieno di cucchiai... una roba senza n capo n coda.
Mamma accettava tutti i suoi regali con un sorriso, ma
i suoi occhi rimanevano freddi e tristi. Richard non sapeva
che aspetto avesse mamma quando anche i suoi occhi
sorridevano. Quando lei usciva dalla stanza, per mettere
i fiori in un vaso o la gelatina in frigorifero, Richard ci fulminava
con uno sguardo cattivo, che scompariva non appena
lei era di ritorno.
Tua madre si sposer con quell'accattone mi ha annunciato
un giorno Mary Sellers, a ricreazione. Non ho avuto
neanche il tempo di pensare a come risponderle, perch
Emma le  saltata addosso come un fulmine, tirandole i capelli
e dandole pugni nella pancia fino a quando lei  andata
di corsa dal signor Stanley, che quel giorno era addetto
al controllo del cortile.
Non avevo pensato che mamma potesse risposarsi, ma
quando Mary me l'ha detto, ho capito che stava succedendo
qualcosa. I mucchi di vestiti che erano stati sparsi per la
casa cominciavano a rimpicciolire, la spazzatura a sparire
e i piatti erano cos puliti che sembravano nuovi. Era come
se mamma volesse dimostrare che sapeva occuparsi della
casa.
Non possiamo continuare cos aveva detto un giorno.
I soldi sono finiti e io non sono capace di fare niente.
Non so neanche fare le moltiplicazioni, e non vincer mai
una gara di sillabazione, questo  sicuro.
 vero. Mamma non legge mai. Non per noi, all'ora di
andare a letto, e nemmeno per s. Ha disdetto l'abbonamento
al giornale subito dopo la morte di pap.
Non abbiamo scelta ha detto. E questo  quanto.
Mamma ha sposato Richard due giorni dopo, in municipio,
indossando lo stesso abito che portava il giorno del
funerale di pap.
Non sono riuscita a guardare Mary Sellers negli occhi
per una settimana, dopo.
...
.
...
Sveglia! Il tegame scivola, spinto dal piede di Richard,
e arriva a circa una Barbie di distanza da me, due da Emma.
C' una montagnola puzzolente, sopra, di cibo per cani
marrone e umidiccio, ancora con la forma della lattina.
Guardo Emma. Ha un aspetto peggiore di me, ne sono
sicura. Ha una grossa chiazza di terra su un lato della
faccia, e i capelli impiastricciati di resina e pieni di legnetti.
Mi guarda anche lei, poi si avvicina piano al tegame,
trascinandosi dietro la catena. Mette la mano a coppa,
come se dovesse bere da un torrente di acqua pulita,
raccoglie un po' di quella poltiglia e la mangia dalla
mano.
Io non so se sono abbastanza affamata da fare come lei.
Ho troppa fame per non farlo.
Deve essere andato a comprare il cibo per cani solo
per torturarci mormoro fra me, mentre cerco di trovare il
coraggio per mangiarlo. Solo l'idea di toccare quella roba
mi nausea.
Dove pensi che sia mamma? chiedo a Emma, ma lei
 troppo indaffarata a fare colazione per rispondermi.
Mi guarda, masticando, poi allunga una mano sporca,
colma di cibo per cani, fino alla mia faccia, gentilmente, perch
possa annusarlo. Tenendo gli occhi chiusi e sforzandomi
di non respirare dal naso, ne prendo un po' e lo inghiotto.
Non mastico. Nossignore. A malapena lascio che
mi sfiori la lingua. Lo inghiotto e poi faccio un respiro profondo,
per cercare di far uscire l'odore e il sapore dalla mia
bocca. Emma raccoglie un altro po' di cibo con la mano e
me lo porge ancora. E ancora. Quando mi tiro indietro, pulisce
il tegame con la lingua.
...
.
...
Devo essermi addormentata, perch mi sveglio di soprassalto,
avvertendo un'ombra su di me.  mamma.
 strano che il suo occhio destro sia nero e gonfio, perch
Richard  destro, e dunque di solito nella nostra famiglia
 la parte sinistra del corpo ad andarci di mezzo. Il suo
labbro superiore  il doppio del solito, ecco cosa l'ha tenuta
impegnata ieri sera.
Perch fai questo? chiede. Le sue mani penzolano
lungo i fianchi. Sembra che abbia una catena intorno al collo anche lei. Lo capisci che te le vai a cercare Si china su
di me e io penso che voglia accarezzarmi il viso, ma la sua
mano va alla catena che mi stringe il collo. La ritira di scatto,
per un momento, quando sente il calore del metallo che
mi brucia la pelle. Non contrastarlo sussurra, infilando
le dita fra gli anelli per fare un po' di spazio fra la catena e
il mio collo. Perch lo combatti? Perch devi sempre essere
insolente? bisbiglia ancora, ma so che non aspetta una
risposta. Mi fai sprofondare ancora di pi. Si alza in piedi
e guarda di lato, credo Emma, che sta ancora dormendo.
Torno subito mormora.
La mia testa  troppo pesante e non riesco a sollevarla,
cos resto sdraiata ad aspettare che torni. Non so cosa accadr,
ma non ho niente da fare, cos chiudo di nuovo gli
occhi per proteggerli dal sole e resto a cuocere un altro po'.
Poi mi accorgo che la catena si sta muovendo. Giro la testa
e vedo mamma accovacciata accanto al bastone di ferro,
che infila una chiave nel lucchetto, liberando le due estremit
della catena. Anche se la catena non c' pi, la mia testa
 ancora troppo pesante e non riesco a sollevarla. Sento
che i miei occhi non si aprono del tutto, anche se non li
sto pi strizzando. Devono essere gonfi.
Alzati dice, e cerca di comportarti bene, oggi. Torna
in casa e ci lascia sole.
Em? Ti sei alzata?
S sussurra lei, sono qui. Mi tende una mano per
aiutarmi e io la prendo con difficolt. Mi fa male dappertutto.
Dove andiamo? chiede. Non possiamo entrare.
Pu darsi che lui non sappia che non siamo pi incatenate.
Vorrei sedermi all'ombra di un albero in un angolo del
cortile, ma Emma ha ragione. Sar meglio tenersi alla larga,
oggi.
Che ne dici della signorina Mary? dico. Emma annuisce.
Scrivo un biglietto, cos non penseranno che siamo
scappate di nuovo dico. Mi avvicino furtivamente alla porta
della cucina e ascolto, e quando sento il tic tac dell'orologio
che  ancora appeso nella cucina vuota, entro. Trovo
una penna e sopra una scatola di cartone contrassegnata:
Cucina, scrivo: Siamo da White's. Torniamo pi tardi. C & E.
Esco dalla porta a zanzariera senza far rumore.
Camminiamo, piano piano, sulla stessa strada sterrata
che, nel cuore della notte, sembrava cos lunga e magica.
Le due piste fra l'erba, che ci portano su Murray Mill Road,
sono ombrose, con chiazze di sole.
...
.
...
Vicino a White's, vedo Charley Narley, ma quando lui
ci vede, per la prima volta, probabilmente per la prima volta
nella storia di Toast, si gira. Non ci segue, gridando quel
che stiamo facendo. Si gira, e guarda lontano, non so cosa.
Oh buon Dio del cielo dice la signorina Mary quando
ci vede. Non mi sono ancora guardata allo specchio, ma
immagino che abbiamo lo stesso aspetto stropicciato degli
strofinacci che mamma appende ad asciugare. Cosa  successo?
Signor White! Ha la faccia tutta aggrottata, come
se fosse spaventata. Invece di battersi sulle gambe, come fa
sempre, si avvicina e si inginocchia. Allunga una mano per
toccare la mia faccia come se fosse fatta di vetro.
Povera piccola, cosa ti ha fatto?  tutto quel che dice.
La guardo negli occhi, e vedo che sono pieni di lacrime.
Sto bene mormoro, sono solo preoccupata per Emma,
ecco tutto. Intorno al collo di Emma ci sono delle bruciature
rotonde, dove gli anelli l'hanno stretta, e il suo viso
 incrostato di cibo per cani perch ha leccato il tegame.
Credo che sembri peggio di quel che . Si dondola, avanti
e indietro, come una margherita sul ciglio della strada
quando sembra che i camion, che passano a tutta birra, debbano
strappare le piante con tutte le radici.
Oh mio Dio. Anche il signor White si inginocchia davanti
a noi. Poi si alza e dice: Prendo degli asciugamani e
delle pomate, Mary. Abbiamo del disinfettante per pulire
queste ferite?.
La signorina Mary recupera pure una scatola di cerotti,
anche se il signor White non gliel'ha chiesto, e poi ci guida
dietro il bancone e nella stanza sul retro, che  pi buia
e fresca, perch l'aria condizionata  accesa al massimo, per
via del caldo. Il disinfettante brucia un po', all'inizio, ma si
asciuga in fretta e allevia il bruciore che sento alla base del
collo. Probabilmente  come quello di Emma. Il signor White
me lo passa delicatamente anche su altri punti della faccia
e della fronte, poi apre un tubetto metallico e lo schiaccia,
facendo uscire una gelatina trasparente. Provo una sensazione
bellissima sulla pelle, quando la spalma, tanto che
vorrei buttargli le braccia al collo.
Non piangere, piccola dice. La pomata  un tale sollievo,
credo che sia per questo che non riesco a trattenere
le lacrime. TI ho appena ripulito, se piangi t'impiastriccerai
tutta. Sorride, come se volesse convincere la mia bocca
a fare lo stesso, e funziona.
Pu fare lo stesso a Emma? chiedo.
Certo, zuccherino, certo dice, ma voglio che tu ti
sdrai, mentre mi occupo di lei. Non sembra che tu abbia riposato
molto, ultimamente. Vieni nel mio ufficio, cos ti preparo
un posticino comodo dove potrai sdraiarti. Quando
avr finito con Emma, porter anche lei.
Lo seguo nel suo ufficio, dove non sono mai stata, ma
sono troppo stanca per guardarmi intorno, cos mi accuccio
sulla coperta che ha messo a terra dietro la scrivania.
Non sento neanche la porta chiudersi quando va via.
Mi sveglio una volta, sentendo che Emma si accuccia
accanto a me, qualche minuto pi tardi (mi sembra) e poi
mi riaddormento.
Anche se c' buio, nell'ufficio del signor White, ho l'impressione
di aver dormito un bel po', perch quando apro
gli occhi mi sento decisamente meglio. Credo che sia stata
la voce di mamma dall'altra parte della porta, a svegliarmi.
Scuoto Emma per svegliare anche lei, perch sia
pronta. Sono sicura che mamma  venuta a prenderci per
portarci a casa.
Come mi aspettavo, la porta si apre e un triangolo di
luce entra nella stanza. Vedo la sagoma di mamma proprio
al centro, con il bordo tutto giallo.
Avanti, andiamo dice. Con la mano cerca a tentoni
l'interruttore della luce sul muro. L'accende e una lampadina
si illumina sopra di noi. Da quelle due parole non capisco
come sar il ritorno a casa, ma so che sar meglio sbrigarci.
Non mi stiracchio nemmeno, quando mi alzo, anche
se mi piacerebbe. Emma lo fa, e sembra che la faccia sentire
meglio.
Libby, ne sei sicura? Non  affatto un disturbo dice
il signor White, da fuori. Ho un sacco di spazio, in quella
mia vecchia casa. Posso venire da voi domattina con la macchina,
come prima cosa...
Scorgo la bocca della mamma, e capisco che il ritorno
a casa sar tranquillo, di sicuro. Le labbra di mamma sono
strette. Quando formano una linea sottile, in questo modo,
so che non mi sgrider. Ci fa cenno di avvicinarci e si scansa,
perch possiamo passare.
Non abbiamo bisogno della tua carit, Dan dice oltre
la spalla, mentre tiene aperta la porta, per farci capire
che dobbiamo andare dritte alla station wagon che sta fuori,
col motore acceso.
Certo che no. Solo... Le parole del signor White sono
interrotte dalla campanella attaccata alla porta. Vorrei aver
saputo che sarebbe stata l'ultima volta in cui avrei visto il
signor White e la signorina Mary.
Mamma non aspetta quasi che le portiere siano chiuse,
prima di mettere la retromarcia, uscire su Front Street e dirigersi
a Murray Mill Road. Al semaforo batte sul pacchetto
per fare uscire una sigaretta e pigia il pulsante dell'accendino
sul cruscotto. Prima di premere l'acceleratore si accende
la sigaretta, posandovi sopra la spirale arroventata,
e inspira a fondo. Sembra che non le importi niente del signor
Jackson che aspetta di muoversi, dietro di noi, perch
 gi scattato il verde.
Mi dispiace, mamma dico, dal sedile posteriore.
Se non avessi convinto Emma a scappare, tutto questo
non sarebbe successo. Mamma non mi guarda, dallo specchietto
retrovisore, fissa la strada e basta.
Mi dispiace tanto ripete Emma.
Anche se non ci risponde, non importa. Dentro di me,
le prometto che non combiner mai pi guai, e far in modo
che nemmeno Emma faccia qualcosa di male. Sar cos
orgogliosa di noi. E poi, anche se lei ancora non lo sa, le dar
tutti i soldi che ho guadagnato lavorando da White's.
Potr comprarsi qualcosa di carino, per una volta. Ho ancora
dodici dollari e cinquantasette centesimi. Vorrei non
aver comprato quegli adesivi, a quest'ora avrei di pi, da
darle. Ma dodici dollari e cinquantasette centesimi sono gi
qualcosa. Sar cos contenta.
...
.
...
CAPITOLO 7.
...
.
...
Il furgone di Richard  gi carico e mamma ci sta chiamando.
Mi guardo intorno un'ultima volta nel Nido. Emma
 gi scesa, ma io ho detto di aver dimenticato una
cosa per poter tornare qui. Addio ventilatore. Addio muro
sbieco.
Mamma mi ha guardato storto, poco fa, quando ho cominciato
a piangere, cos inspiro a fondo un paio di volte
e funziona.
Caroline, sei lenta come una tartaruga storpia mi grida
da sotto. Scendi subito e andiamo!
A mamma non piace pensare troppo alle cose. Vorrei
essere anch'io cos. Sembra che io non faccia altro che pensare,
fin quasi a consumare le cose dentro la mia testa.
Arrivo mamma grido.
Addio Nido.
Richard guida il furgone, da solo, noi stiamo nella station
wagon con mamma. La giornata sembra promettere
bene. Mamma accende la radio, quando oltrepassa il capannone
del mulino. Emma guarda fuori da un finestrino,
e io dall'altro, cercando di memorizzare tutto quel che avevamo
qui. Immagino che la prossima famiglia che vivr qui
sar contenta dei fiori negli stivali di Richard, ma per quel
che mi riguarda  l'unica cosa che proprio non mi  dispiaciuto
lasciare.
Il braccio di Richard penzola fuori dal finestrino e lui
indica quando deve girare perch la freccia  rotta. Anche
quella di mamma  rotta, ma lei non si preoccupa di fare
segnali.
Mamma?
S? Mi guarda attraverso lo specchietto retrovisore.
Perch tu e pap non siete mai andati via da Toast?
Abbassa un po' il volume della radio e pensa alla mia
domanda.
Non abbiamo mai dovuto dice, con voce piatta.
Perch adesso dobbiamo? vuole sapere Emma.
Perch tutte queste domande, cos all'improvviso?
Dobbiamo traslocare perch Richard ha trovato un buon
lavoro in un deposito di legname, dalle parti di Murchison,
e dobbiamo andare. L'ho gi spiegato, no? Adesso basta
con questa tristezza, bisogna guardare avanti, non indietro
dice. Scommetto che non si rende conto che, mentre
attraversiamo la citt, continua a guardare da una parte e
dall'altra, come se anche lei volesse memorizzare tutto.
Anche per me la vita non  stata facile continua, ma ho
imparato ad adattarmi. Rallenta, mentre passiamo davanti
a Mickey's, poi accelera di nuovo. La vita  cos, amara come
una limonata senza zucchero.
Questo spiega perch mamma ha sempre l'espressione
di uno che ha addentato un limone.
Non siamo ricchi dice, dobbiamo andare dove si trovano
i soldi.
I soldi sono a Murchington? chiede Emma.
Mur-chi-son. Adesso basta, silenzio. Ne ho gi passate
abbastanza, nelle scorse ventiquattro ore, per colpa di
questo atteggiamento.
Il volume della radio torna alto e io fulmino Emma con
lo sguardo. Deve sempre rovinare l'umore di mamma.
Il giorno diventa notte e appena prima che faccia di
nuovo giorno, vediamo una tabella con su scritto: Benvenuti
a Murchison... Fate largo! Mi fa pensare a Bugs Bunny
quando sega un albero e grida: "Faatee laaargooo", prima
che cada a terra.
Il paesaggio  collinoso, e continuo ad aspettare di vedere
una citt, ma dopo il cartello non abbiamo visto un'anima
viva.
A un certo punto incontriamo un semaforo lampeggiante
che sembra messo l senza motivo. Il furgone di Richard
si ferma e ci fermiamo anche noi. Scende e si avvicina
al finestrino di mamma.  strano che si sia fermato proprio
al centro della strada, ma non c' nessuno, qui intorno,
che possa arrabbiarsi.
Non pu essere tanto lontano dice, soffiando il fumo
della sigaretta, hanno detto di girare a destra al semaforo
lampeggiante, ma non vedo nessuna strada, a destra.
S' appoggiato col braccio sul tetto della macchina di
mamma, sopra la sua testa. Lei studia una cartina.
Non capisco cosa pensi di trovare su quella cartina,
Lib. Lei la ripiega e spegne la radio. Tanto non si sentiva
niente, solo scariche e voci gracchianti. Andiamo avanti,
e se lo vedi suona il clacson dice lui, mentre si allontana
verso il furgone.
Cosa stiamo cercando? chiedo a mamma.
Turn River Road dice lei, accelerando. Occhi aperti.
Dopo un po', gli alberi a lato della strada si diradano e
vediamo un vecchio distributore di benzina con un chiosco
di alimentari, accanto.  chiuso con delle assi, ma perlomeno
 un segno di vita. Un po' pi avanti cominciano
le strade: Gumberry Road, Sunnyside Road, Downtown
Road. Lottie's General Merchandise, il supermercato,  proprio
all'angolo di Downtown Road e... vediamo...  scritto
a mano, non si distingue bene... Turn River Road!
Eccolo! grido, nell'istante in cui mamma suona il clacson
due volte per avvisare Richard... troppo tardi,  gi passato,
ma rallenta e gira il furgone, facendo inversione sulla
ghiaia davanti a Lottie's. Mamma ha accostato la macchina
per far passare Richard per primo, sulla nostra nuova
strada verso la nostra nuova casa. Scommetto che non
c' nessun Nido, non mi faccio illusioni.
Ho lo stomaco annodato e so che anche mamma si sta
preparando a quel che ci aspetta, perch sta seduta tutta rigida.
Il furgone di Richard rallenta e oltrepassa, a passo
d'uomo, le case che diventano sempre pi piccole e sempre
pi distanti l'una dall'altra. Presto si vedono soltanto i
numeri scritti su sassi o su pezzi di legno mezzi caduti accanto
a viottoli sterrati che sembrano troppo stretti perch
possa passare un'automobile. Finalmente ci fermiamo davanti
a un pezzo di legno con su scritto 22. Emma si avvicina
a me, per vedere meglio.
Eccoci qua dice mamma, e sembra quasi che sorrida.
Casa, dolce casa.
I rami degli alberi strisciano sui fianchi della macchina,
mentre passiamo lentamente. Tutto quel che posso dire,
di questo posto,  che  molto verde. Non osiamo mettere
la testa fuori dal finestrino per timore che i rami ci cavino
gli occhi. Gli alberi hanno tronchi enormi, come quelli di cui scrive il signor Grimm. Scommetto che le fate fanno
il girotondo intorno ad alberi come questi. I rami cominciano
molto in alto, pi in alto di quel che io abbia mai
visto.
Presto la strada  troppo ingombra di cespugli e rami
caduti per poter continuare con la macchina. Richard e
mamma si fermano accanto a un albero caduto, con le radici
per aria, come se un gigante l'avesse strappato da terra.
C' a malapena lo spazio per aprire le portiere e scendere.
Guardo in alto e quasi non riesco a vedere il cielo,
perch i rami sono folti e intrecciati. Sotto i nostri piedi,
la strada  di sabbia mescolata con muschio e aghi di pini.
Mi sento come se stessi in piedi su un trampolino.
Bene dice Richard, e prende dal furgone un carico
che possiamo trasportare a braccia, da qui in avanti ce la
facciamo a piedi.
Emma prende un mucchio di coperte, io sollevo una
scatola e cominciamo a risalire la collina fra sassi, radici di
alberi e aghi, per raggiungere il numero 22 di Turn River
Road.
Ascoltate, avete sentito? Richard si blocca di colpo.
 un falco. Avete sentito, ragazze?
Non ho sentito niente, se non i nostri piedi che spezzano
i ramoscelli, ma dico s ugualmente. E anche Emma.
Le mie braccia cominciano a tremare per il peso quando
sento un fischio, davanti a noi. Richard ha trovato la casa.
Yu-huu grida.
Alberi e cespugli si ritirano un po' per fare posto alla
casa, ma a malapena. Sembrano dei bulli che aspettano che
la casa crolli per poterne prendere il posto. Non credo che
dovranno aspettare tanto: la casa sembra sul punto di cedere.
Il tetto sfiora il terreno, da una parte, come un cavallo che sta per sdraiarsi. La cima del tetto spiovente si innalza
sopra la porta principale, sopra un piccolissimo portico.
C' una finestra su ciascun lato della porta, ma sembrano
entrambe fatte di legno, tanto sono sporche. Scommetto
che saranno le prime cose che mamma pulir. Non
fa altro che ripetere: Pulite quelle finestre, pulite quelle finestre.
Sembra che manchi qualche tavola, dagli spioventi, ma
questo terr occupato Richard per un po', cos non mi preoccupo.
La porta striscia per terra, quando mamma la spinge.
Deve spingerla con la spalla, per aprirla abbastanza per
poter passare con le scatole. Richard ha lasciato le cose per
terra ed  tornato al furgone per un altro carico. Anche noi
dovremmo farlo, ma sto morendo dalla curiosit di vedere
dove io ed Emma faremo il nostro nuovo Nido. E poi, se
ci sono due lati fra cui scegliere, voglio arrivare per prima.
Non sono mica stupida.
Quando i miei occhi si abituano alla penombra, vedo
che c' terra dappertutto: su un vecchio tavolo di legno al
centro della stanza in cui siamo entrate che, credo,  il soggiorno,
sui muri e, soprattutto, sul pavimento. Su tutto il
pavimento. C' pi terra dentro casa che fuori, a dirla tutta,
mescolata a foglie e aghi di pino. Mi domando come sia
arrivata fin qui sinch guardo in alto e vedo un grosso buco
nel tetto, proprio sopra al soggiorno, e allora capisco. Ci
sono delle cose che sembrano nidi d'uccello e si vede un
grosso ramo, che di sicuro  responsabile del buco.
Mamma  immobile. Stringe la sua scatola come se non
volesse sporcarla mettendola gi. Non c' modo di sapere
cosa pensi della nostra nuova casa che non  poi tanto nuova,
dopotutto.
 bello qui dico, pulir bene, mamma, vedrai.
S, sar come nuovo dice Emma.
Mamma non muove nemmeno le ciglia.
Prendo quella scatola e vado a dare un'occhiata di sopra
le dico, dopo aver posato la mia, ma quando faccio
per prendere la scatola di mamma, mi accorgo che la stringe
forte, come se fosse un salvagente. Va bene mormoro,
prendendo la mano di Emma per farle capire che dobbiamo
lasciare in pace mamma, torniamo subito.
I gradini sono bucati, ci vuole un po' per salire la scala.
Camminiamo ai lati, stringendoci alla parete, per salire
al piano di sopra. Devo girare la faccia da una parte per evitare
che le ragnatele mi vadano nel naso o, peggio, in bocca.
Non c' molta luce, per via delle finestre sporche, ed 
difficile trovare un punto per aggrapparsi, visto che non c'
la ringhiera. In cima alle scale ci sono due aperture. Sembra
che ci fossero delle porte, una volta, e in effetti, quando
ci avviciniamo, vedo i segni sul legno, dove le hanno
scardinate. La stanza a destra  quadrata, con un'unica finestra.
C' un brandello di stoffa, attaccato all'angolo della
finestra come se cercasse di non cadere. La stanza a sinistra
 piccolissima. Ecco il nuovo Nido. Anche Emma lo
capisce, perch entra e allarga le braccia, come per misurare.
Se saremo fortunate riusciremo a farci entrare il nostro
vecchio materasso. Sar bello, qui. C' una piccola
finestra in alto, a met della parete, quando l'avremo pulita
entrer abbastanza luce.
Mamma e Richard staranno nell'altra stanza. Non c'
altro, cos scendiamo dabbasso.
Mamma  ancora ferma nella stanza d'ingresso, cos le
giriamo intorno e usciamo per tornare alla macchina a prendere
la nostra roba. Il mucchio di Richard sta diventando
pi grande, dobbiamo sbrigarci.
Ogni volta che faccio il percorso avanti e indietro, vedo
qualcosa di cui prima non mi ero accorta. Per esempio
mi accorgo che le pareti del soggiorno (dove mamma ha
messo radici) hanno ancora delle chiazze di carta da parati
sbiadita, con un disegno di rose. E che il tavolo da cucina
che  rimasto in casa, probabilmente  rimasto perch
non passava dalla porta. Richard dice che devono averlo
costruito dentro casa, e che chi lo ha fatto di certo non pensava
che avrebbe dovuto essere spostato. C' un camino,
su una parete del soggiorno, che  fatto di pietre lisce che,
secondo Richard, vengono dal fiume: sono cos lisce perch
l'acqua le ha levigate. Sono molto grandi, il fiume deve
averci impiegato degli anni. Aderiscono perfettamente
fra loro. Pensi di muovere il culo o devo muovertelo
io? Richard sputa per terra, in soggiorno, e rifila uno spintone
a mamma.
Mamma resta in silenzio, tutto il giorno. Posa la scatola,
proprio l do Vera rimasta in piedi, e si mette a pulire,
come sapevo che avrebbe fatto. Porge a me ed Emma un
secchio e ci dice di andare a cercare dell'acqua. Non le chiediamo
dove andare, non ne ha idea, come noi.
Che ne dici di andare da quella parte? Emma indica
a sinistra della casa. Dietro l'angolo del tetto cascante scopriamo
uno slargo di terra battuta. Sapere che non siamo
le prime a camminare qui mi fa sentire meglio. Chi pensi
che vivesse qui, prima, lasciando che si distruggesse tutto
a questo modo? chiede Emma.
Come faccio a saperlo?
Sto solo chiedendo.
Probabilmente dei vecchi, che non avevano la forza di
fare i lavori che andavano fatti dico.
Camminiamo una dietro l'altra perch la stradina non 
abbastanza larga per camminare vicine. Di tanto in tanto Emma
allunga una mano per toccare rami o foglie.  difficile
guardare in avanti o ai lati, perch non conosciamo ancora
la strada e abbiamo paura di inciampare in una radice o in
una pietra. Cos, per adesso, facciamo attenzione a dove mettiamo
i piedi.  per questo che andiamo pianissimo.
Pensi che potremo tenere un cane? chiede Emma, saltando
oltre un ramo ricoperto di muschio.
Mi piacerebbe. Poso i piedi con cautela, perch ho
paura di prendere una storta sui sassi.
Il suono di acqua gocciolante si fa sempre pi forte e
ben presto i sassi scintillano d'acqua.
Abbiamo un torrente tutto per noi dice Emma, guarda!
Ha ragione, non c' nessuno intorno a dire che  suo.
Dobbiamo dargli un nome prima che arrivi qualcun altro
osservo.
L'ho visto io per prima, dobbiamo chiamarlo Fiume
Emma.
Non possiamo chiamarlo Fiume Emma.  un nome
stupido.
Io lo chiamer cos.
Io no.
Resta in silenzio e so che si sta chiedendo quanto durer
quel nome. Sa benissimo che non  un granch di nome,
visto che lo user solo lei. Posso vincere, basta aspettare
che si stanchi.
Che ne dici di Fiume Toast? suggerisce. Ci penso un
attimo. Non  un vero fiume, visto che l'acqua si muove
appena un po' pi in fretta di quella che esce da un rubinetto
gocciolante.
Provate a mettere cinque volumi di enciclopedia uno
accanto all'altro e a superarli con un salto: il nostro fiume
 largo cos. Riesco a immergere il secchio solo a met, per
si riempie in fretta, mamma sar contenta.
Ho sentito di peggio dico. Che ne pensi di Fiume
Scintillante? aggiungo.
Mentre riempio il secchio, Emma cammina un po' in
equilibrio sui sassi. Come al solito non allarga le braccia,
ma sta dritta senza problemi.
Sembri una di quelle fate dei libri le dico, perch 
come una di quelle fate che vivono nei boschi e saltano fuori
da regni fatti di muschio e ballano alla luce della luna indossando
abiti scintillanti. Emma non indossa un abito scintillante,
a dire la verit. I suoi pantaloni sono strappati da
una parte, da quella volta che si  arrampicata sul tetto di
Forsyth perch voleva saltare gi e dimostrare di essere capace
di atterrare come un gatto, e invece  scivolata ed  rimasta
appesa per i pantaloni all'orlo del tetto, fino a quando
 venuto il signor Phillips con la scala e l'ha portata gi.
La sua maglietta  macchiata di salsa di pomodoro o sciroppo
o frutta o qualche altra cibaria. E i suoi capelli sono
arruffati dietro, come sempre.
O Fiume Diamante mi risponde. Ho trovato! Fiume
Diamante  perfetto.
Dobbiamo tornare le dico, quando il secchio  pieno.
Scende con un salto dal sasso pi alto e mi segue sul
sentiero, che non sembra pi cos lungo come era sembrato
all'andata.
Tua madre ti sta cercando ruggisce Richard quando
mi vede venir fuori da uno slargo fra gli alberi. Emma  rimasta
un po' indietro ma si affretta a raggiungermi. Nessuna
di noi lo guarda negli occhi, come cani. Emma e io
non abbiamo parlato di quel che  successo a casa vecchia,
ma  come se sapessimo che se lo guardiamo negli occhi,
ci attaccher. O potrebbe farlo. Una ragione sufficiente per
stargli lontane. Mi piacerebbe poterlo fare contento, come
sto cercando di fare con mamma, ma  impossibile dire cosa
pu fare contento Richard. Al momento  tutto preso da
questa storia dei falchi, e non possiamo competere. Emma
non sembra pensare a queste cose, perch essere buona non
le  mai servito, ma io ricordo dai tempi di pap che pu funzionare.
...
.
...
Caroline Louise, vieni subito qui mi ha chiamato
mamma. Ho seguito la sua voce arrabbiata e sono arrivata
in cucina, davanti a mamma e pap.
S? ho detto. Solo a guardarli i miei occhi si riempiono
di lacrime.
C' qualcosa che devi dirci, Caroline? ha chiesto pap,
con la voce che non usava mai.
Cosa, pap? Stavo cercando di guadagnare tempo.
Ho cominciato a piangere, ma la faccia di mamma non 
cambiata per niente. Pap invece si  sciolto.
Ha chiamato la tua maestra ha detto mamma. Ci ha
raccontato cosa  successo oggi a scuola.
La voce di mamma stava diventando pi dura e pi
forte, ma pap l'ha interrotta
Cos' successo, biscottino? Perch lo hai fatto?
La risposta : non lo so. Avevo avuto il permesso di
andare al bagno, mentre stavamo disegnando gli indiani
che vivevano qui prima di tutti noi. Ero completamente
sola, quando sono arrivata. E poi me la sono ritrovata sulle
mani.
 disgustoso ha detto la mamma, non posso credere
di aver dato alla luce una bambina che fa una cosa del
genere. Non potr mai pi farmi vedere in citt, dopo quel
che  successo.
Gli occhi di pap sembravano tristi quanto i miei, ma
senza lacrime.
Ti  andata sulle mani? Non c'era della carta igienica?
mi ha chiesto pap, come se davvero volesse capire.
Ho scosso la testa, ma nello stesso istante ho desiderato
di poter confermare la storia che stava immaginando.
Avrebbe avuto senso. Ho fatto la cacca e l'ho strofinata sui
muri del gabinetto perch non c'era carta igienica. Ma non
era la verit.
Sei in guai molto, molto seri, signorina ha detto mamma.
Ascolta tua madre ha aggiunto pap, rinunciando a
trovare una spiegazione che non c'era.
 uscito dalla stanza. Io ascoltavo mamma che mi spiegava
come avrei dovuto rimediare a scuola, con lei, con la
signorina Hall, ma il mio cuore era uscito con pap.
Non ho mai pi fatto una cosa del genere, ma non l'ho
neanche pi dimenticato.
Da quel momento in avanti mi sono sforzata di essere
la bambina pi brava che mamma avesse mai conosciuto.
Spazzavo la cucina quando finiva di preparare il pane, assicurandomi
di raccogliere tutta la farina sulla paletta. Ripulivo
uno per uno i fornelli. Battevo il tappeto del soggiorno
sotto al portico come piaceva a mamma, guardando
i capelli, la polvere, i frammenti di foglie che volavano
via, galleggiando nei raggi del sole. Ho cercato di fare tutto
quel che potevo perch mamma mi baciasse di nuovo
sulla fronte, quando andavo a letto, come una volta.
Ci ho messo un po' a ritrovare il coraggio di guardare
di nuovo in faccia pap, ma presto lui ha ricominciato a
chiamarmi biscottino e a battersi sulle gambe perch mi ci
arrampicassi.
Ho imparato che comportarsi bene con la gente funziona.
Solo, probabilmente, non con Richard.
...
.
...
Mi sono sforzata in ogni modo di non fare traboccare
il secchio, ma sono inciampata su un sasso e mi  caduta
un po' d'acqua, mentre tornavo. Per ce n' ancora abbastanza,
dentro, per pulire, cos penso che andr bene ugualmente.
Le mie dita hanno preso la forma del pezzo di legno
che sta in cima al manico, per evitare che il metallo ti
si conficchi nella mano. Prima mi facevano molto male,
adesso non le sento pi, da un sacco di tempo. Quando poso
il secchio sul pavimento del portico, la mia mano si apre
poco poco, giusto quel che basta per lasciare il manico. La
mia mano sembra un artiglio. Se allargo le dita, una a una,
mi sembra di spingere una porta molto pesante, che non 
stata aperta per un po'. Scricchiolano.
Possibile che ci voglia tutto questo tempo? Mamma
esce dalla cornice della porta a zanzariera (c' solo la cornice,
perch la zanzariera non c' pi, solo il legno che una
volta la conteneva). Non aspetta la nostra risposta. Afferra
il manico del secchio e lo porta dentro, come se non fosse
affatto pesante. Non sembra che la stanza sia cambiata
molto, da quando siamo andate via. Stringo gli occhi,
perch ora so che  buio, dentro. Queste finestre hanno
bisogno di una pulita, ora che siete tornate dalla vostra
passeggiatina dice, e lascia cadere una spazzola nel secchio.
Prima bagnate il vetro, poi lo ripassate con la pezza
umida e insaponata. Poi prendete la spazzola e togliete
tutta quella terra. Attenzione alle fenditure. Avanti. E
va via.
Cosa sono le fen-di-tu-re? bisbiglia Emma, sillabando
la parola.
Non ne ho idea dico, sar meglio pulire tutto quanto,
gi che ci siamo, cos siamo sicure.
Ogni tanto mamma passa di corsa. Apre una scatola e
inizia a svuotarla, poi scompare per un po' e ricompare dalla
cucina con una scopa in mano. Sento Richard muoversi
al piano di sopra. Sta mettendo a posto le cose che abbiamo
portato. Ha preso una lattina di birra e non  sceso a
prenderne un'altra, credo che sia un buon segno.
Mi chiedo dove sia la scuola, in questo posto sperduto,
e dove andremo Emma e io. Mamma mi ha detto di non
preoccuparmi della scuola e cos ecco cosa faccio: mi preoccupo.
Mamma? Cosa facciamo per la scuola? chiedo. Ho
sentito che  rientrata in casa dal portico, per lo spostamento
d'aria quando ci  passata accanto.
Non pensare alla scuola dice. C' una striscia nell'angolo
in alto a destra di quella al centro.
Vado un po' indietro per vedere meglio ed eccola. La
cancello con la pezza.
Ma dove andremo? domanda Emma.
Non cominciate borbotta. E se ne va.
Alcuni giorni posso parlare con mamma. Altri no.
...
.
...
Lasciala stare, piccola mi ha detto Gammy, lasciala
stare.
Pap era partito per vendere la moquette e la porta di
mamma era chiusa e sigillata. Mia nonna, che noi chiamiamo
Gammy perch da piccola non sapevo pronunciare
bene il suo nome, e lo storpiavo cos,  venuta a stare da
noi per qualche giorno.
Lei non sopporta le persone che piangono. Me l'ha detto
pap, prima di partire (comportati bene, biscottino mi
ha sussurrato, accucciandosi davanti a me per guardarmi
dritta negli occhi, e ricorda, la nonna non sopporta le lacrime,
quindi smetti di piangere e ubbidisci alla tua mamma,
d'accordo?) Di solito pap si preoccupa delle nostre
lacrime, ma questa volta non gli hanno impedito di partire.
La porta di mamma  stata chiusa per un po', perfino
prima che partisse.
Voglio la mia mamma ho detto, tossendo perch mi
stavo sforzando cos tanto di non piangere che alcune lacrime
mi erano entrate nel naso. Mamma? Posso entrare?
Mamma?
Ho detto di lasciarla in pace. Le mani di Gammy mi
hanno preso la schiena. Se non mi fossi sbrigata ad andare
via, la stretta sarebbe diventata molto pi forte. Vai fuori
a giocare.
Mamma! ho provato un'ultima volta, ma la porta di
mamma non si  mossa.
Cos ho imparato che ci sono giorni in cui non posso
parlare con mamma.
...
.
...
Quando finiamo di pulire le finestre, Emma e io saliamo
su per la scala rotta per dare un'occhiata al nostro Nido
di sopra.
Ehi! Il materasso ci entra! dice Emma. A quel punto
sale pi in fretta di me, perch  cos brava a mantenere l'equilibrio.
In effetti, il materasso entra perfettamente fra due pareti,
e avanza pure un po' di spazio. Posso perfino infilare
la mia collezione di francobolli accanto al letto dal mio
lato per guardarla tutte le volte che voglio. Ci sono delle
lenzuola ripiegate ai piedi del materasso, cos le stendo e
vado carponi fino al posto dove poggiamo la testa, per infilarle
sotto e lisciarle bene. Emma fa lo stesso all'altra
estremit, e in un batter d'occhio abbiamo un posto per
dormire.
Proviamolo dice Emma, e si sdraia nel posto in cui,
fra qualche ora, dovr dormire.
Il tetto  molto pi alto di prima osservo.  carina, la
nostra stanza, si sta bene. Seguo con gli occhi i contorni della
pittura screpolata sopra di noi. Ehi, strizza gli occhi fin
quasi a chiuderli: non sembrano nuvole, quelle sopra di
noi?
S dice Emma.
Le lenzuola sono molto fresche, sotto di noi. Non c'
niente di meglio che lenzuola fresche in un giorno caldo,
dice mamma. E in questo senso ha ragione da vendere.
...
.
...
Perch non va gi bene cos? Mamma lo dice, pi che
chiederlo. La sua voce  bassa, fuori dalla nostra stanza. Mi
sveglio, sbattendo le ciglia.
Cosa hai detto? La voce di Richard non  cos bassa.
Non entra luce dalla finestrella. Impossibile dire quanto abbiamo
dormito.
Non vedi che  stanca? dice mamma. Giro appena la
testa per guardare mia sorella.  la prima volta che mamma
la difende. I suoni si allontanano, sento parole rabbiose
gi per le scale. Capisco che non lasceremo la nostra stanza.
Il caldo  asfissiante, come se fosse rimasto bloccato qui.
Siamo sdraiate sopra le lenzuola, con le braccia e le gambe
larghe il pi possibile perch quel po' d'aria che c' possa
muoversi intorno a noi. Ho il naso chiuso, anche se non 
il periodo dell'anno in cui succede di solito. Ho la bocca
aperta e mi rendo conto che sto ansimando, come un cane.
Emma? Sei sveglia? sussurro, casomai non lo fosse.
S risponde lei.
Cosa credi che faremo, per la scuola?  strano che
mamma non ci abbia detto dove dobbiamo andare.
Mi sto di nuovo mangiando le unghie. Brutto vizio. Non
c' bisogno che mamma me lo dica. Mi mordo le unghie, e
quando sono troppo corte e non resta niente per i miei denti,
inizio a mordere le pellicine. Quando mamma  nei paraggi,
mi dice "smettila", di tanto in tanto. Se non tolgo subito
la mano, me la strattona, cos smetto immediatamente.
Anche Emma non ne pu pi. Sdraiata accanto a me sul
lenzuolo ormai fradicio di sudore, mi sibila di smetterla,
cos lo faccio. Per un secondo.
Io non voglio andare in una nuova scuola dice, mi
sta benissimo se restiamo qui e basta.
Be' s borbotto, ma non sono completamente d'accordo.
Speravo di poter diventare popolare nella nuova
scuola. E poi, con chi giocheremo, qui?
Ci riaddormentiamo. Un sonno accaldato, di quelli che
ti giri e sei pi fresca per un secondo, e poi ti rendi conto
che ti stai riscaldando di nuovo. Nessuna posizione  comoda
a lungo. Dormiamo solo per far passare il tempo fino
alla mattina.
...
.
...
Ehi di casa! chiama la donna. Ha qualcosa di quadrato
fra le mani, con uno strofinaccio sopra. Orla Mae,
smettila di strascicare i piedi... mi stai bucando le gambe,
con tutti questi sassolini dice alla bambina che cammina
dietro di lei. Mamma  in casa? domanda a me
ed Emma.
Sissignora rispondiamo insieme, ed Emma corre dentro
per andare a chiamarla. Io la seguo, voglio vedere di
persona cosa pensa mamma della signora amichevole e di
sua figlia.
Torno subito dico loro. Sono in piedi accanto alla scaletta
del portico e cercano di non far capire che gli piacerebbe
entrare.
Mamma! chiama Emma. Abbiamo visite.
Mamma entra da una porta posteriore che ieri non avevo
notato. Si asciuga le mani sul grembiule e sospinge i capelli
che le sono caduti davanti agli occhi dietro alle orecchie.
Va bene, va bene mormora, eccomi. Andate di sopra
e rendetevi presentabili.
Richard ha tagliato delle assi di legno e le ha inchiodate
sopra i gradini rotti, cos adesso  facile salire.
Sbrigati mi dice Emma, sfilando una gamba dai pantaloni
strappati che indossa da ieri. Cerca qualcosa da mettersi
nel mucchio di vestiti sul materasso. Avanti.
Non quella!  mia. La blocco appena in tempo. Stava
per prendere la mia camicia gialla. La metto io.
D'accordo.
Scendiamo di corsa le scale per vedere questa Orla Mae
che calcia i sassi quando cammina. Sono nel portico con
mamma.
 laggi in fondo, poco pi di un miglio... sta dicendo
la signora. Adesso  mamma a tenere in mano il piatto
quadrato con lo strofinaccio sopra. Ci vogliono circa dieci
minuti a piedi.
Accomodatevi le invita mamma, quando apriamo la
cornice della porta a zanzariera, ma dal suo tono capisco
che spera che non lo facciano.
Oh no dice la signora, dobbiamo andare. Orla Mae
stava morendo dalla curiosit di sapere chi si era trasferito
qui. Abbiamo visto il furgone e la macchina attraversare
la citt, ieri. Abbassa lo sguardo su di noi e spinge in
avanti sua figlia. Questa  Orla Mae.
Ciao dico io. Emma alza la mano. A volte  un po' timida,
con la gente nuova.
Orla Mae mi guarda dall'alto in basso, in un modo che
mi lascia intendere che non tutti indossano i jeans fino a
quando sono sdruciti e troppo corti. Davanti a lei mi sento
strana anche per via delle dita dei piedi che sporgono dalla
punta delle mie scarpe.
Vuoi vedere il nostro torrente? le domando. Lei annuisce
e ci segue gi per i gradini e verso il sentiero a lato
della casa.
Be', sar meglio entrare in casa. A quanto pare si sono
prese in simpatia dice mamma alla mamma di Orla
Mae.
Quanti anni hai? chiede Emma, mentre saltelliamo
sul sentiero verso il Fiume Diamante.
Sette dice Orla Mae.
Come ti chiami di cognome? chiedo io.
Bickett.
Vai a scuola?
Certo che vado a scuola dice, a Donford, come tutti
qui intorno. Tu quanti anni hai? mi domanda.
Otto. Mia sorella Emma ne ha sei.
Io ho una sorella pi piccola dice Orla Mae, e quattro
fratelli pi grandi. Lavorano al deposito di legname.
Mia mamma dice che anche vostro padre lavorer l. Non
li vedo molto, per. Sono pi grandi. Mia sorella invece ha
due anni.  uno strazio, non fa altro che piangere. L'ho aiutata
a nascere.
Prima di tutto non  nostro padre,  il nostro patrigno,
nostro padre  morto, e in secondo luogo che significa che
l'hai aiutata a nascere? domanda Emma tutto d'un fiato.
Ero ai piedi del letto insieme alla signora che  venuta
ad aiutare mamma. L'ho tirata fuori.
Non  vero dico.
Invece s. Da come lo dice, quasi le credo.
Ecco il nostro torrente annuncia Emma, facendo un
cenno con le braccia verso l'acqua.
Che significa che  vostro? dice lei. Quando parla il
suo labbro di sopra si arriccia, come se sentisse puzza di
cacca di cane.
 il Fiume Diamante risponde Emma, senza notare
che Orla Mae ha incrociato le braccia sul petto come se aspettasse
la fine del discorso per poterla contraddire.  sulla
nostra propriet, per questo  nostro e nessuno ci pu dire
di no.
Mio padre dice che vostro padre far il turno del fumo
annuncia Orla Mae.
Patrigno la corregge Emma un'altra volta.
Il vostro patrigno lavorer al turno del fumo dice Orla
Mae.
Cos' il turno del fumo?
 il peggiore ci spiega lei. Devono badare che la segatura
non prenda fuoco durante la notte. Il vostro patrigno
dovr mescolare e rimescolare il mucchio perch non
s'incendi.
Mescolare segatura? dico. Non sembra possibile.
S risponde. Voi pulirete le scatole?
Cosa?
Dalla trementina,  una resina dice lei, con il tono che
si usa quando si deve spiegare qualcosa a uno stupido. Lo
farete, ci scommetto. Io lo faccio. In estate, quando la corrente
 maggiore ma la puzza  peggiore. Io mi copro la faccia
con una fascia fatta con una vecchia camicia di mio padre,
per non tossire troppo.
Orla Mae Bickett! Orla Mae chiama sua madre fra gli
alberi. Dobbiamo andare, vieni.
Ciao dice lei, e scappa via come un'ape che vola verso
il miele.
Trementina dico a Emma.
Emma alza le spalle e salta gi dalla roccia su cui si era
seduta sopra al Fiume Diamante.
Come facciamo a sapere cosa fare? le chiedo, ma non
mi aspetto una risposta, perch tanto so che non lo sa.
Torniamo indietro lentamente, cos quando arriviamo
a casa le Bickett se ne sono andate. Mamma non si vede da
nessuna parte.
Andiamo a vedere cosa c' da quella parte dice Emma,
indicando dietro la casa. Camminiamo per un po', ma
a un certo punto il mio stomaco comincia a brontolare.
Torniamo a casa, ho fame mormoro.
Va bene dice Emma.
Anche questa volta impieghiamo meno tempo al ritorno
che all'andata.
Mamma? chiamo, entrando in cucina.
Cosa? grida lei di rimando.
Abbiamo fame dice Emma.
La cucina  molto pi piccola di quella vecchia, e non
 tanto luminosa, per via degli alberi alti che fanno ombra
alla finestra. In una scatola sul pavimento c' un po' di pane
e un barattolo di miele. Penso che possiamo cominciare
con questo e vedere se basta. Il problema  che non trovo
posate per mettere il miele sulle fette di pane, dovremo arrangiarci
senza. Spero che mamma non entri in cucina: ci
chiama selvagge quando usiamo forchetta e coltello, non
so immaginare cosa direbbe se ci vedesse spezzare il pane,
arrotolare i pezzi fra i palmi delle mani e inzuppare le palline
direttamente nel barattolo. Un lungo filo di miele si allunga
dal barattolo fino alla mia bocca. Ce l'ho sulla guancia,
e un po' va sul bancone sporco. Emma ride e mi copia
e cos diventa un gioco: a chi riesce a fare il filo pi lungo
dal barattolo senza spezzarlo. Faccio un passo indietro e il
filo non si rompe. Un... altro... passo...
Cosa diavolo credi di fare? La voce di mamma mi fa
sobbalzare, il filo si rompe e cade sul bancone, mescolandosi
con gli altri.
Eh? dico, con la bocca piena. Mi giro, ma Emma 
scappata via, non so dove.
Non dirmi eh dice mamma, e mi colpisce il sedere.
Non ero preparata a quella botta, cos scivolo in avanti e
sbatto sul bancone. Il barattolo cade sul pavimento e rotola,
spargendo il miele sul pavimento.
Con tutte le pulizie che mi tocca fare devo pure venirti
dietro e farti da cameriera? Era un po' che non sentivo
mamma alzare la voce cos.
Mi spiace mamma mormoro, tossendo per via del
miele che ho ancora in bocca, incollato alla gola, in attesa
di poter scendere gi. Io...
Mi spiace mamma dice lei con voce acuta, mi spiace
mamma. Mi colpisce ancora, casomai non avessi capito
quel che intende. Non ero pronta neanche stavolta, cos
la mia testa sbatte contro al bancone, mentre cado.  sempre
pi difficile non piangere, ma non lo faccio. Piangere
sarebbe disastroso, con mamma.
Alzati! urla. Alzati!
Faccio come dice.
Adesso porta il culo a prendere lo straccio nel portico.
Pulirai questo pavimento finch non sar come nuovo.
Cerco di spicciarmi, ma inciampo di nuovo, perch sono
goffa ed  difficile ritrovare l'equilibrio dopo essere caduta
cos in fretta. Inghiotto il sangue che mi cola dal labbro
e lo sento scivolarmi gi per la gola insieme al miele.
Ti odio, piccola selvaggia mi grida dietro mamma.
Mi hai sentito? Ti odio. Odio la tua faccia. Odio come cammini,
odio tutto di te... Non sento il resto perch sto cercando
di sbrigarmi con lo straccio.
So che mamma non dice sul serio.  solo arrabbiata, e
quando mamma  arrabbiata non riesce a controllare la bocca...
non vuole smettere di muoversi, ecco cosa. Ecco perch
Emma scappa via, quando mamma ci sorprende a fare
qualcosa che non le piace. Emma fa la dura e la grande,
ma quando mamma comincia con questa storia dell'odio,
so che le fa male. Emma non  abbastanza grande da sapere
che mamma non dice davvero.
Lo straccio  dove ha detto mamma, appoggiato alla
ringhiera del portico con la parte bagnata verso l'alto perch
possa asciugarsi. Quando lo porto dentro, il bastone
batte contro il muro e fa chiasso. So che questo far arrabbiare
di nuovo mamma, cos lo abbasso un po' e faccio il
resto della strada in punta di piedi.
Mamma non  pi in cucina, ma sento i suoi passi sopra
la mia testa. Probabilmente ha ripreso a lavorare al piano
di sopra. Sta pulendo i muri e il pavimento, strofinando
forte. Emma infila la testa dentro la cucina.
Via libera sussurro. Lei apre con cautela la porta a
zanzariera e la chiude piano dietro di s.
Senza una parola, ci mettiamo a pulire insieme. Emma
raccoglie il barattolo e spinge dentro il miele rimasto, e io
passo lo straccio sopra quel che si  versato a terra. Quando
inzuppi uno straccio dentro un secchio d'acqua, lo devi
fare piano piano, per poterti fermare quando l'acqua raggiunge
il bordo del secchio. La prima volta l'ho dimenticato,
e cos l'acqua si  versata sul pavimento prima che potessi
evitarlo. Ma va bene, perch il pavimento 
appiccicoso e l'acqua mi aiuta a pulire.
Credi di poter venire qui a prenderti tutto quello che
il tuo cuoricino desidera. La voce di mamma mi fa
sobbalzare di nuovo. Un po' di miele su pane tostato, per favore
continua, scimmiottando me ed Emma. Oh grazie.
Sta appoggiata alla porta della cucina e fuma una sigaretta,
guardandoci pulire. Non la guardo negli occhi, non voglio
che mi creda insolente.
Inizia a camminare. Avanti e indietro, sulla parte di pavimento
che  gi pulita, facendo uno strano rumore sul
bagnato.
Credi di poter andare e venire come ti pare. Avanti.
Senza un pensiero al mondo. E indietro. Nessun problema.
Pure Emma tiene la testa bassa, anche se sembra che
mamma ce l'abbia solo con me.  tutta concentrata sul bancone.
Fuori! grida mamma.
Questa volta guardo verso di lei, ma non nei suoi occhi.
Voglio essere sicura che parli con noi, anche se deve essere
per forza cos, visto che Richard non si vede da nessuna
parte.
Mamma?
Ho detto fuori. Ha smesso di camminare. Sei sorda?
Fuori di qui, via!
Lascio cadere il bastone con lo straccio ed Emma lascia
la pezza con cui stava strofinando il bancone e ce la
filiamo, fuori dalla porta posteriore e sul sentiero dietro
la casa.
Andiamo a cercare Orla Mae dice Emma dopo un po'.
Come facciamo a sapere dove abita?
Non lo so, ma possiamo provare.
Cos ci incamminiamo lungo il sentiero intorno alla casa,
lasciando mamma che piange dentro, e gi per il viottolo
da cui siamo venuti all'inizio, fino alla strada da cui
abbiamo visto arrivare le due Bickett. Alla fine del viottolo la sabbia si mescola con la terra e poi comincia l'asfalto,
nero e liscio come se fosse stato appena steso. Al centro c'
una lunga linea gialla.
A destra o a sinistra? chiedo a Emma, visto che la
grande idea  stata sua.
Giochiamocela dice lei.
Carta, forbice, pietra dico io, aprendo il pugno per
fare la carta.
Forbici dice lei, e finge di tagliare la mia mano con
l'indice e il medio. Andiamo a sinistra, visto che non ci abbiamo
andato.
Siamo la correggo io.
Eh?
Non ci siamo andate.
 quel che ho detto.
Hai detto abbiamo.
Non  vero.
S  vero.
Non  vero.
Em-ma.
Car-rie! strilla di rimando, cocciuta come un mulo.
Oh insomma sospiro, andiamo a sinistra, forza.
Dopo un po' arriviamo a un'altra apertura fra gli alberi,
larga abbastanza da lasciar passare una macchina, ma 
impossibile dire se porta alla casa di Orla Mae.
Non si vede niente da qua borbotta Emma, alzandosi
in punta di piedi, casomai ci fosse qualcosa da vedere pi
in alto. Andiamo pi avanti.
Facciamo tre passi e un cane comincia ad abbaiare.
Brownie! grida una voce di uomo da lontano. Piglialo!
Mi giro per andar via ma Emma grida: Scusi!.
Chi  l? La voce si avvicina. Brownie, vieni qui.
Brownie! Il cane abbaia come un pazzo.
Siamo solo noi dice Emma. Io la guardo e faccio girare
gli occhi. Come se quell'uomo sapesse chi sono "solo noi".
Arriva davanti a noi. Proprio davanti a noi. Ha un fucile
in mano, lungo quasi quanto lui.  uno di quei vecchi
di cui  impossibile dire quanti anni ha. Potrebbe avere un
milione di anni, per quel che ne sappiamo. I suoi capelli lucidi
e grigi sono pettinati all'indietro, e ha miliardi di rughe
in faccia.  impossibile sapere se porta la cintura, perch
la sua pancia sporge sopra il punto in cui dovrebbe esserci
la vita. Fa paura, specie perch ci guarda male, con le
sopracciglia riunite sopra al naso che, fra l'altro, occupa un
sacco di spazio nella sua faccia.  il naso pi grosso che abbia
mai visto, ed  pieno di bitorzoli.
Brownie, basta! Il cane smette subito di abbaiare. Si
pu sapere chi diavolo sei? dice, fissandomi. Sembra ancora
arrabbiato, ma le sue sopracciglia stanno tornando al
loro posto.
Mi chiamo Carrie e laggi, dietro a quell'albero, c'
mia sorella Emma. Ci siamo appena trasferite qui, un po'
pi avanti.
Lui non dice niente e non si muove. Mi guarda, in attesa.
Chi sono i tuoi genitori?
Nostra madre si chiama Libby Parker e il nostro patrigno
Richard Parker.
Siete i Parker di Rutherfordton? Come si chiamava?
Sam, mi pare.
Non ne sono sicura, signore.
Che significa non sei sicura? Non conosci la tua famiglia?
Non  questo spiego.  solo che non sappiamo da
dove venga il nostro patrigno. Mio padre era un Culver. Di
Toast. Suo padre, mio nonno, vendeva attrezzature agricole.
Anche noi ci chiamavamo cos, fino a quando nostro padre
 morto e mamma ha sposato un nuovo marito e ci ha
dato un nome nuovo.
Culver. Mastica il nome. Culver. Dalle parti di Yadkin?
Sissignore.
Conoscevo tuo nonno. Suonava un vecchio banjo.
S, pap me lo ha detto. Ha conservato il banjo, dopo
che il nonno  morto.
Esatto! Si chiamava Jordan?
Sissignore,  cos.
E cos, non sapete da dove viene questo Parker? Non
conoscete la sua famiglia?
Nossignore.
Capisco.
Numero ventidue.  casa nostra. Numero ventidue.
La vecchia casa dei Farley. Annuisce, come se la conoscesse.
E che volete qui?
Ecco, noi stavamo solo dando un'occhiata in giro balbetto.
Stiamo cercando i Bickett intervenne Emma, da dietro
l'albero.
Abitano pi avanti dice. Capisco che  ancora sospettoso.
Ci guarda come se fossimo fantasmi.
Okay, allora andiamo dico. La cagna Brownie si avvicina
e mi annusa la mano. Non l'ho guardata bene perch
ho paura di distogliere gli occhi dal vecchio, casomai
cambiasse idea e ci puntasse addosso il fucile. Ma lui guarda
la cagna e il suo viso si addolcisce. Sembra anche che le
rughe si distendano un po', cos abbasso lo sguardo anch'io.
Cosa  successo alla sua zampa? chiedo. Le due zampe
anteriori di Brownie sono perfette, e anche una di quelle
di dietro lo , ma sulla schiena, proprio sopra alla coda,
ha una specie di cinghia che tiene su una zampa di legno
che sostituisce quella vera.
 rimasta intrappolata in una tagliola spiega il vecchio,
anni fa. Ho dovuto segarla.
Mi inginocchio per accarezzarla, visto che sembra che
voglia fare amicizia con me. Emma si inginocchia accanto
a me e l'accarezza anche lei. Ripete il suo nome, ancora e
ancora, dolcemente, e sembra che a Brownie piaccia.
Non l'ho mai vista cos affettuosa con degli sconosciuti
dice il vecchio. Ha appoggiato il fucile a terra, accanto
a s. Cos', avete del lardo nelle tasche? E poi sorride,
e cos come la sua faccia era la pi spaventosa che
avessi mai visto, prima, adesso il suo sorriso  il pi dolce,
per via delle tante rughe che lo incorniciano e lo moltiplicano.
Questa cagna  come un essere umano spiega.
Non c' nessuno qui, a parte lei e me, e che io sia dannato
se non  la migliore compagnia che abbia mai avuto.
Ho fatto io quella gamba di legno, dopo l'incidente, non
sopportavo di vederla che si trascinava nel cortile. Ne ho
una anch'io dice, sollevando un pantalone per mostrarci
la gamba di legno.
Sei un pirata? domanda Emma. Sono contenta che lo
faccia, perch anch'io me lo sto chiedendo. Anche se non
so se i pirati esistono davvero o solo nelle fiabe.
Il vecchio sorride di nuovo. No. Ho perso la gamba e
basta. Mi chiamo Wilson.
Piacere di conoscerla, signor Wilson dico, e penso che
mamma sarebbe orgogliosa delle mie buone maniere.
Potete venire a fare visita a Brownie quando volete,
visto che, a quanto pare, le siete simpatiche. Okay, lasciale
andare adesso, capito? Si batte sulla gamba buona perch
la cagna vada da lui e lei ubbidisce, ma non subito,
perch noi l'accarezziamo ancora un momento prima di
alzarci in piedi.
Da che parte per i Bickett? chiede Emma.
Alla fine di questo sentiero girate a sinistra, ne oltrepassate
altri tre uguali e al quarto li vedrete. Non potete
sbagliare.
Ciao salutiamo ma lui non dice niente. Si gira e torna
da dove  venuto. Brownie, invece, resta seduta a guardarci
andar via. Scodinzola, e la sua coda traccia una mezzaluna
nella terra. Se un cane potesse sorridere, questo
qui lo farebbe. E non capisco perch mi faccia tanto arrabbiare
l'idea che un cane possa essere cos felice. Andiamoci
domani, da Orla Mae dico a Emma, quando arriviamo
alla strada asfaltata. Non ho pi voglia di andarci.
Allora cosa vuoi fare?
Torniamo a casa e vediamo come va sospiro.
Uffa si lamenta lei, lasciando cadere la testa all'indietro
e lasciando penzolare le braccia lungo i fianchi. Non
voglio.
Lo so. Neanch'io, ma dobbiamo.
Credi che ci dar qualcosa per cena? chiede. Dopo
la faccenda del miele?
E che ne so?
Camminiamo un po' sull'asfalto e poi lei dice, con voce
grave: Ehi, Carrie, credi che mamma mi vorr mai bene
come vuole bene a te?.
Io credo di no, ma non posso dirlo a Emma senza ferire
i suoi sentimenti. Voglio dire, un conto  sapere, in cuor
tuo, che la tua mamma non ti vuole molto bene, un altro 
che qualcun altro, per esempio tua sorella, te lo venga a dire
in faccia.
Certo dico, e vorrei tanto che fosse vero.
Quanto pensi che ci vorr?
Per cosa? chiedo.
Quanto pensi che ci vorr perch mi voglia bene?
Non so rispondere, cos tengo la bocca chiusa. Gammy
dice di fare cos, se sai gi che dalla tua bocca non verr
fuori niente di buono. Dopo aver camminato un altro po'
mi giro a guardarla.
Ha quasi finito di asciugarsi le lacrime dal viso.
...
.
...
CAPITOLO 8.
...
.
...
Silenzio sibila mamma, dall'altra parte del tavolo della
cucina. Sveglierete Richard con tutte queste chiacchiere.
Allora, guarda cosa ho scritto. Duecentocinquanta meno
novantasette. Quanto fa?
Mamma mugolo,  facile. Prendi uno dal cinque, che
diventa quattro, lo zero diventa dieci e fai dieci meno sette,
che fa tre, poi prendi uno dal due e il quattro diventa
quattordici e fai quattordici meno nove. Poi riporti l'uno che era
due e la risposta  centocinquantatr. Visto? Facile.
Mamma posa la fronte sulle mani e non dice niente. Ma
poi, a testa bassa, dice: Signorina Caroline Parker, mi fai
impazzire.
Rialza la testa, adesso non sembra pi che stia pregando.
So che quell'espressione significa che sta di nuovo per
dimenticarmi, che sta tornando nel mondo che esiste solo
dentro la sua testa, cos parlo in fretta, mentre c' ancora la
possibilit che mi senta.
Mi serve soltanto che firmi questo foglio dove dice che
ho fatto quel che dovevo mormoro. Per Emma  tutto cos
facile. Le hanno assegnato soltanto di fare un disegno
della casa, con noi quattro davanti, e di contare tutte le gambe
delle sedie che abbiamo. Facilissimo.
Mamma allunga la mano per prendere il foglio della
maestra. Dammelo. Lo firma e per stasera sono a posto.
La scuola elementare di Donford  grande la met della
scuola dove andavamo prima e c' pure la met di bambini.
Ogni mattina, da quando  cominciata la scuola quattro
settimane fa, andiamo ad aspettare lo scuolabus davanti
alla casa del signor Wilson. Brownie aspetta con noi, ogni
giorno, con il sole o con la pioggia. La guardo, dal finestrino,
girarsi e tornare a casa, come una vecchia signora, zoppicando
sulla zampa di legno. Si accuccia al suo posto, ai
piedi della scala davanti alla casa del signor Wilson fino a
quando torniamo a casa, di pomeriggio. Il signor Wilson
dice che riconosce il rumore dello scuolabus e quando lo
sente va fino alla fermata ad aspettarci.
Carrie Parker? Ascoltami bene. Ho visto il bigliettino
che hai passato. Non intendo imbarazzarti leggendolo ad
alta voce, ma la prossima volta non sar cos generosa dice
la signorina Ricky.
Ecco cosa ho scritto: Orla Mae, ti piace Johnny o cosa? Segna
s o no in basso. Poi ho disegnato due quadratini, uno
con sopra scritto s e l'altro con no. Adesso per dovr aspettare
che finisca la lezione di matematica, per conoscere la
sua risposta, non posso rischiare che la signorina Ricky
prenda il biglietto e lo legga ad alta voce.
Orla Mae mi guarda dall'altra fila facendo roteare gli
occhi, ma non so se significa s o no. Spero che sia no, perch
a me piace Johnny ma lei lo conosce da prima di me, e
se le piace, ha la priorit.
E questo  il procedimento della divisione estesa dice
la signorina Ricky, chiudendo il suo libro. Per casa, dovete
fare i capitoli quattordici e quindici, per intero. Se non mi mostrerete
i compiti fatti, ne andr della vostra media, chiaro?
S, signorina Ricky le rispondiamo.
La campanella suona e siamo liberi.
Allora? domando a Orla Mae mentre raccolgo i libri
in una pila ordinata - i pi grandi in basso, i pi piccoli in
alto.
E se anche fosse? dice lei.
Allora significa che ti piace. Lo sapevo!
Non ho detto questo tiene a precisare lei e mi fa cenno
di parlare piano perch Johnny non ci senta, mentre esce
dall'aula nei corridoi chiassosi. Io credo che piaccia a te.
Non  vero.
Invece s.
Cosa? Emma ci raggiunge fuori dall'ingresso principale.
Si avvicina sempre, quando stiamo parlando.
Niente borbotto io, sperando che se ne vada. Adesso
che sono popolare, non  bello avere una sorellina che
mi segue dovunque.
Sullo scuolabus Orla Mae e io sediamo accanto ed Emma
si mette dietro di noi, per sentire tutto quello che diciamo
e vedere cosa facciamo. Sta seduta da sola, perch ci
sono solo altri tre bambini sullo scuolabus, e ognuno si siede
per conto suo. Orla Mae e io siamo le uniche che ci sediamo
vicine. C' Starlie Tilford, che vive vicino alla scuola
ma non abbastanza da andare a piedi. Will Lawson, che
 figlio del grande capo della segheria, e Oren Weaver, che
puzza ed  stato dal preside, perch ha tirato una sedia addosso
a Coralie Coman e l'ha quasi colpita in testa, durante
la ricreazione.
Il pap di Orla Mae  uno dei capi, alla segheria, perch
anche suo padre ha lavorato l per tutta la vita. Alla fine
aveva ragione, riguardo a Richard: gli  toccato uno dei
lavori pi schifosi.
...
.
...
Richard esce ogni sera dopo cena per andare a lavorare.
Stiamo molto attente a non dire neanche una parola,
mentre mangiamo, perch non c' modo di sapere che cosa
faccia arrabbiare Richard, di questi tempi, pi di quanto
sia gi. Mamma non si siede con noi. Sta in piedi accanto
al lavello, oppure pulisce il bancone, oppure prepara un
piatto di verdure. Io ed Emma non vogliamo mangiarle,
Richard invece le divora. Poi prepara un po' di cibo per lui,
perch possa portarlo con s per mangiarlo pi tardi.
Non ci mettere quella merda dice lui, accorgendosi
che mamma sta mettendo nel sacchetto un barattolo di piselli
avanzati dall'altra sera. Sai che odio i piselli. Mettici
le verdure di ieri.
Mamma non si gira. Non ce ne sono pi. Trover qualcos'altro.
Anche lei  molto silenziosa. L'occhio  guarito,
ma il braccio le fa ancora male. Sembra che lo usi con
cautela gi da un mese, ma probabilmente  passata solo
una settimana. Una mattina siamo scese a colazione e l'abbiamo
trovata cos, l'occhio destro gonfio e il braccio sinistro
tutto nero e blu e con un taglio al centro (oh mamma
ho detto. Non dirmi "oh mamma". Sto bene. Sono
stata punta da un'ape, ecco tutto. Mangia i tuoi dolci di
granturco.). Vorrei tanto che guarisse, perch Richard si
infuria quando la vede fare smorfie di dolore se sbatte il
braccio da qualche parte o se deve sollevare qualcosa con
tutte e due le mani.
Richard infilza un altro pezzo di pollo dal vassoio al
centro e lo lascia cadere sul suo piatto.
Che stai fissando? mi dice.
Senza rendermene conto ho infranto la regola di non
guardarlo durante i pasti. Niente mormoro, tenendo gli
occhi sul piatto.
Non volevi mica questo pezzo di pollo, vero? dice,
con la bocca piena. Mmh...  buonissimo.
Lo volevo, il pollo, ma non glielo dir mai.
Hai ancora fame? mi chiede.
No mento.
Il mio stomaco si lamenta, perch Richard mi ha lasciato
soltanto una coscia, tutta pelle e ossa.
No cosa? dice.
No, signore.
Cos va meglio. Un po' pi di educazione non sarebbe
male, qui dentro.
Dopo aver rosicchiato tutta la carne dalle ultime ossa,
Richard scosta la sedia dal tavolo.
Dov' il sacchetto? chiede a mamma, oltre la spalla.
Beve l'ultimo sorso di birra e quando finisce lascia cadere
la lattina per terra e la schiaccia col piede. Io ed Emma trasaliamo,
al rumore. Richard si mette a ridere: si diverte a
spaventarci, tutte le volte.
Aaah dice e poi rutta rumorosamente. Perfetto.
Prende il sacchetto di carta dalla mano buona di mamma
e se ne va.
Non abbiamo saputo del lavoro di Richard da lui, naturalmente.
Ce ne ha parlato il pap di Orla Mae, un giorno
che siamo andate a trovarla a casa sua. Ci da un penny
ogni dieci pietre che togliamo dal giardino davanti a casa.
Vostro padre sta facendo un buon lavoro. Tiene quel
mucchio sempre in movimento dice il signor Bickett. Stiamo
contando le pietre, accovacciate davanti ai nostri tre
mucchietti. Devo fare attenzione, perch altrimenti Emma
mi ruba una o due pietre dal mio cumulo (o anche di pi),
ma voglio sapere se Orla Mae mi ha raccontato delle frottole,
su questa storia della segatura che prende fuoco, cos
alzo gli occhi su di lui. Non lo guardo diritto negli occhi,
casomai fosse suscettibile come Richard.
Davvero prende fuoco se uno non lo rimescola sempre?
domando, facendo attenzione a guardare gli alberi
alle sue spalle.
Certo annuisce lui. Accosta una tazza alle labbra e
ci sputa dentro il succo marrone del tabacco.  per questo
che ho mandato via l'altro tizio che faceva il turno di
notte, prima. S' addormentato, con il bastone di ferro in
mano. Quel mucchio di segatura era cos grande che bisognava
stare in piedi e infilarci dentro tutte le braccia.
Non avremmo dovuto farlo diventare cos grande, adesso
lo so, ma lo era, quella volta. Le fiamme hanno divorato
la segatura mentre Chancey Dewall dormiva come
un bambino.
E poi cos' successo? chiede Emma. Sta china sopra
le sue pietre, come se volessi rubargliele!
Quel che  successo  che Chancey Dewall  uscito dalla
segheria urlando, mezzo abbrustolito... Sputa di nuovo
nella tazza. ... e abbiamo dovuto sgobbare tutti per tutta
la notte per spegnere il fuoco. Abbiamo subito grosse perdite,
quella notte. Quattro armadietti per Asheville e tredici
sedie per una famiglia di Raleigh. Non capisco perch
abbiano chiesto tredici sedie e non dodici o quattordici, ma
comunque ne abbiamo perse tredici. In un colpo solo. Ci
abbiamo messo un po' a trovare qualcuno disposto a tenere
d'occhio quel mucchio, ecco come siamo arrivati al vostro
pap.
Patrigno lo corregge Orla Mae. Il pap  morto quando
Carrie era piccola.
Brutta storia dice il signor Bickett, battendomi sulla
testa con una mano e infilando l'altra mano in tasca per
prendere le monete. Mi dispiace. Allora, ecco la vostra paga,
avete fatto un buon lavoro, bambine. Un buon lavoro.
Mi da quattro penny. Mi piace lasciarli cadere nel porcellino
salvadanaio che Gammy mi ha mandato da Asheville.
Il tappo di plastica sulla pancia, che serve per evitare
che le monetine caschino di fuori, s' perso un sacco di
tempo fa, cos ho chiuso l'apertura con un pezzetto di scotch,
ma le monetine tintinnano lo stesso.
Quando Richard torna dal lavoro alla casa col buco nel
tetto, i suoi capelli sono bianchi come la neve, per via di
tutta la segatura appiccicata. Noi ci stiamo preparando per
andare a scuola, e mamma fa un gran chiasso, chiamandoci
ad alta voce e dicendo di spicciarci pi di quel che stiamo
gi facendo.
La tua voce si sente in tutta la collina dice Richard,
lasciandosi cadere su una sedia. Mamma gli prende una
birra dal frigorifero mentre io preparo i libri che devo portare
a scuola. Quello di studi sociali  il pi pesante, cos lo
metto sotto tutti gli altri.
Forza, via da qui borbotta mamma, sottovoce. Ci
vediamo pi tardi.
Ciao mamma salutiamo. Prendiamo il sacchetto con
la merenda dalla mano buona di mamma e usciamo di corsa
dalla cornice della porta a zanzariera. La zanzariera manca
ancora.
Ges, ma guardati. Sento che Richard comincia con
mamma, ma non c' niente che possiamo fare. Brownie ci
aspetta e riesco a pensare solo a lei, perch ho preso della
carne avanzata dal frigorifero per darlo a lei, stamattina.
Lo faccio di nascosto tutte le volte che mamma non
guarda.
Il signor Wilson aspetta insieme a Brownie.
Che ne dite di un po' di tiro al bersaglio, dopo la scuola?
ci propone, mentre noi ci chiniamo sul cane.
Tiro al bersaglio? ripete Emma.
Con i barattoli e compagnia bella. Vostro padre non vi
ha mai insegnato a sparare? Che tipo borbotta fra s, guardando
il punto lontano dove la strada asfaltata scompare
dietro la collina. Venite dopo la scuola, cos potremo rimediare.
Ma non abbiamo mai tenuto in mano un fucile protesta
Emma. Io sto ancora accarezzando Brownie, lei ha
smesso quando il signor Wilson ha cominciato a parlare.
Non ha importanza dice lui, vi insegno io tutto quel
che c' da sapere. Fate come vi dico, venite da me quando
scendete dallo scuolabus.
Non lo so mormora, strisciando un piede nella terra,
mamma ci aspetta subito dopo la scuola. Abbiamo delle
cose da fare.
Avete tempo per una lezione o due, non ci vorr molto.
Lo scuolabus sta arrivando, cos prendo i miei libri da
terra e li ripulisco di sotto, per non sporcarmi la manica.
A pi tardi dico, dopo che Emma ha gi salito i gradini,
Ciao.
Lui annuisce, e Brownie scodinzola nella terra. Come
al solito.
...
.
...
Mio padre dice che siete solo pezzenti bianchi che si
credono chiss chi. Fred Sprague sputa davanti a Emma,
dopo aver detto queste parole, abbastanza forte da farla fermare.
I suoi amici ridono, e lui prende pi coraggio e aggiunge:
Vi credete di essere migliori degli altri, voi che venite
dall'Est, ma la verit  che non avete neanche due centesimi
da strofinare insieme per fare il fuoco.
Pu usare suo padre, per fare il fuoco, tanto prima o
poi ne far uno peggio di Chancey Dewall, per quanto 
ubriaco dice Lex Hart. Batte sulla spalla di Fred che ride,
piegandosi a met, come se fosse un gioco.
Ritira quel che hai detto, prima che te ne faccia pentire
dice Emma, digrignando i denti. Non sputa, ma sembra
che lo abbia fatto, da come parla.
Cosa vuoi fare, batterti? la stuzzica Fred.
Ho cos paura che me la faccio addosso dice Lex.
Piantatela borbotto io. Non sanno con chi hanno a
che fare.
Poi, prima che qualcuno possa dire o fare qualcosa, Emma
gli si avventa contro, veloce come un pipistrello da una
soffitta, mulinando pugni a Fred e Lex insieme. Fred cade
a terra, con Emma attaccata al collo e Lex  cos sorpreso
che ci mette un po' a capire che dovrebbe strappare Emma
di dosso al suo amico. Quando allunga le mani per prenderla,
lei gira la testa e lo morde. Forte.
Ahi! strilla lui, scuotendo la mano Mi ha morso!
Toglimela di dosso! grida Fred, cercando di allontanare
Emma e di proteggersi la faccia allo stesso tempo. Emma
continua a colpire. Per aiutarla, mi metto dietro Lex e
lo tiro via, perch non possa raggiungerla. Non  una buona
mossa, per, perch Lex si gira e mi colpisce cos forte
nella pancia che lo devo mollare. Mi manca il respiro, cos
mi piego a met e cerco di riprendere aria, con la bocca aperta
come un cane che vuole sputare della melassa. Sbircio la
mano di Emma e vedo che  sporca di sangue. La cosa strana
di Emma  che anche se usa la destra per disegnare,
quando deve dare pugni usa la sinistra.  questa mano che
 tutta rossa.
Ecco dice, alzandosi e scostandosi da Fred. Si pulisce
la maglietta passandoci sopra le mani. Cos impari.
Poi si allontana, semplicemente, con Fred che la fissa con
l'occhio sano. Non si cura per niente della sua mano ferita.
Vorrei ignorare anch'io la mia pancia dolorante, ma mi fa
male tutte le volte che respiro.
Le corro dietro zoppicando e finalmente la raggiungo.
Te la faranno pagare dico.
Non m'importa dice lei, arricciando il naso. E poi
c'eri anche tu, la faranno pagare a te.
Perch hai difeso Richard a quel modo? Che ci importa
di quel che dicono di lui?
Non stavano parlando di lui precisa lei, stavano parlando
di noi.
Le prenderai.
Si stringe nelle spalle e continua a camminare. Anche tu.
Quando lo scuolabus si ferma davanti alla casa del signor
Wilson, la mano sinistra di Emma  gonfia e grande
il doppio dell'altra.
La guardiamo tutte e due.
Immagino che non sia la giornata adatta per fare tiro
al bersaglio dico.
Invece s protesta lei, user l'altra mano.
Non lo so mormoro, diciamogli che dobbiamo tornare
a casa e basta. Non gl'importer.
La verit  che io non me la sento pi di sparare.
Avanti piagnucola lei, come se fossi sua madre e non
sua sorella.
Scende l'ultimo scalino e accarezza Brownie con la mano
buona, tenendo l'altra dietro la schiena, casomai il signor
Wilson ci venisse incontro.
Andiamo via dico, non c'.
Camminiamo sull'asfalto fino all'apertura del sentiero
che porta al numero ventidue. Emma inspira a fondo e mi
segue. Davanti a casa c' un furgoncino che non abbiamo
mai visto prima.
Chi ?
Emma sospira, scuotendo i capelli via dalla faccia.
La signora Sprague.
Come lo sai?
Deve essere lei per forza. Sospira di nuovo.
Vuoi andare dal signor Wilson? Possiamo aspettare l
e tornare a casa quando il furgone va via. Andiamo.
Togliamoci il pensiero dice, camminando verso la casa
con il buco nel tetto. Poi potremo andare dal signor Wilson.
Sei sicura? Non posso credere che avr ancora voglia
di sparare, dopo le legnate che sta per prendere. Ma l'aspetto
in ogni caso.
Bene, bene, bene dice mamma, mentre ci avviciniamo
alla scala del portico. Cos'hai da dire, prima che ti punisca?
Non sento quel che dice Emma, ma sento benissimo
mamma.
Chiedi scusa, o prenderai dieci frustate in pi!
Ne ho abbastanza. Scusa dico, pi forte che posso.
Emma parla a voce cos bassa che quasi non si sente,
ma presto la signora Sprague torna sul suo furgone e lo
mette in moto, e Fred sale accanto a lei.
Mamma ed Emma non ci sono pi, quando il furgone
si allontana.
Vieni qui mi chiama mamma da dentro casa. Perch
devi fare casini ogni volta che giro le spalle, eh? Il fischio
della cinghia quando si abbatte sulla pelle  forse il
suono pi brutto dell'universo. Credo che dovremo dormire
sulla pancia, stanotte. Ci vuole un po' prima che Emma
venga fuori, dopo di me, ma ecco che arriva. Cammina
piano piano. I nostri piedi ci riportano sulla strada asfaltata
e alla casa del signor Wilson.
...
.
...
Non mi sembra possibile che non abbiate mai sparato
a una lattina dice lui.
Ho solo otto anni tengo a precisare, e mia sorella sei.
Non siamo troppo grandi.
Lui scuote la testa e si avvicina alla recinzione per mettere
in fila una - due - tre lattine. Emma si tiene alla larga,
perch evidentemente la schiena le fa male, adesso che 
passato un po' di tempo. Anche a me fa male, ma io sono
pi grande. L'ho gi provato altre volte.
Ora... Sputa e prende il fucile. ... Vi mostrer di cosa
sto parlando e poi vi far conoscere il fucile.
Appoggia il fucile alla spalla e bang! Spara il primo colpo
senza neanche avvisarmi. Il rumore  cos forte che penso
che la mia testa si spaccher in due.
Vai a vedere se l'ho presa mi dice. Parla un po' ad alta
voce, credo che le orecchie fischino anche a lui.
Sulla staccionata ci sono due lattine, la terza  caduta e
devo infilarmi fra le assi pi basse per prenderla.
L'ha presa! gli grido. Al centro della lattina c' un
grosso buco, dove  passata la pallottola. Ci guardo attraverso,
come un telescopio. Brownie deve aver capito
che il suo padrone ha fatto centro, perch scodinzola nella
terra.
Torna qui mi dice, cos posso sparare di nuovo. Mi
affretto a tornare indietro, correndo fra i sassi, prima che
spari ancora. Questa volta non voglio rischiare. Mi copro
le orecchie con le mani mentre corro.
Bang! Bang!
Raggiungo di nuovo la staccionata e raccolgo le altre
due lattine: sono bucate tutte e due, al centro.
Wow dico, mentre torno indietro. Posso provare?
Posso provare?
Certo, ma prima devi imparare a rispettare il fucile. E
per rispettarlo, devi conoscerlo bene. Me l'ha insegnato mio
padre, proprio come sto facendo io adesso con te. Non 
difficile, ma devi farlo bene, hai capito ragazzina?
Sissignore rispondo.
Questo  il tamburo. Mi porge il fucile, tenendolo sui
palmi delle mani. Non ci sono pallottole, dentro, quindi
puoi tenerlo. Esatto, tienilo bene. Con rispetto. Non puntarlo
mai su qualcuno, come stai facendo adesso. Non va
bene. Puntalo verso la staccionata, mentre ti parlo, altrimenti
la lezione  finita. Allora, questo qui... metti il dito
l... bene.  il fermo. Deve essere sganciato, se hai brutte intenzioni.
Se il fermo  sganciato, il proiettile sa che potrebbe
essere chiamato in ogni momento. Questa qui... ecco,
questa, giusto...  la sicura. Serve quando il fermo viene
sganciato per errore. Se si sgancia anche la sicura, sei pronta
a sparare. Questo qui, questo,  il grilletto.  la parte pi
pericolosa. Dunque hai il fermo, la sicura e il grilletto. Sono
tutti a tua disposizione. Posa il dito sul grilletto, lo senti?
Ecco cos. Adesso fai come me, appoggialo alla spalla-
no, dall'altra parte, cos... e senti il peso. Questo qui  uno
dei fucili pi pesanti. Il mio babbo l'ha usato per anni per
andare a caccia, e lo uso anch'io. Allora. Mettilo gi e dammelo,
credo che tu sia pronta per una pallottola in quel tamburo.
Alzo qui e ci infilo un proiettile. Vedi come entra bene?
Lo faccio scivolare, cos. Richiudo, facendolo scattare e
la pallottola va al suo posto. Adesso rimetti il fucile sulla
spalla...
Devo sparare, adesso? Ho una strana sensazione nella
pancia. Il fucile sembra molto pi pesante, adesso che c'
la pallottola, dentro, anche se la pallottola non pesa quasi
niente.
S, spara alla staccionata. Ma prima dammelo, cos ti
sistemo le lattine.
Faccio quel che mi dice. Lo guardo andare alla staccionata,
posando con cautela la gamba di legno davanti a quella
buona. Mette in fila una, due, tre lattine sulla cima della
staccionata. Poi torna e si mette dietro di me prima di porgermi
il fucile. Me lo cala fra le braccia dall'alto.
Allora, ricorda cosa ti ho insegnato, ragazzina dice.
Guarda attraverso il mirino fino a quando la lattina  esattamente
al centro, dove si incontrano le due linee. Poi sgancia
la sicura e fai scivolare il dito davanti al grilletto...
Ho paura...
Devi aver paura dice lui, dietro la mia schiena, perch
se tu non avessi paura, l'avrei io.  normale aver paura.
Paura e rispetto. E quel che devi provare quando tieni
un fucile. Adesso sei pronta. Schiaccia il grilletto quando
vedrai la lattina al centro delle linee...
Bang!
Il fucile sbatte cos forte contro la mia spalla che io non
riesco a trattenere un grido e lo lascio cadere in terra.
Brownie lo guarda, e poi guarda il suo padrone.
Lui sputa per terra, e dopo un secondo o poco pi spinge
la gamba di legno di lato per potersi chinare a prendere
il fucile.
Mi dispiace dico, facendo un passo indietro. Sono
pronta a fuggire, se necessario. Mi dispiace tanto. Non volevo
farlo cadere. Mi ha fatto male alla spalla, proprio non
sono riuscita a tenerlo. Non volevo...
Tranquilla ragazzina mi interrompe, battendomi sulla
testa. Ti stai agitando pi di quella vecchia cagna all'ora
di cena. Non fa niente. Ho dimenticato di avvisarti che
ti saresti fatta male. Io, ormai, non lo sento pi. Sei stata
brava. Avanti, non piangere, non sei mica una poppante.
Basta piangere, ti dico, va tutto bene.
Tiro su col naso e mi asciugo le lacrime con le mani sudate
che sanno di fumo e metallo.
Allora, riprendi il fucile dice lui, porgendomelo, ma
io non lo voglio. Scuoto la testa.
Cosa? Di nuovo? Ma... ma l'ho lasciato cadere a terra
balbetto. Non l'ho rispettato per niente. E poi la spalla
mi fa male, solo che non voglio sembrare una poppante
e non dico niente.
Prendi il fucile dice lui, rudemente. Non riuscirai
mai a rimediare ai tuoi errori, se non ti impegni. E poi, manca
una lattina, da quella fila, sappiamo tutti e due cosa significa.
Guardo verso la staccionata, stringendo gli occhi, e ha
ragione! Ho colpito la lattina!
Tranquilla, ragazzina. Ricorda che sentirai un colpo
forte anche stavolta, ma dovrai tenere stretto il fucile. Lascia
che ti spinga all'indietro. Rilassati, e non ti far tanto
male, questa volta. Anche perch te lo aspetti. Cerca quel
barattolo col mirino. L'hai visto? Bene. Adesso sei pronta a
premere il grilletto. Quando vuoi.
Bang!
Questa volta il dolore mi saetta nel collo, ma quando
riapro gli occhi vedo che il fucile  ancora fra le mie mani.
Il signor Wilson fischia piano, e Brownie si alza in piedi e
zoppica fino alla staccionata, come se sapesse che  stato il
mio ultimo sparo. Ed  cos, perch sento che se sparer
un'altra volta la testa mi si staccher dal collo, per quanto
mi fa male.
Per tutti i diavoli dice il signor Wilson, fischiando ancora
una volta e facendomi cenno di avvicinarmi alla staccionata.
Vieni qui, ragazzina, vieni a vedere cosa hai fatto.
C' una sola lattina, sulla staccionata di legno. Le altre
due sono per terra. E sotto i buchi che aveva fatto lui ce ne
sono altri due.
A quanto pare ho scoperto una brava tiratrice, che ne
dici Brownie? Accarezza la testa della cagna come se fosse
stata lei a sparare alla lattina numero due, e fischia ancora.
Davvero le ho colpite tutte e due? Lo vedo ma non riesco
a crederci.
Tutte e due, femminuccia.
Non deve chiamarmi cos.
Ride, e sembra di sentire chiocciare una gallina. Sputa
di nuovo. Immagino che dovr chiamarti Annie Oaldey,
d'ora in poi. Ride ancora. Avanti, adesso vai in casa e lavati
le mani o tua madre se la prender con me, e io non sono
dell'umore adatto per litigare con la mamma di una femminuccia.
D'un colpo, sapere che ho colpito i barattoli alla mia prima
prova di tiro al bersaglio, allevia di parecchio il dolore
alla spalla.
Posso riprovare, domani?
Vedremo dice lui, ridacchiando, vedremo.
Per favore. Devo farlo ancora, domani. Per favore, signor
Wilson?
Ti ho detto vedremo. Adesso vai.
Apro la porta a zanzariera come se fosse quella di casa
mia. Ci metto un po' ad arrivare in cucina, perch tutta
la stanza  piena di mucchi e mucchi di giornali. C' un piccolo
passaggio per poter passare senza calpestare tutto, ma
 difficile vederlo, perch quasi non entra luce. Adesso capisco
perch il signor Wilson sta sempre nel portico... non
ha sedie, n mobili di cui valga la pena parlare. Solo cataste
di quotidiani, riviste e fogli bianchi, tutti scritti. Chiss
come fa in inverno, quando fa troppo freddo per stare seduti
fuori.
C' del sapone accanto al rubinetto mi grida dietro.
Sento la porta chiudersi e capisco che  entrato anche lui.
Cerca di ripulire anche un po' di quel sangue, gi che ci sei.
Mi guardo e mi accorgo di avere del sangue sulla mano
e che ce n' anche un po', quasi asciutto, sul braccio.
Giro la testa e mi accorgo che il fucile mi ha tagliato sulla
spalla. Mamma mi uccider. S'arrabbia sempre molto
con Richard, quando prende il fucile, e gli dice di portarlo via. Non lascia mai che io ed Emma ci avviciniamo al
fucile, nemmeno quando lo smonta per pulirlo.
Il rubinetto cigola e cigola, quando lo giro, e devo girarlo
a lungo, prima che esca un po' d'acqua. Quando finalmente
comincia a scorrere  color ruggine. Aspetto che
diventi pulita, per un minuto, ma alla fine ci rinuncio. Il
sapone che il signor Wilson mi ha detto di usare  un cubetto
marrone e non capisco se  cos perch  sporco o se
 proprio il suo colore. Lo uso comunque. Lo strofino fra
le mani fino a fare un po' di schiuma, poi me lo passo sulle
mani e sulle braccia, tenendole sopra al lavabo. C' soltanto
uno straccio, l accanto, cos lo prendo per asciugarmi.
Cerco di ripulire il sangue meglio che posso, perch
a mamma non prenda un colpo, quando mi vedr. A
volte, quando torno a casa con una ferita, non dice niente,
ma io so che dentro di lei le prende un colpo. Si gira,
piano, e stringe le labbra.  il suo modo di essere furibonda.
...
.
...
Dimmi chi  stato e me ne occupo io ha detto pap.
Stava in piedi, con le mani ai fianchi all'altezza della cintura
perfettamente infilata nei pantaloni. Avanti, dillo a
pap.
Non... posso... dirtelo ho mormorato fra i singhiozzi.
Hanno... detto... che... non... devo... farlo.
Perch sono dei vigliacchi ha detto lui. Adesso posa
questo sacchetto di piselli surgelati sull'occhio, siediti
qui e dimmi esattamente cosa  successo.
Il sacchetto freddo era un vero e proprio sollievo sul
mio occhio.
Lasciala stare ha detto mamma. Star bene. Come
far a crescere se la coccoli continuamente?
Basta Lib. Nostra figlia ha un occhio nero e ho intenzione
di farla pagare al responsabile. Avanti, biscottino, raccontami.
Mi ha scostato i capelli che si erano appiccicati alle guance
bagnate e me li ha infilati dietro le orecchie. Quando sono
tornata da scuola avevo cos tanti capelli umidi appiccicati
alla faccia che mi sembrava di avere una ragnatela
sulle guance. Pap sapeva esattamente come rimetterli a
posto, come piaceva a me.
Mi hanno detto che sono strana gli ho confidato, attaccando
e staccando il sacchetto dalla faccia perch il freddo
faceva male, dopo un po' che lo tenevo sull'occhio. E
poi ho singhiozzato, hanno detto che dopo la scuola mi
avrebbero raddrizzato loro. E poi ho singhiozzato, quando
sono uscita per andare allo scuolabus, li ho visti che mi
aspettavano.
Chi? ha chiesto pap. Era cos dolce. Chi ti aspettava?
Tommy ho singhiozzato ancora, Bucksmith. E Floyd
Cunningham. E non so chi altro.
Chi ti ha colpito?
Non lo so. Era la verit, perch quando mi hanno colpito
stavo guardando i libri sparsi per terra.
Perch non puoi lasciar perdere? Mamma era sulla
soglia, teneva le labbra strette.
Andr dai Cunningham e poi dai Bucksmith. Pap,
che si era appena seduto, si  alzato in piedi, lisciandosi le
pieghe dei pantaloni. Non guardarmi cos, Libby Culver.
Solo i vigliacchi colpiscono una bambina.
Quando pap  andato via, la casa  rimasta silenziosa.
L'unico suono che si sentiva era quello dei piselli che si
muovevano nel sacchetto quando lo spostavo.
Mamma  rimasta in cucina e io nel soggiorno, accanto
all'impronta che pap aveva lasciato sui cuscini del divano.
Quella sera, l'odore di moquette si  avvicinato al mio
viso e ho sentito pap baciarmi la fronte.
Va tutto bene, biscottino ha sussurrato a quel punto,
scostandomi i capelli dalla faccia come aveva fatto poco
prima. E non credere che tua madre non sia arrabbiata. 
solo che lo mostra in maniera diversa da me.
...
.
...
Dove sei stata finora? mi chiede mamma. Inspira il
fumo dalla sua sigaretta e me lo soffia in viso. Questo
non  un ristorante dove puoi andare e venire come ti pare,
ordinando da mangiare. L'ora di cena  passata. Trovati
qualcosa da mangiare prima di fare i compiti. Non
credere che possa aspettarti. Se non vieni a cena, ti procuri
qualcosa da mangiare per i fatti tuoi. Ti giuro, Carrie
Parker, non ne posso pi di te. Il fumo si solleva lentamente.
Due strisce si fermano per un po' sopra la sua
testa e per un momento sembra che le siano cresciute le
corna. Emma  andata direttamente in camera nostra e io
so perch: a volte, anche se mamma ci ha gi punito, se
ci vede in faccia si ricorda com'era arrabbiata e ricomincia
a strillare. Emma non vuole correre rischi e non posso
biasimarla.
Mi piace il colore di quello che mamma sta bevendo. 
lo stesso arancio degli occhi dei gatti. Quando comincia a
bere  meglio fare quel che dice.
Vai mi dice, facendo un cenno con la testa verso l'interno
della casa.
Mamma?
S?
Ti piace vivere qui?
Beve un altro sorso dal bicchiere e porta la sigaretta alla
bocca, ma si ferma un attimo, prima di aspirare. Guarda
la foresta. Poi aspira e soffia il fumo.
Ci sono delle cose che sono come sono e basta, che ti
piaccia o no dice. Il fumo le galleggia intorno.
Dobbiamo abitare qui per sempre? chiedo.
Il suo braccio si ferma un attimo, prima di posarsi sulla
spalliera della sgangherata sedia di vimini su cui sta seduta.
Piega la testa da una parte e capisco che sta pensando
alla mia domanda.
Libby! La voce di Richard rompe il silenzio.
Schiaccia la sigaretta con il piede e posa il bicchiere con
il suo drink sotto alla sedia.
Vai a fare i compiti borbotta, passandomi accanto ed
entrando nella casa col buco nel tetto. Arrivo, arrivo. La
sua voce si allontana.
Guardo nella direzione in cui lei stava fissando e vedo
che ha appeso a un albero la vecchia casetta per gli uccelli
che pap ha costruito molto prima che io nascessi. Immagino
che sia la risposta alla mia domanda.
In camera nostra, trovo Emma sdraiata sulla pancia, come
mi aspettavo. Sta sollevata sui gomiti e sta disegnando
qualcosa che le ha assegnato la maestra.
Ciao dico.
Ciao. Dal tono della sua voce capisco che le frustate
le fanno ancora pi male.
Che fai? chiedo, togliendo la maglietta per indossare
il pigiama.
Disegno. Sbadiglia e poi si solleva, per farmi la domanda
che sta morendo dalla voglia di farmi. Dove hai
imparato a sparare a quel modo?
Mi stringo nelle spalle, ma dentro di me sono molto
contenta.
Come hai fatto? insiste.
Non lo so, davvero.  la verit.
Chi  Annie Oakley? Piega la testa da una parte e in
quel momento mi accorgo che somiglia tanto a mamma.
Non ci avevo mai fatto caso, prima.
Non sai chi  Annie Oakley? Annie Oakley? La ragazza
che sparava meglio di un uomo?  uno dei personaggi
del vecchio West o qualcosa del genere. Indossava
gonne di pelle con le frange tutt'intorno all'orlo e giacchette
di pelle con le frange sulle braccia e un fazzoletto al collo.
Era la tiratrice pi veloce del West.
Tu non hai gonne e giacche con le frange osserva, come
se mi stesse accusando di mentire.
 un soprannome dico a quel punto, chiaramente spazientita.
Hai capito? Un soprannome, brutta tonta.
Possiamo andarci di nuovo domani, cos provo anch'io?
Ci penso un po', mentre indosso i pantaloni del pigiama.
Anche solo far passare l'elastico intorno ai piedi e tirare
su i pantaloni mi fa dolere la spalla.
Non lo so le dico. Vedremo.
 difficile dire di no a una bambina che ha i segni rossi
delle frustate sulla schiena.
...
.
...
Signor Wilson? Perch conserva tutti quei giornali?
Lo guardo scuotere una vecchia scatola e farne uscire tre
pallottole. Poi la lascia cadere per terra. Diverse pallottole
si spargono intorno, cos mi inginocchio per raccoglierle.
Perch ficchi il naso negli affari miei? Fa scivolare la
prima pallottola nel tamburo. Per quanto ne so, la casa di
un uomo riguarda soltanto lui. Il tamburo gira, lasciando
spazio per un'altra pallottola.
Non sto ficcando il naso, me lo stavo solo chiedendo,
ecco tutto gli dico, spostando un po' la scatola con le pallottole
perch nessuno di noi la rovesci con un calcio, mentre
spariamo. Non ho mai visto tanti giornali in un posto
solo.
Allora, oggi devi provare che quel che  successo ieri
non era la fortuna del principiante dichiara, facendomi
cenno di piazzarmi davanti a lui cos da potermi mettere il
fucile fra le braccia da dietro, come ieri. Quando lo appoggio
alla spalla, il dolore mi toglie il fiato, ma quando lo sistemo
bene riesco a respirare normalmente.
Fa male, eh? Il signor Wilson sputa per terra, e capisco
di aver fatto una smorfia. Passa, dopo un po', non
preoccuparti. Stai salda sulle gambe. Bene. Ricordati di posizionare
quel barattolo al centro delle linee e poi spara,
quando vuoi.
Ma il mio braccio trema, per il peso del fucile, cos non
riesco a tenere la lattina nel mirino.
Non ci riesco. Poso il calcio del fucile a terra per riposarmi
un po'.  troppo pesante. Non posso.
Aspetta un momento dice lui. Lascia tornare il sangue
nelle dita e poi riproviamo.
Ma oggi  pi pesante di ieri.
Non  pi pesante, ragazzina, sono le tue braccia che
sono pi stanche, ecco tutto. Adesso riprendilo e riprova.
Quando vedo la lattina al centro delle linee, premo il
grilletto, ma sono troppo veloce e le mie braccia sono troppo
deboli. Il fucile mi scivola dalle mani e finisce ancora
una volta per terra. Questa volta penso che il rumore mi
abbia reso sorda.
Che diavolo..? dice lui. Riprendi quel fucile, ragazzina,
mi sembrava che avessi detto che non lo avresti pi
lasciato cadere. Spolveralo bene e dammelo.
Le lacrime mi pungono gli occhi.
Oh insomma, non ricominciare sbuffa lui, facendo
girare gli occhi, non se ne pu pi. Piantala e lascia che ti
mostri come si fa.
Posa il fucile sulla spalla, strizza gli occhi nel mirino e
spara un colpo, senza perdere tempo. Un giorno voglio essere
cos brava. Ancora uno e poi due spari. Non ho neanche
bisogno di avvicinarmi alla staccionata per sapere che
ci sono due lattine per terra, con un bel buco nuovo in
ciascuna di esse.
Ci riuscir anch'io, un giorno? gli chiedo. Lui sta zoppicando
verso la staccionata per riprendere le lattine.
Se la pianti di essere cos lavativa, s dice, mettendo
la gamba di legno davanti a quella buona a ogni passo. Devi
lavorare su quella spalla, rafforzarla. Una casa non vale
niente, se non ha delle buone fondamenta.
Come faccio a farla diventare pi forte, se non riesco
neanche a sollevare il fucile?
Lui scuote la testa e sputa a terra, accanto a s. Poi solleva
le spalle e quando lo fa la sua tuta si alza e si abbassa,
tanto  larga.
Posso provare ancora?
Cosa ti fa pensare che adesso ci riuscirai? Sono passati
solo cinque minuti.
Adesso sono io a scrollare le spalle e lui ride. Anzi, sghignazza.
Va bene dice. Si mette dietro me e io alzo le braccia
per prendere il fucile quando lo abbassa. Ricorda...
Lo so, lo so sospiro, trova la lattina col mirino, posa
il dito sul grilletto e premi quando ce l'hai a tiro.
Le mie braccia tremano, ma questa volta il mio cervello
gli ordina di smetterla, e quasi lo fanno. Perlomeno
abbastanza da permettere di trovare la lattina con il mirino.
Bang!
Sorrido, ancora prima di posare il calcio del fucile a terra,
come ho visto fare al signor Wilson. So che ho colpito
quella lattina. Lo so.
Lui mi batte sulla testa.
Adesso vai laggi e dimmi cosa hai preso dice.
Inclino la punta del fucile perch il signor Wilson possa
prenderlo e corro alla staccionata. Centro! Ho colpito la
lattina.
Quanti anni hai detto che hai? mi chiede lui.
Otto, signore.
E non hai mai sparato, prima d'ora?
Nossignore.
Tuo padre ha un fucile?
Mio padre  morto, signore gli ricordo. Il mio patrigno
ha un fucile, ma non l'ho mai toccato.
Si gratta il mento, proprio come si vede nei libri, solo
che di solito nei libri  il cattivo che si gratta il mento, mentre
cerca di farsi venire in mente qualche tortura per la sua
vittima. Ma io non credo che il signor Wilson sia cattivo.
Mmh... mugugna fra s. Sto solo cercando di pensare
a cosa fare con te, ragazzina.
Mi lascer sparare ancora?
S, ma se vuoi divertirti devi assumerti la tua parte di
lavoro. Devi imparare a prenderti cura del fucile, perch il
fucile possa fare quel che deve.
Cosa significa?
Vieni sospira, sar meglio che lo veda con i tuoi occhi.
 difficile sapere cosa fare, quando si cammina col signor
Wilson. Potrei superarlo facilmente, ma penso che non
gli piacerebbe, cos cammino dietro di lui, un po' da una
parte, come se mi muovessi piano apposta.
Dietro la casa c' una baracca che non avevo notato,
prima. Sembra fatta di alluminio, come i barattoli a cui spariamo.
Ci sono due cerchi di metallo attaccati alle porte e
attraverso di essi passa una catena, chiusa con un lucchetto
gigantesco. Il signor Wilson pesca un anello con delle
chiavi da una tasca della tuta e le esamina, finch trova una
chiave piccola, che sembra finta, nelle sue mani. Le mani
del signor Wilson sono grandi come guantoni da baseball.
Fa girare la chiave e il lucchetto si sgancia, liberando la
catena.
Ecco dice lui.
Non ho mai visto un posto pi buio dell'interno di
quel capanno. Sbatto le palpebre, per mettere a fuoco pi
velocemente, ma  difficile, perch il signor Wilson sta
sulla soglia, e impedisce alla luce del giorno di entrare.
Quando entra dentro, riesco a distinguere qualcosa. Un
sacco di scaffali. Un mucchio di barattoli, forse di vernice,
ma non ne sono sicura. Un sacco di vecchie pentole e
padelle. Un tosaerba, che  un po' strano, visto che da
queste parti non ci sono prati. Contenitori di vetro, non
so per cosa. E una cassa, in cui il signor Wilson sta frugando.
Dopo aver sbattuto le palpebre un altro po' e aver
strizzato gli occhi, mi rendo conto che ci sono altri fucili,
nella cassa.
Wow dico, ha un sacco di fucili.
Lui mi guarda e poi torna a guardare nella cassa.
Gi dice, ma ci sono dei tizi, qua intorno, che ne hanno
molti di pi.
Quanti fucili hanno?
Dozzine risponde, prendendo uno straccio da uno
scaffale sopra la cassa. Guardo meglio e vedo che sta smontando
il fucile. Il vecchio Plemmons ne aveva un centinaio.
Quando  morto, hanno avuto problemi a trovare abbastanza
persone fra cui dividerli.
 buffo sentire il signor Wilson che chiama "vecchio"
qualcuno.
Lei quanti ne ha?
Sei. Questo  il mio fucile da lavoro. Quello  il fucile
per gli scoiattoli. Hanno tutti uno scopo preciso.
Cos' un fucile da lavoro?
Serve per andare a procurarsi da mangiare. Questo 
lavoro.
Posso provare quello? Indico un fucile pi piccolo.
Forse non mi far tanto male sulla spalla.
Il signor Wilson guarda quello che sto indicando e scuote
la testa.  meglio se continui con questo e impari bene.
Dopo, tutto ti sembrer pi facile, non preoccuparti. Adesso,
vieni a darmi una mano. Dobbiamo portare questa roba
davanti a casa, dove c' un po' pi di luce, cos ti faccio
vedere come si pulisce un fucile. Devo aver fatto una smorfia,
come quando mamma mi chiede di aiutarla con le pulizie,
perch il signor Wilson dice: Non darmi problemi,
ragazzina, o non toccherai mai pi un fucile.
Sissignore. Mi tolgo subito la smorfia dalla faccia.
Mi porge una lattina che puzza come la benzina delle
macchine, una manciata di stracci duri per la sporcizia, un
secchio e una spazzola.
Com' morto tuo padre? mi chiede, mentre camminiamo
verso un ceppo d'albero accanto al portico. Beveva?
Ladri dico. Mia sorella l'ha visto a terra, dopo che
lo hanno ucciso, ma era molto piccola, e mamma dice che
probabilmente lo dimenticher.
Come mai siete venuti a vivere qui, visto che siete tanto
ricchi da attirare i ladri?
Non siamo ricchi dico. Non so che altro aggiungere.
Lui sbuffa, come se non mi credesse.
Non siamo ricchi!
Devono aver ucciso tuo padre per un motivo dice lui.
Forse vi hanno preso tutto e cos adesso vivete qui vicino
alla campagna.
Non so cosa intenda, con "vicino alla campagna", ma
se significa che abitiamo nel centro del nulla, allora penso
che abbia ragione. Per non siamo ricchi. Di questo sono sicura.
...
.
...
Vieni ad aiutarmi con i piatti dice mamma. La sedia
striscia per terra, quando la spinge all'indietro per scostarsi
dalla tavola.
Porta il suo piatto e quello di pap, e li posa accanto al
lavello. Mette il tappo nello scarico per non fare uscire l'acqua
e io porto una sedia, per salirci sopra e fare la saponata.
Pap ha bucherellato il fondo di una lattina e io ci faccio
scorrere l'acqua dentro, ma non c' abbastanza sapone
per fare la schiuma.
Mamma! Non c' abbastanza sapone dico.
Va bene, va bene sospira lei, penso che abbiamo usato
abbastanza la saponetta di sopra. Valla a prendere.
Quando le saponette diventano troppo piccole per poterle
usare facilmente in bagno, le mettiamo nella latta della
saponata. La saponetta nel bagno non  ancora tanto piccola,
ma penso proprio che andr bene. Corro gi per le
scale e rientro in cucina. Mamma sta sparecchiando.
Ecco. Le porgo il sapone, ma lei accenna col mento
alla latta della saponata, cos torno alla mia sedia e lascio
cadere la saponetta l dentro. Adesso, facendo scorrere l'acqua,
dal fondo esce la saponata, e posso lavare i piatti.
Non usare troppa acqua dice mamma. Quando finisci,
riporta quella saponetta in bagno.
Perch?
Dobbiamo pur lavarci, in qualche modo dice lei, chiudendo
lo sportello di un armadietto.
Credevo che le saponette nella latta servissero per i
piatti.
Infatti, ma non siamo ancora alla fine del mese, e possiamo
ancora tirar fuori qualcosa, da quella saponetta.
...
.
...
Dopo che il signor Wilson mi ha mostrato come un grosso
fucile si trasforma in milioni di pezzi minuscoli, torno a
casa di corsa.
Il furgone di Richard  ancora posteggiato accanto al
viottolo che porta al numero ventidue, e mamma ha steso
i tappetini sulla ringhiera del portico. Sar meglio che le dica
che sta per piovere. Brownie sta sdraiata sul fianco destro,
quando sta per arrivare la pioggia. Me lo ha detto il
signor Wilson, vedendola sdraiata a quel modo quando siamo
usciti dalla baracca dopo aver messo a posto le cose con
cui abbiamo pulito il fucile. Non ha chiuso il fucile a chiave
l dentro. Dice che se lo tiene accanto, "casomai". Casomai
cosa, mi domando, ma se il signor Wilson ha paura,
dovremmo averla tutti, credo.
Dove diavolo sei stata? ringhia Richard, e mi spaventa
tanto che salto all'indietro.
Da nessuna parte dico. Cerco di capire se c' abbastanza
spazio accanto a lui perch possa passare senza che
mi afferri o altro.  l'altro che mi preoccupa, perch Richard
non mi afferra e basta, lui afferra e storce.
Credi che sia cos stupido da bermi una scusa simile?
Da nessuna parte. Da nessuna parte. Dove diavolo credi che
sia, da nessuna parte?
Niente da fare, non c' spazio per passare.
Sto parlando con te dice, puntando il collo della bottiglia
di birra verso il mio petto. Guardami, quando ti parlo.Cos va meglio. Adesso dimmi dove sei stata.
Laggi, in fondo alla strada mormoro.
Laggi, in fondo alla strada, dove?
Dov' mamma?
Non fare domande. Sono io che faccio le domande,
qui. Beve un sorso dalla bottiglia e rutta, forte. Non fai
altro che andartene in giro per i boschi, da quando siamo
arrivati qui. Ho il diritto di sapere dove sei stata. Rispondimi
o ti tiro fuori la verit a modo mio.
Non riesco a credere che mi abbia sentito. Stavo parlando
pianissimo, fra me. Non volevo che mi sentisse.  solo che
lui non ha il diritto di sapere dove sono stata. Stiamo studiando
la differenza fra diritti e privilegi, a scuola, e per Richard,
sapere dove sono stata non  un diritto,  un privilegio.
Mi stai prendendo in giro?  questo che fai?
Il calcio mi colpisce forte e cos veloce che, prima che
me ne renda conto, sono a terra. E faccio una cosa stupida,
anche se ormai dovrei sapere che non devo.
Mamma! Per un istante ho l'impressione di trovarmi
sul soffitto, e di vedere me stessa dall'alto. La mia voce
non sembra pi mia,  come un urlo cupo che viene fuori
prima che possa fermarlo.
Chiamare mamma non  una buona idea, per due motivi.
Uno, non viene mai, ma se viene si arrabbia con me ed
Emma per averla chiamata urlando, come se fosse un cane,
e cos sono arrabbiati tutti e due e non  mai un bene.
Due, Richard si infuria ancora di pi, se pensa che siamo
delle femminucce piagnucolose.
Sento che mi afferra per i pantaloni. Mi solleva e mi lancia
verso le scale.
Vai di sopra, piccola bastarda schifosa. Anche se sono
sicura che sia proprio dietro di me, sembra che la sua
voce venga da molto lontano.
Emma? grido.
Non  qui dice, e mi sospinge con una ginocchiata
sul gradino successivo.
Dov'? Sussurro perch per parlare a voce alta avrei
bisogno di pi aria e per prenderne di pi dovrei inspirare
a fondo e mi fa troppo male il petto.
Emma? Piego la testa e sussurro pi forte che posso,
perch il suono passi oltre Richard.
Te l'ho detto borbotta lui. Siamo arrivati in camera
mia, e Richard occupa tutta la porta. Non  in casa. Solleva
la bottiglia per bere fino all'ultima goccia. Adesso vieni
qui. Fa un gesto con la bottiglia che significa che mi devo
avvicinare, ma io non aspetto.
Come un proiettile dal fucile del signor Wilson schizzo
accanto a lui, spingendolo e facendogli perdere l'equilibrio,
e raggiungo le scale. Scendo di corsa, quasi tre gradini
per volta. Lascio che la porta si chiuda di schianto dietro
di me, per avere un po' di vantaggio su di lui. Corro sul
sentiero che porta al Fiume Diamante e dopo un momento
lo sento gridare.
Torna qui, ragazzina!
Inciampo su una radice.
Bada a quel che fai, dovrai tornare qui, e allora saranno
guai.
Non sono pi senza fiato, anche se devo saltare per superare
le rocce e l'albero caduto.  strano come il dolore
passi, quando si ha la possibilit di essere liberi.
Emma? chiamo, perch non scappi sentendo rumore
di passi, pensando che sia Richard, come farei io, se sentissi
qualcuno che corre verso di me.
Sulla sponda del torrente mi chino in avanti, perch
adesso sono senza fiato e chinarsi sembra il modo migliore
per rifiatare senza che la pancia mi faccia troppo male.
Sono qui dice una voce.
Alzo la testa di scatto, ma non riesco a vederla.
Dove?
Qui.
La vedo: sta seduta su una roccia che sta per met nell'acqua
e per met fuori, e si stringe le ginocchia. Dondola,
avanti e indietro. Al principio non mi sembra che il livido
sia tanto grave, ma quando mi avvicino vedo che 
sporco di sangue raggrumato. Mi sento mancare il cuore.
Prima di raggiungerla mi abbasso a bagnare l'orlo della maglietta
per ripulirla un po'.
Non riuscivo a trovarti dice lei. Quando le tampono
la fronte non fa neanche una smorfia.
Ero da Wilson le spiego. Stai ferma. Da dove viene
questo?
Ho cominciato dal basso del rivoletto di sangue secco,
e sono salita fino ai capelli, dove c' una chiazza di sangue
pi scuro. Qui la ferita sembra pi seria e, quando ci passo
la maglietta bagnata, fa una smorfia di dolore.
Aspetta, prendo un altro po' d'acqua dico e salto gi
dalla roccia. Immergo di nuovo la maglietta nell'acqua. Stai
bene? le chiedo, quando le sono di nuovo vicina.
 immobile, come la roccia su cui sta seduta. Le sue
scarpe si sono slacciate, cos le lego, col doppio nodo come
piace a lei.
Dimmi qualcosa.
Ma lei non dice niente.
Non posso passarle una mano fra i capelli, per consolarla,
perch sono tutti annodati, cos, invece, le accarezzo
un braccio.
Ha perso il lavoro dice, piano.
Cosa hai detto? Mi chino verso la sua bocca per sentire
meglio. Parla pianissimo.
Ho detto, ha perso il lavoro.
Richard?
E chi senn?
Perch?
Come faccio a saperlo?
Mamma lo sa?
Emma si stringe nelle spalle. Non so nemmeno dov'.
Neanch'io. Come sai che ha perso il lavoro?
Non dice niente, ma in fondo non ha importanza.
Penso che dovremo restare qui per un bel po'  l'unica
cosa che mi viene in mente di dire. Poi mi viene un'idea.
E se scrivessimo a Gammy?
Cosa? Emma alza la testa un pochino.
Possiamo scrivere a Gammy e chiederle di venire qui
per un po' le spiego. Mentre parlo, l'idea sembra ancora
meglio di quando m' venuta in mente, uno o due secondi
fa. Magari le piacerebbe di pi del posto in cui  ora e
allora potrebbe rimanere a vivere qui con noi.
E zia Lillibit? Gammy si occupa gi di lei.
Zia Lillibit  la sorella minore di mamma. Si chiama Elizabeth,
ma tutti la chiamano Lillibit da quando mamma ha
cominciato a chiamarla cos, quando erano bambine come
noi. Gammy vive in una stanza a casa sua, vicino Asheville,
e si occupa di lavare le sue cose e di pulirle la casa, come
se fosse malata o qualcosa del genere. Quando erano
piccole, zia Lillibit ha cominciato a respirare affannosamente,
quando correva fuori a giocare, e il dottore ha detto
a sua madre, Gammy, che non sarebbe vissuta a lungo
se si fosse affaticata. Cos, da quel giorno, non ha fatto pi
niente ed  sopravvissuta. Mamma e lei non sono mai andate
d'accordo perch mamma dice che Gammy la vizia in
maniera disgustosa e a mamma non piace stare vicino a
persone disgustose. Cos mamma si  tenuta alla larga da
tutte e due, per quanto io ricordi. Gammy  venuta a trovarci
qualche volta, quando eravamo piccole, ma se chiudo
gli occhi non riesco neanche a ricordare che aspetto abbia,
 passato tanto tempo.
Eppure non riesco a farmi venire in mente un'idea migliore.
Gammy potrebbe aiutare mamma come aiuta zia
Lillibit e cos scommetto che mamma sarebbe molto pi contenta
dico. La testa di Emma ha smesso di sanguinare, ma
se guardo bene vedo un grosso bernoccolo, dove cominciano
i capelli.
Voglio farlo dico, le scriver.
Dove troverai un francobollo?
Chieder al signor Wilson dov' l'ufficio postale e andr
a comprarne uno, scema le rispondo.  cos che si fa,
quando vuoi spedire qualcosa. Vai all'ufficio postale.
E l'indirizzo? Non sai dove abita.
So di sicuro che abita a Sycamore Street le dico, perch
me lo ha detto lei. Non conosco il numero, ma Avery
Creek  una citt piccola, il postino la conosce di sicuro.
Non verr mai sospira Emma, e si stringe di nuovo
le ginocchia. Nemmeno in un milione di anni.
Invece s.
Vedremo.
Rimaniamo al torrente fino a quando riusciamo a malapena
a vedere l'altra riva, e capiamo che  giunto il momento
di tornare a casa. Mi alzo e mi stiracchio.  un sollievo,
perch la schiena mi fa male, dopo essere stata seduta
cos a lungo su una roccia.
Sotto gli alberi la terra  spugnosa, e non posso fare a
meno di chiedermi perch non ci sediamo mai l, invece che
sulle rocce dure.
Okay, adesso ti dico cosa facciamo spiego a Emma,
parlando oltre la mia spalla perch lei cammina dietro di
me, pi lentamente. Io entro per prima, per vedere dov'
e capire se la via  libera, e se  cos ti faccio un fischio. Se
non senti fischiare non entrare. Io uscir dalla porta sul retro
e torneremo al torrente, capito?
S, okay bisbiglia lei. Non mi sento tanto bene, in
piedi.
Appena arriviamo in casa potrai sdraiarti.
Mi gira la testa.
Lo so dico. Ed  vero. Anche a me gira la testa, quando
me la colpisce, ma va meglio se dormo un po'.
Non ce la faccio a camminare mormora.
Smettila di lagnarti e sbrigati dico, siamo quasi arrivate.
Io non mi lamento tanto quanto sta facendo Emma. Di
solito anche lei tiene la bocca chiusa, ma ho idea che stasera
non sia una di quelle volte.
C' la luce accesa in cucina, chiss chi c', dentro. Mamma,
okay. Richard, non okay.
Ricorda di aspettare il mio fischio sibilo. Spero che
mi abbia sentito,  rimasta indietro.
Rallento un po', fino a quando arrivo a circa cento Barbie
di distanza dalla porta posteriore. Drizzo le orecchie,
per capire chi c', ma non sento niente. Ancora qualche
passo e mi lancio verso la finestra, per guardare dentro.
Uno. Due. Tre... Arrivo sotto alla finestra che sta sopra al
lavello.
Non ho pensato che la finestra  pi alta di me, cos...
spingo... una pietra... per poterci salire sopra. Ecco. Perfetto.
L'orlo del davanzale  cos polveroso che all'inizio mi
scivolano le dita, ma poi riesco a trovare la presa e piano-
piano mi sollevo e sbircio dentro.
Vedo il tavolo con gli angoli smussati al centro della
stanza. C' il portacenere di mamma, sopra e, proprio davanti
a me, vedo le mosche sopra gli avanzi sui piatti ammassati
nel lavello. Forse mamma sta aspettando di raccogliere
qualche altro pezzo di sapone, per lavarli, perch sono
l da qualche giorno, ormai. Le mosche vanno dall'uno
all'altro, si stanno proprio ingozzando. Quelle pi grandi
mordono, e lasciano segni rossi sulla pelle.
 strano che la luce sia accesa, visto che non c' nessuno.
Mamma ci dice continuamente di spegnere la luce...
aspetta! Eccola. Sta venendo dritta verso di me e io mi
abbasso, perch non mi veda. Sento rumore di stoviglie, probabilmente
sta spostando qualcosa nel lavello. Dopo un
momento di silenzio, mi azzardo a sollevarmi per guardare
ancora.
Scraaatch. La sedia striscia sul pavimento e vedo mamma
seduta accanto al tavolo che si accende un'altra sigaretta.
Sto quasi per girarmi e fischiare a Emma il segnale di
via libera quando sento scricchiolare le tavole di legno del
pavimento sotto il peso di Richard. Si ferma sulla soglia e
beve un sorso dalla bottiglia, come gli ho visto fare prima.
Avanti dice mamma. La sento benissimo.
Richard guarda oltre la testa di mamma e per un secondo
ho paura che mi abbia sorpreso a spiare, ma poi mi
accorgo che sta guardando il lavello.
Quando pensi di comportarti da donna e dare una pulita?
chiede. Il suo labbro di sopra si arriccia, quasi tocca
il naso.
Mamma dice qualcosa che non capisco perch sta aspirando
il fumo dalla sigaretta. Tiene la testa fra le mani, e la
sigaretta fra l'indice e il medio della mano destra.
Cosa? Richard la guarda.
Quando riparerai il buco nel tetto sopra le nostre teste
ripete lei, alzando la testa.
Sei fortunata che sto uscendo, altrimenti lo farei nella
tua testa, un buco dice lui. Gira la bottiglia, la svuota e la
lancia verso il lavello... verso di me. Si rompe in cima alla pila
di stoviglie, e i pezzi di vetro sbattono contro la finestra.
Mi abbasso, casomai qualche pezzo dovesse passare, e mentre
stringo le palpebre l'immagine di mamma seduta al tavolo
della cucina, con la sigaretta, rimane impressa nei miei
occhi. Non ha mosso un muscolo, quando lui ha lanciato la
bottiglia, e nemmeno quando si  rotta nel lavello.
La porta sul davanti si chiude, sbattendo, e sento tremare
il muro al quale sono appoggiata. Adesso, perlomeno,
la via  libera. Sento il furgone che se ne va. Fa un gran
fracasso.
Mi giro e fischio, ma non vedo nessun movimento fra
i cespugli, cos fischio ancora. Niente.
Probabilmente Emma si  addormentata, mentre aspettava.
Ehi, Em! la chiamo a bassa voce. Ma c' solo silenzio,
cos mi scosto un po' dalla finestra, camminando lungo la
parete. Puoi venire, adesso.
Mmh? Sento una vocina, praticamente accanto ai miei
piedi.
Dove sei?
Qui dice lei. Finalmente, riesco a distinguere Emma
nel buio.  a terra, acciambellata come un cane, a circa tre
Barbie dal mio piede.
Avanti. Mi abbasso per aiutarla. So che le fa male la
testa e che  per questo motivo che si sente cos stanca. L'ultima
volta che la mia testa  stata colpita, quando mi alzavo
in piedi mi faceva cos male che avevo paura che il cervello
sarebbe schizzato fuori dal cranio. So benissimo come
si sente, adesso. Avanti, metti un braccio sulla mia spalla,
cos ti aiuto a entrare.
Fa come le dico e torniamo barcollando verso casa, calpestando
e spezzando rametti con i piedi. Non mi preoccupo,
fino a quando la sua testa non cade sulla mia spalla.
Adesso ho paura.
Mamma! chiamo, mentre cerco di far passare Emma
dalla porta che tengo aperta con un piede. Mamma, aiuto!
Cadiamo tutte e due sul pavimento, con le braccia intrecciate
come quando eravamo in piedi. Dopo qualche minuto,
ma mi sembrano ore, cerco di sfilare il braccio da sotto
Emma, ma il suo peso mi schiaccia, cos ci rinuncio.
Che diavolo..? Sento mamma, vicino a noi. Si pu
sapere che sta succedendo?
Tengo gli occhi chiusi, perch se li apro dovr sollevarmi
e aiutare Emma ad alzarsi, e proprio non me la sento.
In piedi ordina lei. La sento succhiare la vita dalla
sigaretta, ancora una volta. Avanti, in piedi. Non si dorme
sul pavimento. Non sto dormendo, ma Emma s, credo.
Le tavole di legno del pavimento cigolano e scricchiolano,
mentre mamma si allontana, e penso che forse  meglio
cos. Non  abbastanza forte da sollevarci tutte e due,
in ogni caso, stavo soltanto rimandando l'inevitabile.
Emma. Le batto sulla schiena con il braccio imprigionato
l sotto. Avanti, Emma, spostati un po'. Emma.
Mi giro e vedo che sta aprendo gli occhi.
Spostati un po', cos posso alzarmi. Poi ti aiuto dico.
Ecco, cos va bene. Inarca la schiena, cos posso ritirare il
braccio e alzarmi. Okay, ora dammi le mani, cos ti tiro su
e ti accompagno a letto. Ecco, cos, adesso dammi l'altro
braccio, bene. Al tre ti tiro su. Uno. Due. Tre. Adesso andiamo
alle scale dico, rimettendole il braccio sinistro sulle
spalle. Bene, passi piccoli. Brava Em.
Ho scoperto che quando le parlo come se fosse una bambina
piccola, ottengo molto di pi di quando mi arrabbio.
Brava, molto bene. Un altro passo. Cos. Siamo in cima
alle scale, adesso. Ancora pochi passi e arriviamo alle
scale. Un passo. Due passi. Bene. Tre passi. Quattro. Arrivate.
La lascio cadere sul letto per toglierle le scarpe prima
di sistemarla bene. Ci sono degli aghi di pino, attaccati alla
sua maglietta, cos gliela sfilo dalla testa, inginocchiandomi
sul letto.  un po' difficile ma ci riesco. Dovr dormire
senza maglietta, perch non posso metterle quella del
pigiama, ma va bene lo stesso, perch fa caldo.
Cammino sulle ginocchia fino ai cuscini e la tiro su, posando
la sua testa su uno di essi, poi tiro fuori il lenzuolo
da sotto, per poterglielo mettere sopra, in caso di spifferi.
Fiuuu.
Adesso posso andare a cercare qualcosa da mangiare.
So gi che non riuscir a dormire, se non metter qualcosa
sotto ai denti.
Mamma  seduta al tavolo della cucina, sta fumando.
So bene che non devo chiederle niente, riguardo alla cena,
cos vado a vedere cosa c' in frigorifero.
C' un po' del pollo di domenica dice mamma. Non
mangiare in piedi, quante volte te lo devo ripetere? Siediti
e mangia composta.
Prendo un piatto dalla pila nel lavello e ci metto sopra
qualche cucchiaiata di stufato di pollo. Non voglio sporcarne
un altro, visto che li devo lavare io.
Mamma si appoggia all'indietro sulla sedia e incrocia
le braccia sul petto, come se stesse esaminando il mio modo
di mangiare.
Cos' successo alla primadonna che ho visto svenuta
sul pavimento, in attesa che qualcuno la portasse in braccio?
chiede, stringendo le labbra intorno alla sigaretta.
Dovr pure imboccarti?
Non ero io, ad aver bisogno di essere portata in braccio
tengo a precisare. Era Emma.
Mamma spinge la sedia via dal tavolo e va dritta all'armadietto
a destra del lavello, dove ci sono i bicchieri.
Caroline Parker, non ne posso pi di Emma qui ed
Emma l dice, riempiendo il bicchiere dalla bottiglia che
tiene sotto al lavello. C' un tale silenzio che sento il suo
pomo d'Adamo andare su e gi, sospingendo il drink gi
nello stomaco. Non parli d'altro: Emma ha bisogno di questo,
Emma ha bisogno di quest'altro. Ogni maledetto giorno.
Quando mi lascerai in pace, eh? Quando?
S' seduta di nuovo davanti a me. Il bicchiere sta fra di
noi, come un parente silenzioso che ti roviner la serata,
che ti piaccia o no.
Mi dispiace mamma mormoro, cercando di mantenere
pieno il bicchiere il pi a lungo possibile.
Per non mi hai risposto dice, prendendo il bicchiere.
Il suo pomo d'Adamo va di nuovo su e gi, ma quando
rimette a posto il bicchiere il livello non  molto pi basso
di prima. Ho ancora una briciola di tempo. Quando potr
avere un po' di pace?
Sospingo l'ultimo pezzetto di pollo sulla forchetta con
il dito sinistro, sperando che non se ne accorga. Non capisco
come si possa raccogliere l'ultimo boccone di pollo senza
aiutarsi con la mano.
E mentre mastico penso a quel che potrei rispondere a
mamma.
Grazie a Dio ricomincia a parlare, cos non devo pensarci
troppo. Le cose devono cambiare, qui dice. Devo
fare delle pulizie e tu mi aiuterai dopo la scuola. Non voglio
sentire una sola parola, neanche un lamento, mi hai
sentito? Niente.
S, mamma.
Niente Emma ha bisogno di questo e quello, capito?
Non posso farci niente, se Emma  in difficolt dico,
cercando di non piagnucolare, ma  difficile, perch non 
giusto che rimproveri me per quello che fa Emma.
Emma se la cava benissimo da sola borbotta. Dal modo
in cui schiaccia la sigaretta capisco che l'argomento  chiuso.
Farai meglio a occuparti di quei piatti dice, non si
puliranno da soli.
Cos vado al lavello, prendo la latta della saponata dall'armadietto,
apro il rubinetto e lascio scorrere l'acqua. Lavo
i piatti, le forchette e i coltelli, uno dopo l'altro, e li poso
sul bancone accanto al lavello. Per asciugare i piatti uso
una mia vecchia camicetta, ma senza bottoni, quelli li ha
tolti mamma quando  diventata troppo piccola per me. I
grilli cantano forte, fuori, sembra che accompagnino il movimento
delle mie mani.
Slam!
La porta a zanzariera si chiude di schianto, sento dei
passi che si avvicinano incespicando.
Aha! Che bbrrava bbambina, che llava i piatti pee la
schua mmamma dice Richard.
Le parole gli escono scivolando dalla bocca, fa uno sforzo
per separarle le une dalle altre. Quel che ha bevuto impasta
ogni cosa.
Ho quasi finito di asciugare i piatti, ma mi mancano ancora
tutte le posate, non posso fuggire.
Dgiov' la ttua mmamma? biascica.
Non lo so.
Hai dimenticato di chiamarmi scignore dice. Mie lo
merito, no?
Cerca a tentoni una sedia per sedersi, come se ci fosse
buio, ma le luci sono accese.
Signore.
Cosa?
Non so dov' mamma, signore dico.
Cosc va meglio farfuglia, lasciandosi cadere su una
sedia, finalmente. Cosc' questa merda? dice, fissando il
tegame davanti a s.
Mi avvicino per prenderlo, ma lui mi afferra forte il
braccio, quando lo allungo verso il tegame, e lo torce verso
il soffitto.
Dai un bascio al tuo pap dice, porgendomi la guancia
perch possa baciarlo.
Patrigno preciso a bassa voce.
Che cosa hai detto? La testa di Richard si drizza di
scatto.
Niente, signore.
Mi prendi in sgiro?
Nossignore.
Stciaff! Mi schiaffeggia con la mano che non mi stringe
il polso.
Stciaff! Stciaff! Gli schiaffi sono pi veloci.
Perch mi prendi in giro?
Non ho mai sentito la voce di Richard cos acuta. Ma
forse  solo una mia impressione perch tengo il braccio libero
sopra la testa per proteggermi la faccia.
Perch? Perch devi parlare alle mie spalle? La sua
voce si spezza, come quella di una bambina. Ti procuro
da mangiare. Stciaff. Un tetto sopra quella schifosa testolina.
Stciaff. E cosa ottengo? Solo insolenza. Stciaff.
Giorno e notte, notte e giorno. I colpi si interrompono e
io sbircio da sotto il gomito. Vedo che Richard  piegato in
due, le sue spalle si alzano e si abbassano, sta singhiozzando.
Mi lascia il polso. Le cose devono cambiare, qui.
Le sue braccia penzolano, stanche di colpire. Le cose devono
cambiare...
Potrei fuggire. Potrei. Potrei salire in camera nostra,
accucciarmi accanto a Emma addormentata. Potrei perfino
arrivare al Fiume Diamante, se volessi. Ma i miei piedi non
si muovono. In tutto questo tempo non ho mai visto Richard
piangere.
Fuori di qui grida lui, anche se tiene la fronte appoggiata
al bordo del tavolo. Vai via. Piange e piange,
senza curarsi di me.
E per una volta... una volta sola... rimango.
Mi dispiace bisbiglio, ma la mia voce  sottile come
il fumo della mamma.
Vattene singhiozza lui. Le vene delle sue braccia sono
grosse, dei ghirigori come i fiumi sulle cartine. Mi fa cenno
di andare, con la mano aperta.
E io vado.
Quando entro nella stanza, sento il respiro pesante di
Emma. Mi dispiace doverla muovere, ma devo farlo: occupa
tutto lo spazio sul letto. Mi sistemo nell'angolo dove
c' un po' pi di spazio e la spingo un po'. Dopo qualche
secondo riprende a russare.
Sdraiata sulla schiena, sbatto le palpebre per abituare
gli occhi al buio e ripenso a Richard che piange, accanto al
tavolo della cucina. Gammy deve venire qui ad aggiustare
le cose. Sono sicura che potrebbe rimettere a posto tutto,
qui, al numero ventidue.
Non riesco a prendere sonno, perch sto scrivendo la
lettera dentro la mia testa.
Cara Gammy,
sono io, Carrie. Come stai? Io sto bene. Ci stavamo chiedendo se ti
piacerebbe venire a farci visita. La nostra casa  molto bella. Ti piacer.
Abbiamo un fiume tutto per noi, e un sacco di alberi, cos tanti
che non si possono contare. Mamma sente molto la tua mancanza,
e anche Emma. Per favore, vieni a trovarci. Per favore. Okay,
adesso devo andare. Con affetto, tua nipote Caroline Parker.
Potrebbe perfino portare zia Lillibit. Ci ho appena pensato.
Con loro due qui, le cose si aggiusterebbero di sicuro.
So che mamma mi picchier, quando verr a sapere che ho
scritto a Gammy, ma ne vale la pena, se funzioner.
Devo essermi addormentata. Sento Emma che mi tira
un piede per svegliarmi.
Carrie, avanti dice, dai piedi del letto, perderemo lo
scuolabus.
Balzo in piedi, metto i primi vestiti che mi capitano sottomano
e due minuti dopo siamo gi sulla porta. Non ci
fermiamo a salutare mamma e nemmeno a prendere qualcosa
per il pranzo.
Eccolo l! Vedo il muso giallo dello scuolabus che si
avvicina al sentiero davanti alla casa del signor Wilson, e
corro pi in fretta di Emma, per poterlo fermare e dire all'autista
di aspettare mia sorella. Presto!
Ma alla fine non c' bisogno di dire niente all'autista,
perch Emma  proprio alle mie spalle.
C' mancato poco ansima, lasciandosi cadere a sedere
accanto a me.
Hai preso qualcosa da mangiare? le chiedo.
Solo un po' di pane.
 stata fortunata. Sar una giornata lunga.
Tienimi i libri un momento le dico. Devo allacciarmi
la scarpa.
Ciao Carrie. Orla Mae Bickett ci passa accanto e si
siede sul sedile dietro di noi, ignorando Emma come sempre.
In effetti ignora tutti tranne me.
Ciao Orla Mae la saluto, quando mi raddrizzo.
TI ho portato una cosa dice, sganciando i due fermi
che tengono chiuso il box in cui tiene il pranzo. Mamma
l'ha fatto ieri.
 una fetta di pane di granturco, spessa quanto la mia
mano.  avvolta nel cellophane, e la parte di sopra si  appiccicata
sul burro. Ce n' tanto, come piace a me.
Grazie Orla Mae mormoro. L'unica cosa che mi trattiene
dal divorarla subito  che mi sento come se dovessi
piangere... non so perch. Forse perch nessuno mi ha portato
una fetta di pane di granturco, prima.
Non c' di che.
Poso il pane sopra i libri e fingo di concentrarmi sul
paesaggio fuori dal finestrino. Dentro di me, invece, mi domando
come far a resistere fino alla pausa pranzo, per
mangiarlo. Non credo di riuscirci. Con le dita pigio un po'
la fetta, attraverso il cellophane.  cos morbida che rimane
il segno. Ho l'acquolina in bocca.
Lo scuolabus procede cigolando su e gi per le colline
verso la scuola. Oltrepassa un cartello che indica la Fattoria
Johnson. Si  rovesciato, per, non c' modo di sapere
da che parte si debba andare. Oltrepassa centinaia di pini,
forse migliaia. Sale su, fino in cima a una collina, tenacemente,
come se ci fosse qualcosa di fantastico, dall'altra parte,
ma poi, quando arriva in cima, c' solo la strada, uguale
a prima, nera con le strisce gialle al centro, a volte tutte
intere, a volte no. Finalmente rallenta davanti all'edificio
basso e lungo dove andiamo a scuola. C' una pietra con
su scritto: Scuola Elementare di Donford, sopra la porta. La
maniglia  tutta consumata, perch, per anni e anni, i bambini
delle colline l'hanno afferrata, per entrare. Ai lati della
porta ci sono finestre e sui vetri ci sono fogli di carta appiccicati
con del nastro adesivo. Non si pu sapere cosa c',
su quei fogli, a meno di entrare nella classe. Nel corridoio
c' un poster con scritto: Viva la scuola, e il puntino sulla i 
una faccina che sorride. Mi piace vedere quella faccina sorridente
tutti i giorni.
Carrie, aspetta. Orla Mae mi chiama, cos mi fermo.
Ho sentito che hai fatto tiro al bersaglio da Wilson.
Si china verso di me, stringendo al petto i libri.
Dove l'hai sentito?
Stai scherzando? Mio padre dice che da queste parti
se ti gratti il sedere da una parte della citt, le signore
dall'altra parte cominciano a chiedersi quante volte ci hai
passato la mano ride.
Continuo a camminare, senza dire niente.
Allora? insiste lei.  vero?
E se ti dicessi di s?
Non  una cosa cos importante, me lo stavo solo chiedendo
dice, raddrizzandosi. Il signor Wilson ha detto a
mio padre che sei la migliore tiratrice dai tempi di Harry
Maphis, e mio padre ha detto che non  male, perch Harry
Maphis sapeva sparare nell'occhio di uno scoiattolo da un
miglio di distanza, se glielo domandavi.
Io non sparo agli scoiattoli, te lo dico subito preciso.
Sai dov' l'ufficio postale?
Che devi fare all'ufficio postale?
Voglio saperlo, tutto qua.
 sulla stessa strada della scuola, sulla destra.  dentro
al supermercato. Ehi, dove vai?
Torno subito le rispondo, oltre la spalla. Ci manca poco
e mi metto a correre. Mi precipito nel bagno delle femmine.
Nel primo gabinetto a sinistra, quello che uso sempre,
controllo il fermo di metallo che si aggancia nell'anello attaccato
alla porta, per evitare che qualcuno possa aprire la
porta per errore (io l'ho fatto, a volte, senza volere).  per
questo che uso sempre questo gabinetto. Quello accanto
non ha il fermo, e negli altri due, di fronte, il fermo  rotto.
Sembra che la porta si chiuda, invece una volta, mentre stavo
facendo la pip, il fermo si  sganciato e mi sono dovuta
allungare per tenere chiusa la porta mentre mi rimettevo
i pantaloni. Mi abbasso e controllo se si vedono dei piedi,
sul pavimento dei gabinetti, ma non c' nessuno. Ho il
bagno tutto per me e mancano ancora cinque minuti all'inizio
della lezione.  un sacco di tempo.
Il cellophane  tutto appiccicato, non c' modo di aprirlo
bene, cos lo strappo e prendo un pezzo di pane. Me lo
lascio cadere in bocca, piegando la testa all'indietro per non
sprecare neanche una briciola.  buonissimo, e non lo penso
solo perch non ho fatto colazione. La signora Bickett ci
mette chicchi interi di granturco, insieme alla farina, e cos
il pane  morbido e croccante allo stesso tempo.
Quando Gammy verr a trovarci, devo chiederle di fare
il pane di granturco. Potrebbe farsi dare la ricetta dalla
mamma di Orla Mae, spero di ricordarmene.
Con la bocca ancora piena arrotolo il cellophane facendone
una pallina e la butto via uscendo dal bagno.
Comincia la scuola.
Un due tre... dice la maestra, la signora Ueland.
Occhi e orecchie a me rispondiamo noi, in coro.
Sto per entrare... dice e, nel frattempo, accende e spegne
la luce, per attirare l'attenzione.
 ora di cominciare! diciamo noi, sempre tutti in coro.
Poi facciamo silenzio, come vuole lei. La signora
Ueland sceglie una o due parole in ogni frase e le dice pi lentamente
delle altre, come se volesse darci la possibilit di
sentirle meglio. Prima non ci facevo caso, ma adesso sto diventando
pazza per cercare di capire il motivo per cui sceglie
proprio quelle parole.
Spero che abbiate fatto tutti i compiti dice. Abbiamo
molto da fare oggi, quindi non li controlleremo come facciamo
di solito. Spero che siate pronti per andare avanti.
La lavagna  pulita, sui cancellini non c' pi traccia di
gesso e una confezione nuova di gessetti attende nella lunga
vaschetta che orla in basso la lavagna. La signora
Ueland la apre, prende un gessetto e lo spezza a met, ci soffia
sopra e scrive presidenti sulla parte alta della lavagna, in
corsivo.
Washington, Adams, Jefferson, Madison, Monroe dice,
Adams, Jackson, Van Buren. Dunque, so che voi non
riuscite a crederci, ma entro oggi saprete a memoria questi
nomi, e altri ancora. Non  cos difficile, Oren, non far
girare gli occhi a quel modo. La prima cosa da fare continua
e si gira verso la lavagna,  prendere solo le prime
lettere, cos.
Adesso scrive Wash poi Ad poi Jeff poi Mad e continua
cos e io penso che posso scrivere queste cose e scrivere a
Gammy nello stesso momento. Cos, quando finisce la scuola,
potr dire a Emma di andare avanti senza di me, fare
una corsa fino all'ufficio postale a spedire la lettera e arrivare
a casa in tempo per la cena.
Caroline!
La classe ride.
Sissignora?
Sei gentile a volerti unire a noi? mi chiede la signora
Ueland. I bambini continuano a ridere e mi rendo conto che
stanno ridendo di me. Adesso che ho la tua attenzione, Caroline,
vuoi dirmi quale sar la prossima parola secondo
questo schema?
Guardo la lavagna e vedo tutte le parole abbreviate sotto
i nomi interi e uno spazio vuoto sotto Tyler.
Eh? Cerco di guadagnare tempo. Perch i maestri sanno
sempre quando la tua mente si distrae?
Temo che "eh" non sia la risposta che aspettavo dice.
Ma prima che possa dire quale penso che sia, lei chiama
Orla Mae che risponde subito e poi mi sorride, come se mi
avesse fatto un favore. Ma non  cos, ho fatto una figuraccia.
Grazie tante, Orla Mae, le dico con gli occhi.
Esatto Orla Mae dice la signora Ueland, ma lo sta dicendo
a me, non a lei. Ty  giusto. Carrie, vuoi dirci cosa
viene dopo? Qual  l'abbreviazione di Polk?
Po? La classe scoppia a ridere, per qualche ragione,
cos mi giro e dico Cosa? a tutti quanti. A quel punto si
calmano un po'.
Hai compreso il meccanismo, Carrie... La signora
Ueland  gentile, perch ha capito che ci sto provando davvero.
... Ma  Poi. Adesso basta, bambini, silenzio. Allora,
possiamo continuare? Avete copiato tutti o lo devo lasciare
scritto un altro po'? S? Okay. Cancella le parole prima
che possa copiarle. Non potevo dirle di aspettare, altrimenti
avrebbe avuto la certezza che stavo fantasticando. Li copier
pi tardi dal quaderno di Orla Mae.
La signora Ueland scrive un altro gruppo di nomi sulla
lavagna e questa volta li scrivo anch'io, ma non bene come
lei. Nessuno ha la scrittura pi bella della signora Ueland.
Capisco molto presto che dovr copiare l'intera lezione,
dal quaderno di Orla Mae, ma non m'importa. Devo
scrivere la lettera a Gammy, mentre ce l'ho ancora fresca in
mente.
Cara Gammy,
come stai? Io sto bene. Anche Emma sta bene, se vuoi saperlo.
Speriamo che tu possa venire a farci visita molto presto. Mamma
sente molto la tua mancanza, e anche noi. Ho un'amica che si
chiama Orla Mae, non trovi anche tu che sia un nome buffo? Per
 molto simpatica, ti piacer molto. Lungo la strada abita una
cagna che si chiama Brownie,  nera e ha tre zampe. Per favore,
vieni a farci visita. Abbiamo bisogno di te.
Con affetto
Tua nipote Caroline Parker
PS. Magari zia Lillibit ha voglia di venire anche lei.
Scrivo meglio che posso, con le lettere in corsivo che ho
imparato alla vecchia scuola l'anno scorso. Mi sento gi meglio.
Quando la signora Ueland si gira per cancellare la lavagna
piego il foglio fino a farlo diventare piccolo piccolo,
e lo infilo in tasca. Lo terr l fino a quando io sar in grado
di spedirlo.
Carrie? Devo dirti due parole, cara mi dice la signora
Ueland mentre gli altri bambini escono per andare a ricreazione.
Sissignora.
Dov'eri oggi? mi chiede, quando sono usciti tutti.
Cosa?
So che eri distratta, in classe dice, guardandomi attraverso
gli occhiali, cos mi stavo chiedendo dove fossi
con la testa. Non  da te, essere cos svagata.
Mi stringo nelle spalle. Cosa potrei dirle? Non capirebbe
che dovevo scrivere a Gammy.
E poi continua la signora Ueland, vorrei anche sapere
cosa  successo al tuo braccio.
Senza neanche sapere cosa dir, tiro gi la manica, ma
arriva solo fino a met del mio avambraccio. Mamma dice
sempre che le magliette a maniche lunghe si possono portare
fino a quando diventano a maniche corte, ma la mia
non  ancora a questo punto.
Non c' bisogno che lo nascondi, Carrie mormora lei,
spingendo indietro gli occhiali sul naso, ce l'hai da una
settimana. Cosa  successo?
Niente signora rispondo, e poso la mano per coprire
dove non arriva la manica.
Ci guardiamo l'un l'altra, aspettando, tutte e due, di
vedere dove ci porter questa conversazione.
Lei parla per prima. Ne hai altri da qualche altra parte?
Nossignora.
Lei china la testa da una parte, e so che sta decidendo
se credermi o no.
Allora Carrie dice, e mi indica il banco di Freddie
Sprague. Mi siedo e lei si strizza a sedere nel banco di
Ellie Frenden. So che puoi non crederci, ma anch'io ho avuto
la tua et, una volta. So com' difficile, quando, ehm...
Si schiarisce la voce. ... Quando si vive in un posto difficile.
Anch'io avevo dei segni come quello.
Smette di parlare. Dovrei dire qualcosa, ma cosa?
Se vuoi parlare con qualcuno, se hai bisogno di una
persona che non sia uno dei tuoi genitori, ecco, puoi venire
da me.
Smette di nuovo di parlare.
C' qualcosa che vorresti dirmi?
Nossignora.
Ne sei sicura?
Sissignore.
C' di nuovo silenzio fra noi, ma non  come il silenzio
che c'era prima.
Va bene dice lei, strizzando il suo corpo adulto fuori
dal banco di Ellie Frenden. Allora non c' niente altro.
Esco di corsa dalla stanza, come un toro schizza fuori
dal recinto del rodeo.
Ehi Orla Mae, aspetta.
Cosa voleva la signora Ueland? mi chiede bisbigliando.
Sta sistemando i suoi libri sul banco nell'aula di
scienze. L'aria sa di gas e metalli.
Oh niente mento, mi voleva solo riprendere perch
ero disattenta.
Orla Mae annuisce. Posso venire con te dal signor Wilson,
dopo la scuola, per vederti sparare? Forse lo insegner
anche a me.
S, forse dico, ma non oggi, perch devo andare all'ufficio
postale, ricordi? E poi al signor Wilson non piacciono
le persone nuove. Non gli siamo piaciute neanche
noi, quando ci ha conosciuto. E il suo cane, Brownie, ecco,
 feroce mento ancora.
Che cane ?
 della specie a tre zampe.
Non esistono cani cos.
Invece s.  per questo che  cos feroce, perch non
ha quattro zampe come gli altri cani.
Va bene, va bene dice lei, mi terr alla larga dal cane.
Voglio solo vederti sparare, per favore.
Prima che possa rispondere, il signor Tyler, l'insegnante
di scienze, entra nell'aula, tutto scuro come se ce l'avesse
con noi per qualcosa.
Allora dice, chi  quel sapientone che ha pensato bene
di insudiciare tutti i miei vetrini, eh?
...
.
...
CAPITOLO 9.
...
.
...
Ciao signor Wilson saluto, mentre cammino verso la sua
casa sgangherata. Sono io, Carrie.
Ma non lo vedo da nessuna parte.
Ciao Brownie. Assesto qualche colpetto sulla testa
della cagna che  venuta subito zoppicando a salutarmi.
Adesso vai.
Continua a spingermi la mano col muso, perch l'accarezzi,
comincia a stancarmi.
Vai via. Ma non se ne va.
Signor Wilson? Lo chiamo a voce alta, attraverso la
porta a zanzariera, perch possa sentirmi anche dentro casa,
ma non sento nessuna risposta.
Brownie, via dico, ma lei non ha alcuna intenzione
di darmi retta. Vai via!
Non mi ero resa conto che fosse tanto leggera, cos,
quando le rifilo un calcio nel fianco, lei vola pi lontano di
quel che pensassi. Guaisce di dolore e mi guarda un momento
a testa bassa, poi si allontana. Cos impara che faccio
sul serio, come direbbe Richard.
In cima alle scale mi faccio ombra sugli occhi con una
mano e sbircio dentro attraverso la porta a zanzariera per
vedere se il signor Wilson  l, solo che non risponde, ma
non ci sono segni di vita. Cosa devo fare per un francobollo?
Prima di rendermene conto, entro in punta di piedi per
vedere dove li tiene... o magari trovare qualche spicciolo
per comprarne uno all'ufficio postale.  impossibile raccapezzarsi
in questa confusione. Devo sbrigarmi, se voglio
arrivarci prima che chiuda.
Che cosa fai in casa mia, ragazzina? La voce del signor
Wilson mi rimbomba fin dentro le ossa. Sobbalzo cos
forte che mi sembra di andare a sbattere addirittura contro
il soffitto.
Mmh...
Mmh cosa? Cosa diamine ti serve? dice, e la sua voce
 un po' pi dolce, adesso che ha visto come io mi sono
spaventata.
Mi dispiace, signore riesco a dire, ho chiamato, ma
lei non rispondeva e ho bisogno di un francobollo per mandare
questa lettera a mia nonna e vorrei spedirla oggi stesso,
prima che chiuda l'ufficio postale, e lei non c'era, cos
ho pensato di entrare a vedere se per caso aveva un francobollo,
ma non lo avrei preso e basta. Glielo ripagher, lo
prometto, io...
Rallenta, mocciosa dice, sputando il tabacco in una
tazza di plastica che si porta sempre dietro proprio per questo.
Ti dar un francobollo, cos potr avere un po' di pace
e silenzio qui dentro.
Zoppica fino a un mobile con tre cassetti e vi fruga dentro,
finch trova un francobollo nuovo di zecca e me lo porge-
Ecco qua dice, te lo regalo, a patto che mi dici chi 
questo qui sul francobollo.
Ha un aspetto familiare, questa faccia con la barba nera.
Il cappello a cilindro. Abe Lincoln? dico, lentamente,
per potermelo rimangiare se dalla sua faccia dovessi capire
che ho sbagliato.
Bingo! dice lui. L'uomo che ha messo in ginocchio
questo paese. Credo che ti racconteranno della guerra fra
gli stati a scuola, non comincer adesso a riempirti la testa.
E poi rivoglio la mia casa per me, quindi esci e vai all'ufficio
postale.
Grazie signor Wilson.
Lecco il francobollo mentre esco da casa sua e lo appiccico
all'angolo della busta che ho preso dalla scrivania
del signor Tyler mentre uscivo dall'aula di scienze. Lui era
troppo occupato con il povero Alver Quinten, che si  preso
la colpa per i vetrini sporchi, perch Odie Rice lo ha indicato
dietro la schiena mentre il signor Tyler scrutava la
classe nel tentativo di scovare l'autore del misfatto.
Proprio come aveva detto Orla Mae, l'asfalto mi porta
diritta all'ufficio postale e ci arrivo molto tempo prima che
chiuda. Ho l'acquolina in bocca, quando passo davanti ai
vasi di vetro con i bastoncini di zucchero al limone, ma continuo
a camminare, visto che non ho i soldi per comprarli.
E poi Emma si infurierebbe, se io mi azzardassi a tornare a
casa senza un bastoncino anche per lei, dunque sar meglio
lasciar perdere.
L'uomo dietro al banco  cos magro che i vestiti gli pendono
addosso, come da una gruccia. Non dice nulla, stende
solo una mano ossuta per prendere la mia lettera. Guarda
l'indirizzo e il francobollo piegando la testa un po' all'indietro,
per far coincidere gli occhi con le mezze lenti degli
occhiali. Mette la busta in cima a una pila di altre lettere
in una scatola con su scritto: In uscita. Poi si gira verso di
me e aspetta.
Tutto qui? gli chiedo. Credevo che sarebbe stato pi
difficile.
Lui annuisce lentamente.
Grazie borbotto, per educazione, anche se dubito che
mi senta.
Adesso dobbiamo solo aspettare.
Mentre torno a casa mi sento pi leggera per un po',
Oltrepasso il negozio di Antoine. Nella vetrina sono appesi
due cartelli: uno sbiadito con scritto: Chiuso e un altro con
scritto: Parrucche di capelli veri. Comincio a pensare che da
qualche parte nella lettera avrei dovuto scrivere "non dire
alla mamma che ti ho scritto". Si arrabbier da morire, se
Gammy le dir che l'ho pregata di venire. Ma tanto mamma
mi picchier comunque, dunque tanto vale lasciar perdere
e aspettare quel che verr.
...
.
...
CAPITOLO 10.
...
.
...
Sei fortunata che ho cos tanto da fare, oggi, signorina dice
mamma, con voce rabbiosa, altrimenti t'avrei gi strigliato
come meriti. Adesso vai, porta fuori quel tappeto e
sbattilo per bene. Quando avrai finito, riempi il secchio e
aiutami con questi pavimenti.
Mamma si  sorpresa della visita di Gammy. Quando
l'ho sentita che mi chiamava, dopo aver riappeso il telefono,
ho capito che era Gammy dall'altra parte. Io ed Emma
ci siamo tenute alla larga per un giorno e mezzo.
Gammy ha ricevuto la mia lettera e ha chiamato subito,
per dire che lei e zia Lillibit sarebbero venute a farci
visita. Non sono sicura che abbia detto a mamma che
le ho scritto ma, a giudicare dal malanimo nella voce di
mamma negli ultimi due giorni, deve averlo fatto.  la
prima volta nella mia vita che sono contenta che ci siano
cos tante pulizie da fare. Mamma vuole fare le cose
alla perfezione per Gammy. Ha perfino tirato fuori le noccioline
e tutto.
Non ho mai visto nessuno pi elegante di Mister Peanut,
il signor nocciolina. Ha il monocolo e il bastone e ti
guarda con un enorme sorriso. Sembra che le sue gambe a
stecco siano sul punto di mettersi a ballare. Mi piace tanto
anche il suo bel cappello. La gente, da queste parti, non si
veste mai elegante. Mamma ha un vestito molto bello, ma
non lo mette quasi mai, perch dice che sembra che stia
aspettando. Aspettando cosa, non lo so.
Ho deciso che voglio spiccicare l'etichetta dalla scatola,
per conservare Mister Peanut. Dopo far i tappeti per
bene, ma prima...
C' soltanto una striscia di colla, a tenerlo appiccicato,
cos cerco di infilare l'unghia vicino alla colla per non strappare
l'etichetta e poi potr tirare via il resto senza problemi.
La carta si stropiccia, perch la colla non  in una linea
diritta.
Ci sono quasi, ci sono quasi. Sono quasi a met della
lattina, dal coperchio di plastica che si pu mettere e levare
"per conservare la freschezza". Se smetto adesso, Mister
Peanut sar strappato questa sera e gettato via, e Dio solo
sa quando mamma comprer un'altra confezione di noccioline.
Abbiamo questo barattolo da anni, ci ha seguito da
Murray Mill Road. Mamma versa una manciata di noccioline
nel piatto bianco che le ha regalato Gammy e, se ne restano
un po', le rimette nel barattolo, che poi ripone sullo
scaffale. Mio cugino Sonny una volta ha toccato le noccioline
nel piatto dopo essersi pulito la scarpa da una cacca di
cane, senza lavarsi prima le mani (e so che anche mamma
l'aveva visto) e mamma ha rimesso lo stesso
le noccioline avanzate nel barattolo.
...
.
...
Perch mamma non vuole che Gammy venga a farci
visita? vuole sapere Emma. Sta strizzando lo strofinaccio
che ha inzuppato di saponata nel secchio. Abbiamo inventato
un sistema per lavare i pavimenti: Emma sciacqua e
strizza, io strofino il pavimento fin quando lo strofinaccio
 sporco e poi ricominciamo da un'altra parte.
Penso che lo sapremo presto dico.
Non ci dir niente.
Lo so, scema borbotto, spingendo delle ciocche di
capelli dietro alle orecchie per vedere meglio quel che sto facendo.
Ma verr fuori di sicuro, una volta che sar qui,
non credi?
...
.
...
 cos che si saluta? dice Gammy, scendendo a fatica
dalla macchina. Parla con me ed Emma. Siamo rimaste
ferme vicino alla scala, casomai mamma decidesse di darci
una lezione, adesso che abbiamo finito di pulire.
Venite a salutare la nonna e la zia come si deve dice
mamma, verso di noi. So che la gentilezza nella sua voce 
fasulla, ma non credo che gli altri se ne siano accorti.
Gli abiti di Gammy sanno di candeggina. La zia Lillibit
non si china ad abbracciarci, ma allunga la mano per
darci una pacca sulla testa, e poi la ritira in fretta, come se
non volesse fare neanche questo.
Mamma non la smette di parlare: com' andato il viaggio?
Siete stanche? Avete fame? Ho del pane di granturco,
mamma, te ne posso dare una fetta. E tu Lil? Ooh, quest'acconciatura
ti sta proprio bene - da queste parti non c'
nessuno che sappia fare i capelli cos. Questa borsa  pesante,
mamma, dalla a me.
Chiacchiera e chiacchiera. Io ed Emma ci sentiamo come
un cane che, dopo aver inseguito tanto una macchina,
finalmente la raggiunge. Non sappiamo cosa fare, ora che
Gammy  qui. E da come ci ha guardato, ho l'impressione
che lei si senta esattamente allo stesso modo.
...
.
...
Ahi!
Stai ferma dice Gammy. Tieni la testa immobile.
Tiri troppo forte. Ahi!
Questi capelli... Non finisce la frase ma mi spinge da
una parte per potersi alzare dal letto. Quando esce dalla
stanza, guardo il letto. Ha lasciato la spazzola, tutta piena
dei miei capelli.
Quando torna, non mi piace quel che vedo.
Gammy, no!
Stai ferma o sar molto peggio di quel che ho in mente
dice lei, facendo scattare le forbici per scaldarle.
Mi spazzolo io cerco di convincerla, ma le sue dita
mi prendono i capelli, impedendomi di girarmi per afferrare
la spazzola.
Tua madre zac, avrebbe dovuto farlo zac, anni fa
zac, invece di farti arrivare a questo punto. Zac.
Gammy!
Zac.
Per favore, Gammy piango.  troppo tardi. Ciuffi di
capelli mi cadono in grembo e accanto.
Stai ferma.
Ogni taglio un singhiozzo.
Perch sei venuta qui? le chiedo, quando le mie lacrime
si asciugano.
Zitta dice, sai bene quanto me perch sono venuta,
fai silenzio. Il freddo metallo delle forbici mi sfiora il collo e mi fa rabbrividire. Devo solo pareggiarli qui dietro e
sei a posto.
Non mi guardo allo specchio perch ho troppa paura
di vedere quanto sono corti.
Non sono venuti male, se posso dirlo osserva lei. Adesso
vai da tua madre e falle vedere come sei bella pulita.
Sono corti come quelli di un maschio! Ricomincio a
piangere come se non avessi mai smesso.
Zitta dice Gammy, spingendomi di nuovo da parte
per potersi alzare, stai benissimo. Adesso vai, devo andare
a preparare la cena.
Cosa mangiamo?
Niente, se continui a piagnucolare cos scatta lei. Pulisci
questa stanza e vieni gi a darmi una mano, quando
avrai finito.
Perch non tagli anche i capelli di Emma? le grido,
ma lei  gi in fondo alle scale. Non  giusto che non tagli
i capelli anche a Emma.
...
.
...
Shh, piccolina mi ha detto, accarezzandomi i capelli,ora calmati.  stato solo un brutto sogno. Ci sono io adesso. Shh...
Pap ho detto nel cuscino, respirando a fondo, continuo a vederlo.
La stessa cosa?
S, una casa piccolissima con niente dentro, solo scaffali...
file e file di galline...
Shh...
... e hanno tutte un sacco sulla testa ma si sente lo stesso
che stanno chiocciando. Chiocciano, chiocciano, fortissimo...
Mi ha accarezzato i capelli, ancora e ancora. E poi era mattina.
...
.
...
Se vuoi saperlo,  indegno mandare in giro la bambina
in questo modo: sembra una pezzente dice la zia Lillibit
a Gammy. Pensano che siamo troppo impegnate a giocare
con le conchiglie che ho conservato dalla gita al mare
che abbiamo fatto con pap quando era ancora vivo, per
ascoltare. Emma ha conservato degli elastici per anni, fin
dai tempi di Toast, e ci ha fatto una pallina, che  perfetta
per giocare.
 il tuo turno dice, ma io la zittisco, perch voglio
sentire cosa dicono.
Quell'uomo sar la sua morte, se non terr la testa bassa
e la bocca chiusa aggiunge zia Lillibit.
Ho provato a parlargliene, ma non mi ascolta dice
Gammy. Non mi ha mai dato ascolto, immagino che non
lo far mai.
Hai visto quel taglio che ha dietro alla testa? Deve
smettere di rispondergli a quel modo.
Parlano ancora ma non riesco a capire le parole, e siccome
sono tutta concentrata per ascoltare sbaglio il tiro con
la palla e perdo.
E Caroline sta prendendo proprio da sua madre, se
vuoi saperlo dice zia Lillibit. Tutti quei segni lo dimostrano.
Lei e sua madre dovrebbero imparare da Emma e
tenersi alla larga.
Shh dice Gammy, adesso basta.
...
.
...
Come mai non  mai in casa, di sera?
Il signor Wilson  seduto sulla sua poltrona, che starebbe
meglio dentro che qui fuori nel portico, e intaglia un
pezzo di legno. Lo fa, a volte, quando deve riflettere o cose
del genere.
Come fai a sapere che non sono in casa, di sera?
Mi stringo nelle spalle, pensando che mi veda, ma poi
dico: Lo so e basta. Dove va?.
Lui rigira il pezzo di legno nella mano, guardandolo
come se fosse la prima volta che lo vede.
Un uomo pu intagliare il legno per tutta la vita dice
al legnetto, e non migliorare per niente. Lo sapevi? Ci
sono altre cose in cui si pu migliorare, se ci si esercita tante
volte, ma non il legno. Rimani un pessimo intagliatore
per sempre, se  cos che deve andare.
Che significa se  cos che deve andare? Come si fa a
sapere se qualcosa va come deve andare?
Lo sai e basta. Lui scrolla le spalle e per un momento
ha lo stesso aspetto che deve aver avuto da giovane, prima
che l'et gli facesse tutti quei segni sulla faccia.  come
il tiro al bersaglio per te.  cos che deve andare. O come
suonare la chitarra per me. Sono bravo, senza modestia.
 cos che deve andare.
Restiamo seduti qui, io con le gambe penzoloni dal bordo
del pavimento del portico, a pensare a come devono andare
le cose, e lui col suo coltello a fare trucioli.
Non mi ha detto dove va di sera.
Se fossero affari tuoi ti direi che vado a suonare in fondo
alla strada da Zebulon, ma non sono affari tuoi, quindi
non te lo dico.
Posso venire a sentirla suonare?
Lui scrolla di nuovo le spalle. Se ti va. Tua madre non
ha bisogno di te per le faccende?
Cos' Ze-boo-flan o come si chiama? Ecco un trucco
che ho imparato da Orla Mae: rispondi a una domanda con
una domanda e hai vinto.
Ze-bu-lon  un negozio di granaglie e mangimi dove
ci riuniamo. C' una buona acustica, con tutti quei sacchi
che arrivano al soffitto, e poi Sonny non si pu muovere facilmente,
cos ci andiamo noi.
Chi  Sonny?
Lo sai che sei una ficcanaso? Sonny Zebulon  il pi
vecchio abitante di questa citt. Puoi venire a conoscerlo,
un giorno di questi. Gli piacerai.  una buona idea, ora che
ci penso.
Posso avere un po' d'acqua?
Sai dov' la cucina.
Quando mi alzo, Brownie si scansa, facendosi piccola
piccola. Il signor Wilson la guarda.
Che ti succede, cane?
Vado a prendermi un bicchiere d'acqua.
...
.
...
Zia Lillibit aspetta che la gente combini guai come se
sapesse gi che accadr.
Vai su a prendermi una delle coperte che tua madre
tiene nell'armadio di sopra mi dice dal letto che mamma
ha preparato per lei e Gammy nel soggiorno, nell'angolo
pi lontano dal buco nel soffitto. E stai attenta a non trascinarla
sul pavimento, quando torni mi grida dietro.
Ma ecco qua, un angolo sfugge da sotto il mio braccio
e penzola dietro di me, come una coda.
Cosa ti avevo appena detto, eh? Dammela. Afferra la
coperta ripiegata e ispeziona l'angolo per vedere se si 
sporcato, annuendo come se avessi fatto esattamente quel
che si aspettava.
Mi dispiace. Non posso fare altro che fissare il pavimento
e sperare che mi lasci andare.
Non mi stupisce che tua madre non riesca a tenere pulita
questa casa, con tutta la sporcizia che vai seminando.
Si gira verso il letto e svolge la coperta con un colpo solo,
facendola ricadere sulle altre due che sono gi distese sul
materasso che ci siamo portati da Toast. Mamma e Richard
dormono sulla rete di questo materasso, e Richard si  arrabbiato
da morire, la prima notte che ha dovuto dormirci.
Urlava come un pazzo. Ha detto a mamma che questo
non  mica un albergo per la sua famiglia, e che non  possibile
che lui debba rinunciare al suo materasso morbido
per una rete, quando gi quelle due intruse sono fortunate
ad avere un tetto sopra la testa.
Perch non vai a vedere cosa fa Gammy? dice zia Lillibit.
Tua madre di sicuro non lo sta facendo. Pensa che
non abbia sentito questa parte.
Gammy sta pulendo il bancone della cucina.
Ciao dico, hai bisogno di aiuto? Lo dico piano, perch
non ho nessuna voglia di pulire la cucina.
Vai a riempire questo secchio con un po' d'acqua da
fuori mormora lei, facendo un cenno al secchio che sta accanto
a lei.
Sissignore.
Attenta. Devi fare pi attenzione, Caroline. Hai fatto
cadere dell'acqua sporca, l'hai sollevato troppo in fretta.
Asciuga il pavimento, prima di andare. Non capisco dove
tua madre tiene gli strofinacci. Guarda sotto al lavello. Non
l, a sinistra. Ecco. Adesso vieni qui e asciuga quest'acqua
accanto al mio piede. Cos. Porta fuori quello strofinaccio
e strizzalo bene. Esatto. Adesso stai attenta con quel secchio,
hai sentito?
Dov' Emma?
Vai.
Va bene.
Non rivolgerti a tua nonna in questo modo mi grida
dietro.
Tenendo il secchio davanti a me come un mazzo di fiori,
cammino dritta e a passo lento verso il fiume. Il mio morbido
vestito bianco  bello quasi quanto il mio velo. Intorno
a me, la gente  stipata sulle panche. Allungano tutti il
collo per riuscire a vedere me, la sposa. Oh ciao, Betsy. Ed
ecco Perry Gibson. Ha sempre avuto una cotta per me, ma
non gli ho mai dato retta. Povero Perry. E l c' Mary Sellers.
Sembra gelosa del mio vestito, glielo leggo in faccia.
Carrie, accidenti,  un anno che ti chiamo! Emma mi
raggiunge di corsa. Aspetta.
Dove sei stata?
A cercarti.
Non mi hai cercato tanto bene, visto che stavo facendo
la schiava a Gammy dentro casa. Non ti sei fatta vedere,
l. Muoviti, devo riempire questo secchio o si infurier.
Emma salta sulla roccia al centro del fiume, si accuccia
e si mette a frugare con le dita nel muschio, come nel documentario
che abbiamo visto durante l'ora di scienze, dove
c'era una scimmia che toglieva gli insetti dalla pelliccia
del suo piccolo.
Perch Gammy  sempre di cattivo umore? chiede.
Come faccio a saperlo?
Emma si stringe nelle spalle. Pensi che ci voglia bene?
Adesso sono io, a stringermi nelle spalle, perch non
ho idea.
Il secchio  pieno, cos torniamo verso casa. Prima di
entrare dalla porta sul retro, quella della cucina, guardo gi
e mi accorgo che ho le scarpe slacciate. Poso il secchio per
allacciarle, non voglio sentirmi dire da zia Lillibit quanto
sono disordinata, ed  in quel momento che le sento.
Aspetta bisbiglio a Emma, che sta per aprire la porta.
Lei torna verso di me e gira la testa, in modo che i suoni
possano arrivare dritti al suo orecchio.
L'ho messa in guardia da quell'altro e l'ho messa in
guardia da questo dice la voce di Gammy, ma  cocciuta.
L'ho saputo fin dal giorno in cui  nata e l'hanno dovuta
tirare con la forza. Era cos testarda che non voleva neanche
lasciare la pancia della sua mamma quand' stato il momento.
Con Henry doveva vedersela con le altre donne borbotta
zia Lillibit, ma con Richard cozza contro un muro di
mattoni, ogni giorno. Questo qui fa sembrare l'altro una
bazzecola.
Lo so dice Gammy.
Ho sentito che in citt tutti dicono che abbia messo le
mani nella cassa di quel negozio, Annie's o Auntie's o come
si chiama dice zia Lillibit.
Antoine's?, lo dico con le labbra a Emma, che sta allungando
il collo per sentire ancora meglio. Per un po' non
capisco pi cosa stanno dicendo, ma poi riprendono a parlare
normalmente.
Come faccio a saperlo? dice zia Lillibit. A quanto
pare se l' svignata con un sacco bello grande, ha fatto infuriare
parecchia gente.  per questo che  stato licenziato,
no?
Io ed Emma ci guardiamo l'un l'altra con gli occhi sbarrati,
come nei cartoni, quando prendono una botta in testa
e restano per un istante con gli occhi fuori dalle orbite prima
di cadere.
A proposito, ho incontrato Nellie Lamont, l'altro giorno
a Toast, quando sono andata a prendere le cose rimaste,
e mi ha detto che Selma Blake va in giro a chiedere di Libby.
Un po' troppo, secondo Nellie. Ha detto che si dice ancora
di Selma che  una rovina famiglie e compagnia bella e che
Selma non  capace di lasciar perdere, come se ci godesse
a rimestare nei suoi guai. Andare in giro a chiedere di Libby,
che faccia tosta. Nessuno dar un lavoro a quel buono a
nulla di suo marito, dopo quel che  successo. Dovrebbe tenerlo
d'occhio un po' di pi e parlare un po' meno di Libby.
Lo so.
Secondo me, Libby ci ha guadagnato dice zia Lillibit.
Con questo qui? Sei impazzita?
Quell'Henry non le era fedele per niente, un vero Giuda,
e lo sapevano tutti, anche Libby. Era sempre a caccia di
sottane. Questo qui, be', ha un brutto carattere, ma non 
diverso dagli altri: trovatemi un uomo senza un brutto carattere
e io vi mostrer un miracolo. Guarda pap. Anche
lui aveva un brutto carattere, ma ha tenuto il lavoro e tutto.
Questo  vero. Vostro padre ha fatto in modo che avessimo
sempre un tetto sopra la testa. Ci sono stati periodi in
cui non avevamo neanche un foglio di carta da leccare, ma
lui ha conservato quel pezzo di terra. Voi ragazze vi sarete
prese qualche cinghiata, di tanto in tanto, ma tua sorella era
pi forte di un cavallo. Quanto a te...
Le loro voci si abbassano, non riusciamo pi a sentirle.
Carrie! sento Emma che mi chiama. Dove stai andando?
Carrie, aspetta!
Vado via. Oltre l'albero caduto. Oltre il fiume. Su per
un pendio di pietre. Via. Dove non posso pi sentirle.
...
.
...
Sono pronta per andare da Zebulon. Ho la lingua di
fuori, peggio di Brownie.
Cosa? Il signor Wilson alza gli occhi dal filo elettrico
su cui sta armeggiando.
Sono pronta per andare da Zebulon ripeto pi chiaramente,
ora che ho ripreso fiato. Possiamo andarci oggi?
Il signor Wilson fa schioccare la lingua e scuote la testa,
avanti e indietro, e anche se non riesco a vedere la sua
faccia, perch  chino sul cavo elettrico, so che non ha una
bella espressione.
Prima di tutto non era ancora sera, l'ultima volta che
ho controllato dice, rivolto alla copertura di plastica che
racchiude i fili colorati, e secondo, da quando una bambina
di cinque anni pu dirmi quel che devo fare?
Ho otto anni!
 uguale. Nessuna bambina di otto anni pu venire
qui a dirmi quel che devo fare, invece di chiedere gentilmente.
Con chi credi di avere a che fare?
Scusi dico con un sorriso, perch ora so che devo cercare
di convincerlo a portarmi l. Signor Wilson, potrebbe
perfavoreperfavore accompagnarmi da Zebulon, cos potr
sentirvi suonare? Per favore?
Lui scuote di nuovo la testa, ma questa volta sono abbastanza
sicura di vedere le rughe accanto ai suoi occhi.
Per favore?
Abbi pazienza, ci penser mentre finisco con questo
cavo dice.
Faccio scivolare un'unghia su una bolla di vernice bianca
scrostata sulle assi accanto alla sua porta. Si spiccica e lo
faccio ancora. E ancora. Fino a quando avvolge il filo elettrico
e rimette il cacciavite a posto nella cassetta dove tiene
i chiodi, gli attrezzi e altre cose che non so. Credo che ci
sia un righello, l dentro. E un paio di matite spuntate, che
appuntisce con un coltello.
D'accordo ragazzina dice, alzandosi in piedi, mi hai
sfinito, sar meglio andare. Fammi andare a prendere la
chitarra.
Posa la chitarra in piedi sul lungo sedile del suo furgone
scassato. Il manico  pi alto di me.
Mi piace che non parli tanto, ma non voglio pensare a
casa, o a Gammy o a zia Lillibit.
Signor Wilson?
Tiene una mano sul volante, un gomito appoggiato al
finestrino. S?
Cos' una rovina famiglie? Guardo fuori dal finestrino
sul mio lato, perch non veda che queste parole mi
fanno quasi piangere. Sento che mi guarda.
Una rovina famiglie  una che rovina la tua famiglia.
Lo guardo. Cio distrugge la casa? I mobili?
No, non distrugge le cose. Le anime. Allunga il braccio
che teneva piegato sul finestrino, forse per far capire
che sta per girare a sinistra.
Distrugge le anime? Cosa significa?
Una rovina famiglie distrugge lo spirito della casa,
spacca la famiglia. Perch mi fai tutte queste domande?
Non gli rispondo. Comunque non sembra che gli interessi
una risposta.
Dopo qualche minuto ci fermiamo accanto a un edificio
grande, una specie di capannone. C' un cartello arrugginito
con su scritto: Ze lon's, perch la b e la u sono
tutte rovinate. Il signor Wilson si gira verso l'esterno, fa
ruotare la gamba di legno perch sia accanto a quella buona
e poi salta gi dal furgone, tirandosi dietro la chitarra.
Non riesco ad aprire la portiera grido dal mio finestrino.
Aspetti! Non riesco ad aprire la portiera. Ma  gi
passato attraverso le porte del capannone e non mi sente,
cos scivolo sul sedile per uscire dalla sua parte. Sono rimasta
chiusa nel furgone gli dico, quando lo raggiungo.
Il tuo lato non funziona.
Perch mi ha lasciato l?
Se non capisci come fare a uscire da un furgone dice,
mentre passa zoppicando accanto a sacchi di farina e
granturco, non hai nessuna speranza.
Wilson. Un uomo che ha circa la stessa et del signor
Wilson tende la mano per salutarlo.
Walles dice il signor Wilson.
Come mai ci fai vedere la tua brutta faccia alla luce
del giorno?
Il signor Wilson sorride, prende un utensile da un tavolo
che sembra messo l ad aspettare che qualcuno lo porti
a casa, e dice: Oh be', qualcuno dovr pur disinfestare,
qui dentro.
E questa chi ? Mi guarda come se pensasse che potrei
rubare qualcosa.
Non badare a lei dice il signor Wilson, come se fossi
sorda,  qui per la musica.  una Culver, ha il banjo nel
sangue.
L'uomo di nome Walles annuisce e si affianca al signor
Wilson. Vanno verso il retro del magazzino, dove non ci sono
pi scaffali. Per sedersi ci sono delle cassette di legno, messe
sottosopra. Su alcune ci sono vecchi sacchi di farina, quelli
da due chili e mezzo, per stare pi comodi. Il signor Wilson
si siede su una cassetta, Walles su un'altra ed  allora che
vedo un uomo tutto raggrinzito, curvo sulla sua chitarra, poco
lontano. Credo che sia Zebulon, perch sta seduto su una
sedia vera, con braccioli e schienale. La persona pi vecchia
della citt non pu stare seduta su una cassetta.
Zeb dice il signor Wilson. Parla cos piano che non
sono sicuro che Zebulon l'abbia sentito, finch lo vedo annuire,
senza smettere di cercare note su e gi per il manico
della chitarra.
Cosa facciamo oggi? vuole sapere Walles, accomodandosi
meglio sul sacco di farina.
Che ne dici di un po' di Mississippi John Hurt?
Naa. Willie McTell.
E se facessimo Mama 'Taint Long Fore Day? Oppure che
ne dite della donna mancina che suonava le corde per i destri,
come si chiamava?
Prima che possano decidersi, Zebulon inizia a suonare
la sua chitarra e gli altri due si uniscono a lui. La loro
musica  la pi bella del mondo. Chiudo gli occhi e immagino
mio nonno seduto accanto a loro. Scommetto che lui
non era un rovina famiglie.
...
.
...
Cammino sul sentiero che porta al numero ventidue e
lo vedo: il furgone dello sceriffo fermo davanti alla nostra
vecchia casa. Se non sapessi di chi  quel furgone, basterebbe
leggere la scritta sulla portiera del posto del guidatore.
C' scritto sceriffo, a grandi lettere maiuscole, non si
pu sbagliare.
Emma? chiamo. Magari non  in casa e pu venire a
dirmi cosa sta succedendo. Ma non risponde.
Sono venuti a portare via Richard, me lo sento.
C' un grosso masso, che sembra fatto apposta per sedersi,
cos  quel che faccio. Mi siedo. E aspetto. E mi domando
se useranno le manette.
Non devo aspettare a lungo. La porta si apre e lo sceriffo
esce dalla casa buia. Non tiene Richard, ma un pezzo
di carta. Quando la porta si chiude ce l'attacca sopra con
delle puntine. Non so cosa c' scritto sul foglio di carta, ma
lo sceriffo  diverso da come mi aspettavo. Indossa blue
jeans e una vecchia camicia che sembra invernale, non adatta
all'estate. Quando scende i gradini per andare al suo furgoncino,
vedo che ha una stella attaccata al petto. Forse ha
solo questa divisa.
Un momento. Ecco mamma.
Adesso cosa facciamo? grida da sotto al portico allo
sceriffo, che ha gi una gamba dentro al furgone.
Non ha dei familiari che possono ospitarvi? dice.
La prego, non ci faccia questo dice lei. E dalla sua voce
capisco che sta per piangere, che sta trattenendo le lacrime.
La prego.
Mi dispiace signora dice lui, la legge  legge.
Con queste parole sale sul furgoncino, accende il motore
e va via, lungo il viottolo sterrato, oltre i cespugli, oltre
i sassi, fino alla strada asfaltata.
Cos' successo, mamma? chiedo, mentre mi avvicino
alla casa. Ma lei  gi rientrata.
Quando la porta si chiude alle sue spalle, leggo il foglio
che ha lasciato lo sceriffo.
Notifica di sfratto, c' scritto. Gli occupanti devono abbandonare
questo edificio entro trenta giorni. Ogni ritardo verr considerato
una violazione, punibile dalla legge.
Gli occupanti devono abbandonare l'edificio?
Mamma? chiamo, mentre i miei occhi si abituano alla
penombra della stanza. Dove siete tutti? Emma?
Gammy e zia Lillibit sono in cucina, in piedi dietro
mamma, che sta raggomitolata su una sedia, tenendosi la
testa fra le mani.
Avrebbe dovuto essere qui, quel figlio di puttana dice
zia Lillibit, posando una mano sulla spalla di mamma.
Dov' finito?
Mamma scuote la testa per dire che non lo sa.
Vorrebbe, potrebbe, dovrebbe mormora Gammy,
non  il momento di discutere. Abbiamo molto lavoro da
fare, dobbiamo preparare i bagagli.
Guarda zia Lillibit, poi si gira e va a lavare i piatti. Sembra
che si moltiplichino da soli.
Cosa facciamo? La voce di mamma esce fra le sue
mani.
Avrebbe dovuto pensarci prima di mettere le mani
in quella cassa dice Gammy, parlando oltre la spalla.
Avrebbe dovuto pensarci quando ha iniziato quella
scazzottata al deposito di legnami. Ho la netta impressione
che non pensi troppo, prima di cominciare a menar
le mani.
Mamma si alza di scatto, prima ancora che io riesca a
riportare lo sguardo su di lei.
Se hai qualcosa da dire, mamma, dilla. Non ho mai
sentito la voce di mamma cos alta. Dilla e basta. Dilla a
me. Non a Lillibit, mamma, a me.
Gammy si gira a guardarla.
Non usare quel tono con me, signorina l'ammonisce.
Sono sempre tua madre e mi merito rispetto.
Perch non dici quello che pensi? Non ne sono sicura,
ma non credo che fosse questo il tono che Gammy voleva.
Dillo e basta.
Va bene, come vuoi.  il tuo matrimonio la causa di
questi guai. Te li sei andati a cercare. Avresti dovuto stare
pi attenta, quando quell'uomo  arrivato in citt con nient'altro
che le sue mani, mani che portano solo dolore, dovunque
vadano. Ti gratti la testa domandandoti dove le cose
hanno cominciato ad andare storte... te lo dico io. Non ti
sei mai adattata alla vita. Vuoi una vita migliore, ma non
va cos. Non per la gente come noi. La vita  difficile.  cos
e basta. Vuoi che sia migliore? Be', non accadr. Mi hai
sentito? Non accadr mai...
Anche se sono sicura che Gammy non abbia finito,
mamma la interrompe e grida: Esci fuori da casa mia!.
Casomai non te ne fossi accorta continua Gammy, avvicinandosi
a mamma, questa non  pi casa tua. Hai potuto
abitare qui perch te lo hanno permesso quelli della segheria
che tuo marito ha mandato al diavolo, facendosi buttare
fuori. Cosa ti aspettavi? Forse che ti dicessero "ma prego,
resti quanto vuole"? Se sei in questo pasticcio, devi prendertela
con tuo marito. Non alzare la voce con tua madre.
Sono venuta qui a vedere come andavano le cose, per aiutarti,
per quanto mi  possibile. Tutto quel che ho visto, da
quando sono qui, sono litigi e lacrime. Ho visto i lividi. Ho
visto il sangue. Ho ancora gli occhi buoni, grazie a Dio. Io,
perlomeno, ho saputo proteggere i miei figli brontola, e torna
a girarsi verso il lavello. Credo che abbia finito, adesso.
Vai via dice mamma. La sua voce  tagliente. Vai via
subito. Vado a cercare Richard, e quando torno voglio
vedere lo spazio vuoto lasciato dalla macchina.
Vuoi buttare fuori il sangue del tuo sangue? Gli occhi
di zia Lillibit sono sbarrati.
Mi hai sentito.
Molto bene, Lillibit dice Gammy, non resteremo dove
non siamo le benvenute, questo  certo.
Mamma scuote i capelli all'indietro e poi esce dalla cucina.
Viene verso di me, ma  come se non mi vedesse. Guarda
diritto davanti a s, mentre esce dal numero ventidue.
La porta a zanzariera sbatte. In cucina, Gammy asciuga
il piatto che ha appena terminato di lavare e lo mette
sopra gli altri gi puliti. Prende la pila di piatti e la infila
tutta intera dentro l'armadietto. Non stanno quasi mai l
dentro, perch li usiamo e riusiamo, e non pensiamo mai
di metterli a posto.
Raccolgo le mie cose dice zia Lillibit, a nessuno in
particolare.
Gammy non sa che la sto guardando mentre si pulisce
le mani nel grembiule a fiori. Poi le posa ai due lati del lavello
e resta a guardare fuori, gli alberi che scendono fino
al Fiume Diamante. Resta ferma a lungo, sembra quasi che
siano ore. Quando si gira e mi guarda, so che sapeva benissimo
che ero l.
Bene mormora, immagino che abbiamo molte cose
da fare. Quando mi passa accanto mi sfiora la testa, e vedo
le lacrime nei suoi occhi.
In soggiorno, zia Lillibit sta ripiegando i vestiti. Li mette
uno sull'altro, come Gammy ha fatto con i piatti. Gammy
va a prendere la sua valigia e la posa sul materasso. Resta
l, con la grande bocca aperta, pronta a ingoiare le loro vite
e a portarle via da qui.
Non stare l impalata, vammi a prendere i vestiti stesi
fuori, per favore mi dice zia Lillibit. Faccio quel che mi
ha ordinato, non posso dare loro altri motivi per essere arrabbiate
con la famiglia Parker.
Magliette, pantaloni e biancheria pendono dalla corda
come fantasmi. Li libero uno alla volta e penso che forse
sperano di essere indossati in giro per il mondo, lontano
da questo bosco buio. Li annuso, aspirando forte, come faccio
con lo scampolo di moquette di pap, ma non sento l'odore
di Gammy e zia Lillibit. I vestiti odorano di limoni e
detersivo.
Non gingillarti, piccola grida Gammy dalla porta della
cucina, stiamo aspettando te.
Davvero volete andarvene? le chiedo, mentre rientro
in casa.
S risponde lei, prendendo i fantasmi dalle mie braccia
e scuotendoli per levare le grinze. Adesso vieni a darmi
una mano a piegare questa coperta, cos la rimettiamo
nell'armadio. Non voglio che tua madre dica che ho lasciato
qualcosa in disordine.
Mi allontano da Gammy camminando all'indietro, e la
coperta si tende fra di noi. Come una coppia di ballerine,
ci avviciniamo e ci allontaniamo, finch la coperta  perfettamente
ripiegata.
Mamma non diceva sul serio mormora Emma. Sta in
piedi in fondo alle scale, credo che fosse nascosta l, in ascolto,
come me.
Mi dai la spazzola, per favore? le chiede zia Lillibit.
Dobbiamo andare.
Non diceva sul serio ripete Emma, porgendole la
spazzola. Non potete restare un altro po'?
Io non ho tante cose dice Gammy, rivolgendosi a tutte
e due, ma ho la mia dignit. Ce ne andremo non appena
avremo riempito questa valigia. Lillibit, dov' la sottoveste
che ti ho prestato? Va bene, puoi metterla nella tua
borsa, assicurati solo di non lasciarla qui.
E noi? le domando.
Starete bene. Gammy mi batte sulla testa. State alla
larga da lui, e andr tutto bene.
La bocca ormai piena si chiude. Gammy fa scattare la
chiusura e si gira a controllare la stanza.
Okay, Lillibit dice, siamo pronte.
Vengo subito. Zia Lillibit va nel nostro unico bagno.
Prova e riprova, ma la porta non vuole chiudersi. Non s'
mai chiusa, ma zia Lillibit continua a provare, tutte le volte
che va al bagno. Come se pensasse che stiamo morendo
dalla voglia di andarla a guardare mentre sta al bagno. La
sento sospirare, l dentro.
Mi dai una mano con questa? mi chiede Gammy e
mi porge uno dei manici della sua valigia. Camminiamo
fianco a fianco con la valigia fra noi fino alla porta, dove ci
giriamo di lato per poter passare senza doverla posare.
Lei la mette gi accanto alla macchina e torna in casa
per prendere la borsa.
Ti prego, Gammy. Non riesco a bloccare le lacrime
prima che comincino a cadere, Ti prego, non andare...
Ma proprio come pap diceva sempre, Gammy non
sopporta le lacrime.
Zia Lillibit esce con il suo borsone. Non  chiuso bene
come la valigia di Gammy, e da un lato sporge la manica
di una maglietta bianca che avevo ritirato dalla corda del
bucato.
Salgono in macchina, e zia Lillibit fa scaldare il motore
prima di partire.
Fa' la brava mi dice, attraverso il finestrino aperto.
Mi hai sentito? Fai la brava, Caroline.
Vieni qui a dare un bacio a Gammy dice Gammy,
chinandosi su Lillibit e facendomi cenno di girare dalla
sua parte. Vieni chiama anche Emma attraverso il finestrino.
Quando arrivo da lei, mi sfiora una guancia con la mano.
Asciuga quelle lacrime, hai capito? Non ti aiuteranno
per niente. Non servono mai.
Sento Emma accanto a me. Lei infila un braccio attraverso
il finestrino, verso Gammy.
Gammy piange, ti prego... Singhiozza cos forte che
le ci vuole un secondo per riprendere abbastanza fiato per
dire: portaci con te.
Vai Lillibit  tutto quel che dice Gammy.
Portaci con te singhiozza Emma, ed  cos strano, perch
lei piange solo quando pensa che possa servire a qualcosa.
Forse  perch  pi piccola di me. Non capisce che
non c' modo di cambiare questo.
...
.
...
CAPITOLO 11.
...
.
...
D'accordo, adesso calmatevi, tutti quanti.
La signora Ueland muove le mani aperte in su e in gi,
per farci capire che dobbiamo sederci.
Fa scorrere gli occhi su di noi, soffermandosi un po' pi
a lungo su di me. Mi strofino il naso, perch mi guarda come
se fossi sporca di moccio.
Oggi parleremo dei nostri padri fondatori annuncia,
girandosi verso la lavagna. Sapete di chi parlo, quando dico
padri fondatori?
Orla Mae alza la mano. Io s, io s!
Allora dicci, Orla Mae.
Sono i nostri primi presidenti spiega lei. Sta seduta
dritta dritta.
I miei compagni sono pieni di domande e di risposte,
ma io non devo partecipare per forza, per fortuna. Quando
suona la campanella, comincio a raccogliere i libri.
Caroline? Posso parlarti, cara? La voce della signora
Ueland si fa strada fra i bambini che si accalcano per uscire.
S? Le mie braccia tremano per il peso dei libri e cerco
di fermarle. Vorrei avere qualcosa nello stomaco, in questo
momento mi sento svenire.
Caroline, sono preoccupata per te, cara dice lei. S'
seduta a met sul bordo della cattedra. Come stai?
228
Sto bene, signora.
Lei mi guarda negli occhi, intensamente, e per un istante
ho voglia di piangere. Ma mi trattengo.
Dimmi cosa succede, cara... La sua voce mi sta praticamente
supplicando di piangere. ... Con me puoi parlare.
Io deglutisco e mormoro: Non succede niente, signora.
Ho una mezza idea di andare a parlare con i tuoi genitori...
Ma prima che possa terminare, la interrompo: No! voglio
dire, no grazie, signora. Voglio dire,  tutto a posto. Sono
caduta sulle rocce dietro a casa e ho sbattuto la testa, ecco
tutto. Mia madre mi punir se gliene parlerete. Mi dice
continuamente di smetterla di arrampicarmi sulle rocce nel
bosco. Se dovesse scoprire che lei se n' preoccupata, non
me la farebbe passare liscia.
Spero che la beva.
Lei aspetta, guardandosi le mani che ha giunto davanti
a s. La sua fede brilla alla luce della lampadina sopra di
lei.
Ci penser dice dopo un po', ma ti prego, ricorda
che puoi parlare con me in qualunque momento, Caroline,
d'accordo?
Sissignora.
Mi sono spiegata?
Sissignora.
Adesso puoi andare.
Grazie signora.
Sono contenta che mi abbia detto di andare, perch per
un secondo, per un istante breve come uno starnuto, ho
pensato che avrei potuto parlarle di Richard.
...
.
...
Ho sentito dire che avete un problema dice il signor
Wilson, sollevando lo sguardo dal suo lavoro d'intaglio.
So esattamente cosa direbbe mamma, adesso. Gli direbbe
di farsi gli affari suoi. Ma  il signor Wilson. Al signor
Wilson non importa un accidente degli affari dell'altra gente.
Di solito sembra interessarsi esclusivamente dei fatti
suoi.
Per restare sul sicuro, non gli rispondo. Aspetto di vedere
dove vuole arrivare.
So che c' un mucchio di gente, qui, che sarebbe felice
di vedervi sgombrare dice, riprendendo il lavoro. Antoine,
in particolare. La gente alla segheria. Eh gi, sperano
tutti che andiate via, portandovi appresso i guai. Ma io
non sono uno di loro.
Lei cosa pensa? vuole sapere Emma. Sta in piedi su
un ceppo d'albero, cercando di mantenersi in equilibrio.
Ma  un ceppo piccolo, cos cade e risale. Non capisco come
faccia a giocare in un momento come questo.
Penso che le persone debbano avere cura le une delle
altre. Penso che un uomo debba rispondere di quel che fa.
Mette gi il coltello, posa le mani sulle ginocchia e ci
guarda fisse, tutte e due.
Cosa possiamo fare, eh? dice.
Non gli rispondiamo. Cosa potremmo ribattere?
Non sopporto gli uomini che se la prendono con quelli
pi piccoli di loro... con i bambini. Non li sopporto dice.
Lo seguiamo fino al capanno dei fucili. Dove sta andando?
mi sussurra Emma.
Shh la zittisco. Cosa  successo al lucchetto? chiedo
al signor Wilson.
Quel coso s' rotto borbotta. Ha fatto il suo dovere
per vent'anni. Credo che ormai avesse capito che non c'
pi bisogno di tener chiuso, qui. Non viene pi nessuno.
Aspettiamo di fuori mentre apre la cassa. Questa volta
tira fuori un fucile differente.  piccolo, con un calcio bianco
e scintillante, e invece di essere grigio scuro  d'argento.
Lascia la porta semiaperta.
Ai tempi di mio padre avremmo saputo come occuparci
di quell'uomo borbotta fra s, mentre andiamo verso
la recinzione con le lattine.
 sempre cos? bisbiglia Emma. Scuoto la testa, senza
smettere di guardare il signor Wilson.
Vieni qui, ragazzina grida a Emma. Lascio che impari
lei a usare questo fucile, che  pi adatto a una bambina
pi piccola. Io ho il fucile da caccia.
Devi imparare a difenderti da sola, visto che nessun
altro lo fa. Dunque. Prendi il calcio. Senti com' liscio? Non
farti imbrogliare, questo fucile  molto potente. All'apparenza
non sembra un granch, ma questo fucile ha fatto fuori
uno dei peggiori figli di puttana che siano mai esistiti.
Hollis Collins. Puntalo dove vuoi spedire il proiettile. Ecco,
cos. Hollis Collins ha sentito le fiamme dell'inferno su
di s quasi ogni giorno della sua vita. Non c'era ragione che
andasse in giro a causare guai a tutti, cos mio padre l'ha
fatto secco. Non c' bisogno di individuare il bersaglio con
il mirino, come col fucile da caccia. Devi tenerlo cos, con
il mento fra la spalla e il gomito. Esatto, bene. Piega un altro
po' la testa, in modo da sfiorare il fucile... cos. Adesso,
se tieni il braccio diritto e fermo, beccherai il tuo bersaglio,
sicuro come la morte.
Ehi dice Emma, spostando lo sguardo su di me, pap
diceva sempre cos.
Vostro padre mi ringrazierebbe, se mi vedesse insegnarvi
a sparare ci fa notare lui. Adesso concentrati su
quel che vuoi colpire. La lattina  ferma, ma spesso il bersaglio
 in movimento. Devi essere in grado di muoverti,
tenendo il braccio diritto e saldo, in modo che, non appena
il bersaglio si ferma, puoi sparargli.
Devo sparare adesso?
Aspetta un attimo. Senti il grilletto?  molto sensibile,
preparati al contraccolpo. Prova a sparare, capirai di cosa
sto parlando.
Bang!
Emma strilla, come me quando il signor Wilson ha sparato
la prima volta. Niente ti prepara a quel suono.
 un buon inizio dice lui, quando il fumo che  uscito
dalla canna del fucile si dirada, ma hai visto cosa intendevo,
riguardo al grilletto?
S sussurra lei. Non posso fare a meno di sorridere,
perch so esattamente come si sente eccitata.
Hai mancato il bersaglio.  severo come sono sempre
i maestri. Dimentica che sia facile e concentrati su quel
che devi fare. Dammi il fucile, cos ti mostro cosa intendo.
Vedi com' saldo il mio braccio? Deve essere saldo, perch
il grilletto potrebbe scapparti,  cos sensibile.
Bang!
Emma corre alla staccionata e afferra la lattina che il signor
Wilson ha colpito, sollevandola come un trofeo. La
ha presa!
Ecco di cosa sto parlando dice lui. Il mio braccio non
si  mosso. Il tuo bersaglio pu stancarsi, muovendosi, non
il tuo braccio. Adesso prova di nuovo.
Emma riprende il fucile e stende il braccio. Cos?
Esatto dice. Va bene, blocca il gomito. Adesso sei
pronta per quel grilletto.
Bang!
Emma corre alla staccionata e, come mi aspettavo, si
china e tiene alta la lattina, come ha fatto prima.
Ottimo tiro, ragazzina dice il signor Wilson, sputando
per terra, ottimo tiro.
Tornando a casa, Emma saltella.  cos contenta di aver
imparato a sparare.
Sai cosa accadr adesso, vero? dice, saltando su e gi
da una roccia.
Di cosa stai parlando? chiedo.
Dobbiamo sparare a Richard dice, superando con un
salto un ceppo d'albero. Deve morire.
Smetto di camminare. Cosa?
S insiste lei, china su un fungo, dobbiamo uccidere
Richard.  quello che il signor Wilson ci stava mostrando.
Riprendo a camminare. Sei pazza. Non stava facendo
niente del genere.
Invece s dice lei. Torna saltellando verso di me. Dobbiamo
ucciderlo, Carrie.
Cosa facciamo, entriamo a casa e gli spariamo? Cos?
S, pi o meno dice lei, camminandomi accanto. Adesso
il sentiero  pi largo, c' spazio per tutte e due. Cos
non ci butteranno pi fuori di casa perch lo sceriffo avr
pena per noi e ci lascer restare. Ma anche se dovessimo
andarcene, potremmo andare da Gammy e zia Lillibit. Con
Richard morto non avrebbero pi nessuno da odiare.
Scuoto la testa. Una cosa  sparare a una lattina, un'altra
 uccidere un uomo, anche se merita di morire le faccio
notare. A volte le sorelle pi piccole non pensano bene
a quel che dicono, cos noi sorelle pi grandi dobbiamo aiutarle.
Pensa dice lei, puntando il dito verso la mia fronte,
dove c' un segno blu e marroncino dall'ultima volta
che Richard mi ha colpito. Potrebbe essere il tuo ultimo
livido.
...
.
...
Adesso che Gammy e zia Lillibit sono andate via, la casa
 di nuovo silenziosa. Mamma ha smesso di fare il bucato,
e io sono contenta, perch cos non dovr aiutarla a
stendere la roba ad asciugare. Una cosa in meno di cui preoccuparsi.
Io ed Emma decidiamo di dividere i vestiti in camera
nostra in due mucchi: uno per quelli talmente sporchi
da non poter essere pi indossati, l'altro per le cose che
si possono ancora utilizzare. Sono i vestiti che hanno una
macchia o due, ma che si possono ancora mettere, per esempio
se li metti col rovescio fuori.  il nostro sistema.
La notifica di sfratto  attaccata alla porta e presto non
ci faccio pi caso, quando entro ed esco. Si confonde con le
altre cose.
Mamma esce dalla sua stanza, a volte, ma vorrei che
non lo facesse, perch non fa altro che piangere o gridare.
Non vedo Richard da un paio di giorni, ma ci sono delle
bottiglie vuote di birra. Deve essere stato qui, forse mentre
dormivamo. Forse  tornato al lavoro.
Le cose avrebbero potuto continuare cos, credo, ma
non era cos che dovevano andare.
...
.
...
CAPITOLO 12.
...
.
...
Un due tre... dice la signora Ueland.
Occhi e orecchie a me! rispondiamo noi.
Sto per entrare...
 ora di cominciare!
Ho delle novit per voi dice la signora Ueland, andando
verso il centro dell'aula. Silenzio, tutti quanti. C'
una cosa di cui devo parlarvi.
Elhe Frenden si sporge verso di me e bisbiglia: So cosa
deve dirci, ma poi chiude la bocca con aria soddisfatta.
Allora, bambini comincia la signora Ueland, voglio
dirvi che sto per diventare madre.
La classe  silenziosa e immobile. Solo Elhe si agita, cercando
di catturare il mio sguardo per annuire, come la sapientona
che . Suo zio  il dottore del paese, probabilmente
 per questo che sapeva della signora Ueland.
 un fatto inaspettato, ma anche molto emozionante per
me continua, e per il signor Ueland. Ci trasferiremo in
un'altra contea, dove avremo una casa pi grande con spazio
sufficiente per un neonato. I neonati sono piccoli, ma crescono,
sapete, e presto avremo bisogno di pi spazio.
Significa che non sar pi la nostra maestra? chiede
Orla Mae, senza abbassare il braccio che aveva alzato.
Il signor Tyler mi sostituir... non fare quella faccia,
Buddy Lee. Il signor Tyler  un ottimo insegnante. S, dovr
lasciarvi, Orla Mae dice la signora Ueland, e sono
molto triste per questo, perch mi  piaciuto tanto essere la
vostra maestra.
Mentre pronuncia queste parole, posa gli occhi su di
me, ma io distolgo lo sguardo. Mi sa che non le parler di
Richard, dopotutto. Sapevo che non l'avrei fatto. Ci avevo
solo pensato.
...
.
...
Mi piacerebbe poter stare in camera mia come fa mamma.
Sarebbe tanto pi facile. Non dovrei pensare a quel che
dobbiamo mangiare, a come procurare qualcosa da mettere
nella dispensa, a fare i compiti, ancora e ancora, un giorno
dopo l'altro. S, vorrei poter restare anch'io a letto tutto
il giorno.
La scuola non  pi la stessa, senza la signora Ueland,
e a volte mi sembra di non riconoscere pi neanche mia sorella.
Da quando ha imparato a sparare  come se avesse
una missione. Sembra che non abbia pi bisogno di me. Ha
preso l'abitudine di andare al fiume da sola, a pensare alle
sue cose, credo.
Invece di andare al fiume, io vado col signor Wilson da
Zebulon. Ci siamo stati molte volte, ultimamente. Forse sto
facendo quel che fa Emma, solo in un altro modo.
Vieni qui, ragazzina mi chiama Walles.  seduto
sopra una botte. Voglio mostrarti un accordo che potresti
fare. Devi tenere la mano sinistra qui, sul manico-
sei destra, vero? Bene. I mancini hanno i pipistrelli nella
zucca, sono cos vuoti. Allora, prendi il manico e metti
il dito... esatto, l'indice, piegalo cos... sulla corda in alto
e poi, con la mano destra, produci l'accordo. Usa l'indice
e il pollice sulle corde... esatto! Che mi prenda un
colpo. Sentito? Una melodia.  bello, vero? Sonny, fammi
un sol, per piacere. Facciamo un sottofondo al tuo accordo,
Culver.
Il mio nome  Parker devo dirgli, anche se preferirei
chiamarmi Culver, come pap.
Pensavo che fossi una Culver.
Lo ero, ma mamma si  sposata di nuovo, dopo la morte
di pap, e il cognome del mio patrigno  Parker, cos adesso
mi chiamo cos.
Non quel Parker che lavorava alla segheria.  lui?
Sissignore.
Walles guarda Sonny Zebulon che ha alzato la testa dalla
chitarra su cui sta sempre curvo. Si guardano un momento.
Come ha fatto una ragazzina come te a...
Walles. La voce del signor Wilson  cos tagliente che
se fosse un coltello Walles sanguinerebbe. Walles lo sa, perch
smette subito di parlare. Suoniamo dice il signor Wilson,
posandosi la chitarra sulle gambe, avanti. Sono stufo
di tutte queste chiacchiere.
La musica mi scorre sopra, come l'acqua sui sassi del
Fiume Diamante.
...
.
...
Ciao Carrie, vuoi venire a casa mia dopo la scuola? Fai una crocetta
sul quadratino s o no. Orla Mae.
La guardo con un sorriso, per farle capire che posso,
ma lei sta fissando la cattedra, perch non ci scoprano che
ci passiamo dei bigliettini.
Faccio un segno sul s e ripiego il foglietto fino a farlo
diventare piccolissimo. Poi lascio cadere la matita a terra,
cos, quando mi piego per prenderla, posso fare scivolare
il bigliettino fino al banco di Orla Mae.
Il signor Tyler sta scrivendo alla lavagna, cos non la
vede chinarsi a prenderlo. Lo spiega piano piano, senza fare
rumore, cos il signor Tyler non si accorger di niente.
Dopo la lezione, raccogliamo i nostri libri e ci aspettiamo,
per potere uscire insieme da scuola.
Aspettami un momento dico a Orla Mae in cortile.
Vado a dire a mia sorella che deve tornare a casa da sola.
Ci metto un secondo a riprendere fiato, quando la raggiungo.
Ciao, Em la saluto.
Vai a casa, io vengo pi tardi.
Emma guarda dietro di me. Orla Mae si sta mordendo
le unghie, come se avesse fame.
Vai da Orla Mae? si informa, come se fosse contro la
legge.
Che t'importa? Vai a casa senza di me. Non far tardi.
So che si aspetta che l'inviti, ma mi sono abituata a stare
per conto mio, ultimamente.
Lei si stringe nelle spalle e si gira, e all'improvviso ho
pena per lei. Forse avrei dovuto comportarmi diversamente.
Vuoi venire? le grido dietro, sapendo gi la risposta
e sentendomi malissimo.
La risposta  una non risposta. Solo una sorellina che
va via.
...
.
...
La casa di Orla Mae non  molto pi grande della nostra,
ma non ci sono tanti alberi intorno, e il sole riesce a
entrare nelle stanze.
Lasciamo cadere i libri sul tavolo che sta accanto alla
porta.
Ciao mamma grida Orla Mae.
Ciao tesoro risponde una voce dal retro della casa.
Com' andata a scuola?
Bene. C' Carrie Parker.
Va bene.
Pu rimanere a mangiare? Orla Mae non mi ha chiesto
se va bene, ma credo che mamma non si accorger nemmeno
che non sono in casa.
Certo dice la signora Bickett. Sar pronto fra un pochino.
Perch non fate i compiti, prima che si faccia troppo
tardi?
Orla Mae rotea gli occhi. Andiamo.
Mi fa cenno di seguirla fuori dalla stanza. Le pareti sono
coperte di fotografie: neonati, matrimoni, persone imbronciate
che non sembrano abituate a posare per un fotografo.
Chi  questo? chiedo, indicando un uomo con un alto
cappello nero e occhiali rotondi.
Mio nonno, il padre del mio pap.  cresciuto sulla costa
orientale, Outer Banks. Un sacco di tempo fa. Stava solo con i suoi genitori, i miei bisnonni. Non  mai andato a
scuola e non c'erano altri bambini con cui giocare. Pap ha
detto che  quasi impazzito, quando  diventato vecchio.
Andiamo.
A lato della casa c' una baracca uguale alla casa, ma
pi piccola, con delle galline che salgono e scendono da
una rampa, invece che dalla scala. Entrano ed escono, beccando
a terra mentre camminano.
Sono gli esseri pi stupidi del mondo spiega Orla
Mae. Guarda, gli rifilo dei sassolini da mangiare. Vedi quella
laggi? Non capisce neanche che sta mangiando una pietra.
Una volta gli ho dato un po' di uova strapazzate che
mamma mi aveva preparato per colazione, e le hanno mangiate!
Lo sai cosa significa? Che sono callibani.
Vuoi dire cannibali preciso io.
Perch devi sempre essere pi intelligente degli altri?
Getta un pezzetto di legno agli uccelli affamati. Lo fai sempre.
No, non  vero.
Invece s. In classe sai sempre la risposta giusta.
No, la sai tu. Sei la pi brava, l dentro.
Gi. Non sembra molto convinta.
Avete cominciato i compiti? grida la signora Bickett
dalla finestra del piano di sopra.
Ora li facciamo, mamma risponde Orla Mae.
Cosa vi avevo detto? Fate i compiti. Niente cena fino
a quando non avrete finito.
Andiamo dico. Il pensiero di andar via senza aver
mangiato un boccone mi fa star male. Facciamo i compiti.
Va bene, sapientona.
Non sono una sapientona.
Invece s.
Sospiriamo tutte e due, mentre rientriamo in casa.
I compiti sono facili, perch Freddie Sprague ha detto
al signor Tyler che non avevamo ancora cominciato il libro
di esercizi d'inglese, come invece avevamo gi fatto, e cos
i compiti che ci ha assegnato sono gi bell'e pronti. Forse
la signora Ueland aveva tanta fretta di partire che non
gli ha detto dove eravamo arrivati.
Era un sacco di tempo che non sentivo il rumore di stoviglie
in una stanza lontana. Mi piace che ci sia qualcun altro
a preoccuparsi di quel che dobbiamo mettere sotto ai
denti. Chiss cosa manger Emma.
Abbiamo finito, mamma.
Orla Mae si alza e va in cucina, cos la seguo, passando
davanti ai Bickett che mi fissano, ricordandomi che sono
un'estranea, qui.
Bene. Metti sale e pepe a tavola. E Carrie, potresti...
oh, cosa  successo alla tua mano, tesoro?
Poso le forchette che mi ha dato e rimetto velocemente
la mano in tasca, dove devo tenerla finch guarisce.
Niente signora mento, solo un incidente.
Fammi dare un'occhiata dice.
Sto bene, signora, davvero.
Lei piega la testa da una parte e mormora: D'accordo.
Puoi mettere a tavola queste forchette?.
Sissignora dico, certo.
Inghiotto la saliva che mi ha riempito la bocca quando
l'odore delle pietanze  arrivato al mio naso.
Adesso andate a lavarvi le mani, bambine. Carrie, stai
attenta a quella mano. Quella ferita pare proprio pronta a
riaprirsi. Non bagnarla troppo.
Ho cercato di bollire le nostre ultime uova, l'altro giorno,
perch mamma dice che quando le uova sono vecchie
sono buone solo bollite. Ho cercato di tenere ben fermo il
tegamino con l'acqua bollente, mentre lo portavo al lavello per svuotarlo, ma era pi pesante di quel che pensavo,
cos si  versata dell'acqua e l'ho afferrato dalla parte opposta
del manico, e mi sono bruciata. Mamma dice sempre
che sono goffa.
Orla Mae? dice la signora Bickett, sedendosi al tavolo della cucina. Vuoi dire tu la preghiera, stasera?
Mettono dei tovaglioli sulle gambe, cos lo faccio anch'io.
Dio benedici questo cibo, i nostri amici... Mi stringe
la mano, quando lo dice. ... la nostra famiglia... Credo che
stringa la mano a sua madre, quando lo dice. ... e la nostra
casa. Grazie per tutto quello che ci dai. Amen.
Amen ripete la signora Bickett, con la testa piegata
sul piatto.
Amen mormoro, perch mi sembra la cosa giusta da
fare.
Mi dai il burro, per favore? chiede la signora Bickett
a Orla Mae. Caspita, c' qualcuno, qui, con una fame da
lupi dice, guardando me. Ho gi la bocca piena di pollo
arrosto.  cos caldo che mi scotta la lingua, ma non m'importa.
Non ho mai mangiato del pollo cos buono.
Orla Mae sta ancora imburrando il suo primo panino
quando io prendo il secondo. Lo infilo in bocca tutto intero,
e nel frattempo raccolgo il granoturco con la forchetta,
aiutandomi con l'altra mano.
Non so perch la signora Bickett continua a fissarmi.
Come va col signor Tyler? chiede, dopo aver preso
un boccone che  la met di quelli che faccio io.
Bene risponde Orla Mae.
Orla Mae, non parlare con la bocca piena le dice sua
madre. Non sei stata allevata dai selvaggi.
Mentre lei guarda Orla Mae, prendo una focaccina e la
lascio cadere sul tovagliolo che ho sulle gambe. La prossima
volta che non mi guardano la nasconder in tasca, per
Emma. Alla fine della cena ne ho tre. Lo stomaco di Emma
non  grande come il mio, penso che tre basteranno. Io sono
piena come un uovo.
Sparecchiamo la tavola, e mentre la signora Bickett butta
via gli avanzi, rubo una coscia di pollo, l'unica rimasta,
per Emma.  molto unta, e di sicuro non potr pi usare
questa maglietta, ma non fa niente. Le sorelle maggiori devono
preoccuparsi delle sorelle minori.
Grazie per la cena, signora dico alla signora Bickett,
dopo che io e Orla Mae abbiamo finito di asciugare le pentole
e i tegami che lei ha lavato.
Prego Carrie dice lei. Puoi venire tutte le volte che
vuoi, tesoro.
Grazie signora.
Saluta tua madre da parte mia mi grida dietro mentre
sto uscendo.
Sissignora dico. Ciao Orla Mae.
Ciao, sapientona.
Arrossisco, ma mi passa subito, quando la guardo e vedo
che sta sorridendo. Non mi sta prendendo in giro.
La strada verso casa sembra molto pi corta, ora che
ho la pancia piena. Mi metto perfino a saltellare, pensando
a quanto sar contenta Emma, quando vedr cosa le ho portato.
Ma c' una strana luce, in casa. La vedo dalla finestra
sul davanti, sembra una candela, ma non lo . Altre volte,
quando sono tornata a casa al buio, ho trovato la finestra
tutta illuminata, stasera invece  solo a met.
Pi mi avvicino, pi mi sento strana.
Mamma? chiamo, ma a bassa voce, perch non so cosa
mi aspetta, dentro.
Quando apro la porta, non riesco a credere ai miei occhi.
 tutto in disordine, quasi come quando siamo arrivati
qui.
Oh Dio del cielo dico, proprio come fa mamma, quando
scopre qualcosa che abbiamo combinato io ed Emma.
C' una sedia rovesciata. Vetri rotti sotto le mie scarpe.
Ora capisco perch la luce dalla finestra mi sembrava strana:
la lampada  sul pavimento, come se stesse facendo un
pisolino. Attraverso la stanza per sollevarla, visto che mi
pare un buon inizio, per fare un po' di pulizia qui dentro.
Scavalco un cuscino del divano e i cocci dei piatti di porcellana
di famiglia che ci ha dato Gammy.
Mamma? Questa volta la chiamo un po' pi forte.
L'unica foto che abbiamo, in una vera cornice comprata
al negozio,  per terra, a faccia in gi.  una foto di mamma
e me, sulla spiaggia, quando io ero piccolissima. L'ha
fatta pap, per questo non  nella foto. Credo che sia meglio
cos, perch se ci fosse stato non avremmo potuto tenerla
esposta. Richard non l'avrebbe sopportato.
Mi abbasso per prendere la lampada ed  allora che la
vedo.
Mamma!
Il sangue le esce dalla testa come caff da una tazza rovesciata.
Ha un braccio piegato in modo tutto sbagliato, e
la sua vestaglia, quella che indossa da cos tanto tempo che
le rose non sono pi rosse, ma rosa,  tirata su, fin quasi alle
mutande.
Mamma? sussurro, chinandomi sulla sua testa, cercando
di non far cadere le lacrime sulla sua bocca piena di
sangue.
Lei muove la testa, appena appena, cos da potermi vedere
con l'unico occhio che riesce ad aprire. L'altro  troppo
pesto e gonfio. Muove le labbra.
Mamma?
Vai... bisbiglia, pianissimo, via. Prende fiato, ma non
inspira a fondo, sembra che le faccia male il petto. Adesso.
Non ti lascio, mamma dico. Cerco con tutte le mie
forze di non piangere. Scuoto la testa, per farle capire cosa
voglio dire.
Presto sussurra lei.
Sento l'urlo, prima ancora di capire le parole.
Cerco di occuparmi della mia famiglia grida, mentre
entra nella stanza. Forse non mi ha sentito arrivare.  quello che sto facendo, merda.
Si ferma per bere un sorso di birra, e sferra un calcio a
qualcosa che lo ostacola.  allora che mi muovo, per uscire
dalla porta della cucina senza che mi veda.
Hai visto i prezzi l dentro grida a mamma, come se
lei potesse mettersi a fare conversazione. Quei posti vogliono
essere rapinati, se vuoi saperlo! Che cazzo...
Per fortuna  ubriaco, e ci mette un po' a capire da dove
 venuto il rumore che ho fatto saltando sopra dei piatti
rotti. Scommetto che ha gi smesso di cercare, quando
entro di corsa nel bosco che separa casa nostra da quella
del signor Wilson. Sento il mio respiro nelle orecchie. Oh
Signore. Ti prego, fammi tornare da mamma prima che la
uccida. Ti prego, Dio. Far tutto quel che vuoi. Non litigher
mai pi con Emma. Terr la casa pulita e in ordine,
come piace a mamma. Dar perfino retta a Richard. Ma ti
prego, Dio, fammi arrivare dal signor Wilson.
Bang!
Il rumore mi fa quasi inciampare.
Conosco bene quel rumore. Non somiglia a nessun altro.
Uno sparo. Da dentro la nostra casa.
Ho visto la foto di un tizio del circo che cammina su
una corda, in alto... come se fosse sospeso. Mi sento cos,
adesso. Non so se devo continuare a camminare sulla corda
che mi porta dal signor Wilson o se devo tornare indietro
a vedere cosa  successo a casa.
Stringo gli occhi e vedo la mia mamma, davanti a me,
sul pavimento. La luce della lampada illumina la sua faccia,
tutta piena di sangue. Ecco la risposta.
Sto arrivando, mamma.
Salgo i gradini del portico due alla volta, non m'importa
di chi mi sente.
Mamma?
La raggiungo saltellando fra i cocci e le cose sparse sul
pavimento. Mamma?
Gira la testa verso di me, non  morta. Mi alzo e mi giro,
guardandomi intorno.  difficile vedere dietro al divano,
cos prendo la lampada e la sollevo. Il filo non  tanto
lungo, ma perlomeno posso proiettare un po' di luce dall'altra
parte della stanza.
Eccolo l. Richard.
 sdraiato a terra, sembra che non gli importi dei cocci
di vetro e porcellana che gli tagliano la schiena. I suoi occhi
sono aperti, sembra che stia osservando il soffitto. All'inizio
ho paura di avvicinarmi, magari  una trappola. Si
finge morto per afferrarmi quando mi avvicino. Resto pi
lontano possibile dalle sue braccia, che tiene allargate come
se stesse facendo un angelo nella neve.  allora che vedo
la macchia rossa sul suo petto, che si allarga, sempre pi.
Non si muove.
Mi avvicino e vedo che il suo petto  immobile, non va
su e gi, per far entrare e uscire il respiro.  a lui che hanno
sparato.
Per una frazione di secondo, meno di una frazione di
secondo, la met di una frazione di secondo, vedo il mio
pap, a terra, sanguinante, nella casa vecchia. Non so come
sia possibile, visto che  stata Emma, a vederlo... devo
averlo immaginato tante volte che credo di ricordarlo anch'io.
Emma.
Emma! grido, e volo su per le scale, in camera nostra.
Non c'. Non c'? Emma! grido di nuovo, ma non c' risposta,
solo silenzio. Signor Wilson! Aiuto! Come se potesse
sentirmi, che stupida che sono.
Corro, pi in fretta che posso, lungo il viottolo buio fino
alla strada asfaltata e poi sulla strada asfaltata e sul viottolo
che porta a casa sua. Sembra pi lungo del solito, ho
cos tanta fretta di arrivare da lui. Inciampo nei sassi, sono
in posti dove non mi ricordavo. Mentre mi rialzo, sento dei
passi che scricchiolano sulla ghiaia vicino alla scala del portico.
S,  lui, lo so, dal rumore dei suoi passi zoppicanti.
Sto per gridargli di venire ad aiutarmi, quando la luce della
luna fa brillare qualcosa nella sua mano. Un fucile?
Oh mio Dio...
...
.
...
I rametti dei pini che si spezzano sotto ai miei piedi e
il mio respiro sono gli unici suoni nel bosco. La luna  l'unica
luce. Cespugli e alberelli che non avevo mai notato, alla
luce del sole, rallentano il mio cammino, ma non tanto.
Non m'importa se mi faccio male.
La casa dei Bickett  immersa nel buio, e non riesco a
vedere bene dove finiscono gli scalini e dove si trova la porta,
ma alla fine la vedo e comincio a bussare.
...
.
...
CAPITOLO 13.
...
.
...
Caroline? Caroline, guardami.
La bocca gonfia di mamma si muove, ma non sembra
che le parole provengano da quella direzione. Tiene una
pezzuola appoggiata alla fronte, tutta bagnata perch il
ghiaccio, dentro, si sta sciogliendo. Non  pi sporca di sangue.
Caroline?
 stanca. Un'altra voce, una voce di uomo, mi sfiora.
La lasci riposare.
Caroline, mi senti? A cosa stai pensando? mi domanda mamma.
...
.
...
Il pioppo era fatto per arrampicarsi, con quei rami grossi
e ruvidi disposti come una scala, uno sull'altro. Si poteva
arrivare fin quasi in cima, senza paura.
La vedi? Vedi la casa da l? mi ha chiesto Emma, sotto di me.
Non ancora ho risposto io, fammi salire un altro po'.
Sbrigati, sono solo due rami sotto di te. Sembrava
seccata, forse perch ci stavo impiegando tanto, a salire.
Avrei dovuto lasciare andare lei, per prima,  pi veloce ad
arrampicarsi sugli alberi. Ma io sono la pi grande, dovevo
vincere.
La vedo! E la vedevo. Il pioppo era pi alto di tutti
gli altri alberi, intorno alla fattoria Hamilton, non c'era niente
a ostacolare la vista. Dai, sali.
Okay, okay ha risposto, ancora seccata. Dovevi lasciare
salire me, per prima. Wow, hai ragione. Da qui si vede.
Che ti avevo detto?
La fattoria Hamilton era piuttosto distante da casa nostra,
la casa con le imposte crepate di Murray Mill Road.
Ma quando si  alti nel cielo, come uccelli in volo, non ha
importanza, si vede tutto.
Il problema  che guardando gi si vede anche quanto
si  alti. Ho cercato di non guardare gi, ma era impossibile:
mi piaceva spaventarmi da sola, a volte, e credo che
fosse quel che stavo facendo.
Come faremo a scendere da quest'albero senza ammazzarci?
Chissenefrega. Guarda, si vede addirittura la casa dei
Godsey!
Non avevo pensato di guardare cosa c'era dall'altra parte
del tronco che stavo stringendo come se ne dipendesse
la mia vita. In effetti c'era la casa dei Godsey.
Voglio restare qui per sempre.
...
.
...
Caroline, rispondimi. La voce di mamma  stanca,
ed  sempre pi forte, anche se  molto vicina a me. Mi
senti? Rispondimi.
Cosa?
Ha sentito? "Cosa"? Come se non avesse sentito che
le stiamo parlando da ore dice mamma, a qualcuno dietro
di lei.
Suvvia, signora Parker, ci vada piano mormora una
voce. Non ho la forza di girarmi per vedere a chi appartiene,
sono cos stanca. Ma  una voce che ho gi sentito. 
stata una giornata lunga. Per tutti.
Lo so dice mamma. Caroline? La sua voce  dolce,
ma sta fingendo. Devi dire a mamma cosa  successo, va
bene? Dillo a mamma.
Guardo le sue labbra screpolate che si muovono, lasciando
uscire le parole.
Signora Parker, lasci che ci parliamo noi dice la voce.
Deve essere molto stanca, perch non va a prendersi
una tazza di caff, mentre noi parliamo con Caroline? le
propone la stessa voce.
 mio marito che  stato ucciso, e questa  mia figlia
dice lei, girandosi verso l'uomo. Allora Caroline Parker,
adesso devi parlare con me, hai sentito? Parla con me. Raccontami.
Vorrei allungare le braccia verso di lei, vorrei che mi
stringesse e mi dicesse che adesso andiamo a casa, che 
stato un brutto sogno. Vorrei...
Caroline, se c' qualcosa che vuoi dirci, un peso di cui
vuoi liberarti, allora... Un uomo grosso, quello che ha attaccato
il foglio sulla nostra porta - lo sceriffo! -  venuto
accanto a mamma. Ha la faccia triste e mi guarda negli occhi,
cercando una risposta alla domanda che continuano a
farmi. Lo guardo e mi sembra di guardare una giornata di
sole attraverso una tendina di pizzo: vedo la luce, ma non
riesco a distinguere le forme. Cos' successo? Cos' successo?
Continuano a dire, a chiedere, ma io non ho idea di
cosa vogliano da me.
Sposto lo sguardo dallo sceriffo a mamma e poi guardo
di nuovo lo sceriffo, cercando qualcosa che possa suggerirmi
la risposta.
Non sembra che mamma sappia qualcosa, devo trovare
la risposta da sola. Guardo ancora lo sceriffo. Non lo so,
signore, gli dico con gli occhi, perch la bocca non vuole
ubbidirmi.  la verit, non lo so. Pi ci penso, e meno ricordo.
Poi, in un flash, vedo il signor Wilson con qualcosa di
lucente in mano. Il signor Wilson, che  stato cos buono
con me.
Un uomo deve rispondere di quel che fa.
Da quanto tempo spari con il fucile? chiede mamma.
Si appoggia all'indietro sulla sedia, deve essersi stancata a
stare china su di me.  stato un fucile, ad ammazzare tuo
padre... e tu prendi lezioni di tiro al bersaglio da un matto
nel bosco. Questa bambina non ha rispetto neanche per suo
padre.
Signora Parker, per favore dice lo sceriffo, lasci fare
a me.
Lei batte sul pacchetto di sigarette e ne fa uscire una.
L'accende e aspira, a lungo. Poi soffia il fumo verso il soffitto.
La voce dello sceriffo  pi dolce di quella di mamma,
pi calma.  come se galleggiasse nell'aria e mi accarezzasse.
Vuoi dirmi cosa  successo prima che siamo arrivati
noi?
Chiudo gli occhi, e per un istante vedo Richard che beve
birra, al tavolo della cucina.
Carrie?
Un altro flash, questa volta ci sono io, con il cuore martellante
nelle orecchie. Corro di sopra, nelle due stanze da
letto, sto cercando qualcosa.
Caroline?
Sto cercando qualcuno.
Lasciamola in pace per un po' dice lui.
Sto cercando...
Va bene dice lei, e sembra che la sua voce provenga
da molto, molto lontano.
Sto cercando...
Emma  tutto quello che riesco a dire.
Cosa? Cosa hai detto, tesoro? Passi attraverso la stanza,
si avvicinano a me. Ripeti?
Mi sorprendo quanto lui, nel sentire la mia voce. Emma...
mormoro.
Lui guarda mamma e lei lascia ricadere la testa sul petto,
come una bambola di pezza, come se non avesse pi forze,
all'improvviso. Poi la scuote, piano, da una parte e dall'altra.
Vuoi parlarmi di Emma?
Stavo cercando Emma. La mia voce deve essere molto
bassa, perch lui si china su di me. Sento l'odore del tabacco
nel suo fiato.
Stavi cercando Emma...
Vuole che continui, ma  tutto quel che so.
Oh, per l'amor di Dio dice mamma, e la sua voce 
stanca, come la sua testa.
Aspetti. Lo sceriffo alza la mano per zittirla. Va'
avanti dice a me.
Mamma, ti prego, penso intanto. Ti prego aiutami. Aggiusta
le cose, come faceva sempre un tempo il mio pap.
Ti prego, mamma...
Un altro flash. La risata di Richard mi entra nella testa,
come un coltello.  la mia testa che batte, forte, fuori e dentro
i miei occhi, bum, bum, bum, per far uscire quell'immagine
e poi farla entrare ancora. Una porta che si apre. Il sorriso
di Richard  una smorfia, i suoi occhi si spalancano. Bum,
bum, bum. Ho le braccia, le mani pesanti. Bum, bum, bum.
Non riuscivo a trovare Emma.
Un altro flash: il signor Wilson sale la scala per entrare
in casa sua. Qualcosa di luccicante.
L'uomo stende una mano, sul tavolo, e la posa sulla
mia, e sono sorpresa che sia cos leggera, perch  grande,
e nodosa.
Riportava in casa il fucile.
Con gli occhi, seguo il disegno delle vene sulla sua mano.
Fiumi tortuosi.
Chi? Lo sceriffo mi supplica di rispondere. Chi stava
portando in casa il fucile?
Lo guardo, e capisco che devo dirgli quel che ho visto.
Devo fare la spia sul mio amico.
No. Non pu averlo fatto. No.
Sento la mia voce che parla con Emma. Una cosa  sparare
a una lattina, un'altra  uccidere un uomo, anche se merita
di morire.
Il signor Wilson non farebbe male a una mosca. Ma
sento la sua voce, nella mia testa, chiara come il giorno: Ai
miei tempi, un uomo doveva rispondere delle sue azioni. L'ha
detto lui.
Forse, dopotutto, voleva che Richard morisse. E aveva
quel fucile scintillante in mano.
Chi stava portando un fucile in casa, Caroline? chiede
ancora lo sceriffo. Non so pi neanche se il mio nome 
Caroline. Sono cos stanca, e la testa continua a battermi
forte.
Il signor Wilson.
Cosa? Si china su di me, vicinissimo al mio viso. Non
ti ho sentito, tesoro. Cosa hai detto?
Smetto di guardare le mie mani sporche. Ho i palmi
pieni di graffi, perch sono caduta sul sentiero. Alzo il viso
verso di lui e lo fisso dritto negli occhi. Mi dispiace, signor
Wilson.
Il signor Wilson.
Non mi piace che tu mi prenda in giro, Caroline dice
lo sceriffo, ma far finta di niente, perch so che le ultime
ventiquattro ore sono state molto dure per te. Dicci chi
stava portando il fucile in casa, tesoro.
Gliel'ho detto, il signor Wilson. L'ho visto...
Adesso  lo sceriffo, a guardarsi le mani. Scuote la testa,
come se pensasse qualcosa, ma non so cosa.
Le sto dicendo cosa ho visto... dico, ma lui m'interrompe.
Tesoro, tu devi dire le cose come stanno. Tua madre e
io abbiamo bisogno di sapere che cos' successo in casa vostra.
Il signor Wilson...
Drum Wilson  mio amico dice lui, e mi punta un dito
in faccia. So perfettamente che non era vicino a casa vostra,
quando quel fucile ha sparato.
Ma...
Ma niente. Era con me, e con met di questa citt, al
compleanno di Sonny Zebulon. Lo sceriffo si gira verso
mamma, e spiega: Sonny Zebulon  il cittadino pi anziano
di questa comunit, e ieri ha compiuto novantacinque
anni. Quell'uomo suona ancora come un ragazzo...
Drum Wilson era l, con tutti noi, a suonare per i novantacinque
anni di Zeb. Wilson voleva farsi notare, e ha
portato il mandolino di madreperla che suonava suo padre.
Mentre lui continua a parlare della festa da Zebulon,
stringo gli occhi, e cerco di vedere il signor Wilson, che sale
la scala, portando...
Quell'affare vale pi di tutti noi messi assieme... dice
lo sceriffo.
Portando qualcosa...
 molto bello, con intarsi di madreperla, tutto lucido...
Qualcosa di luccicante! Il mandolino! La luce della luna
ha illuminato quella cosa solo per un istante, ma ora capisco
che era il mandolino. Non era un fucile, dopotutto.
Sapevo che non avrebbe potuto fare male nemmeno a una
pulce di Brownie. Lo sapevo.
Insomma... Lo sceriffo si gira di nuovo verso di me.
...  cos che so che Drum Wilson non ha usato quel fucile.
Dunque chi  stato, ragazzina?
Mamma, dov' Emma?
In quel momento, vedo qualcosa nella mia testa. Qualcosa
che potrebbe essere un brutto sogno. Va'... via... adesso.
La sento ancora bisbigliare, distesa sul pavimento, in
mezzo al sangue.
Ricordo che le ho detto: Non ti lascio, mamma....
E ricordo di aver sentito Richard entrare dalla cucina,
gridando. Sento che biascica le parole, come fa spesso quando
ha bevuto.
Ma poi ricordo qualcosa che, finora, non mi era tornato
in mente.
Mi ha afferrato per la maglietta, mentre io cercavo disperatamente
di scivolare fuori dalla porta per andare dal
signor Wilson!
Merda ha detto, e poi ha ripreso a urlare. Non me lo
ero ricordato, prima.
Lasciami andare!
Ricordo che mi dibattevo per liberarmi.
Guarda i prezzi, l dentro mi dice, come se sapessi di
cosa sta parlando. Quei posti vogliono essere rapinati, se
vuoi saperlo!
Vedo me stessa mordere la mano che mi stringe la maglietta.
Che cazzo..? ha detto.
Dov' Emma?
Ricordo di essermi girata per guardarlo in faccia. Sento
perfino la mia voce, che non sembrava neanche mia, tanto
era acuta.
Vedo gli angoli della bocca di Richard che si piegano,
ai due lati del collo della bottiglia di birra. Non mi ha risposto.
Dov'? A quel punto sono andata in cucina, passandogli
accanto.
Non cercarla. Mi parlava dall'altra stanza, seduto su
una poltrona sgangherata, l'unica cosa rimasta in piedi in
quel disastro, con il tallone appoggiato all'altro ginocchio.
Non c'.
Dov'? Sono tornata da lui. Eh?
Non dirmi "eh" ha detto, allungando l'indice della
mano che stringeva la bottiglia per potermelo puntare contro.
Dimmi dov' Emma.
E se ti dicessi un segreto? ha chiesto. Semplicemente,
come se stesse ordinando una bistecca col formaggio per
cena. La sua bocca sorrideva. Se ti dicessi qualcosa che ho
giurato di non dire?
Emma! ho chiamato, su per le scale. Emma! dove
sei?
Te l'ho detto, non  qui.
Ricordo di averlo guardato.
Allora te lo dico:  morta!
Ho sentito un fruscio, nelle orecchie, credo che fosse il
sangue, che saliva in fretta verso la mia testa.
L'ho uccisa io ha annunciato, bevendo un sorso di
birra e allargando le gambe.
A quel punto ricordo di aver salito i gradini due alla
volta, e di essere entrata di corsa in camera sua, poi nella
mia. Niente.
Niente pi Emma. Sento ancora la sua voce. E la risata.
Dalla risata ho capito che non stava mentendo.
...
.
...
Rideva. Apro gli occhi e lo dico allo sceriffo. Rideva,
quando mi ha detto... Non riesco a dirlo.
Quando ti ha detto... La sua voce si scioglie nell'aria.
Quando ti ha detto... Prova ancora. Lo guardo, e poi distolgo
gli occhi, ricordando quel che Richard mi ha detto
di mia sorella.
Mi ha detto... Inghiotto. Mi ha detto... di averla uccisa.
Lo guardo, per essere sicura di averlo detto, di non
averlo solo pensato, perch a volte lo faccio, penso di aver
detto qualcosa quando invece le parole sono solo dentro alla
mia testa.
Lui resta in silenzio. Non riesco a guardare mamma.
Forse non sapeva che Richard ha ucciso la sua bambina.
Non posso guardarla.
Ti ha detto di aver ucciso Emma?
Annuisco, trattenendo a stento le lacrime.
L'uomo guarda mamma, dietro la sua spalla, e toglie la
mano dalla mia. Sento che mamma si avvicina a me.
Signora Parker, si fermi dice, alzando la mano per
bloccarla. La lasci parlare. Cos'altro ricordi, cara? mi domanda.
Chiudo gli occhi, e di nuovo i ricordi tornano da me.
Non so se sono veri o se sono sogni.
Salto sui sassi. Un sentiero. Ricordo che c'era buio, cos
buio che potevo solo sperare che i miei piedi ricordassero
la strada che avevo percorso tante volte. Ricordo di aver
visto il signor Wilson entrare dalla porta principale. Aspetto.
Poi... un momento... mi pare di essere andata sul retro.
Ci sono andata? Mi pare di s.
Ricordo di aver cercato la baracca dei fucili a tentoni.
Oh Dio. Penso di averlo fatto. Ricordo di aver aspettato un
po' e di aver spalancato gli occhi pi che potevo, per
riuscire a vedere nel buio pesto dentro la baracca.
Sai cosa accadr adesso, ha detto Emma. Ricordo le sue
parole nella mia mente, come palline da ping pong. Dobbiamo
uccidere Richard.
...
.
...
Dov' Emma? chiedo a questo punto a mamma e allo sceriffo.
Vai avanti, tesoro dice lui. Cerca di ricordare cos'
accaduto, dopo.
Mamma? Dov' Emma? Ma lei non mi guarda. Infila
la sigaretta nella bocca gonfia e aspira il fumo.
Cos chiudo gli occhi e torno l.
Dobbiamo ucciderlo, Carrie, ha detto. Lo ricordo come se
fosse successo cinque minuti fa. Dobbiamo ucciderlo.
Ricordo di aver preso il fucile e di aver aperto il tamburo,
per vedere se dovevo cercare dei proiettili. Ho passato
le dita sopra a uno, due, tre, quattro, cinque buchi. Al
sesto, il mio dito non ha trovato il buco. Un proiettile. Un
uomo che merita di morire.
...
.
...
L'ha uccisa dico. Le loro facce sembrano molto spaventate,
sorprese. Mi ha detto di averla uccisa piango.
Mamma?
Ma lei non vuole guardarmi. Forse  per questo che 
cos facile, per me, chiudere gli occhi. Odio vederla girarsi
via da me, con quella faccia.
Ho preso il fucile dico, cercando di riprendere fiato.
La sua testa si gira verso di me, di colpo. Dovevo prendere
il fucile. Piango ancora pi forte.
Va bene, tesoro. Lo sceriffo dice tutte le cose che direbbe
mamma, se fosse brava con le persone che piangono.
Puoi dircelo. Aggiusteremo tutto. Dicci solo cos' successo.
Quando richiudo gli occhi, le palpebre strizzano le lacrime
fuori dai miei occhi.
Ricordo che dovevo camminare pi piano, col fucile,
ma non tanto. Era pi facile correre sulla strada asfaltata
che sul sentiero della casa del signor Wilson, per avevo
pi paura, perch in ogni momento poteva spuntare
una macchina o un furgone. Ricordo di aver corso pi
forte. Ancora pi forte. Il viottolo che portava a casa nostra
 ripido, ed era difficile camminare sul terreno sconnesso,
ma non ho inciampato. Ricordo di aver visto la luce
in cucina, che usciva dalla finestra e si stendeva verso
i pini. Ho ripreso fiato e ho sentito il metallo del manico
del fucile, quando mi sono asciugata la fronte con la mano.
Vedo la casa, sempre pi vicina. Pi vicina. In fondo alle
scale ho afferrato il fucile con tutte e due le mani, e ho teso
i gomiti, come ho visto insegnare a Emma. Ricordo di
aver contato gli scalini, sapendo di non poter guardare gi.
I piedi mi hanno portato in casa. Ho cercato di respirare dal
naso, piano, come mi ha detto il signor Wilson, ma l'ho fatto
solo per un secondo, poi ho ricominciato a respirare dalla
bocca.
Il portico. Con le braccia tese, il fucile puntato al pavimento,
ho aperto la porta a zanzariera con il piede.
La porta si  appoggiata sulla mia schiena e poi si 
chiusa lentamente dietro di me, quando sono entrata. Ricordo
di aver sentito il suo peso che si alleggeriva, mentre
camminavo.
Ho guardato le nostre cose come se fosse la prima volta
che le vedevo. Lo ricordo. Il tavolo in soggiorno. La poltrona
su cui stava seduto. La lampada rovesciata. I lamenti
di mamma sul pavimento. Sono stata forte. Poi ho mirato
verso la porta della cucina.
Dobbiamo uccidere Richard, ha detto Emma.
...
.
...
Voglio sapere dov' mia sorella!
La mia mente torna nella stanza con mamma e lo sceriffo.
Mamma? Hanno trovato il suo...? Non riesco a finire
la frase. Un momento. Respiro. Adesso posso continuare.
Hanno trovato il suo corpo?
Le mani dello sceriffo si allungano verso le mie. Oh Signore.
L'hanno trovata.
Tesoro, prima di parlare di Emma, dobbiamo sapere
cos' successo dopo dice. Hai capito? Devi dircelo. Poi
potremo parlare di Emma, va bene? Lo so, lo so. Shh. Respira.
Ecco cos. Respira piano. Calmati. Puoi parlare, adesso?
Ancora un po'. Eri in casa, e hai mirato verso la porta
della cucina. Poi cos' successo?
I miei occhi si chiudono di nuovo.
Ho fatto altri due passi verso la porta. E un altro. Ricordo
di aver ascoltato, attentamente, e di aver sentito
Richard che faceva aaah come quando beve un sorso pi
lungo di birra. E poi il rumore della bottiglia che viene posata
sul tavolo.
Allora ho aperto la porta con un calcio.
Sono qui per ucciderti, gli ha detto il fucile.
Riesco ancora a vederlo, mentre capisce cosa sta per accadere.
Il ricordo dello sparo, la sorpresa che diventa dolore
sulla faccia di Richard, tornano da me come una scossa elettrica,
sulla sedia nell'ufficio dello sceriffo.
...
.
...
Cos hai sparato a Richard dice lui.
Ha ucciso Emma dico, guardandolo dritto negli occhi,
e voleva uccidere la mia mamma...
Lo sceriffo inspira a fondo. Quando l'aria esce di nuovo
dalla sua bocca, la sento fischiare contro i suoi denti.
Guarda di nuovo mamma, che continua a succhiare la sigaretta.
Avete gi trovato Emma?
Caroline? La voce di mamma  com'era una volta,
quando ero piccola e mi metteva a letto, di sera. Dormi bene.
Sogni d'oro. La sagoma di pap sulla soglia, che ci
guardava.
Caroline, guardami. Sono stufa di questa storia, hai
capito? Stufa.  ora di smetterla. Basta.
Mi concentro sulla sua bocca, non riesco a guardare i
suoi occhi. Emma... sussurro.
 di questo che sto parlando dice lei, guardando lo
sceriffo. Lui annuisce, per dirle di andare avanti.
Vi ho visto dico, cercando di non piangere perch
mamma  cos gentile e le mie lacrime rovinerebbero tutto
di sicuro. Avete trovato il suo corpo. dov'?
Per l'amor di Dio, vuoi smetterla? Non c' nessuna Emma!
Mi hai sentito? Non c' nessuna Emma!
Mamma grida, ma scommetto che nemmeno lei si aspettava
che la sua voce sarebbe stata cos alta.
La stanza  silenziosa, forse  per questo che sente il bisogno
di ripetere: Non c'... nessuna... Emma.
Silenzio.
Non c' mai stata. Le mani di mamma sono sempre
state pi forti delle mie, cos, quando mi tira via le mani
dalle orecchie, le parole mi entrano nella testa. No, no...
non girarti. Non girarti. Emma non  mai esistita, ragazzina,
mi hai sentito?
Vado a prendere un fazzoletto mormora lo sceriffo.
La faccia calmare, torno subito.
Adesso ascoltami continua mamma. Emma non 
mai esistita. Hai cominciato a parlare di una sorella subito
dopo la morte di tuo padre e io ti ho lasciato fare, ma non
ho mai voluto che si andasse troppo oltre, non  giusto. Non
 giusto pensare che una cosa sia vera quando non lo . Hai
continuato a parlare di lei e a parlare di lei... era insopportabile.
Ancora e ancora. Emma qui ed Emma l. A Emma
non piacciono i piselli, mamma. Emma vuole stare seduta davanti
con te, mamma. Emma vuole dormire con te, mamma. Ancora e
ancora. Non  giusto, hai capito?
Una porta si apre e si chiude.
Ecco qua. Un pugno di fazzoletti appare davanti alla
mia faccia. Adesso respira, Caroline. Respira, cos. Soffiati
il naso, tesoro. Brava.
 difficile prendere aria per poter respirare fra le lacrime.
Su, su dice l'uomo, usa quei fazzoletti.
Sempre Emma, sempre Emma. La voce di mamma si
muove da una parte all'altra della stanza, insieme al rumore
dei suoi passi. Ed  andata sempre peggio. Peggio,
peggio, peggio, peggio.
Signora Parker...
Perch non ti piace Emma, mamma?, mi ha chiesto una
volta...
Signora Parker...
Adesso sai perch non mi piace! Mamma si abbassa
verso di me e la sua faccia  proprio davanti alla mia. Le
sue parole mi colpiscono come pugni. Non mi piace perch
non esiste! Ecco, l'ho detto. Basta con tutte queste attenzioni,
come se fossi fragile come quelle bottiglie che vendono
da White's. Non mi piace perch non esiste.
Non ti piaceva perch somigliava a pap tossisco.
Perch  stata l'unica a vedere morire pap e te lo ricordava!
Tu hai visto morire tuo padre! scatta. Tu hai visto
tutto! Era sabato. Io ero fuori, sul retro, a stendere il bucato.
Quell'uomo  entrato in casa...
Basta. Mi chiudo le orecchie con le mani, ma proprio
non riesco a non sentire la sua voce. E non posso fermare
l'immagine che si sta formando nella mia testa. Un uomo
con un fucile. Un giorno di sole. Mamma che sta stendendo
il bucato.
Signora Parker...
Tuo padre ha lottato...
Basta! grido, stringendo gli occhi per non vedere le
sue labbra rabbiose.
... poi quello gli ha sparato...
Signora Parker!
Gli era stato detto di tenersi alla larga da Selma Blake.
Smettila! grido, con tutto il fiato che ho. Smettila
smettila smettila!
Si sono immischiati tutti quanti. Tutti a dirmi fai questo,
fai quello. Assecondala. Cammina avanti e indietro,
dall'altra parte del tavolo. Ero esasperata. I tuoi insegnanti...
Basta!
... tutti quanti in citt...
Signora Parker!
Tutti quanti in quella citt dimenticata da Dio che non
vedevano l'ora di dire che eri pazza...
Basta cos, signora Parker dice l'uomo da dietro, credo.
Basta cos. Venga con me, lasciamo Carrie tranquilla
per un po'. Andiamo a prenderci una tazza di caff. Torniamo
subito, piccola. Subito, va bene?
Una porta si apre e si chiude.
Ma non si chiude del tutto, credo, perch le loro voci
arrivano da me, un pezzettino alla volta, come gli scampoli
di moquette che pap teneva in macchina.
I suoi compagni di scuola l'hanno tagliata fuori. Non
giocavano con lei, le davano soprannomi orribili. Lei pensa
che non lo sapessi, ma io lo sapevo. Cazzo, non ero cos sconvolta
da non rendermi conto che mia figlia era impazzita.
Hanno vietato alla sua migliore amica di venirla a trovare.
La voce di mamma  piena di stizza. Sua madre mi ha telefonato,
per dirmi che Carrie poteva andare a giocare da lei,
dove poteva tenerla d'occhio. Ha detto cos, come se questa
pazzia di Emma fosse stata colpa mia. Come se, se tenendo
d'occhio mia figlia un po' meglio... Certo, quella Phillips 
sempre stata cos piena di s, non so se mi spiego...
No!
Poi ha trovato un lavoro nel magazzino del White's
Drugstore e il proprietario di quel posto mi ha chiamato
per parlarmi di mia figlia, come se non lo sapessi gi. "Dimmi
Lib, cosa intendi fare con questa Emma di cui Caroline
parla in continuazione? Non so se sia saggio assecondarla,
da parte nostra." Dimmi qualcosa che non so gi! Non ho
mai pensato che fosse saggio, ma no, quella spocchiosa psicologa
o psichiatra o chi diavolo era, seguitava a dirci che
invece era saggio, che dovevamo andarle dietro, tutti quanti.
Giocate con lei, diceva...
No, io ricordo che il signor White ha detto che sarebbe
stato contento di lasciar lavorare anche Emma, nel magazzino.
E alla signorina Mary piaceva Emma. Le pettinava i
capelli e compagnia bella.
Emma c'era. Era reale. Emma mi spingeva da parte
quando Richard chiamava dalla sua stanza. Lui faceva quelle
cose a Emma.
No.
Ciao piccola. L'uomo sorride, come se volesse compensare
la fronte aggrottata di mamma, dietro di lui. Come
va?
Bang! Un lampo nella mia mente: la mia maestra, la signora
Ueland, che mi chiede della ferita sul braccio, nello
stesso posto in cui l'aveva Emma, quel giorno.
Adesso che hai avuto un po' di tempo per riflettere,
come ti senti? mi chiede. Si avvicina a me, facendo strisciare
la sedia sul pavimento.
Emma c'era. Me la ricordo. Ricordo di averla aiutata ad
agganciarsi la cintura di sicurezza quando mamma guidava
troppo veloce sulla vecchia strada di campagna dalle
parti della fattoria Hamilton.
Era reale sussurro.
Un altro lampo nella mia testa: i capelli annodati, fra le
dita... quando passavo le mani fra i miei capelli.
No.
Emma c'era. Era Emma ad avere i nidi di topo nei capelli,
non io.
Sei peggiorata, invece di migliorare, come avevano
detto dice mamma.  avvolta in una nuvola di fumo,  cos
spesso che ci impiega un po' ad arrivare al soffitto. Il
dottore  venuto a visitarla, dopo che mi hanno chiamato
dalla scuola perch la picchiavano, tutti i giorni, perch parlava
da sola. Mamma parla con lo sceriffo, non con me.
A me non importava, in un modo o nell'altro, ma il dottore
ha detto che sarebbe migliorata. "La tenga allegra" ha
detto. Come se fossi un pagliaccio del circo col compito di
divertirla, un giorno dopo l'altro. Ero sfinita. Doverle chiamare
tutte e due per cena. Mi sentivo una scema.
La sua voce si spezza, e la mia mente torna nella stanza.
Mamma sta per piangere, lo so.
Che ne sar di noi, eh? piange, puntando la sigaretta
tremante verso di me. Ci hai pensato, quando hai premuto
quel grilletto? Come riuscir a mettere in tavola qualcosa?
Si occuper Emma di noi?
Signora Parker, per favore.
Una porta si apre. Una porta si chiude.
...
.
...
CAPITOLO 14.
...
.
...
Quanto per questa scodella, signora? chiede la ragazza a mamma.
Due e venticinque risponde lei, rigirandola fra le mani,
per qualche motivo. Era di mio padre, a Rutherfordton.
La ragazza conta il denaro sul palmo della mano e lo
porge a mamma. Mamma lo mette nella scatola di sigari
dove tenevo il pezzo di moquette di pap e che ho conservato
al sicuro nella mia valigia. Mamma sta vendendo le
nostre cose, per mettere insieme i soldi per il viaggio che ci porter via da qui.
Questo vaso? Un uomo solleva un contenitore di vetro.
Un dollaro e mezzo dice mamma, tendendo subito
la mano per i soldi che l'uomo sta prendendo dal portafogli.
Grazie signore. Quasi sorride, mentre lo dice.
Ma io non sorrido. Neanche un po'. Non mi piace l'idea
che le nostre cose vadano a finire chiss dove.
Ehi! grido oltre il tavolo dove sono sparse tutte le cose
in vendita. Non possiamo vendere questo!  mio!
Mamma guarda quel che ho in mano. Se io posso separarmi
dalle mie cose, puoi farlo anche tu. Mettilo gi.
Ma non posso. L'album di francobolli  mio.
Posso vederlo? mi chiede una bambina. Stringe la
mano di sua madre.
Penso di s le dico. Poi abbasso la voce, perch mamma
non possa sentirmi. Ma non  in vendita.
Lei lascia sua madre e prende l'album con tutte e due
le mani, con attenzione. Sfoglia le pagine, e i suoi occhi si
allargano.
Ooh dice. Poi lo solleva. Mamma, guarda.
Sua madre guarda, come le  stato chiesto. Cosa?
 un album di francobolli da tutto il mondo spiego,
con orgoglio. Vede? Questa  la Svezia. Indico la pagina
aperta. E questo  il mio preferito: le Bermuda. Guardano
tutte e due.
Quanto ne vuole? chiede la madre a mamma, che si
 avvicinata per vedere che cosa stanno guardando con tanto
interesse. Mamma ha fiuto per il denaro.
Un dollaro dice, prima che io possa annunciare che
non  in vendita.
Mamma! strillo.  mio!
Vedo con orrore che la madre infila le dita nel taschino
della camicia.
Cerco di riprenderlo, ma la bambina  pi forte di quanto
pensassi. E poi mamma mi stringe la spalla.
 mio dico alla piccola traditrice, che sapeva che non
era in vendita e mi ha scavalcato, parlando direttamente ai
grandi. Dammelo.
Ecco a lei. La donna porge un dollaro sgualcito a
mamma.
Mamma, per favore strillo, lasciamelo tenere.
Stai zitta mi ordina, avvicinandosi a una famiglia che
sta guardando il nostro materasso.
Guardo con rabbia la bambina che stringe l'album con
la mano con cui non si tiene stretta a sua madre.
Mamma? chiedo, tirandola per la camicia. Mamma?
Perch non posso tenerlo?
Lei si gira di scatto. Non puoi affezionarti troppo alle
cose, ragazzina, ricordatelo. Guardati intorno: deve andare
via tutto, presto o tardi. Non abbiamo pi niente. Niente.
Ma...
 gi andata via. Conta il denaro che le ha dato un uomo
lurido che sta cercando di infilare il mio materasso nel
cassone del suo furgoncino. Lo assicura con degli elastici,
perch oggi c' vento.
Mi scusi signora. Un altro uomo chiama,  in piedi
davanti al tavolo.
Seguo il suo dito che indica un mobile, chiedendone il
prezzo senza parole.
Mamma si ferma di colpo, vedendo cosa sta indicando.
Il mio cuore si ferma, in attesa di sentire cosa dir della
vecchia poltrona di Richard.
Dietro l'uomo c' una donna con i capelli lunghi e lisci
e il pancione. Non manca molto alla nascita di un bimbo.
Mamma la guarda, poi guarda di nuovo l'uomo.
Quanto ne vuole, signora? chiede lui. Mamma non
dice una parola. Fissa il sedile infossato della poltrona, dove
sedeva sempre suo marito.
Signora?
Cinque dollari dico io, passando accanto a mamma
e avvicinandomi all'uomo e a sua moglie.
Cinque? ripete lui, guardando mamma per assicurarsi
che non lo stia prendendo in giro. Lei  immobile, come
una pietra.
Sissignore dico io, cinque dollari. Non un centesimo
di meno.
Lui si gira e bisbiglia qualcosa alla moglie, che prende
il denaro dal portafogli.
Ecco mormora l'uomo, porgendomi il denaro. Ehi
Walles, vieni a darmi una mano con questa?
 proprio Walles di Zebulon. Si avvicina con passo deciso
da cowboy, mi guarda e mi strizza l'occhio, senza sorridere.
Prende la vecchia poltrona da una parte, il suo nuovo
proprietario la solleva dall'altra e la portano fuori dalle
nostre vite per sempre. Era l'ultimo segno di Richard.
Non puoi affezionarti alle cose, mamma dico, mentre
lei guarda i due uomini caricare la poltrona sul furgoncino.
Infilo la mia mano nella sua e, per la prima volta
da quando ho memoria, lei stringe. Per un secondo, mi
stringe.
...
.
...
Stiamo di nuovo traslocando, ma questa volta non dobbiamo
preparare gli scatoloni. Fiuuu.
Mamma ha detto che i soldi che ha raccolto sono bastati
appena a pagare la riparazione della macchina che deve
portarci via da qui, via dal numero ventidue. A me sembrava
che andasse gi bene cos, ma credo che mamma si fosse
stancata di dover girare la chiave dieci o dodici volte prima
di riuscire a mettere in moto. E poi deve portarci fino da
Gammy e mamma dice che non vuole correre rischi.
Faccio un ultimo controllo e poi ce ne andiamo dice
mamma. Se devi fare qualcosa prima di partire, sar meglio
che la faccia subito.
C' una cosa.
Ormai  facile camminare sul viottolo fino alla strada
asfaltata, ora che so dove si trovano i rametti, i sassi, le buche.
Ed  lo stesso anche per arrivare a casa del signor Wilson.
Questa volta cerco di essere gentile con Brownie, visto
che  l'ultima volta che vedr una cagna come lei.
Ma lei non vuole avere niente a che fare con me. Aspetta
che passi e poi cammina dietro di me, un po' lontano,
per sicurezza.
Signor Wilson? chiamo.
Mi domando perch continuo a chiamarlo, visto che
non risponde mai. Pensa sempre che lo trover, anche se
non mi risponde. Ed  cos.
Stiamo partendo dico, quando arrivo al portico.
L'avevo capito mormora lui, senza alzare gli occhi
dal legno che sta intagliando.
Mi guardo intorno, per cercare di memorizzare un altro
posto in cui sicuramente non torner pi.
Be' dico, dondolandomi sulle gambe, credo che
adesso sia meglio che vada.
Tieni dice, facendo un ultimo taglio sul legno. Porta
questo con te.
Lo tiene in mano e finch non me lo passa non ho idea
di cosa sia. Ma quando lo prendo, lo capisco.
Ehi! sorrido, guardandolo. Ma  lei!
S. Si appoggia allo schienale della sedia sgangherata.
 la cosa migliore che io abbia mai intagliato.
Non so cosa dire, il mio abbraccio dovr parlare per
me. All'inizio  sorpreso, ma poi lo sento che mi batte sulla
schiena con una mano.
 meglio che partiate mentre c' ancora il sole.
Ciao, signor Wilson.
Ciao, mocciosa.
Lui non lo sa, ma sorrido, mentre torno sulla strada asfaltata.
...
.
...
Sei pronta? chiede mamma.
S rispondo, aprendo la portiera della macchina.
Lei fa per prendere la maniglia della sua portiera, poi
si ferma di colpo, con la mano a mezz'aria.
Perch ti stai sedendo dietro?
Dalla sua faccia capisco che si sta chiedendo se ho in
mente qualcosa.
Preferisco stare dietro dico. Dov' il mio album da
disegno, quello che avevo messo nel portico per il viaggio?
 qui risponde, e me lo porge quando siamo sedute.
Tieni.
La macchina procede sobbalzando, e mamma aspetta
di arrivare alla strada asfaltata prima di mettersi a cercare
della musica... o qualcosa... per riempire l'aria.
La citt ci passa accanto. Antoine's. Zebulon. Li guardo
passare. Poi apro l'album su una pagina tutta nuova.
Sono contenta che tu abbia imparato finalmente a leggere e
a scrivere, scrivo. Non so quanto resteremo da Gammy e zia Lillibit,
ma mamma dice che non sar a lungo. E poi potremo andare
dove vorremo. Ehi Em... se potessi andare dovunque, in tutto il mondo, dove ti piacerebbe andare?
...
.
...
FINE.
...
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...
Ringraziamenti.
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...
Molta gente mi ha aiutato a dar vita a questo libro. La mia profonda gratitudine va ad Anne e Taylor Pace, che hanno condiviso la loro adorata Nord Carolina con me, e hanno osservato con pazienza mentre diventava la mia adorata Nord Carolina.
Grazie anche alla mia bravissima editor, Susan Pezzack, e alla mia instancabile agente, Laura Dail, che non sa ancora quanto il suo incoraggiamento sia esaltante.
Sono fortunata ad avere un'amica come Mary Jane Clark, che  una fonte costante di forza e affetto.
La mia Emily ha dato voce a Carrie, e mi ha aiutato a ricordare com' essere una bambina. La mia Lizzie mi ha sostenuto e senza saperlo mi ha salvato da me stessa, una volta dopo l'altra. Il mio Jeffrey mi ha dato questa nuova vita meravigliosa e con il suo sostegno e il suo amore ha reso possibile che diventassi una scrittrice.
...
.
...
FINE.